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Storia d’una foto

Storia d’una foto
di Roberto Serafin
(già apparso su Mountcity.it il 18 maggio 2016, per gentile concessione)

La foto del nostro arrivo al rifugio dopo la bella scalata alla Walker, sorridenti e dallo sguardo un poco sbarazzino, è una delle più care e che custodisco gelosamente. Eravamo giovani, pieni di ardore e di entusiasmo: nessuno e niente ci poteva fermare!”. Quell’immagine è diventata un’icona dell’alpinismo moderno. Riccardo Cassin, Ugo Tizzoni e Gino Esposito che vi appaiono sono ora i protagonisti a Lecco della mostra itinerante All’ombra della leggenda: Esposito e Tizzoni al fianco di Cassin allestita in Piazza Garibaldi, nel cuore della città, nell’ambito della rassegna “Monti Sorgenti” (inaugurata il 17 maggio, chiusa il 1 giugno 2016, NdR). Tre sono le grandi salite al centro di questa mostra, compiute dai tre alpinisti a volte uniti dalla stessa cordata come nel caso della Punta Walker alle Grandes Jorasses, altre volte agendo singolarmente con Cassin, come in occasione della nord-est al Pizzo Badile per Esposito e alla nord dell’Aiguille de Leschaux per Tizzoni. Tre imprese titaniche, che da sole meriterebbero lo spazio di una mostra specifica, ma che guardate nella loro interezza restituiscono bene l’immagine di forza, coesione e amicizia che c’era fra questi tre uomini.

Riccardo Cassin, Ugo Tizzoni e Gino Esposito raggiungono il rifugio Boccalatte dopo la storica impresa sulla Punta Walker delle Grandes Jorasses. Foto: Guido Tonella/Fondazione Cassin
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In occasione della morte di Esposito e Tizzoni, avvenuta per entrambi nel 1994 a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro, Cassin ha ricordato i due amici che tante volte hanno arrampicato assieme a lui, citando questa fotografia come perenne testimonianza del loro invidiabile affiatamento. Ma chi ha ritratto in modo tanto significativo i tre al ritorno dagli strapazzi della Walker? Considerato tra i maggiori cronisti dell’alpinismo classico, il fotografo si chiamava Guido Tonella, un torinese che è stato a lungo corrispondente della Stampa e poi del Corriere della Sera da Ginevra e ha lasciato importanti scritti di alpinismo. Tra i suoi libri “50 anni di alpinismo senza frontiere: la storia dell’UIAA, unione internazionale delle associazioni di alpinismo”. Tonella, un omone dall’aria imponente, sapeva cavarsela in roccia e fino all’ultimo, negli anni Ottanta ebbe il coraggio di battersi con gli sci di fondo delle lunghe distanze, Marcialonga e Marciagranparadiso comprese. Convintissimo che lo sci di fondo allunga la vita o, perlomeno, tiene sgombre le arterie (sarà…).

Cassin, Esposito e Tizzoni in abiti borghesi negli anni Cinquanta
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Le scalate importanti negli anni Trenta erano seguite il più delle volte nelle pagine del Corriere della Sera anche da giornalisti di rango come Dino Buzzati, Cesco Tomaselli, Ciro Verratti: il Corriere era uno dei pochi quotidiani che poteva permettersi il lusso di mandare degli inviati speciali al seguito degli alpinisti. Nel 1938 alle Grandes Jorasses toccò a Tonella il compito non solo di raccontare, ma di documentare fotograficamente la grande impresa compiuta da Cassin, Esposito e Tizzoni lungo la parete inviolata dalla punta Walker. Ed ecco che in discesa i lecchesi incontrano, secondo il racconto di Cassin, “uno strano tipo che cammina sulla neve con le sole calze”, e che “tiene in una mano la macchina fotografica e nell’altra una bottiglia di spumante”. E’ Tonella. E la foto che Tonella scatta a quei tre giovani abbronzati e felici è tra le più celebri della storia dell’alpinismo che all’epoca festeggiava gli eroi con le bollicine come oggi è di norma negli autodromi al termine dei gran premi.

Il nome di Tonella è legato anche a un’esperienza drammatica dell’alpinismo lecchese: il recupero di Claudio Corti negli anni Cinquanta alla Nord dell’Eiger dopo la morte del suo compagno di scalata Stefano Longhi e di due tedeschi. Purtroppo non si possono sottovalutare le responsabilità del giornalista nel pubblico linciaggio di Corti ingiustamente ritenuto responsabile della tragedia (Cassin stesso definì il povero Corti in un impeto d’ira “la vergogna dell’alpinismo lecchese” come racconta Jack Olsen in Arrampicarsi all’inferno). Ma sarebbe sbagliato trascurare il ruolo svolto dall’establishment alpinistico italiano che permise che ciò accadesse. Mentre i Ragni fecero quadrato intorno a Corti, l’apparato del CAI lo abbandonò al suo destino e fece un timido tentativo di revisione solo dopo il ritrovamento dei corpi di Nothdurft e Mayer e dopo che Toni Hiebeler (uno dei membri della squadra della prima salita invernale dell’Eiger nel 1961, e direttore della rivista Alpinismus) scrisse un articolo in difesa di Corti. Già sentita questa storia?

Guido Tonella
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La mostra
(a cura di Gognablog)

Una cordata che ha fatto la storia dell’alpinismo moderno. Ma soprattutto la storia di un’amicizia profonda. Riccardo Cassin, Ugo Tizzoni Gino Esposito sono stati i protagonisti della mostra itinerante “All’ombra della leggenda: Esposito e Tizzoni al fianco di Cassin” allestita in Piazza Garibaldi, nel cuore della città di Lecco, nell’ambito della rassegna di Monti Sorgenti. Inaugurata il 17 maggio 2016 alle 18 è rimasta aperta fino al 1 giugno 2016.Tre le grandi salite al centro di questa mostra, compiute dagli alpinisti a volte uniti dalla stessa cordata come nel caso della Punta Walker alle Grandes Jorasses, altre volte agendo singolarmente con Cassin, come in occasione della Nord-est al Pizzo Badile per Esposito e alla Nord dell’Aiguille de Leschaux per Tizzoni. Tre imprese titaniche, che da sole meriterebbero lo spazio di una mostra specifica, ma che guardate nella loro interezza restituiscono bene l’immagine di forza, coesione e amicizia che c’era fra questi tre uomini.

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La mostra, che già durante la fase di allestimento ha attirato sguardi incuriositi e interessati di molti passanti, è stata presentata da Alberto Pirovano, Presidente del CAI Lecco, che ha sottolineato come “la mostra storica itinerante, ogni anno dedicata a personaggi diversi dell’alpinismo lecchese, è una delle più storiche iniziative di Monti Sorgenti. Molto apprezzata, viene allestita in piazza, all’aperto, per raggiungere più persone possibile e ricordare a tutti la storia alpinistica della nostra città”.

All’inaugurazione era presente il vicesindaco Francesca Bonacina che ha ribadito l’importanza del turismo (di cui ha la delega) per la città di Lecco, e del prezioso ruolo rivestito in questo senso da Monti Sorgenti con i suoi eventi nel portare la montagna in città, alla portata di tutti. Presenti anche le figlie di Tizzoni ed Esposito, che hanno apprezzato testi e immagini, alcune sconosciute perfino a loro, e la nipote di Cassin, Marta Cassin.

Matteo Manente, curatore della mostra, spiega che “non è facile riassumere in poche righe la storia e le gesta di Gino Esposito e Ugo Tizzoni, due dei più validi e importanti rocciatori lecchesi, due che hanno legato indissolubilmente il proprio nome a quello di Riccardo Cassin, a sua volta leggenda dell’alpinismo, capocordata di tante ascensioni e voce narrante dei molti aneddoti riportati nei pannelli di questa mostra. La narrazione procede quindi per fotogrammi, piccole istantanee che il tempo non cancella, come in un racconto per immagini nel quale focalizzare l’attenzione sugli eventi principali che hanno caratterizzato la vita alpinistica di Gino Esposito e Ugo Tizzoni”.
Esposito e Tizzoni hanno arrampicato all’ombra della leggenda di Cassin, riflettendo della sua luce, ma allo stesso tempo contribuendo a far brillare ancora di più la sua stella – dice ancora Manente – i tre alpinisti sono stati una cordata che non solo ha scritto pagine importantissime dell’alpinismo moderno, ma soprattutto un gruppo di amici legati anche nella vita quotidiana da quel senso di lealtà e rispetto reciproco che alimentava la loro comune passione per la montagna”.

Gino Esposito (1907-1994) nelle parole di Cassin: “Rivedo l’impeto del suo passo giovanile, ritrovo il suo sorriso spesso solo abbozzato e un poco sarcastico. Di umore difficile, si abbandona alle volte a vivaci borbottamenti che ne puntualizzano così in modo un poco stravagante il carattere. Ma nel suo animo, fondamentalmente buono, spesso trova posto l’emozione alla vista di un delicato fiore sbocciato sulla roccia o al cospetto delle luci di un’alba sulle vette”. Gino Esposito era nato a Gorla Primo il 23 giugno 1907, ma a partire dal 1915 si è trasferito a Lecco. Nella città manzoniana alterna fin da subito lavoro e uscite in montagna, prima con passeggiate o escursioni con gli amici, poi ripetendo vie e itinerari sempre più difficili sulle cime di casa.

Ugo Tizzoni (1914-1994) nelle parole di Cassin: “Sotto il suo aspetto bonario e alle volte semplicione, possiede una grande ricchezza interiore: sa cogliere il giusto senso della vita nella sua profonda realtà e riesce ad infondere e trasmettere questa serenità a chi ha il privilegio di conoscerlo e frequentarlo”. Nato a Lecco il 23 agosto 1914, Ugo Tizzoni inizia giovanissimo ad andare in montagna, dimostrando da subito volontà e potenza fisica. Come per molti altri in quegli anni, la Grigna diventa la sua palestra ideale, dove formarsi, imparare e migliorare la propria tecnica di arrampicata.

Gino Esposito, Riccardo Cassin e Ugo Tizzoni
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Climbing girls 15

 

Ignota in location ignota
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Jodie Houghton, location ignota
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Angelika Rainer, Annual Ouray Ice Festival, 2015. Foto: OIPI by Rhys Roberts.
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Ignota in location ignota
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Sasha Digiulian
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Angelika Rainer su Clash of the Titans (WI10+) a Helmcken Falls, Canada. Foto: Klaus Dell
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Martina Cufar su Vizija, il suo primo 8c, a Misja Pec, Slovenia
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Jessa Younker deepwater soloing sul calcare di Poda Island, Thailand. Foto: David Clifford.
ClimbingGirls-15--Jessa Younker deepwater soloing from a limestone cliff on Poda Island, Thailand. Photo David Clifford

Pamela Shanti
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Majka Burhardt sul ghiaccio del New Hampshire
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Ignota in location ignota
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Giovanna Pozzoli in location ignota
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Martina Cufar, Oltrefinale. Foto: Luka Fonda
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Climbing chaps 06

L’illustrazione dei primi undici di questi tredici “tipi” è stata possibile grazie al lavoro incredibile di Bob A. Schelfhout Aubertijn che nei suoi album ha raccolto migliaia di immagini di scalatori, vedi Bob A. Schelfhout Aubertijn su facebook: anche se lui modestamente dice che tutto il merito è di Eberhard Jurgalski e del suo sito www.8000ers.com.

Il britannico Alexander (Alex) MacIntyre, nato il 5 aprile 1954, salì il Dhaulagiri I nel 1980 e lo Shisha Pangma nel 1982. Morì colpito da una scarica di sassi nello stesso anno sull’Annapurna, all’età di 28 anni. Nella foto, da sinistra, Wojtek Kurtyka, Krzysztof Zurek, John Porter e Alex MacIntyre nell’ottobre 1978 al ritorno dalla loro splendida via nuova sul Changabang. Foto: Jozef Nyka.
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Il basco Juan Eusebio (Juanito) Oiarzabal, nato il 30 marzo 1956, salì il Cho Oyu quattro volte (1985, 2002 e due volte nel 2003), il Gasherbrum II due volte (1987 e 2003), il Nanga Parbat nel 1992, l’Everest due volte (1993 e 2001, questa senza ossigeno), il K2 due volte (1994 e 2004), il Makalu due volte (1995 e 2008), il Broad Peak nel 1995, il Lhotse due volte (1995 e 2011), il Kangchenjunga due volte (1996 e 2009), il Gasherbrum I due volte (1997 e 2003), il Manaslu due volte (1997 e 2011), il Dhaulagiri I e lo Shisha Pangma nel 1998 e  l’Annapurna I due volte (1999 e 2010). Il suo sogno sarebbe stato quello di salire tutti e 14 gli Ottomila due volte, di cui una senza ossigeno.
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Il brasiliano Waldemar Niclevicz, nato il 12 marzo 1966, ha salito l’Everest due volte (1995 e 2005), lo Shisha Pangma e il Cho Oyu nel 1998, il Gasherbrum II nel 1999, il K2 nel 2000, il Lhotse nel 2002 e il Makalu nel 2008. Ha anche terminato nel 1997 la versione Carstensz delle Seven Summits e nel 2006 la versione Kosciuszko.
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Lo svizzero Jean Troillet, nato il 10 marzo 1948, salì il K2 e il Dhaulagiri I nel 1985, l’Everest nel 1986, il Cho Oyu e lo Shisha Pangma Central-Peak nel 1990, il Makalu nel 1991, il Lhotse nel 1994, il Kangchenjunga nel 1995 e i Gasherbrum I e II nel 2007.
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Lo svizzero Fritz Luchsinger, nato l’8 marzo 1921, assieme a Ernst Reiss, fece la prima ascensione del Lhotse 8516 m, la quarta montagna più alta al mondo, il 18 maggio 1956. In seguito salì il Dhaulagiri I nel 1980, per poi morire allo Shisha Pangma nel 1983, all’età di 62 anni.
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L’americano William Francis (Willi) Unsoeld fece la prima ascensione del Masherbrum nel 1960. Con Tom Hornbein fu in vetta all’Everest (22 maggio 1963) dopo la leggendaria salita della cresta ovest con successiva discesa sulla cresta sud-est. In seguito diresse i Peace Corps in Nepal, fu portavoce dell’Outward Bound, faculty member all’Oregon State University e al The Evergreen State College, nonché guida alpina. Durante una salita invernale al Mount Rainier una valanga gli tolse la vita il 4 marzo 1979.
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Il tedesco Fritz Wiessner, nato il 26 febbraio 1900 e tra i più cazzuti e leggendari alpinisti al mondo, diresse la spedizione americana del K2 del 1939, raggiungendo assieme a Pasang Dawa Lama la quota di 8382 m senza usare ossigeno. Precursore del sesto grado sulle prealpi calcaree austriache, si trasferì in America nel 1929 e lì aprì vie nuove un po’ dappertutto, Cannon Mountain, the Adirondacks, Devils Lake, the Tetons, e Mt. Waddington. Rifiutava di fare da secondo di cordata a chiunque. Reinhold lo ha definito il “pilastro” dell’alpinismo del XX secolo. Morì nel 1988, all’età di 88 anni.
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I polacchi Krzysztof Wielicki e Leszek Cichy (a destra), qui ritratti e festeggiati, furono i primi a salire l’Everest d’inverno (17 febbraio 1980), nella spedizione diretta da Andrzej Zawada.
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Il tedesco Toni Kinshofer (a sinistra, qui ritratto con Walter Almberger durante la prima ascensione invernale della Nord dell’Eiger, assieme a Toni Hiebeler e Anderl Mannhardt) era nato il 16 febbraio 1931. Nell’epica prima invernale dell’Eigerwand (6-12 marzo 1961) fu lui in testa alla cordata per la maggior parte del tempo. Il 23 giugno 1962 fu il primo dei tre alpinisti della spedizione tedesca ad arrivare in cima al Nanga Parbat (seconda ascensione) dopo averne vinto il versante Diamir con Sigi Loew e Anderl Mannhardt. Avevano bivaccato oltre quota 8000 m durante la discesa. Una ritirata terribile, nella quale Loew (quello che aveva salito la Diretta alla Nord della Cima Grande di Lavaredo assieme a Lothar Brandler, Joerg Lehne e Dietrich Hasse) scivolò e cadde mortalmente, mentre Mannhardt e Kinshofer ebbero varie amputazioni a dita di mani e piedi. Oggi la via è chiamata giustamente via Kinshofer, la stessa seguita da Simone Moro e compagni per la loro recente prima invernale alla montagna. Kinshofer trovò la morte a 30 anni nel 1964 cadendo nella zona di Battert, vicino a Baden-Baden, nella Foresta Nera.
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I gemelli americani James W. (Jim) e Louis W. (Lou) Whittaker erano nati il 10 febbraio 1929. Jim è stato il primo americano a salire sull’Everest (1 maggio 1963, con Nawang Gombu Sherpa).
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Il russo Aleksey Bolotov, nato il 20 gennaio 1963, salì il Makalu nel 1997, l’Everest due volte (1998 e 2002), il Lhotse Central-Peak nel 2001, il Dhaulagiri I nel 2005, il Cho Oyu nel 2006, il K2 nel 2007, l’Annapurna I nel 2008, il Manaslu nel 2009, i Gasherbrum I e II nel 2010 e il Kangchenjunga e il Broad Peak nel 2011. Non fu tra quelli che ne raggiunsero la vetta, ma Bolotov fu colonna portante nella famosa Diretta russa alla Nord dello Jannu (2004).
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Royal Robbins a Camp 4, Yosemite Valley
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Dan Osman sale a jumar su El Capitan.
Dan Osman jumaring on El Capitan in Yosemite National Park, California, USA.

 

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Climbing girls 13

 

Foto: Jan Novak Photography
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Steph Davis su Learning To Fly (5.12), Indian Creek
ClimbingGirls-13-Steph Davis on Learning To Fly (5.12), Indian Creek

Daila Ojeda
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Catherine Destivelle in vetta all’Eiger dopo la sua salita invernale e solitaria della parete nord, 10 marzo 1992
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Ana Marisa Correja
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Edurne Pasadan all’Annapurna
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Steph Davis, Indian Creek. Foto: Steph Dee
ClimbingGirls-13-Steph Davis in Indian Creek Picture by Steph Dee

Ana Marisa Correja
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Alison Hargreaves durante la prima ascensione della parete nord-ovest del Kangtega 6779 m, Nepal, aprile 1986
Alison Hargreaves during the first ascent of the northwest face of Kangtega (6779m) in Nepal. April 1986.

Ignota su via ignota. Foto: ignoto 
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Maja Vidmar ad Arco. Foto: Leo Himsl/K3
ClimbingGirls-13 Maja Vidmar in Arco, Italy

Gerlinde Kaltenbrunner in vetta al Nuptse 7861 m, dopo aver ripetuto la via di Doug Scott. 22 maggio 2012. Foto: David Goettler
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Ignota su via ignota. Foto: ignoto
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Climbing girls 12

Aline Lambert su Ted Gilette, 7c, Freyr, Beljam. Foto: François Kivik
ClimbingGirls-12-Aline Lambert, Ted Gilette 7c - Freyr Beljam. Foto Francois Kivik

Barbara Raudner in Maltatal (Carinzia). Foto: Herman Erber
ClimbingGirls-12-Barbara Raudner climbing in Maltatal picture by Herman Erber

Brittany Griffith su Only After Dark (6c, 5.11c), Cinema Paradiso, San Vito, Sicilia. Foto: Andrew Burr
ClimbingGirls-12-Brittany Griffith on Only After Dark (6c, 5.11c), Cinema Paradisio, San Vito, Sicily. Foto Andrew Burr

Steph Davis sulla via Salathé a El Capitan
Steph Davis capocordata sulla Salathé al Capitan, Yosemite, California

Colette McInerney impegnata nel passo chiave (5.11) di Meaty, Beaty, Big and Bouncy (5.9), Redstone, Colorado, USA
ClimbingGirls-12-Colette McInerney punches out the lone 5.11 move on the otherwise 5.9 Meaty, Beaty, Big and Bouncy.

Duygu Yarsur a Citibi, Turchia. Foto: Sander Werelds 
ClimbingGirls-12-Duygu-Yarsur-climbing-in-Citibi-Turkey.-Foto-Sander-Werelds-

Ignota a Gothenburg, Svezia. Photo: Martin Arvidsson 
ClimbingGirls-12-Gothenburg, Sweden,Photo Martin Arvidson

Janine Cardoso su Juizo Final, 7c+, São Bento, Brasile. Foto: Michel Ferreira
ClimbingGirls-12-Janine Cardoso on Juizo Final 7c+ - São Bento (Brazil). Foto Michel Ferreira

Lena Herman su Queeel Dich, Du Sau, 8b+, Frankenjura
ClimbingGirls-12-Lena Herman, 'Queeel Dich, Du Sau' 8b+ in Frankenjura

Mayan Smith-Gobat su Horizontal Bop (5.12d). Foto: Aaron Colussi
ClimbingGirls-12-Mayan Smith-Gobat does the Horizontal Bop (5.12d) Photo by Aaron Colussi

Nancy Hansen impegnata su Atlantis, 5.12c, Echo Canyon. Foto: John Price
ClimbingGirls-12-Nancy Hansen pulling hard on 'Atlantis' 5.12c.

Pamela Shanti Pack su Decreation, 5.12, Indian Creek. Foto: Fredrik Marmsater
ClimbingGirls-12-Pamela Pack on Decreation 5.12 Indian Creek. Foto FredMarmsater

Pamela Shanti Pack. Foto Andrew Burr
ClimbingGirls-12-Pamela Shanti Pack. Foto Andrew Burr

 

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Climbing Chaps 05

 

Adam Ondra ripete Corona (9a+), Frankenjura. Foto: Vojtech Vrzba
ClimbingChaps05-AdamOndra-Corona9a+,Frankenjura,fotoVojtech Vrzba

Pete Livesey in Derbyshire
ClimbingChaps05-PeteLiveseyDerbyshire19762

Ed Drummond su The Long Hope. Foto: KendallMountainFestival
ClimbingChaps05-EdDrummondsuTheLongHope.FotoKendallMountainFestival

BenMoon nella storica prima salita di Hubble, 9a
ClimbingChaps05-BenMoon,Hubble,9a,storica

Iker Pou, seconda salita di Demencia Senil (9a+), Margalef
ClimbingChaps05-Iker Pou on the second ascent of Demencia Senil (9a+) at Margalef

Paul Ross e Chris Bonington, prima ascensione di Knight’s Errant, Utah, primi anni 2000
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Yvon Chouinard a Bobquiviri
ClimbingChaps05-YvonChouinard-aBobquiviri

Charles Marshall Chuck Pratt, 1960. Archivio: Tom Frost
ClimbingChaps05-ChukPratt-At-Home-on-any-wall-1960-archFrost

John Salathe e Yvon Chouinard. Archivio: Tom Frost
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Skunkworks, Chouinard Equipment Company, Ventura, California, 1969. Da sinistra: Tom e Dorene Frost, Tony Jessen, Dennis Henneck, Terry King, Yvon Chouinard, Merle and Davey Agnew. Archivio: Tom Frost
ClimbingChaps05-SKUNKWORKS, Chouinard EquipmentCompany portrait, Ventura, California, 1969.  Left to right  Tom and Dorene Frost, Tony Jessen, Dennis H

Chuck Pratt e Royal Robbins (in piedi) in vetta a El Spire, 1a ascensione via Salathe al Capitan, 1961
ClimbingChaps05-The-two-greatest-climbers-1961Pratt-Robbins-viaSalathe.ArchFrost

Tom Frost. Archivio: Tom Frost
ClimbingChaps05-TomFrostHappy-Camper-archFrost

Yvon Chouinard e compagno al Lazy-Ass Ranch
ClimbingChaps05-YvonChouinard1105x622_patagonia_archives_0179

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Climbing girls 11

Aleksandra Taistra su Full equip, 8c, Oliana. Foto: Michal Leśniewski
ClimbingGirls-11-Aleksandra Taistra on Full equip 8c Oliana Picture by M. Lesniewski

Martina Cufar su Annunaki, 5.12, Indian Creek, Utah
ClimbingGirls-11-Anunnaki. Indian Creek, Utah

Barbara Raudner prova Hexenküche, 8b+, Gimmelwand, Svizzera. Foto: Daniel Hulliger
ClimbingGirls-11-Barbara Raudner trying Hexenküche 8b+ in Gimmelwand,Svizzera,FotoDanielHulliger

Catherine Destivelle
ClimbingGirls-11-Catherine Destivelle

Steph Davis
ClimbingGirls-11-ClimbingGirls-S.Davis-v0-199-051

Duygu Yarsur scala a Citibi, Turchia. Foto: Sander Werelds
ClimbingGirls-11-Duygu Yarsur climbing in Citibi, Turkey. Foto Sander Werelds (1)

DWS (deep water soloing) in Arizona
ClimbingGirls-11-DWS in Arizona - Malu Espinoza Silvestre

Jacinda Hunter
ClimbingGirls-11-Jacinda Hunter

Katie Lambert su Final Cut (5.12c), Yosemite
ClimbingGirls-11-Katie Lambert on Final Cut (5.12c) Yosemite

Paige Claassen su Art Attack, 5.14b. Foto: Rich Crowder
ClimbingGirls-11-Paige Claassen on Art Attack 5.14b, the Italian route is one of the hardest slab climbs in the world photo by RichCrowder

Mayan Smith-Gobat sul Great Arch, Getu Valley, China. Foto: Sam Bié
ClimbingGirls-11-Mayan Smith-Gobat

Pamela Shanti chicken-winging su Gabriel, 5.13c, Zion, Utah. Foto: Jim Thornburg
ClimbingGirls-11-Pamela Shanti chicken-winging on Gabriel 13c, Zion, Utah.FotoJimThornburg

Un ristabilimento di Mariona Marti. Foto: Sam Bié
ClimbingGirls-11-Mariona Marti mantellingphoto Sam Bié

 

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Climbing girls 10

Steph Davis in Patagonia
ClimbingGirls-10--ClimbingGirls-S.Davis-v0-199-008

Sasha DiGiulian al Petzl RocTrip China. Foto: Sam Bié
ClimbingGirls-10-SashaDiGiulian-photo by Sam Bié

Pamela Pack su Jihad (5.11+), Vedauwoo, Wyoming. Foto: Ben Fullerton
ClimbingGirls-10-Pamela Pack on Jihad (5.11+) in Vedauwoo, Wyoming. Photo by Ben Fullerton

Paige Claasen. Foto: Andy Mann
ClimbingGirls-10-Paige Claasen picture by Andy Mann

Mayan Smith-Gobat su Airball (5.10a). Foto: Duane Raleigh
ClimbingGirls-10-Mayan Smith-Gobat and Airball (5.10a). Photo by Duane Raleigh

Climber ignota a Krabi, Thailandia
ClimbingGirls-10-KRABI - Thailand

Ines Papert sulla via Beckey-Chouinard ai Bugaboos. Foto: Jon Walsh
ClimbingGirls-10-Ines Papert on the Beckey-Chouinard in the Bugaboos. Foto Jon Walsh

Hazel Findlay in Acadia national park
ClimbingGirls-10-Hazel Findlay climbing at Acadia national park

Giorgia Tesio su Godzilla (7b+), Castelbianco – Albenga
ClimbingGirls-10-Giorgia Tesio sending Godzilla a 7b+ in Castelbianco - Albenga Italy

Débora Nasciutti su Lamurias (7b), Serra do Cipò, Brasile. Foto: Bruno Carcıano
ClimbingGirls-10-Débora Nasciutti, 7b Lamurias de um viciado Serra do Cipò. MG. Brazil,Pıc by Bruno Carcıano

Akiyo Noguchi
ClimbingGirls-10-Akiyo Noguchi

Barbara Bacher su Schwarzer Schwan (5.14b), Ötztal, Austria
ClimbingGirls-10-Barbara Bacher, Schwarzer Schwan (5.14b) in Ötztal, Austria

Beka Hamilton su Cottonmouth (5.10a), New River Gorge, West Virginia
ClimbingGirls-10-Beka Hamilton and Cottonmouth (5.10a), New River Gorge, West Virginia

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Climbing chaps 04

Jacopo Merizzi
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Wolfgang Guellich e Kurt Albert
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Richard Harrison
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Olivo Tico e Paolo Masa su Polimagò, Val di Mello. Foto: Jacopo Merizzi
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Yosemite: da sopra a sotto: Ed Barry, Jim Donini, John Long, Peter Barton. Foto: rrider
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Billy Westbay, Jim Bridwell e John Long dopo la prima in giornata della via Nose al El Capitan
ClimbingChaps-04-Billy Westbay, Jim Bridwell, John Long dopo la prima in giornata della via Nose al el Capitan

Dick Ellesworth in avvicinamento alla Yosemite Valley. Foto: throwpie
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Alessandro Gogna, Andrea Savonitto e Paolo Rosti, Vaccarese (LC), 14 dicembre 2014
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Yvon Chouinard, TM Herbert e Dave Rearick. Foto: bobkamps.com
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Jeff Mathis.Foto: throwpie
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Malcolm Daly e Dave Bohn, 1976
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Andrea Il Gigante Savonitto
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Wolfgang Guellich da solo su Separate Reality, Yosemite
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Climbing girls 09

 

Steph Davis in free solo su Jah Man, Castle Valley, Moab, Utah. Foto: Keith Ladzinski
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Bianca Castro su Disciplina Não Ter, Calango Nunca Será (8b, 5.12b), Itatim, Brazil. Foto: Ritchi Steide
ClimbingGirls-09-Bianca Castro on Disciplina Não Ter, Calango Nunca Será (8b, 5.12b), Itatim, Brazil, Photo Ritchi Steide

Steph Davis sulla via Salathé al Capitan
Steph Davis capocordata sulla Salathé al Capitan, Yosemite, California

Steph Davis sulla via Salathé al Capitan
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Steph Davis
ClimbingGirls-09-ClimbingGirls-S.Davis-v0-199-034

Erin Moore su The Church of Lost and Found, The Catacombs. Foto: Peter Clark Gable
ClimbingGirls-09-Erin Moore on The Church of Lost and Found at The Catacombs Photo by Peter Clark Gable

Hazel Findlay su Once Upon a Time in the Southwest (E9, 6c), Devon (UK)
ClimbingGirls-09-Hazel Findlay on “Once Upon a Time in the Southwest” (E9 6c), Devon (UK)

Climber ignota, Indian Creek, USA
ClimbingGirls-09-Indian Creek, US

Jacinda Hunter, 2a ascensione femminile di Negro y Negro, Triassic, Utah
ClimbingGirls-09-Jacinda Hunter making the second female ascent of Negro y Negro, Triassic, Utah.

Matilda Söderlund su Utopia, Svezia. Foto: Jonas Paulsson
ClimbingGirls-09-Matilda Söderlund on Utopia, Sweden. Foto JonasPaulsson

Nina Caprez sulla terza lunghezza (8a+) di Lost in Translation, Great Arch, Getu Valley, Guizhou (China). Foto: Sam Bié
(c) Sam BIE


Monique Forestier su
Tuckered Out (30), Diamond Falls, Blue Mountains, NSW, Australia. Foto:Simon Carter
ClimbingGirls-09-Monique Forestier Tuckered Out (30), Diamond Falls, Blue Mountains, NSW, Australia.

Mina Leslie-Wujastyk su A Tea with Elmarie (8a)
ClimbingGirls-09-Mina Leslie-Wujastyk on A Tea with Elmarie (8A)