Posted on Lascia un commento

Il disagio delle sezioni venete – 2

Il disagio delle sezioni venete – 2
Ricordiamo che, in questo post, riaffrontiamo la questione, già ampiamente esposta, della presunta cattiva gestione amministrativa delle scuole di alpinismo del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia, nel periodo 2003-2011.
Per meglio comprendere quanto più sotto esposto sarebbe necessario avere letto i seguenti post:
12 maggio 2015: http://www.alessandrogogna.com/2015/05/12/lamara-vicenda-doglioni-parte-1/
13 maggio 2015: http://www.alessandrogogna.com/2015/05/13/lamara-vicenda-doglioni-parte-2/
31 agosto 2015: http://www.alessandrogogna.com/2015/08/31/il-disagio-delle-sezioni-venete-1/

Ricordiamo anche che il taglio che vogliamo dare a questo reportage-inchiesta è quello dell’evidente e ormai datato disagio che una buona parte di soci, socie e sezioni del CAI del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia hanno sofferto (e soffrono tuttora).

La vicenda Doglioni-Callegarin, da noi ampiamente documentata, si era consumata attraverso tre passaggi fondamentali: la radiazione dei due soci (13 luglio 2012), la sospensione del provvedimento (16 luglio 2012) e infine l’archiviazione (12 gennaio 2013). Le cavillose motivazioni della sospensione del provvedimento avevano suscitato un vespaio, un brusio di migliai di voci: e il cammino legale per la totale riabilitazione di Doglioni e Callegarin non era ancora sfociato nella definitiva archiviazione del provvedimento di radiazione, nonostante fosse in corso la limpida indagine del Direttore del CAI, Andreina Maggiore (sarà consegnata il 18 settembre 2013). Alla mozione del 6 ottobre 2012 del GR Veneto segue, praticamente congiunta, quella del 10 ottobre del GR Friuli-VeneziaGiulia. Ecco la delibera in comune, fornitami da Alessandro Camagna e Maurizio Della Libera, relativa ai fatti in questione. A causa di queste due mozioni il disagio della base è in via di veloce tracimazione.

La delibera recita:
I componenti del CDR del Veneto nel corso della seduta del 6 ottobre 2012 e i componenti del CDR del Friuli Venezia Giulia, nel corso della seduta de 10 ottobre 2012,

preso atto
del contenzioso nato in seno alla CISASA VFG tra l’attuale presidente Antonello Puddu e gli ex Presidenti Massimo Doglioni e Maurizio Callegarin in merito alla gestione finanziaria ed alla rendicontazione relativa al 2010 e al 2011; ritenendo doveroso da parte loro il mantenimento di imparziale obiettività di giudizio, di equilibrata equidistanza tra le parti in contenzioso e di fiduciosa attesa nelle corrette conclusioni dell’accertamento in corso;

non potendo esimersi dal considerare o risvolti e le conseguenze del procedimento disciplinare avviato dal CDC nei confronti del due soci, ma ritenendosi al contrario impegnati a garantire eque opportunità per entrambe le parti, compresa quella accusata d’illecito, trattandoci di Soci CAI, almeno fino alla conclusione dell’accertamento, e non di comuni delinquenti,

rilevano che:
la forma che tutti hanno visto applicata per addivenire alla prima sentenza, rappresenta tutto tranne che una corretta e civile procedura. Invece di cercare le motivazioni attraverso un sereno e progressivo accertamento con i soggetti accusati, trattandosi di due INA ex presidenti di Commissione ed ex direttori di scuole, ed uno di loro anche Consigliere Centrale in carica, il CDC, si è pronunciato sulla base di un impianto accusatorio da inquisizione seguito da sentenza di condanna e pubblicazione nell’albo pretorio.

Allo stesso tempo si chiedono perché il delegato del CDC abbia incontrato più volte i Presidenti delle Commissioni Puddu e Dalla Libera e mai si sia preso la briga di chiedere una spiegazione o un chiarimento de visu a Doglioni e Callegarin prima di accingersi a confezionare un così pesante impianto accusatorio. Ritengono vi sia stata una grave omissione di consultazione delle parti interessate, un palese sbilanciamento che comporta una inequivocabile incompletezza del quadro accusatorio e quindi la mancanza di obiettiva imparzialità nella formulazione del giudizio finale.

Per quanto riguarda i Presidenti di Commissione Puddu e Dalla Libera, al di là della mancanza di fiducia dimostrata nei riguardi del GR che, per contribuire al chiarimento delle irregolarità denunciate, si erano immediatamente messi a completa disposizione, esiste fin dall’inizio, tra le altre questioni, l’omissione di consegna ai CDR Veneto e Friuli Venezia Giulia dei documenti più volte richiesti. Questi documenti, negati alla disponibilità dei CDR, sono stati invece prontamente consegnati al CDC. E’ quindi evidente la volontà di Puddu e Dalla Libera di evitare il chiarimento in loco e la mediazione dei presidenti di GR, escludendo il territorio per poter meglio colpevolizzare i soggetti inquisiti condizionando la capacità di giudizio e la prudenza procedurale dell’intero CDC.

A queste azioni sono seguite lettere ad hoc, come quella del 10 luglio, lettera contenente anche palesi menzogne (tre giorni prima dalla sentenza poi annullata), lettera in cui vengono accusati con linguaggio surrettizio i componenti e il segretario del CDR Veneto di manipolazione deo documenti della CISASA VFG. Nel frattempo “qualcuno” della Commissione Centrale si è preso la briga di telefonare al socio Callegarin per dirgli di stare tranquillo in quanto la sua posizione non sarebbe stata toccata se avesse collaborato. Il fatto sembra evidenziare in maniera inoppugnabile l’esistenza di un preciso disegno, dietro all’intera vicenda, architettato con secondi fini persecutori.

E’ nota anche la successione di riunioni indette da Puddu con la CISASA e i direttori delle scuole VFG, per parlare di programmi ma, nel contempo, esporre i crimini del soci Doglioni e Callegarin con dovizia di particolari amplificati, mentre Dalla Libera afferma che la radiazione era confermata, non annullata, e che la sua esecutività era solo questione di cavilli burocratici. Tutte queste notizie si sono propagate nelle Scuole e nelle Sezioni con un teatrino di menzogne e vigliaccherie che hanno portato la CISASA VFG allo sbando, scavato divisioni e dimissioni, disseminando ovunque sfiducia e sospetti.

Inconcepibile e sconcertante, in palese contrasto con qualsiasi minima regola di rispetto della privacy su un tema cosi delicato, risulta il fatto accaduto nella prima quindicina di settembre: la pubblicazione nel sito www.cai.it degli atti relativi al procedimento disciplinare in corso. Digitando il nome di uno dei due soci accusati apparivano pubblicate fino a 36 cartelle con tutta la documentazione cosiddetta “riservata”.

I componenti del CDR del Veneto e del Friuli Venezia Giulia non possono non partecipare all’amarezza dei due soci colpiti da un provvedimento viziato nell’iter procedurale, la cui delibera, anche se poi annullata, resterà negli anni iscritta all’albo del Club Alpino italiano, destinatari di una dichiarazione di colpevolezza prima di essere stati ascoltati, condannati alla radiazione per poi con successiva delibera vedere annullato il precedente provvedimento per dare avvio a una regolare procedura.

Intanto le conseguenze del marchio della colpevolezza decretata in prima battuta si sono sparse ai quattro venti, sono arrivate alle sezioni, alle loro famiglie, sul posto di lavoro. Il discredito e la privazione di credibilità hanno intrecciato le vicende personali con le relazioni e le attività promosse dal CDR Veneto in convenzione con gli Enti pubblici, come ad es. la Regione Veneto per Expo Dolomiti, UNESCO, Villaggi Alpinistici, Connessione banda larga rifugi, Defibrillatori e corsi per rifugisti, Montagna Amica e Sicura con estensione alle scuole, ai contributi alla sentieristica, alle commissioni tecniche e alle sezioni.

Per tutto quanto sopra esposto i componenti del CDR del Veneto e del Friuli Venezia Giulia

esprimono
– Stupore e contrarietà per un provvedimento tanto grave, che ha destabilizzato tutto il tessuto CAI del nord-est, procedimento sommario nelle conclusioni, poi smentite senza precedenti nella storia del Sodalizio, non rispettoso delle norme né delle buone prassi interne a un’associazione come il CAI, ma soprattutto della dignità di persone che hanno lungamente operato, e che, malgrado tutto, continuano ad operare, all’interno delle proprie sezioni, delle strutture tecniche territoriali e perfino degli organi centrali, distruggendone la dignità, prima ancora di aver formalizzato dei precisi atti accusatori, con un giudizio di colpevolezza e un provvedimento di estrema gravità, annullato dopo che la sua adozione era stata divulgata e portata a conoscenza di tutto il corpo sociale.

– Sconcerto per i metodi sbrigativi con cui il CDC è addivenuto a un primo giudizio di colpevolezza e alla decisione del provvedimento di radiazione, senza prendere in considerazione l’ipotesi di approfondire la disamina degli atti tramite convocazione, audizione e discussione delle risultanze con i diretti interessati e con i presidenti del GR di appartenenza, e senza una formale contestazione degli addebiti.

– Preoccupazione per il danno d’immagine che si ripercuote inevitabilmente sulla reputazione dell’area veneto-friulana-giuliana, costituita da oltre 70.000 soci e quasi 90 sezioni, delle cariche sociali che la rappresentano, della capacità operativa delle sue strutture tecniche, compromettendo al suo interno rapporti di fiducia, di armonica intesa e di collaborazione interpersonali costruiti in decenni di attività, frutto di lavoro di generazioni di appassionati alpinisti, di validi istruttori, di soci dediti con purezza d’intenti alla diffusione dei valori del Club Alpino Italiano.

– Riprovazione per l’immediata divulgazione del provvedimento disciplinare, ora annullato, ma con mancata comunicazione diretta agli interessati, a fronte della illegittima divulgazione tra gli organi tecnici referenti che nel giro di due giorni avevano già provveduto a depennare i nomi del due istruttori dall’albo della scuola interregionale e, nel caso di Callegarln, dalla composizione della CISASA, fatto gravissimo, che comporta precise responsabilità in quanto ha alterato equilibri, rapporti fiduciari e sociali, credibilità, tra il corpo sociale dei GR VFG.

– Condanna per il modo in cui il presidente della CISASA VFG Antonello Puddu, i vari componenti la commissione, il presidente della CNSASA Maurizio Dalla Libera hanno gestito la questione, dimostrando omissioni e incapacità, escludendo il confronto e il chiarimento con i diretti interessati.

– Preoccupazione per le conseguenze della crisi istituzionale creatasi tra i GR e la commissione Scuole VFG che ha portato alla sfiducia del suo presidente.

Invitano
i componenti del CDC a riprendere la questione con maggior rispetto delle procedure e, soprattutto, della dignità dei soci coinvolti, primo tra i diritti civili.

– il coordinatore e i componenti del Comitato Centrale di Indirizzo e Controllo a svolgere, nell’esercizio delle funzioni loro attribuite, un ruolo di fattiva e garante vigilanza sull’espletamento delle procedure.
– i Presidenti del GR Veneto e del GR Friuli Venezia Giulia ad adottare tutte le iniziative utili a tutelare il buon nome, l’immagine, la reputazione e la credibilità dei soci e delle sezioni dell’area veneta-friulana-giuliana.

Chiedono
di verificare se nelle procedure adottate e sulle modalità di gestione del procedimento, anche nel suoi risvolti relativi a violazioni del principi fondamentali di riservatezza, siano ravvisabili responsabilità sanzionabili disciplinarmente.

Si appellano
al Presidente Generale:

– per vedere ripristinato il mantenimento di imparziale obiettività di giudizio e di equilibrata equidistanza tra le parti in contenzioso;

– per riportare, con una corretta e consona allo spirito del Sodalizio soluzione della vicenda che ha così brutalmente coinvolto due loro soci, che comunque continuano a godere della massima stima all’interno della realtà VFG, un clima di serenità e fiducia reciproca tra GR, soci, sezioni e strutture tecniche dell’area VFG in modo tale da poter riprendere il cammino da tanti anni intrapreso che ha permesso di rapportarsi con le varie Autorità e la cittadinanza da un’invidiabile posizione di prestigio”.

Come si vede la presa di posizione in favore di Doglioni e Callegarin è totale, con un’assai ferma riprovazione dei metodi e della “sommarietà” utilizzati dal CAI Centrale. A queste mozioni, come sappiamo, segue l’archiviazione del provvedimento di radiazione. Ora siamo nell’aprile 2013, non sono ancora giunte (arriveranno l’11 maggio 2013) la revoca del titolo di Istruttore Nazionale a Massimo Doglioni e la sospensione dello stesso titolo per un anno a Maurizio Callegarin.

Alessandro Camagna
Disagio2-AlessandroCamagna

 

E’ questo il momento di una fondamentale lettera, quella che il presidente del CAI di Verona Alessandro Camagna (anche per conto dei presidenti delle sezioni Cesare Battisti, Bosco Chiesanuova, San Pietro in Cariano, San Bonifacio Tregnago e Legnago) invia al presidente generale del CAI, Umberto Martini. La lettera è del 9 aprile 2013 e per conoscenza viene diffusa con questa mail ai presidenti delle altre sezioni venete del CAI. Alla mail sono allegati i documenti fondamentali, la radiazione, la sospensione del provvedimento e la definitiva archiviazione. Questa lettera è davvero importante, perché per la prima volta, e per iscritto, vengono messe in pubblico informazioni fino ad allora riservate agli organi amministrativi del CAI.

La mail si conclude con un’accorata raccomandazione: “Per il bene del nostro sodalizio è indispensabile fare piena luce su quanto accaduto. Non possiamo permettere che i nostri soci possano avere dubbi o sospetti sull’operato nostro, dei dirigenti sezionali, del Gruppo Regionale e degli Organismi centrali. Se sei d’accordo, almeno su quest’ultima affermazione, ti chiediamo di far sentire la voce anche della tua Sezione“.

Dello stesso tenore è la lettera al Presidente generale. Eccone alcuni passaggi:
“… Ti scriviamo per manifestarti incredulità, sconcerto e amarezza in merito alla conclusione della vicenda che ha coinvolto i responsabili della Commissione Scuole di Alpinismo e Scialpinismo del Veneto/Friuli Venezia Giulia...”.

“… Totalmente inammissibile invece è la decisione di archiviazione del procedimento, adottata dal CDC lo scorso 12 gennaio, perché non si sarebbe provveduto a comunicare agli interessati la contestazione degli addebiti nel termine di 30 giorni…“.

“… Non possiamo accettare che per un vizio formale (ammesso che di questo si tratti), si rinunci a fare chiarezza sull’operato di due soci, di cui uno almeno, a quel che ci risulta, continua a collaborare con il Gruppo regionale e con la Regione del Veneto a nome del Club Alpino Italiano…“.

e la conclusione:
Caro Presidente, crediamo tu possa capire la nostra amarezza e la nostra determinazione…“.

Emilio Bertan riceve il gagliardetto del Gruppo Gransi
Disagio2-EmilioBertan-gall44Gransi038

Del 13 aprile 2013 è la risposta del Presidente GR Veneto, Emilio Bertan. Dopo una premessa in cui afferma “condivido quindi, ed ho sempre auspicato, la necessità di fare piena luce su quanto accaduto, nell’interesse delle nostre 64 sezioni, della dignità degli oltre 50.000 soci del CAI Veneto, oltre che, naturalmente, dei due soci coinvolti, come sottolineate nella vostra lettera“, Bertan passa al cuore della sua comunicazione:

Ho tuttavia l’impressione che molti, decisamente troppi, processi sommari si siano fatti, e si continuano a celebrare, con curiose, per non dire deliranti, amplificazioni delle cifre e delle appropriazioni.C’è chi va sostenendo che sono state contestate irregolarità di inaudita gravità, in realtà mai formalizzate, anzi proprio questa sembra la causa del forzato annullamento della prima sentenza del CDC. C’è chi va favoleggiando di rilevanti importi, ma nessuno sembrerebbe in grado di precisare la reale consistenza di ipotetici ammanchi; c’è chi è convinto che gli addebiti mossi siano stati provati, mentre proprio la mancanza di addebiti ha consigliato l’annullamento di una sentenza già emessa. C’è anche chi ritiene che molti aspetti siano sufficientemente accertati; mi piacerebbe condividere questa ottimistica visione delle cose, invece i documenti dimostrano che la Sede Centrale continua a lavorare per la ricostruzione di una contabilità complessa e contraddittoria. Circa poi il timore di documentazione contabile distrutta, va precisato che tale eventualità non può certamente riguardare la rendicontazione richiesta alle commissioni tecniche, rendicontazione regolarmente presentata ai soggetti erogatori: commissioni nazionali, sede centrale, GR, Regione Veneto, come va precisato che gli obblighi contabili degli OTTO si limitano a questo e non richiedono una contabilità di cassa come generalmente avviene all’interno delle sezioni”.

Vincenzo Torti
Disagio2-69979_850771_DSC_4877_5_8044161_cougar_image
Bertan lascia una porta aperta quando alla fine si duole del modo in cui è stata “chiusa” la vicenda: “Sono desolato del fatto che, ad oggi, l’intricata questione non sia giunta ad un soddisfacente livello di soluzione. La conclusione sancita dalla delibera n. 3/13 lascia l’amaro in bocca a tutti, come il perdurare dei sospetti, in un clima di generale insoddisfazione“.

Con una mail del 24 aprile 2013 l’avvocato Vincenzo Torti, tra i protagonisti dell’intricata questione della radiazione e successiva sospensione, esprime solidarietà ad Alessandro Camagna e agli altri presidenti veronesi, ribadendo la sua dissociazione alla delibera di archiviazione.

Umberto Martini
Disagio2-res642571_fit_470x314_0MC0x0x9977x10000x2
Anche la risposta di Umberto Martini non si fa attendere (24 aprile 2013), ed è piuttosto asciutta: in essa è precisato che la scelta “di affidare al Direttore (del CAI) un nuovo accertamento contabile circa l’utilizzo delle somme versate dal CAI all’OTTO CISASA VFG dal 1/01/2003 al 31/12/2010… risponde ad evidenti ragioni correlate, in linea generale, al buon andamento dell’Ente ed, in particolare, all’accertamento e alla verifica in ordine all’uso di dette risorse economiche erogate dal CAI all’OTTO in questione negli esercizi 2003-2010; come tale, questa decisione va quindi inquadrata in un ambito non più disciplinare ma amministrativo-gestionale (il tondo è nostro) e ciò spiega il motivo per cui il CDC ha conferito con specifIca deliberazione (atto CDC n. 4 del 12/01/2013) un mandato ad hoc per lo svolgimento di verifIche contabili nei termini ivi indicati al Direttore quale figura apicale dell’organizzazione centrale del CA! che dirige e cura, appunto, l’amministrazione e la gestione dell ‘Ente”.
La risposta termina con un monito: “Su tali premesse e considerazioni, confido pertanto nel superamento di ogni perplessità, invitandoVi, per quanto detto, a tenere in debita considerazione i ruoli e gli ambiti specifIci di competenza e di responsabilità degli organi del Sodalizio e a non confondere i diversi piani e aspetti della vicenda”.

Il 21 maggio 2013 Alessandro Camagna e gli altri presidenti veronesi replicano, ancora una volta coinvolgendo tutti i presidenti delle sezioni venete, e sostanzialmente affermano il diritto a ribellarsi: “Ma ancora una volta, alla semplice richiesta di trasparenza e verità si risponde con formalismi e forzature regolamentari che niente hanno a che fare con l’accertamento dei fatti, senza alcun dubbio molto gravi, addebitati ai due soci. Crediamo sia semplicemente offensivo per quanti, Soci o Presidenti, Istruttori o Dirigenti che siano, dedicano tempo e passione alla vita del Club alpino italiano, in maniera totalmente disinteressata.
Un’altra cosa che siamo sicuri non ti sfuggirà nella risposta del Presidente Generale è l’invito, neanche troppo velato dal richiamo ai diversi ruoli e specifici ambiti di competenza e responsabilità, a non occuparci di cose che non ci riguardano. Su questo punto siamo in totale dissenso. Siamo fermamente convinti che moralità dei comportamenti, gratuità assoluta dell’impegno e trasparenza nelle decisioni (oltre ad essere elementi costitutivi e imprescindibili di un’associazione come la nostra) siano competenza e responsabilità di tutti“.

La chiusura della lettera è davvero minacciosa: “Saremo a Torino per partecipare ai lavori dell’Assemblea Nazionale. L’abbiamo dichiarato, all’elezione del Presidente voteremo scheda bianca. Non abbiamo forse titolo per invitarti a seguirci in questa non facile scelta. Ti chiediamo piuttosto di parlarne e di chiedere a tua volta conto di scelte e decisioni che ci hanno portato in questa brutta storia. Se poi condividi la nostra amarezza e il nostro sconcerto, crediamo che sarebbe un’occasione da non perdere per mandare un importantissimo segnale di rinnovamento ed una non più eludibile richiesta di risposte semplici e leali“.

Naturalmente Camagna risponde anche a Umberto Martini, più o meno ribadendo senza mezzi termini quanto già scritto ai presidenti delle sezioni venete. Questa lettera, targata ugualmente 21 maggio 2013, è ufficialmente firmata anche da Alberto Perolo, presidente della Sezione Cesare Battisti, Enrico Morandini, presidente della Sezione di Bosco Chiesanuova, Paolo Luciani, presidente della Sezione di San Bonifacio, Roberto Piccoli, presidente della Sezione di Tregnago, e Luigi Fumaneri, presidente della Sezione di San Pietro in Cariano.

Il CAI Vicenza (con lettera del 23 maggio 2013, firmata dal presidente Eugenio De Gobbi), il CAI Montebello Vicentino (con mail del 23 maggio 2013, firmata dal presidente Cinzia Peloso), il CAI di Feltre (con mail del 5 giugno 2013, firmata dal presidente Carlo Rossi) e Gianni Pierazzo, past-president della Sezione di Mestre (con mail del 20 giugno 2013) sono tra i primissimi a esprimere solidarietà ai presidenti veronesi.

(continua)

Posted on Lascia un commento

Il disagio delle sezioni venete – 1

Il disagio delle sezioni venete – 1
In questo post riaffrontiamo la questione, già ampiamente esposta, della presunta cattiva gestione amministrativa delle scuole di alpinismo del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia, nel periodo 2003-2011.
Per meglio comprendere quanto più sotto esposto sarebbe necessario avere letto i seguenti post:
12 maggio 2015: http://www.alessandrogogna.com/2015/05/12/lamara-vicenda-doglioni-parte-1/
13 maggio 2015: http://www.alessandrogogna.com/2015/05/13/lamara-vicenda-doglioni-parte-2/

Maurizio Dalla Libera
Disagio 1 -Dalla-Libera-copia

Il taglio che vogliamo dare a questo reportage-inchiesta è quello dell’evidente e ormai datato disagio che una buona parte di soci, socie e sezioni del CAI del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia hanno sofferto (e soffrono tuttora).

Partiamo da lontano, cioè da una lettera del 13 febbraio 2012 inviata da Maurizio Della Libera (in qualità di presidente della CNSASA, Commissione Nazionale Scuole Alpinismo e SCIALPINISMO) al presidente generale del CAI Umberto Martini, al Direttore del CAI e al responsabile per gli aspetti legali del CDC.

L’oggetto è: Situazione contabile Commissione Scuole del VFG. L’inizio è assai diretto: “Con la presente la CNSASA segnala una situazione contabile poco chiara da parte della Commissione Scuole di Alpinismo Scialpinismo e Arrampicata libera dell’area VFG…”. La lettera continua precisando che tutto è iniziato subito dopo il passaggio di consegne nell’ambito della commissione scuole VFG, da Doglioni a Callegarin e poi ancora ad Antonello Puddu (10 gennaio 2011).

Le richieste pervenute da diversi istruttori che lamentavano di non aver ricevuto il rimborso delle spese di viaggio sostenute nel 2010 e la lettera riservata del Presidente di Commissione lnterregionale Antonello Puddu inviata il 30 dicembre 2011 ha portato la Commissione Nazionale ad approfondire gli aspetti segnalati da Puddu ed a consultare le pezze giustificative conservate in Sede Centrale poter effettuare una prima verifica; in questa prima fase il controllo si è svolto in forma riservata non coinvolgendo ufficialmente l’amministrazione centrale. Del problema contabile dapprima in dicembre 2011 Puddu ha informato Emilio Bertan, il 7 gennaio 2012 sono stati informati Maurizio Callegarin e Massimo Doglioni ai quali è stato anche chiesto di fornire documentazione e nello stesso giorno la presidenza della CNSASA e Puddu hanno incontrato Emilio Bertan. Inoltre il 6 febbraio 2012 si è svolto a Mestre un incontro chiesto dal Presidente del GR Veneto a cui hanno preso parte Emilio Bertan, Bepi Cappelletto, Ernesto Varosco (revisore dei conti GR Veneto), Antonio Zambon, Maurizio Callegarin, Massimo Doglioni, Antonello Puddu, Maurizio Dalla Libera”.

Rimandiamo al documento per i riscontri sulla rendicontazione effettuati da Antonello Puddu. Basti qui dire che “Dai dati parziali in suo possesso, rilevati in quanto vicepresidente della commissione nell’anno 2010, Puddu evidenzia alcuni aspetti che non combaciano con quanto scritto nel “rendiconto esercizio 2010” presentato da Callegarin e Doglioni ed evidenzia che non esiste corrispondenza tra la somma ricevuta a luglio 2011 per introiti derivanti dalle attività svolte nell’anno 2011 e i conteggi effettuati sulla base delle quote e del numero degli allievi”.

Saltiamo anche il controllo delle pezze giustificative 2010 consegnate da Callegarin – Doglioni in Sede Centrale e relativi numeri allegati.

La lettera continua con l’affermazione dell’esistenza di due conti correnti intestati alla Commissione Scuole VFG: “Si ritiene corretto che al momento del passaggio delle consegne la vecchia commissione dovesse subito modificare l’intestazione del conto corrente e trasferire la cassa alla nuova presidenza. Ciò non è avvenuto e per tutto l’anno 2011, periodo della presidenza Puddu, sono rimasti attivi due conti correnti intestati alla commissione scuole VFG: quello aperto a firma di Puddu, attuale presidente e quello con titolare di firma Callegarin e Dogliani. Alla CNSASA risulta che dalla lettura effettuata con la tessera bancomat a disposizione di Puddu del conto corrente a firma Callegarin Doglioni si siano effettuati movimenti di denaro per tutto il 2011 e che tale conto sia stato disattivato il 20 gennaio 2012. Proprio per motivi di trasparenza la CNSASA ha chiesto più volte di poter disporre degli estratti conto intestati alla vecchia commissione negli anni di attività 2009, 2010 e 2011l. Tale richiesta è stata ribadita nel corso dell’ incontro di Mestre del 6 febbraio ma nessuna documentazione ci è stata consegnata. Viceversa Antonello Puddu, in qualità di attuale presidente della commissione, ha consegnato alla CNSASA e al GR Veneto gli estratti conto del suo conto corrente”.

Infine la lettera riporta di un incontro del GR (Gruppo Regionale) a Mestre del 6 febbraio 2012:
Bepi Cappelletto afferma che il rendiconto esercizio 2010 presentato da Callegarin e Doglioni è nelle sue linee generali a posto e che risulta assai difficile effettuare una verifica di dettaglio delle singole voci; afferma altresì che i conti presentati da Puddu sono sbagliati.

I responsabili del GR Veneto fanno presente che in passato si era concordato che il contributo della Regione Veneto assegnato per uno specifico anno fosse calcolato sull’attività già svolta nell’anno precedente. Con questo sistema il debito maturato viene pagato con i fondi stanziati per l’anno successivo; così facendo il contributo contabilizzato nell’anno 2010 viene usato per pagare le spese del 2009 e il contributo assegnato nell’anno 2011 sarebbe stato usato per pagare le spese del 2010.

Succede però che per il 2011 la Regione Veneto non ha erogato contributi e quindi le spese sostenute nel 2010 sono state pagate con il contributo 2011l proveniente dalla Sede centrale; tuttavia la somma definita dalla CNSASA per l’OTTO ed erogata dalla sede centrale non è stata sufficiente a coprire tutte le spese e sono quindi rimasti inevasi tutti i rimborsi viaggio degli istruttori.

Massimo Doglioni conferma che esiste effettivamente un debito nei confronti degli istruttori per quanto riguarda le spese di viaggio; la Regione Veneto non ha pagato e i fondi della sede centrale sono stati usati per pagare le varie spese sostenute nel 2010. Egli conferma che le spese di viaggio degli istruttori sono state riportate pari pari su entrambi i bilanci perché bisogna giustificare alla Regione Veneto una spesa superiore del 30 % rispetto al contributo assegnato. Conferma che le spese di pensione degli istruttori sono state maggiorate per giustificare sul bilancio della Regione Veneto la maggiorazione del 30%; i direttori dei corsi avevano la disposizione di chiedere all’albergatore di dividere in due parti uguali le spese complessive di vitto e alloggio di istruttori e allievi e di farsi rilasciare due fatture corrispondenti; quindi una fattura andava nel bilancio della Regione Veneto e l’altra andava caricata nel bilancio della Sede Centrale.

Massimo Doglioni afferma che nel mese di luglio 2011, ricevuto richiesta per e-mail da Puddu, ha versato al nuovo presidente di commissione la rimanenza della cassa (€ 13.000) ed ha chiuso il conto intestato a CAI Commissione Scuole VFG. Ammette che tale conto riportante come titolare la sua firma fosse un po’ anomalo ma che, pur servendo come appoggio alle operazioni bancarie della commissione, restava un conto personale ed era rimasto aperto per gli accrediti fatti a suo nome dalla sede centrale in qualità di consigliere centrale.

Antonio Zambon constata che esiste un debito nei confronti degli istruttori che hanno operato nel 2010 e avanza l’ipotesi di destinare la somma di € 5.000 prevista nel progetto Montagna Amica promosso dai due GR e finanziato dalle due Regioni per poter compensare parte del debito; tuttavia la proposta dovrà essere valutata dai Gruppi Regionali”.

Nelle Considerazioni conclusive Dalla Libera chiede alla Sede centrale di verificare gli ammanchi di gestione segnalati pari a € 6.755,00. E chiede pure un intervento particolare per poter rimborsare le spese di viaggio sostenute dagli istruttori nel 2010 il cui ammontare è di circa € 7.900.

 

Il 22 marzo 2012 il Gruppo Regionale Veneto spedisce al CAI Centrale il verbale della riunione del 19 marzo 2012 (data erroneamente indicata nel documento con “19 aprile”). Il documento è a firma del segretario Giuseppe Cappelletto: vi si evince che la riunione si concluse con un nulla di fatto, perché il presidente Antonello Puddu non poté dimostrare (da solo) le presunte irregolarità contabili. Cappelletto riferisce anche che, al riguardo della convinta posizione di Puddu, “tale sua posizione, del resto sostenuta a livello puramente verbale ma non dimostrata in alcun modo da atti o documenti, è stata contestata a più riprese dai componenti della Commissione presenti che, sulle comunicazioni e sugli esposti precedentemente prodotti da Antonello Puddu, non erano stati né coinvolti, né consultati“.

Quest’affermazione è sconfessata dagli stessi commissari, con lettera al CAI Centrale del 9 aprile 2012, in cui si controbatte: “I commissari presenti alla riunione del 19 marzo 2012, Alessandro Bonaldo, Giacomo Cesca, Marco Fontanini, Stefano Gallina, Claudio Forieri e Luigino Zamaro, fanno presente che erano stato informati dal Presidente Puddu, nella seduta di Commissione del 6 febbraio 2012, di presunte irregolarità del bilancio 2010 redatto da Maurizio Callegarin e Massimo Doglioni e che del fatto era in corso una indagine molto riservata.
Va fatto notare che tale rendiconto di esercizio non è mai stato approvato dalla Commissione, che lo ha visto per la prima volta nella suddetta data.
Gli stessi, pur segnalando di non aver partecipato ai dettagli e agli sviluppi della questione, approvano il comportamento del Presidente Puddu ed approvano la riservatezza con cui, nella fase di richiesta di chiarimenti, ha voluto coinvolgere solo
i diretti interessati (Maurizio Callegarin – Presidente di Commissione nel 2010, Massimo Doglioni – collaboratore di Callegarin e titolare di firma del CC intestato alla commissione VFG, Emilio Bertan Presidente GR Veneto, Antonio Zambon – Presidente GR Friuli VG e Maurizio Dalla Libera – Presidente CNSASA).
Smentiscono in modo netto di aver mai contestato (tantomeno a più riprese) sulle comunicazioni e sugli esposti prodotti dal Presidente Antonello Puddu, contrariamente a quanto dichiarato dal GR Veneto, ad eccezione del commissario già Presidente Maurizio Callegarin”
.

Cortina d’Ampezzo, Assemblea Cai Veneto e Friuli-VeneziaGiulia, 8 novembre 2014. Da sinistra, Antonio Zambon, Paola Valle, Umberto Martini e Francesco Carrer. Foto: Marco Dibona.
Disagio 1 - Antonio Zambon

Il 27 marzo 2012 si tiene, sempre a Mestre, la riunione straordinaria della Commissione Scuole Alpinismo VFG per l’approvazione del bilancio 2010.
Sono presenti il presidente Antonello Puddu, Alessandro Bonaldo, Marco Fontanini, Daniele Mazzucato, Giacomo Cesca, Claudio Forieri, Luigino Zamaro e Stefano Gallina. Dopo ampia discussione ed esibizione di particolari, il documento conclude che “sulla base di questa analisi si può certamente dubitare sulla veridicità dei bilancio 2010 pubblicato e se ne richiede l’immediata ricusazione, in attesa degli ulteriori approfondimenti e dei diritti di replica”.
Il Presidente GR FVG, Antonio Zambon, in data 18 aprile 2012, scrive al Direttore del CAI con oggetto “chiarimenti relativi alla situazione contabile CISASA VFVG”. Emergono nuovi particolari sulla disputa.

Successivamente un secondo incontro è stato indetto per il 19 febbraio 2012 in quanto nulla portava ai chiarimenti prospettati, anzi pareva aprirsi un conflitto ancora più acceso fra le persone coinvolte tanto che, uscendo la questione dal livello locale, cominciava ad assumere un rilievo non più gestibile nei termini della “buona prassi famigliare”, e quindi si è ritenuto utile coinvolgere l’intera Commissione sempre con l’obiettivo di portare al chiarimento auspicato, far emergere eventuali errori o abusi nella gestione appunto del bilancio 2010 della Commissione CISASA VFVG”.

Il confronto tra le parti non viene a capo di nulla, Zambon non prende posizione e conclude:
Allora credo sia necessario valutare a fondo i modi dì gestione dei corsi in quanto oltre alle pezze giustificative dei bonifici bancari, che non sono oggetto dì contestazione, occorre conoscere le modalità di pagamento brevi manu che risulterebbero una pratica utilizzata in più di qualche occasione fra i corsisti dell’ultimo momento e i direttori.

Quindi bisogna conoscere come ha funzionato questa prassi consolidata della gestione dei contanti e questo è possibile risalendo e sentendo una per una le persone che hanno pagato in contanti. Le persone risultano tutte rintracciabili. Sembra, dalle affermazioni più volte ribadite da Doglioni e Callegarin, che questa prassi fosse normale, utilizzata anche negli anni precedenti e quindi anche nei bilanci precedenti. Con i soldi contanti si andavano poi a pagare in via breve le spese tipo rimborsi, acquisto di materiali, i pranzi dovuti o pernottamenti nei rifugi.

A mio avviso tutte dichiarazioni sono ricostruibili ed è necessario dedicare l’attenzione dovuta. Occorre arrivare in tempi brevissimi alla reale conoscenza o smentita di quanto evidenziato da Puddu.

Il conflitto che si è aperto fra le persone, che si guardano con sospetto e minacciano di intraprendere azioni legali, coinvolge ovviamente una parte importante della struttura del CAI che a questo punto non può non pretendere un chiarimento definitivo per ricreare quel clima di fiducia necessario all’operato della Commissione CISASA VFVG e non solo”.

Quindi Zambon passa alle conclusioni:
Ricordato che il bilancio della commissione è in capo al GR Veneto, sentito il mio predecessore Paolo Lombardo il quale afferma che il bilancio così come presentato e visto per conoscenza, risultava regolare come del resto è stato approvato nel 2010 dalla Commissione senza eccezioni;
è quindi evidente che oggi una verifica puntuale e autorevole si rende necessaria e dal momento che
i bilanci negli anni sono sempre collegati, ritengo non possano essere al momento approvati i bilanci consuntivi 2011 e preventivi 2012 prima di chiudere quanto contestato nel 2010.

Per fare ciò, vista l’importanza strategica per il CAI della Commissione CISASA VFVG, ritengo utile un commissariamento ad acta che agisca in tempi brevi da parte di persona di fiducia del P.G. e capace di svolgere liberamente tutte le indagini dentro e fuori il bilancio per risalire e riportare chiarezza e fiducia nell’operato della Commissione stessa e che eventualmente possa indicare i provvedimenti necessari, per mettere fine a quanto contestato, e comunque riportare la trasparenza al bilancio CISASA FVG 2010”.

Antonello Puddu
Disagio 1-Antonello Puddu-95161505d4b09a2ebf91d8b6ce221ab6_400x400
Il giorno dopo, 19 aprile 2012, un’altra lettera è spedita al CAI Centrale, questa volta dal presidente del GR Veneto, Emilio Bertan.
La vicenda è ancora una volta riassunta, con qualche particolare in più, ma la lettera è molto simile a quella di Zambon, anche nelle conclusioni e nell’auspicato commissariamento ad acta.

 

E’ del 3 maggio 2012 la lettera raccomandata A/R che il direttore del CAI Andreina Maggiore spedisce agli “indagati” Massimo Doglioni e Maurizio Callegarin. In allegato sono trasmesse tutte le informazioni in possesso alla Sede Centrale (lettere ed estratti conto), pertanto la lettera è un invito ai due a presentare le controdeduzioni in difesa.

La lettera conclude con “Successivamente, entro l’ulteriore termine di giorni 30 (trenta) e salva la necessità di ulteriori indagini in seguito alle Vostre controdeduzioni, il Comitato Direttivo Centrale assumerà la propria decisione o nel senso di archiviare la pratica o in quello di promuovere il procedimento disciplinare, in conformità agli artt. 24,25 e 26 del Regolamento Disciplinare”.

 

Il primo a rispondere alla Maggiore, il 30 maggio 2012, è Maurizio Callegarin. Alla rituale dichiarazione di innocenza e di stupore, Callegarin fa seguire un corposo testo, che lui chiama Cronologia, cui rimandiamo per tutti i dettagli.

Ci limitiamo qui a riportare alcune affermazioni di Callegarin: “Se il disavanzo, come dice Puddu, è relativo ai mancati introiti dei corsi, le cose vanno fatte con il seguente metodo: Richiedere a tutti i direttori dei corsi 2010 numero allievi partecipanti, numero istruttori partecipanti, come hanno pagato gli allievi, se hanno pagato personalmente, se ha pagato la Scuola, se ha pagato la sezione, con bonifico, con assegno o in contanti. A chi hanno versato le somme. Verificare (doveva farlo Puddu) se tutti i direttori hanno consegnato eventuali incassi e pezze giustificative (vedi problema nel verbale 11 aprile 2011). Se poi questo non è sufficiente, interpellare tutti gli iscritti e chiedere loro come hanno pagato, ecc. Certo, richiede un po’ di tempo, ma poi i conti dovrebbero tornare e capiremo perché si è creato il problema.

Puddu è sempre stato al corrente fin dalla sua investitura come vice-presidente di tutto il funzionamento al punto che su mia delega si è fatto carico di gestire le iscrizioni ai corsi degli allievi, disponibilità istruttori per i corsi, ecc. Quindi (era) tutto sotto il suo controllo (mi sono fidato) come dal verbale del 7 gennaio 2010. Doglioni ci ha aiutati a capire i meccanismi e ha sempre invitato Puddu e il sottoscritto a contattarlo nel caso ci fossero dubbi sul come operare”.

“(Per ciò che riguarda) il bancomat vecchia commissione, dal momento che sono entrato in carica a gennaio 2010, l’ho avuto in gestione solo io, né Massimo (Doglioni) né altri fino a fine mandato, quando l’ho consegnato a Puddu. Quelle rare volte che l’ho utilizzato, ho segnalato l’operazione”.

Puddu scrive la famosa lettera del 30 dicembre 2011 senza interpellare e chiedere consiglio alla Commissione (a cosa serve poi la Commissione se c’è un padre-padrone?). Ricordo quanto ha dichiarato nell’incontro del 19 marzo 2012, cioè che lui è il presidente e fa quello che vuole… è stato registrato”.

Alla riunione del 27 marzo 2012 non sono stato convocato, avrei dovuto almeno ricevere un’informazione scritta dove mi veniva comunicato che non ero convocato perché parte in causa. (Quest’informazione) doveva essere convalidata da tutta la commissione, invece la decisione pare sia stata presa seduta stante. Mi chiedo (e chiedo ai presidenti del GR Veneto e GR FVG se questa procedura sia regolare e se anche i commissari siano a conoscenza delle procedure”.
Callegarin conclude: “Penso che la Commissione deva essere immediatamente commissariata per evitare ulteriori danni economici e soprattutto d’immagine”.

 

La risposta di Massimo Doglioni è del 6 giugno 2012. Il ritardo ben può essere compreso allorché si contano le pagine della sua “difesa”: 94. Ovviamente non possiamo qui riassumere una vastità tale di contenuti: non possiamo far altro che rimandare all’originale e augurare “buona lettura”.

Ci limitiamo a riportare solo le sue conclusioni:
Mi è inspiegabile il comportamento di Antonello Puddu (a tal scopo allego le email che hanno caratterizzato il nostro rapporto fino a giugno 2011) che prima di mettere in moto questa denuncia, inizialmente, avrebbe dovuto almeno chiedermi spiegazioni. Mi sono inspiegabili i ripetuti tentativi di delegittimare la mia persona attraverso le più disparate operazioni di discredito, iniziate, non casualmente, dal mio inserimento nel 2006 nel CTC di UniCai:

  • una lettera al direttore (Peila) di denuncia per interesse privato per i rapporti che tenevo con la Haglofs per conto di UniCai; rapporto nato inizialmente per conto della CNSASA (per la quale ho ottenuto un finanziamento di 37.000 euro per la realizzazione del web-site);
  • una richiesta specifica da parte dell’allora Vice Presidente della CNSASA Maurizio Carcereri (recentemente deceduto) di dimettermi dalla presidenza della Commissione che presiedevo per incompatibilità con ciò che facevo in UniCai;
  • la richiesta di sollevarmi dall’incarico di completare la realizzazione dei Manuali del CAI, che avevo iniziato con i primi 4 volumi; sempre appellandosi alla mia incompatibilità occupando tale ruolo in UniCai, cosa ottenuta.

E ora con questa denuncia che pone la mia persona, per il ruolo di presidente concluso alcuni anni fa oramai, quale capro espiatorio di un intero sistema di
gestione delle Commissioni da parte di dirigenti occasionali, senza alcuna formazione, senza nessuna tutela, senza alcun riconoscimento giuridico, ma con enormi responsabilità nei confronti di coloro che ci lavorano attorno. Un sistema molto lontano dall’etica conclamata dal CAI e dal suo volontariato, dove amicizia,
fiducia, lealtà, passione purtroppo sono solo parole, perché i fatti sono il non avermi mai interpellato direttamente, l’aver ottenuto illegalmente gli estratti conto bancari, l’aver preteso rispetto delle regole con metodi irregolari, su qualcosa di costruito appositamente senza regole””.

(continua)