Posted on Lascia un commento

Quando scalo sono felice fisicamente

Erri De Luca: «Nella scalata ho scoperto una felicità fisica»
Intervista a Erri De Luca da parte di Patricia Jolly (www.lemonde.fr, 28.03.2014)

Prolifico autore tradotto in trenta lingue, Erri De Luca, 63 anni, è conosciuto per la sua opera che s’ispira alla sua infanzia napoletana in una famiglia borghese rovinata dalla guerra. La sua passione per la scalata, meno famosa, è comunque ben presente nei suoi romanzi. Specialmente in Sulla traccia di Nives (Milano, Mondadori, 2005), conversazione con Nives Meroi in una tenda al campo base del Dhaulagiri sulla durezza della vita in quota, ma anche in Il peso della farfalla (Milano, Feltrinelli, 2009.), dove racconta una ruvida storia in parallelo tra un bracconiere e un camoscio. O ancora in Il torto del soldato (Milano, Feltrinelli, 2012), ambientato nelle Dolomiti.

Cosa ti ispira il fatto di far parte dei sei membri della giuria del 22° Piolet d’Or, l’Oscar dell’alpinismo mondiale?
Sono stato invitato per il 2013, ma non ero disponibile. Quest’anno ho avuto una certa curiosità, per avere una misura dello stato e della nobiltà dell’alpinismo, ma non sono così sicuro d’essere proprio al mio posto. Troppo poca esperienza in materia, anche se mi tengo al corrente tramite un sito internet specializzato.

QuandoScalo-DeLuca-erri1

Ma tu sei comunque uno scalatore… e non da poco…
Ho cominciato a forza di guardare le Dolomiti. Ho avuto voglia di toccarle con mani e piedi. Essere napoletano non era una ragione sufficiente per non voler esplorare l’altra estremità del mio paese. Ho cominciato da solo, poi mi sono iscritto a un corso per imparare le manovre di corda. Scrivo con facilità, ma la letteratura serve a tener compagnia alla gente: nella scalata ho scoperto una felicità fisica e la prova che l’età non era ancora un ostacolo. A forza di lavoro e di allenamento, sono riuscito a fare in Dolomiti una via di alto livello. Avevo 52 anni.

Sei stato membro della giuria del Festival di Cannes qualche anno fa: si può confrontare con l’essere al Piolet d’Or?
Valutare dei film non è altro che stabilire una scala di gusti. Al Piolet d’Or la giuria deve fare una scelta tra degli estremisti del vuoto che si confrontano con i loro limiti senza mai smettere di spingerli oltre. E’ un’altra responsabilità. Trattarli come semplici atleti sarebbe riduttivo. L’alpinista che cade spesso perde la vita. Quelli che come me non si fidano dell’acqua, in tutte le sue forme, anche neve e ghiaccio, e hanno bisogno di un contatto ben più sicuro con la pietra, di solito cadono al massimo fino al capo della corda.

Il tuo libro Sulla traccia di Nives comunque prova che in qualche modo sei affascinato da quel genere di acqua…
Nives Meroi e suo marito Romano Bennet sono degli amici di viaggio. Ero curioso di avvicinarmi a una cima di ottomila metri. L’ho fatto con loro, ma la voglia non l’ho più. Vedo la montagna come un luogo in cui l’uomo è ospite non invitato. Quelle cime himalayane non dovrebbero tentare un uomo più di una o due volte nella vita, altrimenti diventa un vizio. Il desiderio di tornare sempre da quelle parti è una forma di persecuzione che uno s’infligge da solo.

Erri De Luca su Viaggio = infinito, 8b+, Grotta dell’Arenauta (Sperlonga). Foto: Fabiano Ventura
QuandoScalo-DeLuca-climbing6364

I nominati al Piolet d’Or presentano la loro spedizione con un supporto audiovisivo: la maestosità delle immagini della montagna può soverchiare il puro e semplice racconto della loro ascensione?
Immagini ben messe in scena o documenti fotografici sono solo un complemento. Possono essere magari più efficaci per qualcuno, ma io, in quanto scrittore, sono ben più sensibile alle parole e alla voce di chi racconta. Ciò che importa veramente è la relazione fornita dagli autori di una salita. Comunque questa relazione dev’essere sobria: i più verbosi e chiacchieroni raramente sono quelli al livello tecnico più alto.

Erri De Luca e Mauro Corona
QuandoScalo-DeLuca-Corona-20140227_erri_de_luca_e_mauro_corona

I concorsi del Piolet d’Or tentano di far evolvere la loro formula e la base etica. Al momento non esigono prove sostanziali della riuscita di una cima e si basano solo sulla parola degli alpinisti…
Le prove sostanziali non sono necessarie, perché le bugie hanno le gambe corte. Non vanno mai lontano nella vita. Al contrario, si dovrebbe prevedere una menzione speciale per i grandi tentativi. Perché, se il successo di un’ascensione non è solo il raggiungere la vetta, la vittoria suppone per lo più alcuni tentativi mancati e ritirate che non si dovrebbero mai dimenticare.

Per biografia e opere di Erri De Luca

postato il 7 aprile 2014

Posted on Lascia un commento

I luoghi comuni per Andrea Gobetti

Il luogo comune è fatto a imbuto
di Andrea Gobetti (da www.dislivelli.eu, 27 febbraio 2014)

Lo stereotipo, cioè il tipo con lo stereo appoggiato tra spalla e orecchio, non l’ho ancora incontrato, ma credo sia un abitante del luogo comune, territorio vastissimo tra i panorami della mente, popolatissimo, nonostante che quasi tutti, in gioventù, fossero stati ammoniti a non caderci dentro.
Tentando di elevarne topografia, mi pare che il luogo comune sia fatto a imbuto. È un vorticoso mulinello, un gorgo che inghiotte i relitti della mente, ma sui monti assomiglia a una conca, una placida dolina per chi conosce il fenomeno carsico; è un posto comodo, protetto dal vento, chiuso alla fantasia di guardare oltre il bordo. Lì han ragione tutti e l’eco suscitato lo conferma.

LuoghiComuniAndrea-gobetti2L’intenzione di approfondirsi c’era stata, ma ormai s’è intasata di fango comune rendendo il fondo solido di consenso, propizio a chi ci vuole campeggiare, vendere panini e ascoltare la musica in voga. Ogni scopo si fa vago, girando nel luogo comune.
Dov’è l’opposto del luogo comune?
Va cercato nel rischio? Nell’eccezionale, lo straordinario? Forse un tempo, quando in montagna allignavano lo yeti e il superuomo. Ma ormai è un ricordo, il logo comune “no limit” l’ha spianato alla comunicazione; si fa spesso finta di parlare inglese nei luoghi comuni arrembanti, quando senti scampanellare “Ing! Ing!” scansati che il luogo comune sta arrivando, travolgerà anche te, tra uccelli, canyon e sentieri.
Le lotte fra luoghi comuni sono eterne, ottuse, estenuanti e non indicano la via per uscire né dall’uno né dall’altro. A tal scopo suggerisco piuttosto l’attenzione per i luoghi scomunicati. Luoghi non proibiti, ma mai incoraggiati che danno una leggera orticaria a chi gestisce le liturgie pensate per grandi masse di fedeli. Giocare alla morra è un luogo scomunicato.
In montagna lo è sciare con la luna piena, al riparo dalle fotografie, e altrettanto vale interessarsi alle tracce dell’antichità, della sua cultura, normalmente avvolte da rovi e cespugli, o nelle nebbie dei ricordi lontani.
Luogo scomunicato è stato arrampicare con le scarpette quarant’anni fa col Circo volante e oggi continua a esserlo il voler ragionare in parete di intelligenza motoria anziché di forza. Chi li cerca finisce per trovare questi luoghi; per mia disavventura, ancora imberbe, caddi nella speleologia che resta la madre di tutte le scomuniche, luogo lontano dal sole e dai soldi, dove per diventare un luogo comune una stalattite deve gocciolare per diecimila anni e chi la guarda se ne meraviglia pure, come d’un fuoco artificiale.
Andrea Gobetti

LuoghiComuniAndrea-gobetti-1

Andrea Gobetti, nato a Torino nel 1952, scrittore, vive a Matraia, sulle colline lucchesi. Ha dedicato due libri alle avventure speleologiche Una frontiera da immaginare (Dell’Oglio,1976) e Le radici del cielo (CDA,1982) nonché la guida Italia in grotta (Gremese,1989) e Aria di Valtellina (Stefanoni 1989). Dall’esperienza dei due video realizzati per la televisione Svizzera Italiana L’Uomo di Legno e La strada di Olmolunreing, ha trattato Drammi e diaframmi (Corbaccio 1997) e Animalia Tantum (Skira 2000). Ha curato per alcuni anni Roc della Rivista della Montagna e ha collaborato con la Rivista Alp.

Andrea Gobetti è nipote del politico antifascista Piero Gobetti e di Ada Prospero Gobetti, sua moglie, anche lei giornalista e continuatrice dell’opera culturale iniziata dal marito. In questo filmato, Andrea racconta brevemente, e nel suo stile imaginifico, i rapporti con la nonna Ada.

Postato il 13 marzo 2014