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Lo sviluppo dell’arrampicata nella valle del Sarca

Lo sviluppo dell’arrampicata nella valle del Sarca tra modernità e tradizione

Il 7 maggio 2016, nella sede della SAT di Arco, erano presenti tanti alpinisti, per fare alcuni nomi Giuseppe Ballico, Fabio Calzà , Gianpaolo Calzà, Marco Furlani, Gino Malfer, Silvia Mazzani, Stefano Michelazzi, Alberto Rampini (presidente del CAAI), Angelo Seneci, Giuliano Stenghel e tanti altri.

Il presidente della SAT di Arco, l’accademico Fabrizio Miori, introduce la serata. Parte dalle motivazioni per arrivare ai valori di cui si dovrebbe parlare tutti assieme. Un sito estremamente seguito, www.arrampicata-arco.com, è stato chiuso dal proprietario Heinz Grill per il timore che l’attuale stato delle vie, coperte qua e là di terra forse più del solito in questo periodo, non permetta una serena frequentazione delle stesse: il sito cioè si chiude per non indirizzare gli arrampicatori verso itinerari attualmente in “disordine”.

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Questo provvedimento è motivato e accompagnato dallo stato d’animo di Grill e dei suoi amici, ben esposto in http://www.alessandrogogna.com/2016/04/20/la-momentanea-vulnerabilita-di-heinz-grill/ e le cui cause non stiamo ora a riassumere. Stato d’animo che forse richiedeva solidarietà da parte della comunità degli arrampicatori, cosa che si è verificata in misura davvero notevole.

E allora, che fare adesso per testimoniare a Grill ulteriore stima e amicizia? La risposta è fare una storia dei valori messi in campo, da quel lontano 8 ottobre 1972 in cui Ugo e Mauro Ischia, Giuliano Emanuelli e Fabio Calzà aprirono il primo itinerario della valle, la via Umberta Bertamini al Colodri. Ecco allora 44 anni di storie, in cui si riconoscono la libertà di espressione, la responsabilità, il rispetto per tradizioni, luoghi e cultura. Fino ad arrivare a parlare di amicizia e soprattutto di gratuità.

Certo non è possibile ripercorrere in una sera tutta questa storia, ci saranno solo accenni. Ma di certo occorrerà invece riassumere tutta la vicenda nell’attuale vita concreta di Arco e della valle del Sarca, rilevando le eventuali criticità e tratteggiandone possibili soluzioni.

Prima di invitare Heinz Grill a parlare, Miori fa riferimento a una delle critiche allo stile di apertura di Grill, quella che riguarda il tagliare alberi: e subito dopo racconta del vecchio Bepi del Colodri che tanti anni fa, senza arrampicare, si calava sulle pareti per fare legna.

Heinz Grill, visibilmente commosso di tanta attenzione, racconta di come è nata l’idea di aprire itinerari nuovi in valle. Dopo aver ripetuto la maggior parte degli itinerari esistenti, anche i più difficili, Grill giunge alla conclusione che la valle ha bisogno di itinerari meno alpinistici, percorsi che si rifacciano più a criteri di estetica e di eleganza che non a modelli di difficoltà estrema. Un applauso scoppia in sala quando Grill afferma che “la valle aveva bisogno di vie facili”. E anche scoppia una grande risata quando Grill dà la colpa all’amico Ivo Rabanser, quello che lo ha spinto a iniziare il lungo cammino delle vie nuove in valle (e altrove). Ricorda l’episodio di quando hanno aperto con Florian Kluckner la via Aphrodite a San Paolo. Dopo aver tagliato qualche pianta lungo la via, giungono in cima e scoprono che l’altro versante era stato completamente disboscato! Poi Grill prosegue, liquidando come “non molto profondi” questi argomenti. Spiega come sia arrivato a realizzare che un minimo di potatura e soprattutto la pulizia della roccia nella zona dove si arrampica possano davvero “creare” la via, assieme alla “forma” che le viene data in sede di scelta sul dove passare, favorendo la continuità del movimento e scoraggiando i picchi di difficoltà. Soprattutto “scoprendo” la forma che la roccia ha di suo. Anche la chiodatura, che non si può certo definire “sportiva” segue una logica, quella della forma. Chi ha fatto un buon numero di vie di Grill & Co. sa bene cosa sia la caratteristica di tutti i suoi itinerari: continuità di movimento, ottenuta cercando il facile nel difficile e il difficile nel facile, con soluzioni tanto ardite quanto esteticamente perfette, come fossero nate in quello stato di dormi-veglia in cui il sogno si sposa con la realtà. La forma della roccia e della via come allenamento al riconoscimento delle forme nella vita sociale. Le vie, una volta create, non rimangono tali se non si ha attenzione per esse, ecco il perché della situazione lamentata. Grill riferisce di aver ripetuto la via di un noto scalatore che però mette troppa attenzione allo sminuire le vie degli altri: e in quell’occasione si è trovato malissimo, senza serenità, finendo per seppellire sotto un sasso la guida di cui quello scalatore era autore!

Dopo queste confidenze, Grill conclude con la notizia che tutti speravano, la prossima riapertura del sito.

Miori lo ringrazia per il grande dono di questi tredici anni di aperture, poi fa notare quanto sforzo debba fare quest’uomo per esprimersi in italiano, la nostra lingua, esplicando concetti che, tra l’altro, non sono certo banali ma vogliono filtrare la sua intera esperienza.

Sede della SAT di Arco, 7 maggio 2016
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Ivo Rabanser racconta di quando, vista la sua scarsa resa scolastica, la mamma lo scaraventò in convento. “Scusate, volevo dire collegio…”, tra la risata generale. Alla libreria dell’Athesia passava ore e ore a leggere le guide di arrampicata. Lo avevano colpito le innumerevoli volte che veniva citato “H. Grill” quale autore di prime solitarie impressionanti e mai più pensava un giorno che sarebbe diventato suo amico. Ma ricorda bene d’essere stato subito incuriosito da questo H. Grill che faceva le solitarie di vie come la Canna d’Organo, l’Ideale, Schwalbenschwanz e Don Chixote, solo per rimanere alla Marmolada e senza citare quelle nel Karwendel, nel Wetterstein o Kaisergebirge. Rabanser racconta di come l’imprinting di Grill fosse quello dell’alpinista abituato soprattutto ad andare da solo, quindi pochi chiodi e assicurazioni scarse. E di aver contribuito a modificarlo nelle salite fatte assieme, a volte ricorrendo al trucco di portarsi qualche chiodo di nascosto!

Un giorno Heinz arriva a casa sua, in val Gardena. Parlandogli assieme scopre quanto fosse aperto alle opinioni altrui, al contrario di tanti alpinisti che pensano di essere il Verbo.

Quando poi passano all’azione, scopre la bellezza del lavoro in equipe. I fortissimi Franz Heiss e Florian Kluckner (presenti in sala), assieme ad altri scalatori e scalatrici (come Barbara Holzer, Sandra Schieder e Sigrid Koenigseder) fanno gruppo per la creazione dell’opera, che non è un’unica via, ma è l’insieme delle vie aperte (più di un centinaio solo nella valle del Sarca). Ivo è poi colpito dalla capacità di condivisione a opera finita, nella convinzione che i ripetitori faranno più bella ancora la via. Dice di non essere all’altezza della preparazione spirituale e filosofica di Heinz, ma lo meraviglia di continua quella sua capacità di essere focalizzato sull’obiettivo al massimo grado: per portare la via a compimento Grill diventa un martello!

A questo punto occorre osservare che di tutto questo non c’è nulla di scontato. Forse siamo stati noi a dare per scontato, così quando improvvisamente il sito chiude allora d’improvviso ci rendiamo conto di cosa ci sta mancando. Come non è scontato l’esercizio di amicizia nell’ambito del gruppo, quando una persona si veglia all’una di notte ad Arco, va da sola ad Agordo, aiuta quelli che vanno allo Spiz di Lagunàz a fare i 1000 metri di dislivello con il materiale, poi scende, sale in vetta alla Quarta Pala di San Lucano, sta in cima fino a che non li vede uscire in vetta e poi gli va incontro per aiutarli nella discesa! E’ vero che il progetto in questo modo non può che impreziosirsi. In ultimo, Ivo cita ancora la gratuità e fa un esempio. Alle soste delle sue vie Heinz pone, invece delle normali piastrine, degli anelli fatti dal fabbro che costano 4 euro l’uno. Una piastrina costerebbe 1,5 euro. Potrebbe sembrare un capriccio, il suo, ma alla fine il suo sistema è più efficace ed elegante. Rabanser conclude invitando Heinz a non farsi scoraggiare dai pochi che lo hanno criticato.

Tocca a me ora parlare. Inizio con la considerazione che riflettere sulla libertà è poco pacifico, perché costa fatica. Questa società non è affatto libera e si avvia a esserlo sempre meno. Ma la colpa è soprattutto nostra, non di fantomatici burattinai che ci vogliono togliere libertà facendoci diventare sempre più “consumatori”. Noi ce la mettiamo tutta a perdere libertà nel momento in cui vogliamo sempre maggiore sicurezza, una condizione utopistica che, al massimo della realizzazione, di sicuro nega anche la più piccola libertà. Riflettendo, a me sembra che ci togliamo libertà quando non diamo fiducia. La fiducia è un sentimento importante: la chiediamo molto più spesso di quanto la concediamo. Che c’entra la fiducia con la libertà? Semplice: fiducia vuole dire scegliere, ed è la scelta che ci rende uomini liberi e responsabili. Senza scelta c’è l’asservimento alle pulsioni incontrollate e alle ideologie. dare fiducia è faticoso e in più dev’essere spontaneo, altrimenti non vale. Inutile dunque scagliarsi contro chi non ha capito ciò che Grill ha davvero fatto in questa valle. Non otterremmo nulla. Lui stesso non lo ha fatto e ha reagito con maturità. Avrebbe potuto avere una reazione più violenta, ad esempio avrebbe potuto schiodare tutti i primi tiri delle sue vie, ma sarebbe stato un gesto intollerabile. Grill ci dice che siamo noi a fare belle o brutte le vie, dunque se le vie sono sporche la responsabilità è dell’ambiente umano che c’è attorno. La chiusura del sito è stata salutare per questa presa di coscienza. Personalmente interpreto questa realtà come la visione che ciascuno ha di un oggetto (ma anche di una creazione, cioè oggetto+forma) come può essere una via. Possiamo trovarci nella condizione psicologica di vedere brutto ciò che prima vedevamo bello.

Quindi dobbiamo dare più fiducia perché lo stato delle cose cambi e perché ci sentiamo più liberi. Più fiducia a chi ha creato e ha dato gratuità. A chi, in definitiva, ha anche cercato di unire due mondi culturalmente così diversi come quello tedesco e quello italiano. E lo ha fatto in questa valle che, guarda caso, è al confine sia geografico che storico: un laboratorio di cultura nuova e di unione, tra la cultura dell’ulivo e quella del grande Nord.

Dunque, se ci fossero meno indifferenti e più fiduciosi vivremmo tutti meglio, liberi: e faremmo vivere meglio chi ha fatto tanto per noi.

Ma non confondiamo la fiducia con la gratitudine. Siamo grati quando qualcuno ci ha regalato qualcosa, dunque è facile essere grati. Solo con la fiducia si fa un passo avanti, si libera quello spirito che poi vola attraverso i vicoli di questa città… Questa città che dovrebbe mettere in programma di dare la cittadinanza onoraria ad Heinz Grill.

Ivo Rabanser, Heinz Grill e Stefan Comploi, primi salitori del Pilastro Massarotto allo Spiz di Lagunàz
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Miori riprende la parola per introdurre un altro argomento di grande importanza: il libero accesso alle pareti. Parte dalla citazione della cosiddetta Parete proibita (dove peraltro gli arrampicatori continuano ad andare) per arrivare alle “pareti perdute” come di certo sono le falesie di Nuovi Orizzonti e della Rupe secca, oggi entrambi del tutto vietate e in effetti non frequentate. L’informazione è data al pubblico soprattutto per sollecitare una discussione e impostare il futuro quanto necessario dialogo con l’Amministrazione e i proprietari dei terreni. Infatti sono presenti in sala gli assessori Stefano Miori (alla Cultura) e Marialuisa Tavernini (Turismo e Sport). La domanda retorica infatti è: “possiamo noi, sistema Arco, permetterci di avere “pareti perdute”?”.

La parola poi passa a Diego Mabboni, proprietario dei negozi di articoli sportivi Redpoint. Anch’egli riconosce i grandi meriti di chi ha attrezzato le vie della valle del Sarca (“bonificando” e creando con grande intuizione), quindi in primo luogo di Grill e della sua squadra. Si fa portavoce di qualche critica, citando l’esempio delle “strisce bianche” sulla roccia, frutto di una pignola pulizia nel raggio di almeno 1,5 metri a destra e altrettanto a sinistra della linea di arrampicata. Queste strisce sono in effetti abbastanza ben visibili da lontano, anche se il tempo che passa ne attenua ogni giorno il contrasto con il resto della falesia. Mabboni cita poi che in nessun caso è stato mai usato materiale, di recente introduzione sul mercato, che si mimetizza facilmente con la roccia.

Incontri da Ruggero (la Lanterna, sotto la parete San Paolo): Ivo Rabanser, Giuliano Stenghel e Marco Furlani
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Lucia e Laura Furlani sulla via Linda alla Parete di San Paolo
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Viene in seguito aperto il dibattito: qui, per brevità, ci limitiamo a citare alcuni interventi, sottolineando però che la totalità delle opinioni espresse rimarcava, talvolta in termini davvero entusiastici, la qualità dell’operato di Grill e amici. Una voce discordante è quella di una signora, di chiare origini tedesche, che si lamenta della scarsa propensione degli arrampicatori a usare i servizi igienici (ove questi sono), costringendo i proprietari come lei a provvedere a una periodica pulizia degli oliveti. Sigrid Koenigseder si dà disponibile a collaborare per organizzare, magari annualmente, altri convegni come questo in cui dibattere temi importanti come appunto la libertà e la sicurezza. E’ dell’opinione che la magia di un luogo e di un ambiente si vivifichi soprattutto con lo scambio di idee. Marco Furlani sottolinea la sensibilità con la quale Heinz si è comportato. Prima di aprire vie ha ripetuto le vie esistenti, anche le più difficili, cercando di interpretare lo spirito con cui erano state aperte. Solo in seguito ha cominciato ad aprire. Continua Furlani: “E poi un giorno Grill mi ha fatto una domanda: Tu, che qui in valle hai aperto dei capolavori, ci dai il permesso di ripeterli e fare una risistemazione della chiodatura e della pulizia, un re-styling che riporti questi itinerari a quelle dignità di forma oggi altamente apprezzate? Ovviamente gli ho risposto che aveva carta bianca! Ma c’era il problema che le mie vie sono tutte abbastanza lunghe, e hanno richiesto mesi di lavoro! Chi altro se non Grill si è sobbarcato colossali impegni come questo?”. Subito dopo Furlani confuta quanto detto da Mabboni, sostenendo che non sono le strisce bianche o il luccichio di qualche spit a deteriorare un ambiente. Sono piuttosto le “pagode” al Laghel, o il complesso di “Olivoland” a deturparlo. E conclude raccontando che, proprio quel giorno, lui ha portato sua figlia Lucia e la moglie Laura sulla via Linda. In cima, Lucia ha disegnato un cuore sul libretto di via, con su scritto “Ti voglio bene, Heinz!”.

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Davide Battioni, di Parma, lancia l’idea di una collaborazione con il gruppo di Heinz: si può partire dalla sostituzione di un cordino obsoleto ma si può arrivare anche a giornate organizzate in cui, coordinati da Grill, tanti arrampicatori possono contribuire concretamente alla manutenzione delle vie (che tra l’altro Battioni definisce “monumenti”). Questa proposta è accolta con entusiasmo dal pubblico e da Miori. Stefano Michelazzi, dopo aver condiviso la positività dell’idea di Battioni, sottolinea che, come guida alpina, deve ringraziare Grill per le vie che ha aperto, che permettono alla sua categoria di esercitare anche in periodi in cui arrampicare in Dolomiti sarebbe inopportuno o impossibile. Anche albergatori e negozianti, come del resto aveva già detto Mabboni, sono beneficiari di questo grande movimento arrampicatorio. Michelazzi è perciò solidale con la mia proposta di chiedere che venga concessa a Grill la cittadinanza onoraria.

Sergio Calzà, past president della SAT sezione di Arco e autore dellaprima splendida guida di arrampicata della valle Vie di roccia e grotte dell’Alto Garda, lancia la proposta di premiare tutti coloro che hanno valorizzato la valle con l’apertura delle vie e magari anche il comitato del Rock Master.

Miori, dopo aver illustrato la figura di Sergio Calzà (informando che fu proprio lui, ai primi degli anni ’80, a ideare e costruire con qualche amico la via ferrata dei Colodri), riprende il discorso della proposta di cittadinanza onoraria, sostenendo che, al di là dei lunghi tempi di discussione in sede comunale, la proposta potrebbe, secondo il costume, diventare addirittura merce di scambio tra consiglieri… cosa che certamente non gioverebbe a Grill e alle idee ben più nobili che lo hanno fin qui sostenuto. Personalmente non si oppone di certo, ma invita tutti a non aspettarsi un facile risultato.

Infine, tocca a Grill chiudere e lo fa con queste parole: “Cari amici, cari arrampicatori, sono molto commosso della vostra simpatia e stima per il nostro lavoro nella valle del Sarca. Non mi ero accorto di quale importanza avesse il nostro sito per voi tutti. La mia vita è stata sempre un’altalena tra la condanna e la stima. Questa serata e tutte le voci, soprattutto quelle di Alessandro Gogna e Ivo Rabanser ma anche dei numerosi altri, mi hanno aiutato molto per ritrovare il valore del nostro lavoro. Durante la serata è nata l’idea della collaborazione: l’attenzione da parte dei partecipanti e ripetitori alle vie d’arrampicata è una vera forza. Questa energia non avrà effetto solo su di noi ma sarà presente anche nelle vie, le quali sono diventate al momento vittime di troppa terra e crescita“.

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La momentanea vulnerabilità di Heinz Grill

Nell’uggioso pomeriggio di domenica 17 aprile 2016, a casa di Marco Furlani a Pietramurata (Dro), ci siamo incontrati con Heinz Grill, Sigrid Königseder e Barbara Holzer. L’obiettivo era uno scambio d’idee sulle motivazioni della chiusura del sito www.arrampicata-arco.com voluta dallo stesso Grill e sull’opportunità di stendere un comunicato che potesse funzionare da attestato di stima nei suoi confronti.

Qui di seguito riportiamo in primo luogo l’attestato e, subito dopo, la conversazione che c’è stata tra di noi.

 

Attestato di stima ad Heinz Grill
Il presente testo è l’espressione del pensiero di tutti i presenti ma anche di tanti altri arrampicatori, i nomi di solo alcuni dei quali potete leggere più sotto. E’ il testo di base, quello che spiega in breve la situazione che si è venuta a creare in queste ultime settimane e che ribadisce la nobiltà di un intento sperimentato per anni, quello di coniugare nella valle del Sarca due culture così differenti come quella italiana e quella tedesca.

Il sito www.arrampicata-arco.com è stato chiuso perché l’attuale cattivo stato delle vie aperte da Heinz Grill e dal suo gruppo di amici consiglia di non insistere a presentare vie che non rispondono più a criteri di bellezza e di accettabile sicurezza.

Una causa per la troppa terra sulle vie è certamente data dagli eventi della natura, con troppa umidità (e troppo poca pioggia) che incolla la terra alle pareti invece di pulirle. L’altra causa può essere più soggettiva o più filosoficamente psicologica.

Nessuno di voi ha responsabilità per la chiusura del sito. E’ vero invece che negli ultimi tre anni tante calunnie e maldicenze sul suo conto hanno spinto il nostro stimato amico Heinz Grill a pensare di andarsene dall’Italia. Le calunnie vengono da persone fuori della cerchia degli arrampicatori, ma le vie diventano sporche perché “rispecchiano” la situazione.

Heinz Grill ha ideato e sviluppato le vie, spessissimo primo di cordata, ha lottato con la friabilità e la vegetazione. Il meraviglioso risultato è sotto gli occhi di tutti, le più di cento vie sono attrezzate sufficientemente, alcune sono più sportive, altre più alpinistiche.

Heinz Grill, con la sua presenza in Valle del Sarca, non ha solo creato itinerari che attraggono arrampicatori da tutto il mondo: ha anche combattuto per una causa culturale di altissimo livello, cioè la promozione di una nuova cultura, una sintesi tra riflessività tedesca e creatività artistica italiana. E lo ha fatto in molte maniere diverse, utilizzando idee nuove in architettura, in medicina, in alimentazione e meditazione.

Per noi non è possibile che Heinz Grill diventi una vittima di calunnie e di offese che, ribadiamo, non derivano tanto dagli arrampicatori, bensì da persone che vivono in uno stato morboso di invidia e gelosia. Non vogliamo che Heinz Grill sia separato dalle sue vie, dalle sue opere e dalla grandiosità della sua visione qui in Valle del Sarca.

Come lui, tutti noi desideriamo che ci sia un’atmosfera che rafforzi la gioia di arrampicare e di vivere in questa fortunata Valle della Luce. Contro la sporcizia sulle vie indotta dalle calunnie difendiamo Heinz Grill, che ha creato un’arte particolare di arrampicare e uno stile ben riconoscibile di vita.

Giuliano Bressan, Christian Della Maria, Andrea Farneti, Diego Filippi, Marco Furlani, Roly Galvagni, Maurizio Giordani, Alessandro Gogna, Franz Heiß, Florian Kluckner, Sergio Martini, Stefano Michelazzi, Giuliano Stenghel. E questi solo per INCOMINCIARE. Chiunque può farci pervenire la sua solidarietà o dare eco a questo attestato.

Dopo il bellissimo convegno nella casa di Tenno (17 aprile 2010, argomento: La via è un’opera d’arte), il 6 ottobre 2012 Grill e Kluckner replicano con l’organizzazione a Dro di Libertà in alpinismo sulla base dei valori durevoli. Questo è l’intervento di Grill:

La momentanea vulnerabilità di Heinz Grill
Marco Furlani. Non abbiamo capito cosa è successo, ma non ci sembra giusto che tu e il tuo gruppo dobbiate essere attaccati. Vogliamo dunque sapere il perché e riteniamo che avete fatto bene a chiudere il sito, così la gente si sveglia.

Heinz Grill. E’ stata una reazione imprevista la nostra. Quest’anno abbiamo pulito per tre mesi le vie e le vie diventano sempre più sporche. Non possiamo più offrire le vie in questo stato, ci siamo detti con Florian e Franz.

Pietramurata, 17 aprile 2016, casa di Marco Furlani. Da sinistra, Heinz Grill, Sigrid Königseder, Barbara Holzer e Alessandro Gogna. Foto: Marco Furlani
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Alessandro Gogna. Però non capisco perché nel 2012 (per esempio) ritenevate che le vie fossero pulite e invece oggi ritenete che siano sporche.

H.G. Questa è una questione, come dire, filosofica. In 35 anni la mia figura è sempre stata al centro di una lotta contro l’integralismo in ogni campo.
Questo attacco non viene dagli arrampicatori, viene da un altro lato. Viene da gruppi che mi sono sempre stati contro, fondamentalisti e vegani. E’ un anno che non metto piede in alcun negozio di Arco, dove so che girano giudizi sulla mia persona: ecco l’assassino, ecco lo sfruttatore. Voci che si nascondono, ma che non cessano di attaccarmi a tradimento. Voci che stanno incominciando a penetrare subdole anche tra gli arrampicatori.

Anne-Michele Humby, Marco Furlani e Heinz Grill, qualche anno fa
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M.F. Le persone che fanno e che costruiscono saranno sempre bombardate da quelli che non fanno nulla. Questo avviene specialmente in Italia, un paese che si regge su equilibri per i quali sarebbe quasi da vergognarsi di essere italiani. In Italia chi vale viene messo da parte e ai posti di potere ci sono dei burattini.
Io capisco che vi sentiate attaccati… ma è la solitudine dei numeri uno, che devono sempre combattere con quelli che sono indietro.
In più io credo che tu ti stia preoccupando di cose che in realtà non esistono. Le vie non sono pulite? E chi se ne frega se le vie non sono pulite! Non è vero che tu debba accollarti con i tuoi compagni una pulizia globale delle vie. Le vie le abbiamo aperte tutti ma sono rimaste là così. Chi vuole le ripete, chi non vuole non le ripete!

H.G. Quando noi offriamo una via, vorremmo fosse piena di bellezza, non sporca e insicura.

Sigrid Königseder. Sono stata anche io a pulire. Ultimamente abbiamo passato ore e ore a pulire, ed era incredibile. Certi tiri sono più sporchi che nella prima salita! Non si possono offrire vie così, perché si perde la gioia di arrampicare. Io mi sono spaventata.

A.G. Ma da cosa dipende il fatto che siano più sporche di prima?

S.K. Quando ci sono persone che offendono e calunniano un autore, l’atmosfera è così negativa da influenzare anche l’autore stesso, che così vede le proprie creazioni in modo diverso; ma quest’atmosfera è in grado di cambiare anche la materia. Le calunnie attirano lo sporco su una via, e questa è una realtà. Sotto il fango della calunnia, l’autore si ammala, e con lui si ammalano le sue vie. La materia si deteriora. Quando l’atmosfera invece è serena, le vie si “rilassano”.

H.G. Osserviamo queste cose da anni…

S.K. Per esempio quando arrampico con Heinz e siamo in totale accordo, tutto fila liscio. Quando c’è qualche questione, ecco che la corda s’incastra e succedono tanti piccoli fatti che interrompono il flusso regolare. L’assommarsi di dicerie e cattiverie crea una sfera negativa e oscura, può essere anche solo in una stanza. Magari l’avete osservato anche voi. Non siamo fatti di sola materia, queste sono cose sottili ma che esistono, e chi è allenato a vederle le vede.

10 ottobre 2013. Conferenza di Heinz Grill, I valori dell’alpinismo. Merano, Centro per la cultura

H.G. Abbiamo già avuto questo scambio d’idee con Sergio Martini. Cosa è più all’Inizio, la Natura o lo spirito dell’Uomo? E’ la Natura ad aver creato l’Uomo, o è l’Uomo con il suo spirito che ha creato la Natura?

M.F. L’uovo o la gallina? Sì, queste sono cose di filosofia che un ignorante come me non capisce. Io so che se l’uomo riuscisse ad avere un equilibrio perfetto con la Natura avrebbe solo da guadagnarci. Ma so anche che la negatività di un ambiente umano che ci circonda non può essere un’energia che sporca anche le vie. Questo non posso crederlo. Sono un pragmatico e credo a quello che vedo. Le vie secondo me potrebbero essere sporche perché è un lungo periodo che piove poco e non le lava a sufficienza. E ciò che capisco bene è che tu non sei sereno, che non stai bene: e questo ci turba, ci dispiace e ci dà fastidio. Che tu e il tuo gruppo non siate sereni ci turba e ci preoccupa, perché vi vogliamo bene.

A.G. Io posso anche credere che le vie nel 2016 siano più sporche che nel 2012 per i motivi che dite voi. Ciò che circonda la Natura può influenzarla. Il nostro comportamento può influenzarla e cambiarla, le nostre storture, le nostre passioni, negative, positive, anche le discussioni, le invidie. E’ un’ipotesi che posso considerare. Non ci credo più di tanto, ma so che è un’ipotesi che voi avete studiato e verificato: bene, io la rispetto.

M.F. Anzi, è un peccato che noi non riusciamo a capire…!

A.G. Ma rimane il nocciolo: non sono per nulla contento che delle persone che sono venute tanti anni fa in questa Valle e hanno realizzato cose bellissime, siano costrette da non so bene chi, comunque da qualcuno, a non essere sereni, a sentirsi attaccati, bistrattati, traditi. Questo mi dà un fastidio tremendo, ed è per questo motivo che questa mattina vi ho chiamati per parlarne. Saprete di certo che siete l’argomento del giorno…

M.F. Tanti abbiamo incontrato che ci hanno detto: ma voi che lo conoscete, cosa è successo? Noi rispondevamo che le cause della chiusura del sito possono essere tante e presenti da tanto tempo: e alla fine hanno fatto saltare il coperchio della pentola.

H.G. Conosco abbastanza te e Alessandro da pensare che, anche se siamo abituati a trattare in modo diverso gli eventi, di base siamo tutti convinti che, nella discussione tra Natura e Uomo e per ciò che riguarda le vie aperte, nulla prima esisteva perché non c’era l’Idea. Dopo qualcuno vede la linea, ha l’Idea e la realizza. Lascia la sua impronta sulla parete con la sua Idea. Dunque tutto inizia con lo Spirito. Molti pensano che prima ci sia la materia, perché senza materia noi non ci siamo.

A.G. Attenzione, sono due fasi distinte: uno può discutere se è nata prima la materia o prima lo Spirito. Questo si può discutere e l’uomo lo fa da secoli. Ma dire che la materia subisce cambiamenti fisici e strutturali perché è cambiato lo Spirito, questo fa parte di una conoscenza che certamente è su un altro piano.

Di ritorno dalla via nuova sullo Spiz di Lagunaz: Heinz Grill, Franz Heiß, Ettore De Biasio, Florian Kluckner e Martin Heiß. Foto: Ivo Rabanser.
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S.K. Possiamo pensare a un architetto che disegna una costruzione: dipende da lui e dalla sua Idea cosa sarà la realizzazione, bella o brutta, rilassante o invasiva.

A.G. Io non posso accettare così semplicemente, come fate voi, che una costruzione bella diventi improvvisamente brutta solo perché qualcuno attacca e ferisce l’architetto. E che la lotta tra queste forze la si possa vedere fisicamente in cambiamenti che riguardano la costruzione. Questo è un gradino oltre! La gente non è a questo livello di conoscenza e non è obbligata a esserlo!

Heinz Grill, Ivo Rabanser e Stefan Comploi davanti all’Arco del Bersanel
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H.G. E’ un problema che conosciamo bene. Con voi possiamo parlarne, con altri dobbiamo stare più attenti… E’ successo anche con l’argomento “libertà”, sappiamo che la libertà è la conseguenza del nostro agire, non è cosa naturale. Ma c’è anche un altro argomento, quello della cultura. In questa zona abbiamo una cultura poliedrica, dalla coltivazione degli olivi all’apertura di una via. Per me è importante che ci siano diverse possibilità. Qui è il punto d’incontro tra mondo tedesco e italiano. I tedeschi pensano molto, sono tendenzialmente riflessivi; mentre gli italiani hanno il vantaggio del sentimento…

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M.F. … che è un’arma a doppio taglio! Può essere pericolosa! Perché è vero che i romani sono stati a capo del mondo per tanti secoli, è vero che abbiamo avuto il Rinascimento, ma è anche vero che non rispettiamo la legge, anzi non capisco perché ci siano zone in Italia dove la legge è rispettata e altre dove se ne fanno beffe. Ma questo è un altro discorso. Dentro ogni italiano c’è un piccolo genio, ma è un’arma a doppio taglio. Io personalmente preferisco maggiore ordine.

A.G. Ma attenzione, non andiamo fuori tema. Heinz è stato attaccato non solo da italiani, ma anche da tedeschi. Quando era in Austria ha praticamente dovuto andarsene, perché il suo comportamento veniva giudicato senza regola.

H.G. E’ vero, l’attacco di questo periodo non è una novità, è una costante della mia vita. Tra noi c’è stima, questa è la cosa in comune. In un convegno sull’alimentazione e sulla salute ho detto che il mio amico Marco Furlani quando mangia può apprezzare le cose, mentre altri mangiano ma non apprezzano. Questa è una questione d’anima, e la relazione è alla base. Ci sono le componenti chimiche dell’alimentazione, ma nella relazione troviamo la stima per l’altro e dunque anche per il cibo. Ciò che vorrei dire è che qui, in questa valle, io vorrei trovare una buona cultura, fatta dalle componenti più diverse (tedesche e italiane), non troppo caos ma neppure troppo poco.
Quando proposi a Dario Cabas di modificare qualche sua via era perché in questa valle la roccia è preziosa: e le sue vie erano sottoposte a critica perché Dario non le modificava dopo il suo primo passaggio. Quindi non troppo caos, ma anche la libertà, questo era l’esperimento in corso prima della sua morte per malattia.

Nella casa di Tenno, la tavola della sala da pranzo è stata realizzata a forma di sfera. I suoi ripiani sono in interconnessione matematica con la circonferenza della sfera
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S.K. Qui in Italia siete in grado di apprezzare la bellezza, avete un senso estetico fuori del comune. Questo è importante ed è su questo che stavamo lavorando.

M.F. Sì, ma voi avete fatto tutte vie belle!

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S.K. Sarà vero, ma queste vie stanno diventando brutte!

A.G. Abbiamo già detto che rispettiamo questa teoria ma che non la facciamo nostra. Noi vogliamo solo attivarci perché chi fa maldicenza sia alla fine zittito da una maggioranza che invece è con voi. Perché è così!

M.F. Ci hanno detto in tanti: ditegli che siamo contenti e che gli vogliamo bene. Volete dei nomi? Cristian Della Maria, Sergio Martini, Maurizio Giordani, Giuliano Stenghel, Diego Filippi e chi più ne ha ne metta! Tu, Heinz, voli un bel po’ al di sopra delle bassezze umane.

H.G. Ho scritto libri su altri argomenti anche molto provocatori. Alcuni, in Germania, hanno suscitato clamore, ma la discussione è rimasta su un piano di scambio d’idee. Qui ad Arco si è trasceso: assassino, sfruttatore

A.G. Ma perché assassino, sfruttatore, parassita? Chi dice questo? E perché? Io voglio capire, altrimenti non mi alzo da qui…

H.G. Qui ad Arco c’è un gruppo alternativo, vegano. Già da subito era contro di me. Io ho fatto varie conferenze, su temi vari, medicina, pedagogia, nutrizione, architettura. Voi sapete che ho ristrutturato una bella casa antica di Tenno: dicevano che io l’ho fatto perché volevo essere un guru, perché volevo essere il direttore di una mia scuola di pensiero, cosa mai vera in nessun campo dove ho operato e opero, dalla medicina allo yoga, fino all’arrampicata. Da quella casa me ne sono andato tre anni fa, era una preoccupazione troppo grande per me, manutenzione, gestione, soldi. Per loro era il simbolo di una mia ipotetica voglia di essere guru, ma io non ho mai voluto “fondare” assolutamente nulla, né un nuovo gruppo né una nuova religione. Perché ho scritto due libri sui Sacramenti e sui riti, la Chiesa cattolica mi ha scomunicato, Ratzinger in persona ha pensato che ero pericoloso. Conosco questa mia situazione da così tanto tempo che avevo avvisato gli altri di non prendere le mie parti e soprattutto di non voler sfidare nessuno. Conoscevate Monica, la proprietaria della casa di Tenno? Lei lottava. Qualche volta l’ho difesa, qualche volta l’ho criticata. C’è stato chi, dopo che ho perso un amico di montagna, caduto nel gruppo di Sella, a Pranzo ha festeggiato questa tragedia. Poi c’è stato il suicidio di Monica, e anche questo mi è stato attribuito come colpa: perché per loro io volevo la casa, volevo che Monica scomparisse! Invece io ho perso tutto, certo non ero nel testamento, ho perso i 500.000 euro che avevo speso per la ristrutturazione. Dunque, che interesse potevo avere perché lei se ne andasse in quel modo?

A.G. Perché Monica l’ha fatto?

H.G: C’era un problema con i genitori e uno con il marito. Ma c’era un problema anche con me, perché a un certo punto Monica si è affidata a un’altra insegnante spirituale, di Monaco di Baviera. Decisamente si è trovata alle prese con una visione troppo esoterica, troppo per lei. In contrasto evidente con il suo mondo. Quest’insegnante le suggeriva che solo quando si è morti si è veramente liberi. Io dicevo l’opposto, per me è molto chiaro che tutte le forze creative si bloccano con la morte. E di questa lotta è stata Monica a essere la vittima. A Monaco ci sono stati quindici casi di suicidio per via degli insegnamenti di questa signora e io ho delle cause in tribunale proprio perché l’ho denunciata. Un’irresponsabile, una psicopatica pericolosa.

A.G. E perché, per le persone che ti accusano, sei tu il responsabile? Io non capisco…

H.G. Non si può capire, loro cercano degli argomenti, un colpevole. Io dico che erano loro a tramare per impadronirsi della casa di Monica.

A.G. Ma chi sono e dove vivono queste persone?

S.K. Si tratta soprattutto di una donna, una che ha molte conoscenze, molti contatti e vive a Pranzo. Lei e il suo gruppo.

M.F. Ma tu che voli più in alto… non riesci a staccarti, non riesci a non dare peso a queste cose?

H.G. In questo momento è un po’ difficile. In più la zona è piccola… Sento che ora i nemici sono più forti. Io ho aperto delle vie su roccia, delle vie di architettura, qui. E loro cercano argomenti per distruggermi. Dicono che io ho distrutto la Natura. Possiamo, è vero, discutere se sia giusto lasciare tutto selvaggio oppure plasmare e coltivare un po’ il terreno d’arrampicata. Forse abbiamo già aperto molte vie, forse abbiamo alterato troppo: ma quando queste vie mancano, allora manca qualcosa ad Arco. Vuole essere anche una provocazione.

M.F. Ma uno come te non può perdersi in queste dicerie negative!

H.G. Io non voglio entrare in un negozio di Arco per sentir dire sottovoce “è quello… eccolo… lo sfruttatore”.

M.F. Non è vero, non è così. Per uno che pensa e dice questo ci sono decine e decine di altri che la pensano diversamente. Per un albero che cade nella foresta e fa rumore ce ne sono migliaia che crescono in silenzio. Pensi che io sia simpatico a tutti? Figurati, potrei raccontartene…

Barbara Holzer. Quando sono così tanti i serpenti, e così ben nascosti, diventa difficile. Manca la fiducia!

M.F. Però, come voi sentite questa negatività, allora dovete essere in grado di percepire anche la positività… e vi assicuro che questa è tanta! Sono tanti quelli che mi hanno telefonato perché vogliono dirti che ti vogliono bene!

H.G. Questo mi fa piacere, ma in questo momento sono un po’ vulnerabile…

M.F. Stai cedendo al lato oscuro della Forza! Tu non devi cedere, tu sei uno Jedi!

H.G. Giusto, non dobbiamo cedere. Voi volete fare questo attestato di stima nei miei e nei nostri confronti. Noi abbiamo intenzione di aprire un altro sito, non di arrampicata, che abbia come scopo la correzione di questa situazione, in modo assolutamente non polemico. Per due o tre mesi ho pensato che non fosse possibile opporsi, ma ora lo credo possibile, anche grazie a voi. La mia auto-consapevolezza sta aumentando, so che alla fine vincerò. Ma queste calunnie sono troppo sotterranee, è un campo di lotta cui sono abituato ma ogni tanto m’indebolisce. Accetto la critica, ma patisco il tentativo di annientarmi. Nelle mie controversie con la chiesa hanno perfino detto che io abuso dei bambini! Queste sono cose che fanno loro, non certo io che non ho mai avuto alcun bambino iscritto ai miei corsi!
Anche Franz Heiß e Florian Kluckner sono soggetti a questi attacchi. Franz è l’uomo buio che distrugge queste zone… incredibile!

Franz Heiß
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Florian Kluckner
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A.G. Cerco ancora di trovare un nocciolo. Mi ha colpito che tu abbia detto almeno due volte, oggi, che non vai più in alcun negozio di Arco. Ma tu devi andare a testa alta in quei negozi! La roba dovrebbero regalartela, ad Arco. Questo ti diciamo noi. Tu devi andare in giro per Arco a testa alta. Sapendo che ci sono serpenti in giro, ma che alla fine questi serpenti rimangono sottoterra. Se tu ti nascondi emergono un po’, si vivificano con la tua debolezza, come i cani che mordono solo chi ha paura di essere morsicato.

H.G. Questo è vero, certo. Ma la mia natura un po’ ascetica in queste quattro ultime settimane mi ha fatto ritirare, retrocedere. Non mi volete? E allora io mi ritiro nella mia ascesi. Però adesso sto capendo che questo tempo è finito, devo tornare al fronte.
Per due settimane mi sono ritirato a casa mia, a Lundo, perché non volevo litigare…

M.F. Tu non devi litigare con nessuno… tu devi solo andare a testa alta, diritto come sai fare, con il tuo sguardo luminoso. I serpenti ci sono ovunque ma non ti toccano.

H.G. In risposta a una polemica scoppiata su planetmountain, con Ivo Rabanser siamo andati a fare la via nuova sullo Spiz di Lagunaz, nelle Pale di San Lucano… è stata una bella risposta!

M.F. Sì, ma tu devi fare le vie che ti senti di fare, non in risposta a quattro ignoranti. Devi fare quello che ti piace non per polemica. Questi sono vermi, non serpenti. I serpenti hanno la loro dignità (tutti ridono, NdR). I vermi non devono fare paura a un uomo della Luce come te, se no, dove arriviamo?
Allora, vediamo cosa possiamo fare. Alessandro e io vorremmo scrivere un documento, un attestato di stima nei tuoi e vostri confronti, naturalmente se ci dai il permesso. Nel frattempo tu devi attivare la tua sensibilità per recepire tutto ciò che è positivo nei tuoi confronti, non solo la negatività di pochi vermi.
Oggi abbiamo parlato con arrampicatori che vogliono addirittura fare un meeting per dimostrarti il loro affetto, stima e simpatia. I vermi staranno sempre più sottoterra. Dal momento in cui non lo guardiamo e non lo ascoltiamo, il verme è già morto.

H.G. Questo mi aiuta molto, è vero che dopo un po’ di tempo perdiamo la forza di lottare. L’attestato sarebbe un grosso passo avanti. Sarebbe un grande sostegno anche alla mia lotta per unire, in questa valle, le idee alpinistiche con quelle sportive.
Marco, sei veramente la mia avanguardia! Tu sei stato nello Yosemite, poi ci sono andato io e ho fatto le stesse cose tue (ridono tutti, NdR)!

M.F. Spero che questo pomeriggio con queste chiacchiere ti abbiamo aiutato. C’è tanta gente solidale con te… e gente competente, gente come Maurizio Giordani, per dirne uno!

H.G. Mi hai parlato come un padre, oggi!

M.F. Ma attenzione, non dobbiamo guardare solo i qualificati… la platea è molto ampia. La cordata di ragazzi con la quale abbiamo salito oggi la via Linda ci diceva che devi continuare…

A.G. Attenzione, non continuare necessariamente a fare vie o pulire… devi continuare a esserci!

M.F. Intanto che tu rimanga qui con noi…

Giuliano Stenghel e Heinz Grill, trattoria della Lanterna, Arco
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A.G. Poi se vorrai andartene ovviamente lo farai… ma non perché ti abbiano costretto i vermi!

H.G. Due anni che sono a Lundo, pur avendo un appartamento ad Arco dove non metto piede da due anni. Mi sono ritirato, ma ora ho una visione più ampia. Non dobbiamo più difenderci. Qui noi siamo stranieri, necessariamente siamo un po’ prudenti: non conosciamo con esattezza i meccanismi di ciò che ci circonda. Ma è tempo di auto-consapevolezza, ora.

A.G. Torniamo al discorso dell’attestato di stima… voglio fare per un momento l’avvocato del diavolo…

H.G. Deve essere un aiuto non solo per noi o per le vie. Perché, abbiamo davvero un bel tema, la promozione di una cultura condivisa tra tedeschi e italiani. Voi avete grande spirito estetico, sapete cosa è la bellezza e la vivete. Centinaia e centinaia di tedeschi sono venuti in Italia per trovare quell’elemento che manca in Germania, l’elemento artistico. E qui, in Trentino, è il punto d’incontro: qui dobbiamo operare.
Per una cultura poliedrica, che si apra a nuovi orizzonti.

A.G. Direi che su questo siamo tutti d’accordo. Ma dicevo prima dell’eventuale punto debole dell’attestato di stima. Se noi “chiediamo” che la gente e le istituzioni come CAAI e Guide Alpine firmi e sottoscriva questo documento, io ho paura che gente e istituzioni si chiedano: perché ci chiedono di firmare questo attestato? Perché lo hanno scritto? E possono rispondersi da soli: “perché deve essere proprio successo qualcosa di grave”. Dunque, io non lo farei… Ci sto ripensando…

B.H. L’attestato è utile perché promuove quelle idee di cultura che sono proprio quelle odiate dai “vermi”, quelle che in modo assai razzista i vermi vogliono spazzare via.

M.F. Attenzione: se noi facciamo silenzio, i vermi prosperano e si agitano…

A.G. Come silenzio, se facciamo l’attestato che silenzio è?

M.F. Ma hai appena detto che ci stai ripensando…

A.G. Ma no, sto ripensando al fatto se sia opportuno o meno CHIEDERE una firma di sottoscrizione! Non deve diventare un referendum, devono essere considerazioni di stima che girano da sole! Ho paura di una RICHIESTA.

M.F. Bello, mi piace! Degno di Alessandro Gogna…

A.G. Nel momento in cui, alla fine del comunicato, noi chiedessimo “volete essere d’accordo con quanto avete appena letto?”, vorrebbe dire che ne abbiamo bisogno. Noi NON ne abbiamo bisogno.

M.F. Giusto! Chi vuole firma, o condivide, passa lo scritto ad altri. Ma senza che glielo chiediamo. Ci vuole solo un pool iniziale di firme.

A.G. Sostanzialmente dev’essere un attestato di solidarietà con chi per anni ha sperimentato in questa valle la coesistenza culturale, ha creato vie, ha promosso convegni in questo senso. Il gruppo vegano e i vermi vari sono stati la miccia, ma non devono diventare un incendio, non dobbiamo dar loro quell’importanza che non hanno. Conosco bene l’aggressività dei vegani, ma noi non abbiamo bisogno di essere convertiti alla loro religione, siamo stufi di gente che vuole convertire, missionaria di improbabili nuove religioni. Uno vuole essere vegano? Lo sia, ma rispetti gli altri!

H.G. Autostima e auto-consapevolezza devono aumentare in generale. Personalmente ho problemi fisici in questo momento, con la mia spalla. Ma non devo mollare…

A.G. Attenzione, Heinz… perché in questo momento il miglior alleato dei vermi puoi essere proprio tu stesso. Nel momento in cui tu dici “le vie sono sporche perché nella loro fisicità possono assumere la negatività di ciò che ci sta circondando ora”, io posso ribatterti la palla e aggiungere: tutto vero, ma allora è anche vero nel momento in cui tu ti senti più debole fisicamente e hai male qui e qui e qui. Il male fa parte della natura umana e non ci possiamo fare nulla. Anche il miglior maestro yoga comincerà ad avere qualche dolore, prima o poi. Quindi, il problema dei dolori che ti affliggono da un paio d’anni non deve toccare quella che è la tua auto-consapevolezza. Non voglio insegnarti nulla, ma posso dire d’esserci passato. Per sei anni ho dovuto assumere una pillola di cortisone al giorno a causa di dolori che nessuno ha ancora adesso capito cosa fossero, ma che un omeopatico mi ha guarito. Mi ha fatto pensare. Cosa è successo in quegli anni? Il più grosso pericolo che correvo era quello di vedere me stesso diminuire la mia auto-stima. La vedevo scendere giorno per giorno: non sono più capace di arrampicare, di scrivere, di amare… scivolavo verso la depressione. Il cortisone toglieva il dolore ma creava tutta una serie d’altri problemi. Io ho avuto la fortuna di non avere “vermi” attorno a me, ma posso pensare che loro davvero spiino ogni tuo momento di debolezza, come i cani che normalmente sono aggressivi solo con chi ne ha paura.

H.G. Lo capisco molto bene… mi sento esattamente in questa situazione… ho i dolori e mi sono sentito debole. Ciò che hai appena detto lo so bene… ma ora in trappola ci sono io!

M.F. Ecco il perché del nome “via della Trappola” (risata generale, NdR)!

H.G. Dunque c’è una nuova malattia, a proposito di vie sporche: la “psicopulizia”!

B.H. Forse dobbiamo trovare un’altra parola… forse “sporco” non è corretto!

M.F. Heinz, potresti portare con te il soffiatore… ma io ti consiglio di non pulire più nulla, magari solo verificare lo stato dei cordini in luogo. Tu hai un po’ viziato gli arrampicatori! E’ tutto perfetto!

A.G. Sai cosa diciamo sotto alle falesie in Piemonte, o Lombardia, o altrove? Ah certo, qui si vede che non è passata la squadra di Heinz Grill! E’ diventato un modo di dire!

M.F. Non devi diventare integralista della pulizia!

H.G. Forse sono un po’ troppo perfezionista… Come Ivo Rabanser è perfezionista sul chiodare, io lo sono sulla linea e sulla pulizia.

B.H. Pensavamo: se la via è in ordine, la stima è assicurata; se la via non è in ordine c’è la calunnia e la maldicenza. Sentirsi come maiali è un attimo! Ma ora forse pensiamo che la stima non dipende solo da quello…

H.G. Io sono tedesco, dunque perfezionista… Per me la qualità di una via deve essere ottima, sia sul piano della bellezza e pulizia che della sicurezza. In altre zone, più selvagge, abbiamo altri criteri. Ho fatto alcune vie davvero raccapriccianti, ma non è solo questione di fare vie difficili. A parte che non avrei più l’età per certe sfide, credo che qui ad Arco la parola d’ordine sia fare vie belle.
Penso che questa conversazione sia stata un grande aiuto. Grazie.

Dro, 6 ottobre 2012, Libertà in alpinismo sulla base dei valori durevoli. Questo è l’intervento di Marco Furlani:

Dro, 6 ottobre 2012, Libertà in alpinismo sulla base dei valori durevoli. Questo è l’intervento di Raimondo Daldosso:

Dro, 6 ottobre 2012, Libertà in alpinismo sulla base dei valori durevoli. Questo è l’intervento di Alessandro Gogna:

Dro, 6 ottobre 2012, Libertà in alpinismo sulla base dei valori durevoli. Questo è l’intervento di Roberto Jacopelli:

Dro, 6 ottobre 2012, Libertà in alpinismo sulla base dei valori durevoli. Questo è l’intervento di Ivo Rabanser:

 

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Re-styling intelligente


Ri-attrezzare rispettosamente le grandi vie del passato si può!

Una delle grandi motivazioni per rivedere lo stato di chiodatura di una vecchia via (e qui non faccio distinzione tra falesia e montagna) è la constatazione dell’abbandono in cui questa versa. Sterpi, appigli mobili, erba, chiodi che ballano, ecc.
Preferisco usare la parola “motivazioni”: altri, più radicali di me, potrebbero dire “pretesti”.
In ogni caso lo scopo è quasi sempre “rendere fruibile” un terreno di arrampicata che altrimenti vivrebbe altri anni di solitudine.

Heinz Grill
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E’ vero: fino all’affermarsi della cultura sportiva, chiunque facesse una via nuova non si preoccupava minimamente di coloro che sarebbero venuti dopo, arrampicava per se stesso, rischiava e nessuno metteva in discussione che chi voleva seguirlo, mesi o anni dopo, avrebbe dovuto rischiare e penare allo stesso modo.

Se si lasciava chiodata una via, non era per scrupolo ecologico o per gentilezza e riguardo verso il ripetitore… era solo perché l’apritore non aveva problemi nel suo personale approvvigionamento di ferraglia.
Se le ripetizioni mancavano, meglio! Si sottolineava il grande impegno necessario per quell’itinerario…

Oggi, con l’avvento dello spit, con le protezioni mobili e con la mutata sensibilità nei confronti del possibile numero di ripetitori, cioè di giudici favorevoli al nostro operato, si tende a un comportamento del tutto diverso.
Questo modo di pensare si riflette anche nel prendere in considerazione vecchi percorsi.

Ma i modi in cui si può affrontare il restyling sono davvero molti e sfumati. Ciò che lo scalatore trad (o similari, questione di definizione) auspica oggi non è che si proceda a una ri-attrezzatura “sportiva” tout-court, bensì che si ri-crei un itinerario senza “essenzialmente” snaturarlo.

Esempi di cosa vado dicendo ce ne sono molti, anche se quelli di una ri-attrezzatura brutalmente sportiva sono assai superiori di numero, direi dieci a uno.
Qualche anno fa le guide lecchesi procedettero in un programma di restyling di alcuni itinerari della Grignetta e della Corna di Medale. Mentre alcune vie furono spittate come itinerari sportivi, su altre si preferì (a volte per espresso desiderio dell’apritore, magari ancora vivente…) sistemare a spit solo le soste e invece, per ciò che riguarda i chiodi di protezione della via, realizzare una chiodatura efficiente, perché fatta appesi alle corde e non procedendo da primi di cordata. Quindi: sostituzione di chiodi con rispetto del numero originale, asportazione di erba, spine, lichene, terra, appigli mobili. Asportazione dei vecchi cunei in fessure oggi proteggibili con nut e friend. In qualche caso anche stabilizzazione artificiale di scaglie. Certo, un compromesso: però intelligente.

Gli esempi più belli di re-styling ci vengono però dalla Valle del Sarca, dove Heinz Grill, il più attivo apritore di nuovi itinerari degli ultimi anni, si sta dando da fare con la sua squadra a ri-valorizzare gli itinerari del passato. Lo affianca  gente come Florian Kluckner o Franz Heiss, per non parlare delle tenaci e graziose “ancelle” Johanna Bluemel, Petra Himmel, Barbara Holzer, Sigrid Koenigseder, Sandra Schieder, Monika Staufer e magari altre.
Vie come il pilastro Cristina e Alba Chiara (entrambe a Monte Casale), come Luce del primo mattino al Piccolo Dain, oppure ancora l’attuale ciclopica lavorazione su Oasi di Pace sulla Cima alle Coste sono lavori che richiedono settimane a più persone! Stiamo parlando infatti di vere e proprie vie di centinaia di metri.

In questi casi dunque, la volontà di ri-proporre un itinerario che trasuda storia anche agli odierni arrampicatori, in modo che questi apprezzino il valore dei primi apritori, supera di molto la semplice volontà di “rendere fruibile”, termine irrispettoso che sa di “consumo” e di “superficialità”.

Giuliano Stenghel e Heinz Grill. A quando il re-styling di una delle grandi vie di “Sten” Stenghel?
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