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La soppressione della Forestale

Il professor Alberto Abrami, già ordinario di Diritto Forestale e dell’Ambiente nell’Università di Firenze, si esprime sulla Riforma del Corpo Forestale dello Stato recentemente soppresso da decreto legislativo del Governo.

La soppressione della Forestale
(come lo Stato si è sbarazzato della Polizia Forestale e Ambientale)
di Alberto Abrami
(pubblicato su http://www.pensalibero.it il 23 settembre 2016)

Il Governo può finalmente ascrivere a suo merito un fondamentale risultato che è stato fortemente perseguito dal Presidente del Consiglio e ora finalmente è stato raggiunto con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, in data 12 settembre 2016, del decreto legislativo che sopprime la struttura appositamente deputata alla repressione dei reati forestali e ambientali, ossia il Corpo Forestale dello Stato.

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Una struttura, questa, che era operante fin dall’epoca del Regno Sardo-Piemontese essendo stata istituita da re Carlo Alberto, e che godeva di un altissimo prestigio (in particolare nel mondo ambientalista) dalla gente del popolo, ai magistrati, ai docenti universitari. Tutti hanno fatto presente in mille modi l’irragionevolezza del provvedimento che faceva venir meno una funzione che , semmai, avrebbe dovuta essere potenziata, ma non è servito, né tanto meno, si è tenuto conto del livello di preparazione raggiunto, come della passione, che accompagnava l’esercizio delle competenze amministrative, oltre che di polizia, dei dipendenti del Corpo. Si può senz’altro dire che essi avessero l’orgoglio di servire lo Stato e, quindi la collettività nazionale in un settore di tanto rilievo sociale e, per questo motivo, era una delle pochissime istituzioni che funzionavano nel nostro Paese e, addirittura, funzionava bene.

Ci si domanderà, allora, come sia stato possibile addivenire a questa decisione, dal momento che la funzione veniva esercitata al meglio e le tematiche ambientali stanno acquistando una sempre maggiore rilevanza a livello nazionale e comunitario. La risposta è molto semplice, quanto desolante, e riposa sulla considerazione, più volte manifestata dal Presidente del Consiglio, che quattro Corpi di polizia fossero eccessivi, essendo presenti già la Guardia di Finanza, i Carabinieri e la Polizia di Stato, sicché non aveva senso far gravare sul bilancio dello Stato una spesa ritenuta superflua, per cui meglio, allora, eliminarla.

In realtà è davvero raro sentire il nostro Capo del Governo sottolineare l’importanza dell’ambiente e della sua tutela, sicché si ha proprio l’impressione che siano tematiche, quelle della protezione ambientale, che non rientrino, più di tanto, nel suo patrimonio culturale. Non è altrimenti è possibile spiegare la soppressione di un organismo avente il fine specifico di far rispettare quel complesso di norme che, appena dieci anni prima, hanno costituito addirittura l‘oggetto di un apposito Codice, quello appunto, dell’Ambiente.

Che poi il Corpo Forestale esercitasse, oltre che funzioni di polizia, anche funzioni di natura amministrativa (come sopra si è accennato) decisamente rilevanti a livello dell’interesse nazionale, questo non era neppure stato preso in considerazione dal legislatore delegante. E però una tale situazione ha dovuto essere normata dal legislatore delegato nel momento stesso in cui ha proceduto alla soppressione del Corpo.

Allora ci si è resi conto che, fra le varie competenze amministrative, il Corpo Forestale gestiva tutta la proprietà forestale statale che all’epoca del decollo dell’ordinamento regionale era residuata allo Stato a motivo della sua peculiarità naturalistica, e, in gran parte, ma non nella totalità, ricadente nei territori costituiti in parco e riserva nazionale. Un patrimonio forestale di 130 mila ettari affidato alle cure di una particolare struttura interna al C.F.S.

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Torneremo fra poco su questo tema, perché ora ci preme mettere in evidenza come nella legge di delega si parlasse di “riorganizzazione” del Corpo Forestale ed anche del suo “eventuale assorbimento” in altra forza di polizia, facendo ritenere che la specificità e l’unitarietà delle competenze sarebbe stata salvata, ma alcuna garanzia in questo senso si rinviene nel decreto delegato, anzi si assiste ad uno smembramento del Corpo divenendo destinatarie delle funzioni, oltre all’Arma dei Carabinieri, anche la Guardia di Finanza e la Polizia di Stato, a tacere dei Vigili del fuoco destinatari anch’essi di funzioni, peraltro, secondo la previsione della legge di delega.

Di certo si può affermare che un patrimonio di esperienze specialistiche di assoluto rilievo per l’interesse pubblico, accumulate nel corso di oltre un secolo e mezzo di attività, ed esercitate, a parere di tutti, in modo encomiabile, viene disperso in cambio di una diminuzione della spesa di bilancio che si può definire irrisoria o pressoché tale. Si potrà osservare che questa somma di esperienze potrà essere recuperata se non immediatamente, col tempo. Intanto ammettere che ci vorrà del tempo, come è inevitabile, per condurre a regime la situazione che si è venuta a creare, significa che questo dovrà essere scontato dall’interesse generale che ne pagherà le conseguenze, oltre agli stessi interessati.

Ma poi come sarà possibile recuperare il cumulo di esperienze che costituiva la tipicità del Corpo Forestale se questo è finito in un gran calderone dove l’identità si è dispersa, oltre che confusa, poiché il fine principale dell’Arma dei Carabinieri è il mantenimento dell’ordine pubblico e il Ministero di riferimento è quello della Difesa per cui viene previsto nel decreto che gli addetti al Corpo Forestale dovranno fare un apposito corso di militarizzazione, loro che per statuto sono un corpo “ad ordinamento civile specializzato nella difesa del patrimonio agroforestale e nella tutela dell’ambiente, del paesaggio e dell’ecosistema?”

C’è ancora, in tale, già palese, disfunzione istituzionale, un fatto che ha, per questo aspetto, del clamoroso. Esso riguarda la gestione del patrimonio forestale dello Stato, al quale sopra abbiamo fatto cenno, e che dall’epoca della sua originaria istituzione, nella seconda metà dell’800, viene gestito dal Corpo forestale. Con la soppressione del Corpo, in mancanza nella legge di delegazione di alcuna indicazione al riguardo, perché le funzioni amministrative del Corpo forestale vengono ignorate dal legislatore delegante, anche questo complesso di beni è stato trasferito all’Arma dei Carabinieri, con il risultato che dei militari si trovano a dover gestire dei beni statali qualificati dalla legislazione di interesse naturalistico e, quindi, riconducibili alla materia “ambiente e tutela dell’ecosistema“. Ma come spiegare, secondo la logica che presiede alla distribuzione delle competenze fra i vari Ministeri questa collocazione? Intendiamo dire come si spiega rispetto ad un ordinato assetto istituzionale, che una tale funzione amministrativa divenga di competenza del Ministero della Difesa quando esiste il Ministero dell’Ambiente al quale quel complesso di beni indubitabilmente afferisce? Ci sarebbe anche da chiedersi come sia stato possibile che nessun Ministro, nel momento della delibera governativa del decreto delegato, abbia rilevato un tale squasso istituzionale; né il Ministero dell’Ambiente abbia rivendicato a sé tale gestione, considerando, fra l’altro, che esso è il “dominus” di riferimento nell’amministrazione dei parchi nazionali e delle riserve secondo la legge istitutiva. Evidentemente il Ministro, ha considerato questo complesso di beni come un fardello insopportabile per il suo Ministero anziché una dote che valorizzava il suo ruolo.

Sequestro in Comune di Plataci (CS): due cacciatori sono stati sorpresi a cacciare beccacce nel Parco Nazionale del Pollino
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Un tale modo di far politica non può però costituire la normalità, anzi bisogna dire che esso lede il disposto dell’art. 97 della Costituzione il quale dispone, nel I comma, che la legge deve assicurare “il buon andamento dell’Amministrazione“. Di certo si può affermare che se si fosse trattato di un atto amministrativo, invece che di un atto del Governo avente la stessa valenza di un atto legislativo, qual è il decreto delegato, questo sarebbe stato giustiziato dai Tribunali amministrativi pe eccesso di potere.

C’è anche un altro aspetto di questa vicenda che merita di essere evidenziato: è l’indifferenza del Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste che, privato del personale afferente alla branca forestale, non ha mostrato alcuna reazione, nonostante che, non solo l’autorevolezza del Ministro ne venga a risentire, ma tutto quanto il settore forestale nel suo complesso. Un settore, quello forestale, che fino ad ieri era stato considerato strategico, sia sotto il profilo produttivistico (il legno rappresenta la terza voce passiva nella bilancia dei pagamenti) sia sotto il profilo dell’interesse ambientale per via delle numerose funzioni di interesse pubblico riconducibili al bene bosco. Evidentemente tutto questo è di poco conto per il Ministro, come per lo stesso Governo: il che spiega come nel progetto di riforma costituzionale del Titolo V, oggetto del referendum sospensivo, sia stata conservata alle Regioni, diversamente che in altre materie che sono tornate allo Stato, la competenza esclusiva in materia di Foreste, già disposta dalla sciagurata riforma del 2001, quando anche gli Stati federali trattengono a sé tale competenza in forza della sua tipicità che in questa sede non possiamo descrivere, ma che è facilmente intuibile. Una competenza che la Corte costituzionale era riuscita in parte a recuperare allo Stato attraverso una felice interpretazione della norma costituzionale.

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Le colline che bruciano sul mare

Sugli incendi della “bella” Liguria
di Giorgio Robino

Il 26 febbraio 2012, è notte quando parto da Genova con un amico per fare una cascatella di ghiaccio nell’amata Occitania. All’altezza di Arenzano, in autostrada, vediamo un cartello che ci avverte di fumo intenso e siamo sommersi subito dal nero, e infatti in lontananza, verso il mare, vediamo fiamme rosse che impressionano: mentre noi stiamo andando a passare una giornata sottozero, la nostra città brucia?

Immagine dell’incendio di Crevari e Vesima del 26/27 febbraio 2013

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Ma precisamente cosa è successo? dov’è esattamente l’incendio? Provo l’indomani mattina ad informarmi e leggo la notizia:
E’ sotto controllo l’incendio che da ieri sera ha devastato i boschi sulle alture tra Crevari e Vesima, nel Comune di Genova, e Arenzano. I vigili del fuoco hanno lasciato la zona delle operazioni, dove rimangono le guardie forestali per la bonifica. Sono tornati alle loro basi anche l’elicottero F64 e i due Canadair impiegati. Alimentato dal vento, l’incendio in mattinata aveva raggiunto un fronte di 3 km (27 febbraio 2012 ore 20.02, fonte AdnKronos)”.
Vedi anche:
http://genova.repubblica.it/dettaglio-news/19:55/4122255
http://www.comune.genova.it/articoli/devastante-incendio-crevari-distrutti-numerosi-ettari-di-bosco

Non è chiaro ancora la causa dell’incendio, ma, questi ricorrenti incendi, e le alluvioni che portano la roba giù in città, ed i disastri conseguenti, sono a mio avviso direttamente collegati ad una mancanza totale di controllo delle colline Genovesi (in generale, Liguri). E’ la terra PUBBLICA di nessuno!

Ma mi colpisce, della nota AdnKronos sopra riportata, in particolare questa frase:
I vigili del fuoco hanno lasciato la zona delle operazioni, dove rimangono le guardie forestali per la bonifica

Rimangono le guardie forestali per la bonifica? Cosa? ma chi l’ha mai vista una guardia forestale sulle colline della provincia di Genova? Io abito nel malefico inquinato quartiere di S. Fruttuoso e da alcuni anni cammino nella alture facendo decine di km sulle “belle” colline sopra la città, e recentemente vado almeno una/due volte a settimana a correre facendo un anello che passa per Torre Quezzi, toccando il Forte dei Ratti, e scende al Forte Richelieu e sprofonda infine nello schifo di città isterizzata; ok, e allora ?

Non ho mai visto una guardia forestale a pagarla!

Mi allargo per dire di cosa ho paura quando vado a correre per le colline ed i boschi sopra a Genova: dei cinghiali forse? ma va là! basta che ti fai i fatti tuoi sui sentieri, le bestie si fanno i fatti loro (quasi sempre almeno); dei cani randagi forse? ma nemmeno! Noo! Io ho paura delle seguenti categorie di esseri umani che frequentano le alture.

Incendio al Monte Gazzo, Sestri Ponente (Genova)

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1. CACCIATORI
Recentemente mi sono avventurato a esplorare dei sentieri in alcuni crinali che mi attiravano nella zona sopra Chiavari, Zoagli, Rapallo; ed un giorno scopro inorridito, sotto il Monte Anchetta e in tutta quella zona (ma ci sono cose simili sopra Bogliasco, dappertutto!) una vera e propria fortezza nascosta costruita dai cacciatori (per viverci forse per giorni…) per cosa? per ammazzare cinghiali e uccellini vari ? Ma che incubo è?! Non sto parlando di appostamenti fatti di alberelli e foglie, no! sto parlando di torri metalliche mimetizzate, baite e macro-strutture “pic-nic”, tutto avendo portato materiale plastico e metallico e vario da valle con qualche cazzo di fuoristrada (quelli i cacciatori non sono mica nemmeno in grado di portare no zaino di 10 kg partendo dal mare…): ma che imponente struttura organizzativa! le costruzioni contengono tutto il necessario per cucinare/trattare gli animali uccisi e mangiarli con tanto di strutture per fare brace/fuoco, tavole e brande:

Ah, ecco un bella CAUSA DI INCENDI!

I cacciatori li trovi ovunque anche sopra Genova, sul Monte Fasce per esempio, e fanno paura sul serio: i pazzi girano sui sentieri e mulattiere con fucili carichi e non mi fa per niente piacere fare, con questi intorno, trail running (e quindi andando veloce sul terreno… vabbè, veloce per quello che posso con il mio peso corporeo).

Sempre nei boschi sopra Leivi (zona collinare sopra a Chiavari), questo inverno mi è successo di correre su un sentiero che entra in un bosco, ed ho incontrato un uomo (che pensavo un camminatore), il quale si è rivelato essere un cacciatore: non mi aveva visto, né sentito (gran cacciatore!), perciò rendendosi finalmente conto di me, quando ero ormai a qualche metro di distanza, il tipo spaventato stava imbracciando il fucile… OOOUUUUUU!!!! Poco dopo vedo posteggiata una jeep (le brucerei tutte insieme a tutti i SUV di città), stavo per sgonfiargli le gomme… poi mi sono fermato in riflessione “etica” per un istante… ricordandomi di ritenermi pacifista (sì, vabbè) ed ho corso oltre… ho forse fatto bene perché ero sotto lo sguardo di altri cacciatori che stavano facendo orribile caccia al cinghiale con una specie di catena umana (uno/due cacciatori ogni 50 metri): quella mattina ho corso nel bosco facendo lo slalom tra il nemico e salutando allegramente e a voce alta per farmi sentire/vedere: “BUONGIORNO! BUONGIORNO! BUONGIORNO!”.
Correndo, fantasticavo sulla possibile notizia dopo mia morte, sparato da cacciatore:
“Maniaco della corsa in montagna ucciso accidentalmente nella alture di Leivi da cacciatore. L’uomo si era avventurato incautamente in un bosco durante caccia al cinghiale. Indagini in corso”.

2. QUELLI CHE GIOCANO A FARE ALLA GUERRA
Al ritorno della corsa sopra Genova, zona Camaldoli – forte Richelieu, spesso si trovano decine di ‘sti deficienti vestiti da guerra in Vietnam con le tute mimetiche che si nascondono tra le mura dei forti per sparacchiarsi vernice con i loro Soft Air Guns; peccato che io correndo sorprendo forse anche questi para-militari… mi fanno paura! I fuori-di-testa magari si mettono a prendermi come leprotto a cui mirare!

3. TRIAL, MOTOCROSS, MOTO DA STRADA
Li detesto perché vengono a profanare la montagna, la terra finalmente fuori dal cemento, con i loro motori inquinanti. Brum brum brum brum… ti sfrecciano vicino e ti devi spostare nel bosco, respirando la merda oleosa di scappamento anche qui. Sono scappato correndo dalla città per non respirare tanfo, ma tant’è non riesci mai a liberarti dell’imbecillità. Eppoi ci sono fanatici che fanno le gare in moto da corsa sulle strade delle alture, per esempio sempre nella zona del Monte Fasce ogni santissimo sabato e domenica: tu sei costretto a sorbirti il brum brum mentre te ne cammini pacifico sulle creste del crinale che guarda il mare, e pur lontano parecchie centinaia di metri dalla Strada Panoramica, ti devi sorbire il rombare dei motori. Non ho MAI visto una pattuglia della polizia fare un controllo lassù! Eppure è davvero pericoloso: ci sono bestie che attraversano le strade: cavalli, cinghiali…, i maiali dell’allevamento di quello schifo di ranch putrido e pieno di spazzatura (a Nord del Monte Cordona), e zombies come me che camminano stremati lungo la strada, etc.).

Basterebbe forse una macchina della polizia che facesse, non dico tanto, ma una domenica ogni due un pattugliamento con un po’ di multe cazzute: magari vedi che dopo qualche mese gli stronzi motorizzati, passatasi parola, si trasferiscono altrove… Ah, no! me ignorante! Anche di macchine di polizia ce ne sono poche! E certo, la domenica sono tutte allo stadio di Marassi! Fanculo il Genoa, il Doria ed il calcio-tutto! Non ha alcun senso che ci siano costi così assurdamente alti in una città “civile”, per uno sport così idiota, ipocrita e diseducativo: il calcio (ma questo è un altro discorso).

Incendio al Monte Bardellone (Levanto, SP)

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3. I PIROMANI PROPRIO (PER OPPORTUNITA’ DI PROPRIETA’?)
Ricordate quando ci fu l’incendio sopra Nervi fino quasi al monte Fasce (due anni fa? Sì, quello causato dallo spostato del cimitero di Nervi)? Ebbene qualche settimana prima ero salito sul Monte Fasce sul crinale sud giusto per vedere com’era il sentiero (quello che passa dai bunker militari del Monte Moro); successe che fui quasi investito da invasati ragazzini con le moto da trial. Preso da repentina incazzatura mi presi la briga di telefonare ai vigili per chiedere se fosse mai possibile che ‘sta gente potesse scorrazzare per i sentieri! Ovviamente i vigili mi fancularono dicendo che non avevano abbastanza personale per le vie della città, figuriamoci per i monti… e che forse non era di loro competenza… “forse, non so mica, devo chiedere, le passo il collega…”. In sostanza non seppero mica rispondermi alla domanda riguardante il codice della strada: “ma le moto (da trial o qualsiasi merda a motore) possono o non possono andare su e giù per i sentieri)? Sì o no?”

Tornai a camminare sul Monte Fasce nei giorni successivi agli incendi ed era ridicolo vedere un bel andirivieni di macchine di polizia che giravano a controllare la Strada Panoramica (si chiama così) che passa sotto il Fasce da ponente a levante; che inutile ipocrisia… bello ‘sto controllo “a babbo morto”, cioè a incendio fatto!

Immagine dell’incendio di Crevari e Vesima del 26/27 febbraio 2013
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Sì, va bene, ma allora chi sono questi fantomatici piromani?
La leggenda metropolitana dei piromani maniaci-ossessivi che appiccicano fuoco per perversione paranoide, non mi ha mai troppo convinto. Forse è più veritiera l’altra ipotesi che accredita la cosa a “pastori” o allevatori di bestiame. Non ho prove, ma invece mi sono fatto l’idea che in molti casi si tratta di villeggianti / proprietari di casupole, baite, casolari, villette, casette di campagna, insomma di ogni genere di roba abitativa privata o abusiva che sia… ne vogliamo parlare? Gente che si deve fare il fuocherello per bruciare le foglie che sporcano l’orto… a questo proposito mi è capitato, perdendomi si corsa per qualche sentiero sconosciuto, di entrare inavvertitamente nella PROPRIETA’ PRIVATA di case di questi proprietari terrieri… ed avere questioni perché gli sono entrato nel LORO TERRENO… ehhhh? Eh, sì! però ogni giorno che vado a camminare o correre vedo INCENDI piccoli e grandi nelle LORO proprietà private dove bruciano plastica, spazzatura e ogni genere di materiale non naturale. Quindi anche se tu sei fuori dalla loro proprietà devi respirarti il tanfo canceroso e peccato poi che l’incendio con un filo di vento brucia anche i boschi dei vicini di casa, più o meno apposta. Dai, poche musse! diciamocela tutta: in molti casi oltre l’ignoranza gretta c’è soprattutto il DOLO: gente che c’ha la casa sulle alture che si fa dispetti per un pezzetto di terra… che pena! Che gente misera e meschina!

Ma torniamo sulla notizia spunto per questo mio “pippone”. Si legge:
Sono tornati alle loro basi anche l’elicottero F64 e i due Canadair impiegati

Ecco il punto! Quanto diavolo è costato muovere gli elicotteri e gli aerei per provare a spegnere l’incendio ed evacuare le persone dalle loro case. Quanto è costata in totale la gestione di questa singola emergenza?
Lo vorrei davvero sapere perché secondo me con la metà dei soldi di questo singolo episodio (che in media si verifica MINIMO due volte all’anno) si poteva riorganizzare/rimpolpare questa GUARDIA FORESTALE (per me un mito fantasy, perché ripeto: non ho mai visto una guardia forestale sui monti della provincia di Genova!).

Personalmente, lo farei davvero volentieri il mestiere di guardia forestale: se questo fosse un lavoro decorosamente pagato lo farei volentieri, piuttosto che provare a sbarcare il lunario nello sfruttamento del lavoro dell’ingegneria informatica. Chi se ne frega se ci ho messo 15 anni a laurearmi (da studente lavoratore eh…) e ho 30 anni di esperienza nell’operaiato dell’intellighenzia dell’attuale capitalismo post-moderno… Sì, farei davvero la guardia forestale! addirittura come volontario: avevo provato a informarmi ma: concorsi, graduatorie, requisiti assurdi, cavilli disincentivanti… Ok, il solito mafia-system Italiano. A fanculo anche la guardia forestale!

Mentre la mia città brucia, io sono a scalare sul ghiaccio. Che stupido mondo ipocrita e isterico. Mi faccio schifo in compagnia di voi, con simpatica rassegnazione.

Giorgio, 28 febbraio 2012

Post Scriptum
1. Sugli accertamenti postumi sulle cause di quell’incendio

L’ipotesi “statistica” che avevo azzardato… nella mia lettera del 28 Febbraio 2012 sulle cause dell’incendio fu poi essere quella ipotizzata nelle indagini. Ecco l’articolo: http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2012/02/27/APkNwAzB-crevari_scatenato_vendetta.shtml

Una vendetta. Per una lite, un’inimicizia che si trascina da anni. È questa la pista investigativa numero uno della Forestale sul rogo che, domenica notte, ha tenuto in scacco Crevari, Vesima e il Faiallo. Qualcuno ha dato fuoco ai prati di Campenave per una perversa ritorsione personale. Da lì il fuoco spinto dal vento nervoso e disordinato si è propagato verso mare e verso monte fino a Vesima, Arenzano, Crevari. Poi, al Faiallo, un piromane ha fatto il resto: viste bruciare le colline sopra Voltri e ha deciso di fare lo stesso.

Incredibile la stupidità diabolica qui, eh?! Non ho elementi ora per dimostrare che l’ipotesi sopra sia poi stata confermata dalle indagini, purtroppo a distanza di due anni non riesco più a trovare notizie a riguardo, ma condivido qui una interessante rassegnata intervista all’allora sindaco di Genova sull’ “entroterra a picco sul mare”: http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2012/02/26/APCoSPyB-incendi_genova_alture.shtml

2. Sulle Guardie Forestali ancora
Mi succede spesso nella vita, che la realtà puntualmente mi smentisca! Nello scritto di due anni fa sostenevo di non avere mai visto una guardia forestale in vita mia, nelle colline del Genovesato (e nemmeno in altre zone dell’appennino per esempio nell’Arenzanese, o nel Tigullio), insomma mai!
Affermazione vera, ma taci! Ecco cosa mi succede oggi, 21 Febbraio 2014.
Nella mia solita corsa-per-non-impazzire, all’altezza della cava di marmo sotto Forte Quezzi mi vedo spuntare da un cespuglio un uomo in divisa. Mi fermo e vedendo l’uomo con fare circospetto, penso ad una qualche “azione” delle forze dell’ordine… (sì, ma quale “ordine” esattamente?), poi prendo coraggio, mi fermo e gli chiedo: “Mi scusi, ma… se non disturbo: Lei è della Forestale ?”
Nel frattempo si materializzano altri due alieni dotati di pistolotto alla cintura e belle divise grigie nuove di trinca! Sono in tre. Questi assentono e iniziamo a fare due parole tranquille. Sono disponibili e gentili, quasi accondiscendono il mio brontolare contro il mondo… e gli confesso con candore che è la prima volta che vedo delle guardie forestali nei boschi della provincia.
I tipi in fondo sono tre bravi cristi, e mi raccontano che il corpo, per controllare l’area del COMUNE di Genova, è costituito da NUMERO TRE GUARDIE! Cioè sono proprio LORO 3! Evviva! Ho appena conosciuto l’intero corpo forestale! Dico loro: “Ma state scherzando che siete solo in 3? Dovreste essere in 30 per coprire decentemente tutti questi km quadrati!”
Questi ridono tristi… Poi chiedo se i tipi con le moto da cross/trial possano davvero venire a scorrazzare allegramente per i sentieri qua su; le guardie mi dicono che Sì: le moto sono autorizzate ad andare SUI SENTIERI, ma quello che NON possono fare è andare FUORI-SENTIERO… Mi raccontano poi di un caso del passato “che ha fatto legge” di una causa vinta da un motocrossista a riguardo.  Figata, eh! Giorgino prendi e porta a casa!

Saluto cordialmente i tre cristi. Pochi secondi dopo, si odono spari. Provenienti da non molto lontano. Spari di arma da fuoco. Tanti spari ravvicinati. Poi silenzio. Cacciatori ? Tiro al piattello ? Le guardie che hanno deciso per il suicidio di massa? Boh! meglio correr via.

E’ un giovedì sera come un altro. Sopra Camaldoli ormai è quasi imbrunire, e da qui come al solito il mio sguardo cerca il profilo del Mongioie e delle Alpi Liguri. Queste mi guardano cupe, imbronciate, non dicono mica niente, ma decidono di colpirmi con un ultimo raggio di sole, di una bellezza che noialtri umani non ci meritiamo mica più.

Giorgio, 21 Febbraio 2014