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Patagonia 2016

Patagonia 2016
di Matteo Della Bordella
(già pubblicato su http://ragnilecco.com/patagonia-2016/, il 7 aprile 2016)

A volte i sogni più belli si realizzano quando meno te lo aspetti…
Ma la statistica parla chiaro: ogni tre anni che vado in Patagonia, il terzo è un anno eccezionale in cui arrivano risultati tanto sognati quanto ormai inaspettati! Fu così tre anni fa con la Torre Egger ed è stato così quest’anno con la parete est del Fitz Roy.
La cosa bella di questo trend e che credendo nei propri sogni e progetti e provandoci con passione e testardaggine ho ormai imparato che i risultati arrivano, la cosa brutta è che andando avanti per questa strada i prossimi due anni che andò in Patagonia, non raggiungerò i miei obiettivi… ( E i prossimi obiettivi come sempre saranno molto ambiziosi…).

Il gruppo del Fitz Roy
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Quest’anno l’idea di riprovare la Est del Fitz nasce quasi per caso, fino a un paio di mesi prima riprovare a salire questa via non era nemmeno una cosa programmata.
Dentro di me avevo sempre una gran voglia di salirla, ma non me la sentivo più di organizzare una spedizione e dedicare un’intera stagione patagonica solo ed esclusivamente a questo obiettivo, come avevo fatto l’anno passato.
Poi succede che il mio amico David Bacci decide di andare in Patagonia due mesi e mezzo ed è alla ricerca di soci.
Io sono d’accordo per il mese di febbraio per scalare insieme a Silvan Schüpbach e non mi ricordo se sono io a dirlo o è David ma qualcuno salta fuori con un “Beh, a gennaio potremmo fare qualcosa insieme però…”.
Detto e fatto, prenoto anch’io il mio biglietto per il 9 di gennaio. Fare qualcosa insieme, sì… ma cosa?
E qui è proprio David a lanciare la proposta “Ma scusa, se il tempo è bello non vorresti tornare a riprovare la via dei Ragni al Fitz?”.
Quando sento le sue parole mi brillano gli occhi… con me va a sfondare una porta aperta…

Visto che della salita si è già detto e scritto parecchio sia su internet che su articoli che usciranno prossimamente su giornali cartacei, in questo post vorrei riassumere con qualche foto i ricordi e le emozioni più importanti.

La parete Est del Fitz Roy, 1300 metri dalla base alla cima, con la via tracciata da Casimiro Ferrari e Vittorio Meles nel 1976. Una linea, che a quarant’anni di distanza, resta a mio avviso, la più bella, elegante e difficile che ci sia su questa montagna. Foto Silvan Schüpbach.
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Il gruppo dei Ragni di Lecco nel 1976. In alto da sinistra a destra Casimiro Ferrari (capo spedizione), Gianni Stefanoni, Guerino Cariboni, Gianni Arrigoni, Gianluigi Lanfranchi, Floriano Castelnuovo. In Basso, da sinistra a destra: Amabile Valsecchi, Franco Baravalle (medico), Giacomo Pattarini, Vittorio Meles.
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Parete est del Fitz Roy, via dei Ragni, 1976
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Per la terza volta mi ritrovo sotto a questo mostro. Come le altre volte mi sento piccolo e fragile davanti a tanta imponenza, ma la motivazione e la voglia di dare il massimo sono più alte che mai. David supera la terminale con le prime luci dell’alba.
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Sulle perfette fessure dei primi entusiasmanti tiri della via… Essendo la terza volta che li scalo e grazie alle condizioni perfette, riesco a “mettere il turbo”, la scalata è semplicemente fantastica e pienamente nel mio stile. Foto David Bacci.
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Primo bivacco in parete, siamo sopresi da un’inattesa nevicata e ci svegliamo completamente fradici nei nostri sacchi a pelo.
“Non ho mai pensato, nemmeno per un momento a una possibile ritirata”, David mi confesserà una volta raggiunta la vetta. Foto David Bacci.
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Momenti di scalata sulla via dei Ragni al Fitz…una foto che vale più di mille parole! Foto David Bacci.
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“El que crè crea” (Colui che crede, crea). Stretta di mano in cima al Fitz Roy, dopo una grande avventura insieme!
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La mitica “hamburguesa completa” del Porter. David Bacci è riuscito a mangiarne due (offerte da me visto che avevo scommesso che non ce l’avrebbe fatta…)
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Il momento più brutto di questa spedizione. La perdita del “gordo” Inaki Coussirat, grande alpinista, grande persona. Il tuo entusiasmo, il tuo sorriso e la tua energia vitale mi mancheranno, amico (Inaki Coussirat è stato vittima di un fatale incidente sul Fitz Roy il 21 gennaio 2015, NdR).
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Il gruppo del Cerro Torre all’alba visto dalla cima del Fitz Roy, non sono un romanticone, ma questa era davvero una vista da mozzare il fiato. Foto: David Bacci sostiene sia sua, ma in realtà ne abbiamo fatte sia io che lui con diverse macchine fotografiche…
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Con l’amico Silvan Schüpbach arriva il momento di provare a scalare anche il Cerro Torre per lo spigolo sud-est. Una montagna leggendaria e mitica, che tuttavia nelle mie precedenti 5 spedizioni in Patagonia non avevo mai avuto l’onore di attaccare.

Sulla headwall del Cerro Torre. Un muro di roccia (marcia), verticale e uniforme, con qualche fungo di neve sopra la testa. Dopo averne sentito tanto parlare, aver letto libri e visto film, ti ritrovi in quest’ambiente surreale, dove ogni metro va guadagnato e non ci sono né fessure né chiodi ad indicarti la strada… Foto: Silvan Schüpbach.
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Il mitico compressore di Cesare Maestri, un po’ spoglio, ma sempre in ottima forma!
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Con Silvan in cima al Cerro Torre per una salita “by fair means” dello spigolo sud-est. Era uno dei due modi con cui avrei voluto salire questa mitica montagna (l’altro è dalla parete nord), una linea logica e pura su una montagna leggendaria. Una bella salita, impegnativa e di soddisfazione, anche se sia dal punto di vista psicologico che tecnico, a mio avviso si posiziona a un livello di difficoltà inferiore rispetto alla via dei Ragni sulla Est del Fitz.
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Io e Silvan sulla headwall del Cerro Torre. Due foto scattate da Elio Orlandi, dal paese di El Chalten, che rendono l’idea di quanto siano grandi queste montagne.
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Patagonia 2016, una stagione incredibile. Ma ora è già tempo di guardare ai nuovi progetti per l’estate, ne vedremo delle belle…
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