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Manifesto del Comitato per la Bellezza

Pubblichiamo l’edizione “completa” del Manifesto e dei 10 Punti interrogativi sulla Bellezza a suo tempo uscita in occasione delle imminenti elezioni politiche del 2013. Si rimanda al sito http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=102578 per le numerose e argomentate risposte ricevute da alcuni candidati (Pier Luigi Bersani, Nicola Zingaretti, Anna Finocchiaro, Ilaria Borletti Buitoni, Matteo Orfini, Vannino Chiti, Roberto Natale, Ermete Realacci, Angelo Bonelli). Altri candidati hanno semplicemente dichiarato di condividere in toto i 10 Punti per la Bellezza. Sono: Luigi Manconi, Stefano Fassina, Luigi Zanda, Sergio Zavoli, Emilia De Biasi, Walter Tocci, Marco Causi, Ivana Della Portella, Adriano Labbucci, Carmine Fotia, Fabio Bellini, Pietro Calabrese, Giuseppe Marchetti Tricamo, Celestina Costantino e Michele Curto.

Riteniamo questo documento di estrema importanza e attualità.

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Manifesto del Comitato per la Bellezza
(pubblicato il 21 febbraio 2013 su http://www.patrimoniosos.it)

Caro Candidato, Caro Leader, Signor Partito
ecco 10 domande “brutte” sulla Bellezza.

Noi del Comitato per la Bellezza, nato nel 1998 sul nome e sul lavoro di Antonio Cederna, vi chiediamo:

1) Può la Bellezza essere uno dei temi centrali, unitamente alla cultura e, in particolare, alla cultura della tutela, della vostra campagna elettorale, uno dei punti-cardine del vostro impegno politico?

2) La Bellezza è anche per voi un bene sociale, un diritto di tutti, uno dei pilastri di una nuova politica per la società italiana, partendo dal patrimonio storico-artistico, dal paesaggio, dai siti archeologici, dai centri storici?

3) La Bellezza è stata sfregiata, mortificata e profondamente intaccata, dalle coste alla montagna, dalla campagna alla città, nel patrimonio storico-artistico-archeologico e in quello di biblioteche, archivi e fondi musicali, a causa della latitanza di una politica per la cultura, a causa dell’imperversare di condoni, di abusi e di inquinamenti d’ogni genere. Siete d’accordo?

4) Concordate sul fatto che il lassismo di Comuni e Regioni verso una edilizia di mercato utilizzata come fonte di entrata corrente per Enti locali vicini al collasso si è trasferita sul paesaggio imbruttendolo, mentre mezza Italia crolla o smotta, e che c’è un restauro colossale del territorio e del patrimonio edilizio vecchio e antico da promuovere, anche a fini sociali?

5) Ha senso una diffusione sfrenata di pale eoliche (che richiedono strade e sbancamenti di terreni collinari e montani già fragili) anche laddove non c’è vento sufficiente, persino in zone di alto pregio paesaggistico e archeologico, di pannelli solari senza limiti di sorta, spesso su terreni coltivati, oppure la creazione di maxi-impianti fotovoltaici?

6) E per la pianificazione urbanistica e paesaggistica, oggi negletta, siete pronti a riportarla in onore attuando anzitutto il Codice per i Beni culturali e per il Paesaggio, la co-pianificazione Ministero-Regioni, contro un consumo di suolo e un dissesto spaventosi che esigono un piano pluriennale per “rifare l’Italia”, mettendola in sicurezza? Vi impegnate a votare, al più presto, una legge che riduca nel modo più drastico il consumo di suolo?

7) Siete disposti ad appoggiare una autentica “ricostruzione” del Ministero come quello dell’Ambiente e ancor più di quello per i Beni e le Attività Culturali, indebolito, snervato, semidistrutto dalle ultime gestioni, da Bondi a Ornaghi?

8) L’Italia era riuscita negli anni Ottanta e Novanta a recuperare sull’Europa “verde” più avanzata creando una ventina di Parchi Nazionali (da quattro che erano, da decenni) e coprendo con la tutela il 10 per cento del territorio nazionale. Ma da anni ormai i Parchi di ogni livello mancano di fondi persino per la sopravvivenza. Vi impegnate affinché la politica dei parchi venga ripresa e potenziata ad ogni livello?

9) Musica lirica, sinfonica, popolare, dal vivo, tutte le forme di teatro, di spettacolo, di cinema sono forse state degnate in Italia della giusta attenzione dagli ultimi governi? O non vi sono sembrate al contrario condannate alla più stentata e mortificata sopravvivenza, e magari ad una fine prematura? Vi impegnate a finanziarle in modo selettivo ma adeguato premiando le produzioni di qualità, i talenti meritevoli, le compagnie di giovani, le iniziative di ricerca e di riscoperta?

10) Arte, cultura, musica, paesaggio continuano ad essere trattati in due modi sbagliati: a) come materie da privilegiare soltanto a chiacchiere continuando in realtà a speculare sulle aree, sui centri storici, sulle coste e sulle montagne,ecc. b) come “il nostro petrolio”, come “una macchina da soldi”, cioè come una serie di giacimenti da “sfruttare” cavandone profitti laddove essi sono possibili, abbandonando il resto a se stesso. Non credete invece, con noi, che sia giunto il momento di considerarle un tutt’uno inscindibile, un valore strategico “in sé e per sé” (e non per i profitti che può dare), il “motore” reale di tante attività indotte, come il turismo culturale e naturalistico?

Voi candidati, voi leader dei partiti, siete pertanto disposti a condividere questa battaglia politica e culturale di civiltà per la Bellezza come bene di tutti e come diritto sociale nei termini che abbiamo qui esposto? E a verificare con noi periodicamente il vostro reale impegno su questi temi cruciali una volta eletti?

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Il Comitato per la Bellezza era allora costituito da Desideria Pasolini dall’Onda, Vittorio Emiliani, Vezio De Lucia, Paolo Berdini, Pier Luigi Cervellati, Gaia Pallottino, Bernardo Rossi Doria, Irene Berlingò, Rita Paris, Nino Criscenti, Arturo e Bernardino Osio, Fernando Ferrigno, Annarita Bartolomei, Gianfranco Amendola, Pino Coscetta, Andrea Costa, Massimo Fregnani.

Hanno aderito anche il presidente di Mountain’s Wilderness, Carlo Alberto Pinelli, Giovanni Pieraccini presidente onorario RomaEuropa, Alberto Asor Rosa e la Rete dei Comitati Toscani, i consiglieri nazionali di Italia Nostra Nicola Caracciolo, Maria Pia Guermandi e Ebe Giacometti, il presidente della sezione romana Carlo Ripa di Meana, gli urbanisti Vittoria Calzolari e Francesco Ghio, Sauro Turroni, Giulia Rodano, l’economista Marcello De Cecco, gli storici dell’arte Antonio Pinelli, Andrea Emiliani e Tomaso Montanari, gli archeologi Mario Torelli e Carlo Pavolini, l’ex direttore generale Beni Culturali di Puglia, Ruggero Martines, gli storiografi Massimo Teodori, Enrico Menduni, Franco Monteleone, Giuseppe Tamburrano presidente della Fondazione Nenni, i giornalisti Elena Doni, Chiara Valentini, Rossella Sleiter, Corrado Giustiniani, la portavoce di “Salviamo il Paesaggio” Cristiana Mancinelli Scotti, Silvia Denicolò, portavoce Movimento 5 Stelle Lazio, Mauro Puliani, Ufficio Turismo, Provincia di Roma, Anna Coen, don Roberto Sardelli animatore del Comitato pro-Centro storico di Pico Farnese (Fr), Salvatore Bonadonna, presidente dell’Associazione culturale di Studi Socio-Economici e Territoriali, Elena Mortola della Associazione Culturale Progettazione Sostenibile Partecipata, Carlo Troilo, Rosalba Rizzuto, Thaya Passarelli, Flavia De Luca, Fiamma Dinelli, numerosi Comitati romani e loro esponenti come Marcello Paolozza.

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CAI: volontariato in pericolo?

CAI: volontariato in pericolo?
Il 13 maggio 2015 ricevo una mail dall’amico Alessandro Camagna, presidente della Sezione di Verona del CAI. Alla mail sono allegati 11 file, tutti documenti ufficiali di richiesta di trasparenza in ambito CAI:

Ciao Alessandro,
come anticipato ti allego la corrispondenza promossa dalle sezioni veronesi sia verso le altre sezioni venete, nel tentativo di smuovere le coscienze, sia verso il GR veneto e il Presidente Generale.
Non ti nego che per questo nostro atteggiamento siamo stati oggetto di pesantissimi attacchi da parte di Emilio Bertan (past-president GR veneto), Francesco Carrer (attuale presidente GR veneto) e Umberto Martini, quest’ultimo in modo più defilato.
Noi, ovviamente, non accusavamo nessuno ma come puoi leggere dalle nostre lettere chiedevamo e continuiamo a chiedere chiarezza.
Crediamo e ci impegniamo per un volontariato fatto di trasparenza e gratuità, e queste cose, purtroppo, in questi ultimi tempi mi sembrano molto offuscate.
Il comportamento senza una precisa presa di posizione del PG Martini ci ha spinti a essere tra i promotori del voto di protesta che ha portato, per la prima volta, a un considerevole numero di schede bianche nelle votazioni dell’Assemblea Generale di Torino del 2013.
In ultimo anche Maurizio Dalla Libera, come tu sai, è stato duramente attaccato dal GR veneto, ma l’assurdo si è raggiunto all’Assemblea VFG di Cortina dell’8 novembre 2014 dove Dalla Libera si presentava come candidato alla vice-presidenza generale. Secondo i più è stata una farsa incredibile che ha portato alla mia lettera a Martini che ti allego, tutt’ora priva di risposta.
La conclusione al momento è che in Veneto, purtroppo, ai più va bene così, ma io da genovese con il “mugugno” nel sangue credo nella possibilità di cambiamento e giorno dopo giorno sta crescendo un movimento trasversale partito da Verona che inizia a farsi sentire in aperto contrasto con la pessima gestione del GR veneto.
A presto
Alessandro Camagna

Alessandro Camagna
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Qui di seguito riportiamo l’ultimo degli 11 file allegati, la lettera che Camagna (in qualità di presidente del CAI Verona) e Giuseppe Muraro (presidente Sezione Cesare Battisti di Verona) il 21 novembre 2014 hanno inviato al Presidente Generale, al Comitato Direttivo Centrale e al Comitato Centrale di Indirizzo e Controllo. Il documento è visibile qui.

Caro Presidente, cari consiglieri,
abbiamo pensato e meditato molto prima di scrivere queste poche righe, ma alla fine abbiamo ritenuto che fosse nostro dovere di soci, delegati e presidenti di sezione rappresentarvi il nostro pensiero sugli avvenimenti del convegno VFG di sabato 8 u.s. a Cortina.

In passato abbiamo assistito e partecipato a innumerevoli incontri più o meno frequentati e accesi dibattiti, a volte anche oltre il limite ipotizzabile, ma sabato salendo in Cadore non avremmo certo immaginato di assistere a una tale rappresentazione.

L’occasione, per chi non ne fosse al corrente, è stata la designazione del prossimo vice-presidente generale, che si sarebbe dovuta finalmente fare non attraverso una qualche imposizione dall’alto, ma al termine di un civile e democratico incontro tra due diversi modi di vedere il futuro del nostro sodalizio, rappresentando le proprie idee ai delegati.

Sabato 8, al termine dei due discorsi programmatici, entrambi degni di attenzione e animati dalla medesima passione verso il futuro del CAI, che pure avevano evidenziato le diverse filosofie di approccio tra le due candidature, invece di vedere la platea dividersi con interventi diversi a sostegno di due validi e alternativi candidati, abbiamo assistito con sconcerto a un inaccettabile intervento dell’ex presidente regionale (Emilio Bertan, NdR) che, con incredibile acredine, ha verbalmente inveito “contro” Maurizio Dalla Libera, definendola tra l’altro “persona inadatta al ruolo in quanto causa di gravi scontri e divisioni all’interno del Club Alpino Italiano”. Ma quale è la vera colpa di Maurizio se non quella di aver cercato di fare chiarezza, su qualche ben nota vicenda, che potremo definire (eufemisticamente) complicata?

A questo intervento hanno fatto seguito quelli di due consiglieri centrali che hanno prontamente preso le distanze dalla lettera di presentazione della candidatura di Maurizio.

In ultimo, l’intervento dell’attuale presidente del GR Veneto (Francesco Carrer, NdR) che, con una tesi a dir poco singolare, ha sostenuto che la candidatura di Dalla Libera non era opportuna perché, altrimenti, ci sarebbero stati “troppi” veneti in Consiglio, anche se, secondo la legge – non scritta ma da sempre praticata – della spartizione territoriale, toccherebbe proprio al Veneto indicare il prossimo vice Presidente Generale.

Abbiamo sempre creduto fermamente nelle parole di Voltaire “Non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa esprimerle”. Purtroppo questo spirito non aleggia negli ambienti del GR Veneto.

Caro Presidente, in conclusione, speriamo e crediamo che anche tu abbia assistito incredulo ed esterrefatto a quanto è accaduto. Abbiamo entrambi lasciato il convegno molto amareggiati, ma ancor più determinati a impegnarci a lavorare all’insegna dei nostri inattaccabili valori: volontariato, gratuità e trasparenza affinché anche in Veneto “passo dopo passo” si possa cambiare e risalire verso tempi migliori.

Alessandro Camagna, Presidente Sezione di Verona
Giuseppe Muraro, Presidente Sezione “Cesare Battisti” di Verona

Emilio Quartiani
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Il primo di luglio 2015 scrivo a Camagna per alcuni chiarimenti, per esempio volevo sapere se nella riunione dell’8 novembre 2014 si fosse comunque riusciti a esprimere un candidato alla vice-presidenza. Sapevo infatti che, in effetti, l’assemblea di Sanremo del 31 maggio 2015 doveva scegliere tra due candidati, di cui uno era appunto Dalla Libera.

Il 3 luglio Camagna mi risponde che nell’assemblea di Cortina si era indicato come vice-presidente Emilio Quartiani, ovviamente era solo un’indicazione. Quartiani è l’uomo che piaceva a Martini, un politico ben visto nei palazzi romani, ancora una volta qualcuno che in campo di montagna non è tra i più ferrati. La competenza indiscussa di Dalla Libera ha dovuto cedere a causa delle sue posizioni sulla vicenda Doglioni. Di certo Quartiani è meno scomodo di Dalla Libera.

A Sanremo comunque erano entrambi candidati alla vicepresidenza: l’assurdo è stato che Dalla Libera, pur essendo di Vicenza (quindi veneto), era stato presentato ed è stato sostenuto da non veneti; mentre i veneti, capeggiati dall’onnipresente Carrer, sono riusciti a far eleggere Quartiani.

Francesco Carrer
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Questi è stato eletto anche perché il gruppo lombardo, che inizialmente non lo vedeva di buon grado, si è spaccato.

In effetti, il quartetto formato da Bertan, Carrer, Francesco Romussi e Bepi Cappelletto (segretario GR Veneto) è in posizione di grande forza. Ha il costante sostegno di altri consiglieri centrali di provenienza VFG, quali Giovanni M. Polloniato, Giorgio Brotto e naturalmente Sergio Viatori, quest’ultimo da poco nominato da Martini componente del CDC. Viatori (componente anche del CDC nella CNSASA) e Polloniato (componente del CC nella CNSASA) si sono sempre opposti alla promozione di un’indagine a carico di Doglioni e Callegarin da parte della CNSASA. Ricordiamo anche che Bertan è ora nel Comitato Centrale di Indirizzo e Controllo. Tutti costoro sono strenui difensori degli amici Massimo Doglioni e Maurizio Callegarin che continuano a difendere ritenendoli perseguitati e assolutamente innocenti. Le arringhe di Romussi a questo proposito sono proverbiali.

Il disagio sta però crescendo, non solo si rimprovera al quartetto una gestione “disinvolta” su molte questioni, ma si teme da parte loro che siano latori, al prossimo convegno di Firenze (31 ottobre-1 novembre 2015), di un tentativo di superare il volontariato e giustificare certi rimborsi in ambito CAI. Carrer infatti è stato nominato da Martini segretario del gruppo di lavoro Volontariato nel CAI di oggi; il gruppo doveva essere coordinato da Annibale Salsa, ma questi per motivi di lavoro e personali ha chiesto un aiuto per organizzare il lavoro, pur rimanendo prestanome.

Il CAI è sinonimo di volontariato: a tutti i livelli, le attività svolte dai soci nelle sezioni, da coloro che operano negli organi tecnici, da presidenti e consiglieri che lavorano in ambito regionale e nazionale sono prestate a titolo gratuito fatte salve le spese vive di viaggio, vitto e alloggio debitamente documentate e giustificate. Perché un congresso sul volontariato? Cosa si vuol far passare?

13 aprile 2013: l’assessore al Turismo della Regione Veneto, Marino Finozzi e il presidente del Raggruppamento Veneto del Club Alpino Italiano, Emilio Bertan, firmano il PROTOCOLLO D’INTESA e collaborazione tra l’Ente Regione ed il CAI

 

 

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Un buon programma elettorale

Quel che segue è il programma elettorale della Guida Alpina Stefano Michelazzi, candidato per le prossime elezioni al Consiglio Direttivo del Collegio Nazionale delle Guide. Con un suo commento esplicativo. Entrambe le comunicazioni sono tecnicamente rivolte alla Guide Alpine italiane, ma per la chiarezza delle idee, e per la loro forza (così necessaria oggi), le pubblichiamo volentieri.

Se altre guide vorranno seguire l’esempio, saranno le benvenute.

Un buon programma elettorale
di Stefano Michelazzi

Caro Collega,
prossimamente vi saranno le elezioni per il rinnovo del Consiglio Direttivo del Collegio Nazionale delle Guide Alpine.
Ho deciso di candidarmi e di seguito indico alcune delle motivazioni che mi hanno spinto a farlo.
Dieci minuti del tuo tempo dedicali a leggerle e a pensarci su.
Intanto grazie e Buon Lavoro!

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Programma

Il mondo evolve, le persone evolvono, la montagna rimane sempre al suo posto. La Guida Alpina con la sua ormai secolare tradizione ne caratterizza la frequentazione e deve essere detentore di una cultura dell’Alpe che sia formativa per chi la frequenta, sia nella sua figura di massimo professionista, sia nel rispetto della montagna stessa come ambiente da preservare.
Il tecnicismo e la commercializzazione sfrenata delle nostre attività che rappresentano l’andamento dell’ultimo decennio, hanno sconvolto la figura della Guida avvicinandola lentamente a quella di un accompagnatore da parco turistico, più che a quella tradizionale di conoscitore profondo della montagna, allontanando il grande pubblico da quel mito che, anche senza volerlo, rappresentiamo.

Questo atteggiamento ha fatto sì che la nostra figura professionale venisse intaccata da diversi fronti danneggiandola e in alcuni casi calpestandola come i recenti emendamenti della legge trentina di cui tutti abbiamo sentito.

Un ritorno e un’evoluzione in positivo di ciò che sarebbe bello definire ancora “Professionista del vuoto” è il mio impegno!”

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Commento
In poche righe ho sintetizzato un impegno che credo sia “non da poco”, se consideriamo che qualsiasi azione, sia essa positiva o negativa, che il nostro “Collegio Nazionale delle Guide Alpine” porterà avanti avrà in ogni caso una ricaduta sui suoi iscritti e quindi su di noi, le Guide Alpine.

Guida Alpina o guida alpina? Maiuscolo o minuscolo per definire questa professione così unica e in alcuni casi (troppi purtroppo) sconosciuta o mal-conosciuta?
Personalmente per diventare Guida Alpina, per realizzare quel sogno che sono convinto, per diversi motivi uguali o completamente diversi tra loro, tutti abbiamo avuto, ho messo in gioco molto della mia personale esistenza e per esercitare a tempo pieno questa unica (ripeto) e meravigliosa (almeno io, nel bene e nel male, la vedo così) professione, le fatiche sono tante, sempre più complesse e sempre più destabilizzanti della figura stessa. Continuo imperterrito a definirla col maiuscolo “Guida Alpina” perché credo che non vi sia altra professione, mestiere o quant’altro, in grado di paragonarsi a ciò che ogni giorno tutti noi viviamo tra soddisfazioni, preoccupazioni, dubbi che sono sempre presenti quando siamo sul campo e non ci sono Santi cui rivolgersi…

Siamo soli a dialogare con l’ignoto! È bello questo dialogo?
Certo! Credo, anzi sono convinto, che sia il motore più importante che ci fa andare avanti e non mollare anche quando la stagione è un disastro, quando speriamo col brivido nella stagione successiva e quando poi appena arriva una giornata di lavoro sorridiamo e ci sentiamo realizzati.

Poco, vero? Se lo guardiamo senza passione è così, ma è la nostra passione che ci fa considerare queste “pochezze”, soddisfazioni che possono riempire un’esistenza in pochi attimi.
Soddisfazioni che probabilmente solo chi esercita questa professione può provare.

Ma capire tutto questo non è facile se non lo vivi e credo che ormai sempre troppo spesso chi si interessa dei nostri problemi, delle nostre gioie e dolori anche economici (perché si può essere eleganti solo con la pancia piena, a pancia vuota si è miseri), è distaccato dalla realtà di vivere ogni giorno le nostre reali problematiche.

Non voglio con ciò dire che vi sia un qualsivoglia fattore di colpa, perché sono convinto che tutti vorrebbero il meglio, ma certamente molte delle azioni portate avanti dal Collegio negli ultimi anni non hanno sortito effetti che si possano dire positivi se non, forse, su piccole questioni.

Mi piacerebbe vedere un Collegio che opera ai fini di creare una nuova figura della Guida Alpina, consona a ciò che oggi viene a essa richiesto. Una Guida Alpina che torni a essere “Signore delle montagne” e non più un accompagnatore a pagamento.

Stefano Michelazzi sulla via Rossi alla parete ovest della Croda di Re Laurino
Croda di Re Laurino, parete ovest, via Rossi, S. Michelazzi

 

Personalmente non mi sento una Escort (e non nel senso della vecchia utilitaria della Ford…), ma fatico a farlo capire specialmente ai clienti italiani, i quali culturalmente, malgrado il nostro Paese sia formato per l’80% del suo territorio da montagne, in questo senso sono totalmente da formare.

La vecchia figura della Guida Alpina con cappellaccio e pipa ce la ricordiamo tutti, credo, ed è ormai un ricordo del passato, ma la figura attuale della Guida super-tecnologica che stenta però a far apprezzare l’uscita in ambiente al proprio cliente è un opposto che sta creando diversi danni, primo fra tutti, come detto, una falsa figura professionale che in questo modo viene aggredita ogni giorno da chi tenta di smembrarla per proprio tornaconto. Prova ne sia (oltre a molti altri esempi possibili) l’ultimo emendamento alla legge turistica del Trentino che ammette albergatori e loro inviati a condurre escursioni, novità che ha allarmato anche la stampa straniera…

“Meglio un uovo oggi che una gallina domani” è un proverbio che il contadino non ha mai apprezzato, lui cura le sue galline affinché le uova domani siano di più e ancora più buone oltre che avere galline sane da mangiare!

Una nuova figura capace di fondere esperienze antiche e moderne, con un occhio di riguardo all’ambiente (uno in più, visto che assieme a diversi colleghi spesso ci si è trovati a far pulizie in montagna, ma non basta…!), che sia capace di promuoversi non solo in senso commerciale ma anche formativo e che diventi di nuovo il riferimento sui monti: è ciò cui mi piacerebbe si arrivasse.

Per gradi, senza denigrare ciò che è stato fatto e si fa, ma anche senza ipocrisie, prendendo il buono di uno e dell’altro e facendosi sentire anche e soprattutto a livello mediatico, considerato che è la forma di comunicazione attualmente con più possibilità di raggiungimento dei traguardi.

E cosa comunicare? Ciò che le Guide decidono e non più quello che i Collegi decidono, creando una rete di comunicazione che dia possibilità a tutti di esprimersi e di collaborare!

Demandare il nostro futuro agli altri può essere comodo ma non certo una soluzione. Non siamo in tanti, anzi direi quattro gatti, perciò comunicare fra noi non è così impossibile.
Giungo alla mia candidatura dopo un anno intero a valutare pro e contro, e dopo che molti colleghi in diversi modi mi hanno spronato a farlo.

Non posso promettere a nessuno che ciò che ho scritto potrà essere realizzato, né ipotizzo che sarà una passeggiata, ma non provarci sarebbe come mollare prima del tempo.

Spero che condividerai questi miei progetti.

http://www.stefanomichelazzi.eu/index.html

Alessandro Gogna, Stefano Michelazzi, Silvia Eterni, Ivo Rabanser
A. Gogna, Stefano Michelazzi, Silvia Eterni, Ivo Rabanser sotto San Paolo di Arco.