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Jel Tegermen – Il Mulino a Vento

Nel suo nuovo film Jel Tegermen, Alessandro Beltrame ha registrato un monologo in tenda nel quale esprime chiaramente la sua idea che l’andare a cacciarsi in situazioni remote, pericolose, esposte e non soggette ad alcun aiuto possibile acuisce i sensi e ti mette in quella condizione in cui l’individuo vigila con molta più facilità sull’ambiente che lo circonda, e si rapporta istintivamente con esso rendendo inutili gli aiuti tecnologici. Una sensazione, in definitiva, piacevole, dove non sai “se sentirti più abbandonato o più libero”.
E’ comunque l’aspetto esplorativo di questa storia a catturare l’immaginazione, perché il viaggio si è svolto in una terra di cui si sa molto poco.

Il Jel Tegermen era una cima inviolata in Tien Shan, la catena montuosa che si estende per 2.800 km tra la Cina, il Kazakistan e il Kirghizistan. Paolo Rabbia e Alessandro Beltrame ne hanno toccato la vetta, alta 4570 metri, il 29 marzo 2015 al secondo tentativo.

Jel Tegermen
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Jel Tegermen
di Alessandro Beltrame

La prima esplorazione era stata effettuata nell’inverno 2011 con gli sci da un team di cui facevano parte Giacomo Para e Paolo Rabbia. In base a quelle informazioni è stato possibile organizzare un viaggio esplorativo di soli 16 giorni, di cui 10 sulla montagna, con partenza dall’Italia il 19 marzo 2015.

A partire dall’ultimo villaggio raggiungibile in auto (Biškek, Kirghizistan), l’avvicinamento è avvenuto a cavallo fino al campo base in un giorno, trasportando circa 80 kg tra materiale e cibo, quest’ultimo reperito interamente al villaggio. Il campo è stato posto su neve alla quota di 3070 m, in corrispondenza della più alta fonte d’acqua disponibile, a 50 km in linea d’aria dal confine con la Cina.
La zona è battuta quasi costantemente da venti oltre i 50 km/h (con punte rilevate anche di 100 km/h), da qui il nome Jel Tegermen dato alla montagna, che in lingua kirghisa significa “il mulino a vento”.

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I successivi mille metri di quota sono stati percorsi sempre con gli sci nelle varie ricognizioni avvenute ai piedi del versante ovest della parete. Solo una volta superata la seraccata posta al fondo della valle è stato possibile individuare una linea di salita favorevole. Sono stati installati due depositi di materiale, uno intermedio a 3700 m, l’altro ai piedi della parete a 4050 m. In un primo tentativo, il giorno 25 marzo, è stata raggiunta la quota di 4450 m, al termine del couloir di ghiaccio neve.

Dopo una sosta forzata di quattro giorni dovuta alle pessime condizioni meteo (vento e neve), nell’unica finestra di tempo discreto il 29 marzo abbiamo tentato la cima con partenza direttamente dal campo base. Quattro ore di salita con gli sci e successivamente altre 2 di scalata su neve e misto ci hanno condotto al punto più alto raggiunto precedentemente; da qui, nonostante il vento a raffiche in aumento, abbiamo affrontato la scalata degli ultimi 120 metri fino alla vetta. A questo punto il terreno si fa più impegnativo e ostico per via della pessima qualità della roccia e delle grandi difficoltà di protezione, il tutto sempre in condizioni di discreta esposizione. Salvo poche sezioni, tutta la scalata è stata effettuata con piccozze e ramponi sia su neve che su roccia, utilizzando sia chiodi che protezioni mobili (nut e friend).

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La cima è stata raggiunta alle ore 17.30 (ora locale) da Paolo Rabbia e da me. Marco Berni Bernini ha dovuto rinunciare durante la salita per l’aggravarsi di una infezione respiratoria. Nei primi 100 metri di discesa è stato inevitabile abbandonare le corde di calata, a causa dei forti rischi di caduta pietre. La base del couloir è stata raggiunta alle ore 20.00 con il buio. La discesa in sci, gravati dal peso di tutto il materiale dei depositi, in una fitta nebbia, ci ha esauriti completamente. Al nostro arrivo al campo base, poco prima della mezzanotte, siamo stati accolti dall’amico Berni, oltre che con un tè caldo, con una salva dei petardi utilizzati le notti precedenti per allontanare i lupi…

La via seguita, da noi gradata TD -, è stata battezzata dei Quattro Cuori (il quarto è quello del conducente di cavalli Akai, con il quale abbiamo stretto una bella amicizia).

Mentre eravamo in quota, bloccati dalla neve dentro la tenda per più giorni, abbiamo avuto modo di pensare all’avventura, alle montagne e all’esplorazione. Abbiamo deciso di fare questo film perché siamo arrivati in cima. Celebrare gli insuccessi, anche se hanno molto da insegnare, non è nella nostra filosofia. Ma non l’abbiamo fatto per noi, perché l’alpinismo di punta del 2015 non è certo questo. E comunque non ne saremmo noi gli interpreti, specialmente alla nostra età. No, questo film è dedicato ai più giovani e tra di loro a quelli che non si accontentano di vedere le cose fatte dagli altri e che sono disposti a faticare e stare scomodi per dimostrare prima di tutto a se stessi quanto valgono. E non necessariamente su una montagna sconosciuta in mezzo all’Asia, ma su una che può essere dietro l’angolo.

Raccontare con le immagini: è questo che cerco di fare quando ho la fortuna di incontrare luoghi, gente e situazioni al di fuori dall’ordinario. E anche in questo caso ho voluto raccontare con le immagini l’alpinismo che si può fare su questa terra, quando la montagna perde ogni connotato epico per rivelarsi solo un’attività bizzarra e un po’ snob.

Dieci anni di spedizioni e di documentazione; tante esperienze, nuove tecnologie, uomini e realtà che mi hanno sempre insegnato qualcosa, nel bene e nel male. Una natura madre e maestra. La curiosità di scoprirla, dalle piccole cose ai suoi più antichi segreti.

Un detto indiano dice che la gente non ci ricorderà per quello che abbiamo detto, o per quello che abbiamo fatto, ma per come li abbiamo fatti emozionare.

Questo è il trailer di Jel Tegermen. Il film, della durata di 40’, è disponibile presso http://www.agbvideo.com

Le esperienze arrivano da sole, a blocchi, non uniformi, sovrapposte, poi, per un po’ più nulla, in quel momento le fai tue, le metabolizzi, le trasformi in strumenti utili e competenze. Meno male che ne arrivano poi altre e ti rimettono in corsa, ti ridanno quell’insicurezza costruttiva, piacevole, quello sbilanciamento in avanti quasi a cadere.

Quando sei bravo, viaggi sbilanciato, quasi a toccare il naso a terra senza mai schiacciartelo, quando sei meno bravo o sbatti sul sentiero o sei così lontano da non sentire il profumo dell’erba che stai calpestando. Queste sono le mie esperienze.

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La soglia di percezione sbilanciata in avanti con un andamento un po’ rischioso ma piacevole, sempre esplorativo, spesso fuori dalla safety zone. Se controlli l’equilibrio viaggi molto veloce su tutti i terreni: tecnico, creativo, logistico, personale. Succede per brevi periodi e il resto si chiama inerzia o trasformazione d’energia cinetica.

Possono dirmi quello che vogliono, ma salire su una montagna, anche solo per un momento, è veramente “possederla”. Per questo dev’essere bella, per attirarti irresistibilmente e per suscitare l’invidia degli altri.

Siamo arrivati in cima per puro caso. Però il bello di questa scalata sta proprio qui, nell’aver dato retta, per qualche istante ancora, alla nostra curiosità di uomini.

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Alessandro Beltrame
Di formazione scientifica e con competenze informatiche ed elettroniche, titolare della ditta di produzione video AGB.
Pratica, per lavoro e passione: alpinismo, arrampicata su roccia e ghiaccio, speleologia, trekking e mountain bike, oltre che subacquea e sci alpino.
Cameraman specializzato, autore, conosce a fondo i sistemi di produzione e post produzione digitale e gli strumenti di Internet.
Fa parte dell’Associazione Esplorazione Geografiche La Venta, con cui ha realizzato come operatore documentario per National Geographic USA e come autore un documentario sui ghiacciai patagonici.
Ha al suo attivo oltre un centinaio di produzioni, per conto di enti, televisioni nazionali e internazionali, spedizioni e documentari in Europa, Australia, USA, Canada, Alaska, Messico, Cile, Mongolia, Brasile, Patagonia, Bolivia, Nepal, Amazzonia e Africa.
Come produttore e autore ha realizzato una serie di DVD multimediali legati al mondo dell’outdoor, con distribuzione editoriale nazionale, alcune serie televisive di avventura per canali satellitari Sky e terrestri Mediaset e alcuni documentari per i canali RAI.
Ha prodotto progetti di comunicazione visiva e valorizzazione territorio per la Regione Liguria, Provincia di Savona, Regione Piemonte e Regione Sardegna, negli ultimi anni esclusivamente in Alta Definizione.
Nel 2006 ha realizzato come autore/operatore la produzione subacquea di Linea Blu su RAIUno.

Alessandro Beltrame in azione
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