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San Vincenzo da Saint-Vincent?

San Vincenzo da Saint-Vincent?

Vincenzo Torti è il nuovo Presidente generale del Club Alpino Italiano per il triennio 2016 – 2019, eletto sabato 21 maggio 2016 dall’Assemblea dei Delegati che si è tenuta a Saint Vincent (AO), presso il Centro Congressi del Grand Hotel Billia.

Da oggi quindi è in lui che sono riposte le speranze di molti soci, nonché di tutti i volontari che vogliono esprimere, nel Sodalizio, una forte volontà associativa, superando con il loro entusiasmo questo momento di ben avvertita coscienza delle difficoltà di un’associazione cui si presentano grandi e impegnative scelte, inderogabili. Sono anche molti coloro che vorrebbero sì queste scelte, ma le preferirebbero di segno contrario. E ci vorranno dunque la tenacia e la pazienza di un “santo” a riconvogliare le energie positive dell’intera associazione senza rischiare clamorose rotture. Perciò: buon lavoro a Torti!

Riportiamo qui un corposo riassunto del discorso con il quale Vincenzo Torti ha chiesto all’Assemblea di sceglierlo:
E’ un giorno importante, un giorno che unisce idealmente la Valle d’Aosta, che è anche diventata una parte della mia vita, con la sede storica, sociale del CAI al Monte dei Cappuccini, dove abbiamo il nostro Museo della Montagna, la nostra Biblioteca Nazionale, la nostra Sala degli Stemmi, dove il CAI è nato. E non vi potrebbe essere riferimento più prestigioso di quello.

E’ dal tempo del duello Lodovico Gaetani-Leonardo Bramanti, circa 30 anni fa, che l’Assemblea dei Delegati, l’espressione più importante del Club Alpino Italiano, può scegliere tra due candidati.

L’Assemblea dei Delegati del CAI, 21 maggio 2016, Hotel Billia di Saint-Vincent
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La scelta non può essere la conclusione di un’onorata carriera ma neppure una cambiale firmata in bianco. Le persone non sono quello che dicono, bensì quello che fanno. Dovete scegliere su queste basi.

Ho raccolto il messaggio di mio nonno, fondatore del CAI di Giussano, che mi ha iscritto appena nato. Ho cercato di trasmettere questa scuola di carattere (che è la fatica di andare in montagna) alle mie figlie e adesso anche ai nipoti. E’ anche una scuola di onestà (in parete sei quello che fai); è una scuola di solidarietà (la cordata); è una scuola che insegna ad amare e rispettare l’ambiente.

Essere avvocato non è però la ragione per la quale vi chiedo di scegliere me come futuro Presidente Generale.

Quello che ho imparato, l’ho imparato dalla montagna. Lo stesso impegno ho ritenuto di mettere nelle questioni che mi sono state sottoposte da qualunque delle regioni italiane.

Come presidente rispetterei coma una sorta di Dieci Comandamenti le priorità espresse da questa Assemblea: che occorre realizzare assieme nel massimo sforzo espresso da un volontariato di qualità. Il grande numero dei Delegati oggi presenti esprime l’evidente impegno della base: cui si deve rispetto. Rispetto del socio, del suo tempo, del suo entusiasmo e delle sue competenze. Il CAI che immagino io è soprattutto il CAI che dà risposte.

La prima risposta da dare alle Sezioni è la prima delle conclusioni di Firenze: dobbiamo invertire il rapporto tra le Sezioni e la Sede centrale, è quest’ultima che dev’essere al servizio delle Sezioni e non il contrario. Perché i problemi quotidiani nascono lì e lì devono essere risolti. Possiamo dare risposta con la semplificazione, immediata: norme chiare, di più facile attuazione. Possiamo allargare ancora l’ambito delle coperture assicurative, prima ristrette alle attività istituzionali ora aperte anche all’attività individuale. Presto sarà disponibile un rapporto chiaro che sviscera questa importante materia.

Per dimostrare l’inversione di rotta, già oggi si intravvede la possibilità di girare alle Sezioni una parte degli introiti oggi destinati alla Sede centrale. Dobbiamo istituire un fondo di sussidiarietà alle Sezioni in difficoltà per avvenimenti critici imprevisti, o sopravvenienze rispetto a un’iniziativa, o per urgenti lavori a un rifugio. Con il fondo si ottiene trasparenza, si fugano i dubbi provocati da situazioni al limite dell’illecito.

Elio Orlandi, Mariano Frizzera e Carlo Claus. Foto: Alberto Rampini
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Il grande tema dei giovani attende risposta: sono stato relatore a Roma all’assemblea delle associazioni scout e ho parlato della responsabilità dei loro accompagnatori. E’ emerso che hanno bisogno del CAI. Sono 200.000 giovani che amano come noi la montagna, camminano sugli stessi sentieri e vogliono come noi rispettare la natura. Una libera frequentazione che lascia lo spazio intatto anche ai nostri figli e nipoti.

Ho parlato anche con i responsabili della FASI, che mi hanno assicurato di essere pronti per uscire, assieme a noi, dalla fase di autoreferenzialità. Queste espressioni di “avventurosità” possono beneficiare della cultura centocinquantenaria del CAI privata dell’autoreferenzialità.

Sui rifugi ricordo il mio contributo alla risoluzione della questione dell’indennizzo, non dovuto per contratto, della provincia di Bolzano alle Sezioni del CAI: sono 800.000 euro che danno ristoro a tante iniziative in atto e future. Occorre implementare il fondo per i rifugi e dare nuovo vigore a questo nostro importante settore. Altro patrimonio da tutelare è quello dei sentieri, che sono le arterie attraverso le quali noi ci muoviamo in montagna. Lotta dunque a tutti i mezzi motorizzati, moto, motoslitte ed eliski.

Concludo dicendo che per me il CAI deve avere a cuore il rispetto della territorialità e del socio. Un CAI di risposte vere, di coerenza, di trasparenza e di solidarietà”.

Questo discorso, durato più dei 10 minuti concessi, ha suscitato un’interruzione di disapprovazione: ma certamente è stato più circostanziato e programmatico di quello dell’altro candidato, Paolo Valoti, che qui riassumiamo in un passaggio:
Come socio tra soci, confermo la volontà di far crescere al massimo livello l’impegno e la responsabilità per costruire e sperimentare tutti insieme un percorso condiviso, trasparente e partecipativo… per realizzare le priorità e gli obiettivi strategici che abbiamo approvato oggi. Sono consapevole che l’atmosfera di rinnovamento e di fiducia reciproca respirata dal 100° Congresso (Firenze) fino a oggi ci permetterà di continuare a rimboccarci le maniche: forza, pluralità e serenità per rispondere tutti insieme ai bisogni di cambiamento e alle opportunità della base sociale, cioè delle sezioni e sottosezioni del Club Alpino Italiano, un luogo di eccellenze, di relazione e anche di amicizia per tutti, dagli Appennini alle Alpi, dalle piccole alle grandi montagne del mondo”.

L’Assemblea dei Delegati 2016 del Club alpino italiano, che a detta di tutti i partecipanti è stata magistralmente organizzata dal CAI Valle d’Aosta e dalle sue quattro Sezioni (Aosta, Chatillon, Gressoney La Trinité e Verres), ha fatto registrare una massiccia partecipazione: sono intervenuti 448 Delegati, con 503 deleghe, per un totale di 951 voti, a rappresentare 411 Sezioni di tutta Italia. Vincenzo Torti prende il posto di Umberto Martini, in carica dal 2010, non più rieleggibile dopo due mandati alla presidenza in base al regolamento del CAI sui limiti degli stessi.

A Vincenzo Torti sono andati 484 voti, mentre all’altro candidato Paolo Valoti ne sono andati 456.

Vincenzo Torti e Antonio Montani
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Provo una grande emozione per un onore che condivido con l’altro candidato Paolo Valoti, visti i pochi voti che ci hanno separato (28, NdR)”, ha affermato Vincenzo Torti. E ha ringraziato l’Assemblea con queste parole di augurio: “Alla fine del mio incarico non si dovrà assolutamente dire che alle grandi domande abbiamo dato solo piccole risposte”.

Avvocato, classe 1950, Torti è socio della Sezione CAI di Giussano dal 1952, della quale è stato presidente per tre mandati. Tra le cariche ricoperte in passato nel Sodalizio a livello nazionale, è stato componente del Comitato Direttivo Centrale dal 2005 al 2009 e Vicepresidente generale dal 2009 al 2015.
Si è occupato dei problemi legali del CAI e delle sue Sezioni, ha scritto il libro La responsabilità nell’accompagnamento in montagna, ha coordinato la risoluzione di problemi delle Sezioni, dell’Accademico, delle Guide Alpine, la trasformazione storica del Soccorso Alpino.

All’ordine del giorno a Saint Vincent anche l’elezione di uno dei tre Vicepresidenti generali del CAI. Antonio Montani, 44 anni, socio della Sezione CAI di Pallanza (VB), ha preso il posto di Ettore Borsetti, anch’egli non più rieleggibile dopo due mandati.

L’Assemblea ha nominato Elio Orlandi Socio onorario del CAI, dopo la lettura della “laudatio” scritta da Armando Aste.

Da lunedì 23 maggio Vincenzo Torti ha iniziato a operare ufficialmente come nuovo Presidente generale, con lo scambio di consegne con Umberto Martini e la presa di possesso della sala di presidenza di via Petrella 19. I suoi primi atti ufficiali sono tre lettere da lui inviate a tre ben diversi personaggi e per svariate ragioni:
al socio Carlo Sollier, in occasione dei suoi 50 anni di iscrizione al CAI, per manifestargli personalmente, in un momento difficile, gratitudine e apprezzamento di tutto il Sodalizio per quanto questi ha fatto e per “tutto il bene che ha prodotto”.
al socio Cesare Ballabio, grande amico di suo nonno Carlo Cerati (quello che lo aveva iscritto in fasce da neonato al CAI) ma anche compagno di scialpinismo sull’Allalinhorn. Un’occasione, quella dell’elezione, per un grande abbraccio e dichiarazione di stima;
all’accademico Armando Aste per la bella laudatio da questi scritta per l’amico Elio Orlandi, da domenica socio onorario del CAI.

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Torti vs Valoti

Torti vs Valoti
Tempo di elezioni anche in ambito CAI. A maggio 2016 sarà eletto il nuovo Presidente Generale del CAI.

Ho rivolto ai due candidati, Vincenzo Torti e Paolo Valoti, tre domande su temi che ci stanno particolarmente a cuore (tutte comunque inserite nella stessa problematica).

“… Fermo restando che siete liberi di non rispondere a queste domande dirette, dentro di me ho la convinzione che mi accontenterete… In caso positivo, vi prego di non superare le 3000 battute totali (le tre risposte assieme). Vi ringrazio in anticipo dell’attenzione e un caro saluto a entrambi“.

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Domande:
1. Il CAI ha recentemente fatto un appello sul suo organo d’informazione affinché il socio, se ha lamentele, proteste o suggerimenti, non li faccia via rete o stampa bensì scriva direttamente al CAI per avere risposta. Cosa ne pensate di questo invito? Necessario, giusto, inopportuno, velleitario?

2. Il socio Luca Gardelli ha recentemente inviato il 2 febbraio una PEC (qui allegata) al presidente Umberto Martini, senza aver a oggi ricevuto alcuna risposta. Perché, 60 giorni dopo a oggi, nessun cenno è pervenuto al Gardelli? Quanto ritenete giusto o inevitabile che un socio (per una vicenda, come certo sapete, ormai pluriennale) debba aspettare tempi geologici per una missiva di risposta qualunque e nel fare ciò sia pure indirettamente invitato a non approfittare dei ben più veloci mezzi del web?

3. Diciassette firmatari di due raccomandate, una al presidente Umberto Martini e l’altra al Collegio Regionale dei Probiviri del Piemonte, spedite il 2 ottobre 2015, non hanno ancora oggi ricevuto alcuna risposta. E sono passati sei mesi esatti. L’argomento delle due raccomandate è la presa di posizione del CAI nei confronti di quei presidenti di Sezione che non rispettano il Nuovo Bidecalogo. Vedete a questo proposito:
http://www.alessandrogogna.com/2015/10/02/quanto-il-cai-e-contrario-alleliski/
http://www.alessandrogogna.com/2016/01/18/la-non-risposta-del-cai/
Cosa ne pensate?  E soprattutto, come intendete procedere in caso di vostra elezione?

Risposte di Vincenzo Torti:
1) Ho letto quanto apparso su Lo Scarpone e sul sito del CAI con cui “Il Sodalizio” invitava tutti i Soci a non utilizzare blog esterni e ad indirizzare, invece, le proprie opinioni o critiche attraverso “canali interni”.

Ad essere sinceri ho trovato la cosa anomala perché, in tanti anni operativi in ambito CAI, non mi era mai capitato di confrontarmi con un documento privo di paternità e di riferibilità e, ancora, perché quel “Sodalizio” da cui l’invito sembra provenire non dovrebbe essere altro rispetto ai Soci, bensì l’insieme dei Soci stessi.

Ho, quindi, voluto considerarlo come un’occasione di riflessione su un tema tanto attuale, quanto delicato.

Vincenzo Torti
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La comunicazione di una grande Associazione come il Club Alpino Italiano non può non ispirarsi a valori quali la trasparenza e la coerenza, evitando il sempre presente pericolo dell’autoreferenzialità: a tal fine temi di sicura rilevanza associativa non possono, come purtroppo è accaduto, trovare spazio, puntuale documentazione e commenti su siti esterni e non trovarne altrettanto nella comunicazione interna, con il risultato di essere affidati ai “si dice” o alle chiacchiere di corridoio, con scarsa, quando non distorta, informazione ai singoli Soci e l’impossibilità per gli stessi di formarsi un’autonoma opinione.

Si tratta, quindi, di fare in modo che anche in ambito CAI le criticità associative, sgradite forse, ma ineludibili, trovino uno spazio gestito con correttezza e rispetto ma, anche, con la dovuta oggettività e tempestività.

Anche l’invito ad indirizzarsi alla Sede Centrale, alla Presidenza, alla Direzione e alle istituzioni territoriali, di per sé assolutamente condivisibile, impone alcune riflessioni, se è vero che il recente Congresso di Firenze ha evidenziato, tra le maggiori criticità, proprio quella della difficoltà di rapporto tra il Centro, il Territorio ed i Soci.

Si dovrà, quindi, intervenire prima su tale problematica, per evitare, poi, che contatti, sollecitazioni o critiche non arrivino a destinazione o rimangano senza risposta.

2) In tutti gli incontri di presentazione della mia candidatura, in sede di Assemblee dei Delegati, ho indicato come obiettivo prioritario “il CAI delle risposte”, per cui non posso che rammaricarmi della circostanza che viene riferita.

Ritengo che un Socio, a prescindere dalla domanda formulata, debba ottenere un riscontro, eventualmente anche negativo, ed in tempi ragionevoli.

3) Ho preso visione del contenuto delle due raccomandate e, per ragioni evidenti, non sono in grado di indicare i motivi per cui il Presidente Generale Martini non abbia ritenuto di rispondere.

Posso, però, chiarire che la mancata risposta da parte del Collegio Regionale dei Probiviri del Piemonte ha una motivazione giuridica, in quanto tale Organo non è investito della potestà disciplinare che, di contro e ove ne sussistessero i presupposti, sarebbe stata del Consiglio Direttivo Regionale.

Personalmente ho espresso in più occasioni quella che ritengo essere la posizione del CAI rispetto all’eliski, forte non solo del Bidecalogo approvato in occasione del 150° di fondazione, ma anche dell’editoriale a firma del Presidente Generale Martini su Montagne 360° .

Sono, però, del tutto consapevole della criticità del tema e delle problematiche che ne sono scaturite, non solo con riferimento ad alcune Sezioni territoriali, ma anche rispetto alla AGAI, nostra Sezione Nazionale, cui aderisce la quasi totalità delle Guide Alpine e, forse, anche quelle che intendono praticare o praticano l’eliski.

Credo che, in ogni caso, la coerenza debba prevalere, non tanto in una prospettiva sanzionatoria, quanto, piuttosto, nel ricondurre la nostra appartenenza ad una Associazione, quale è il Club Alpino Italiano, alla sua fonte, vale a dire ad una libera manifestazione di volontà e di scelta, espressione di un diritto costituzionalmente sancito dall’art. 2.

Il che significa che qualora le scelte individuali, nel tempo, venissero a confliggere con quelle della Associazione, costituitesi ed espresse nei modi statutariamente previsti, le sopravvenute divergenze dovrebbero coerentemente suggerire le dimissioni da Socio o il non rinnovo del rapporto associativo.

A tal proposito mi piace ricordare che un libro di Cesare Rimini, noto avvocato matrimonialista, titolava “Lasciamoci così, senza rancore”: ora, se ciò è possibile dopo un matrimonio, non vedo perché non dovrebbe esserlo anche, e maggiormente, in un contesto associativo, senza dover invocare lo spettro di sanzioni disciplinari o che altro.

Si tratterebbe solo di coerenza, valore che considero un riferimento prioritario in ogni caso e, in particolare, nel CAI che, se pure è Ente Pubblico non economico nella sua Sede Centrale, non deve mai dimenticare o tralasciare di essere, di pensare e di agire come “Libera Associazione”, come ricorda l’art. 1 del suo Statuto.

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Risposta di Paolo Valoti:
Vorrei approfittare delle domande postemi per cercare di condividere con voi la mia opinione sulla libertà di pensiero e di stampa, che sono un imprescindibile principio costituzionale ma che non devono però dare luogo solo a “parole in libertà” in ogni contesto, in ogni tempo e in ogni luogo.

A partire dalla consapevolezza che una parola o espressione può avere una molteplicità di significati e di interpretazioni, accresciuti dagli intenti di chi le manifesta, penso che la libertà di parola e di cronaca deve essere sempre legata ai valori di etica, gratuità e trasparenza, come quelli praticati nella comune passione per la montagna oppure ricercati nella libertà di montagna tra i “pilastri del cielo” e il bisogno di infinito, che ben conosci con la tua lunga esperienza alpinistica e militanza disinteressata per la montagna.

Oggi purtroppo etica e informazione non sempre però camminano di pari passo, e lo dimostrano i titoli sensazionali di alcuni quotidiani e servizi televisivi, ma anche social media, che non rispettano i diritti dei minori, della privacy istituzionale o personale, o i doveri di correttezza, fedeltà e riservatezza, alla ricerca di presunti scoop.

È un problema che non riguarda più solo l’informazione giornalistica in senso stretto, ma interessa e coinvolge in modo pervasivo l’intera società e tutti i suoi attori principali, compreso il Club Alpino Italiano in tutta la sua ricca e complessa articolazione nazionale, regionale e territoriale.

La crisi dell’editoria e dei media unita allo sviluppo dei social ha cambiato le modalità e i canali attraverso cui viaggiano la comunicazione e l’informazione.

Oggi sono richieste nuove responsabilità e sensibilità per ogni giornalista o addetto alla cultura e comunicazione, che deve essere figura aperta e flessibile, in grado di unire conoscenze e competenze, imparzialità e rigore.

Niente da eccepire riguardo alla legittimità degli strumenti e ai modi di ciascuno per comunicare e condividere propri pensieri e immagini con il mondo intero, sono però perplesso circa un uso intensivo o eccessivo dei social media che rischiano di trasformare la comunicazione in una sorta di piazza degli insulti o dettata dal click impulsivo sopra una tastiera.

Nei diversi scenari su cui si muove oggi la comunicazione globale, anche un’associazione come il nostro Club Alpino Italiano deve adeguarsi, o meglio, deve “sapersi adeguare”: cioè, deve farlo senza perdere comunque di vista i principi etici e sociali e le ragioni della nostra missione e del nostro ruolo nella società e senza snaturare la nostra identità e appartenenza di gente per la montagna.

Vorrei dire che oggi possiamo e dobbiamo strutturarci e aggiornare i canali informativi e comunicativi, cogliendo quello che la multimedialità e tecnologia ci offre: a fianco della classica carta stampata e i siti internet, dovremo migliorare e potenziare sempre di più strumenti come facebook, twitter e instagram, affinché siano sempre più fonte di notizie utili, di buona divulgazione e di formazione, e anche di sana critica costruttiva.

Ma se cambiano le modalità e gli strumenti della comunicazione (lo stesso Governo non a caso sta predisponendo un pacchetto di nuovi provvedimenti di riforma dell’editoria, in questi giorni all’attenzione del Senato), non cambiano le regole etiche e deontologiche a cui chi fa informazione deve attenersi.

L’Ordine Nazionale dei Giornalisti ha approvato a fine gennaio il Testo Unico della Deontologia Giornalistica, che raccoglie e riassume ben 13 carte e 2 codici deontologici del mondo dell’informazione, proprio con l’intento di porre maggiore attenzione sulla responsabilità sociale di chi oggi fa informazione: regole che investono non solo la carta stampata, la radio e la tv, ma anche i canali di informazione social.

Non è solo una questione di rispetto della legge ma è anche e per prima cosa una questione di ruolo, di coerenza e di un modo di essere dentro la società.

Noi siamo il Club Alpino Italiano, un’associazione che crede con profondità e fermezza nei valori della montagna e nel rispetto non solo della Natura, con codici di autodisciplina e autoregolamentazione come il nuovo Bidecalogo, ma anche e innanzitutto delle persone, noi vogliamo e abbiamo l’aspirazione di poter contribuire a una società migliore, e per primi dobbiamo cercare di dare il buon esempio.

Paolo Valoti
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Avvertiamo forte le responsabilità che ci vengono attribuite non solo nelle attività sociali, culturali e di solidarietà che il pilastro fondamentale del volontariato dei nostri Soci offrono ogni giorno nelle Sezioni e Sottosezioni, negli Organi Territoriali e Centrali e per le nostre comunità, ma anche nelle attività di comunicazione e informazione che ci competono, e che devono assumere per noi una valenza culturale e formativa, oserei dire una forma talvolta anche di contro-cultura, aperta per tutti.

Ecco allora che anche la nostra comunicazione associativa non può e non deve essere frutto di affermazioni individualistiche e di convinzioni strumentali e personalistiche, ma deve sempre essere frutto di un ascolto e confronto democratico tra di noi, di un sentire comune condiviso dei Soci e aperti alla ricerca della convivenza e coesione migliore possibile.

Una prima forma di comunicazione nasce nelle nostre sedi sociali che possono diventare case delle culture per le genti e i monti d’Italia, del confronto e del dialogo sereno, dell’accoglienza e dell’aggregazione con al centro quel necessario rapporto di fiducia reciproca, partecipativa e inclusiva che deve innervare e nutrire tutta la vita associativa, dagli Appennini alle Alpi.

Nell’opportunità di questa intervista e delle domande specifiche spero di avere dato alcuni spunti di risposta per il primo tema, mentre per le altre domande non ritengo di avere né competenza né conoscenza adeguate per entrare nel merito, anche perché per alcuni temi ci sono obblighi di riservatezza dei documenti e di rispetto dei ruoli e di norme.

Per concludere, dobbiamo informare e comunicare in tempi rapidi, utilizzare il maggior numero di strumenti possibili, farlo sempre con senso di responsabilità e etica, e la coscienza che i valori e le parole sono come dei semi da disseminare nei campi fertili o incolti del Sodalizio e della società: “Noi dobbiamo essere come le piante che affidano al vento milioni di semi, con la certezza che almeno alcuni di questi germineranno” (Mario Calvino, agronomo, padre di Italo).

Riuscirci può essere difficile ma non impossibile, basta continuare a essere noi stessi senza tradire la nostra vocazione e la nostra missione per comunicare e condividere con tutti, ma proprio tutti, una cultura unificante, nel vero rispetto reciproco.

È la sola garanzia per il procedere della Cordata e per il Club Alpino Italiano di oggi e di domani, a partire dal territorio, dalle Sezioni e Sottosezioni, ai Gruppi Regionali ai massimi vertici nazionali, tutti insieme affiatati e uniti nei principi comuni di verità, lealtà e franchezza, e con la collaborazione e concretezza di ogni persona, giovane, donna e uomo, dentro il nostro Sodalizio e oltre.

Per maggiori dettagli sulle due candidature, vedi Il Cusna 4-2015, rivista del CAI Reggio Emilia.

Curriculum vitae di Vincenzo Torti

Curriculum vitae di Paolo Valoti