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Il labirinto della montagna accompagnata

Il labirinto della montagna accompagnata

L’accompagnamento professionale in montagna è un ambito assai controverso, un territorio che da ormai molto tempo le Guide Alpine (articolate in collegi regionali o provinciali nel cosiddetto CONAGAI – Collegio Nazionale Guide Alpine Italiane – www.guidealpine.it/) si sono trovate a condividere con altre figure. Alcune di queste hanno un’investitura legale, altre sono del tutto abusive. Aggiungiamo che, quando si dice montagna, s’intende una vastissima gamma di tipi di terreno, dal facile all’estremo, dall’innevato al ghiacciato, dall’escursione naturalistica alla discesa di canyon spettacolari, dallo scialpinismo al fuoripista e alle ciaspole.

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Per questo motivo in molte regioni operano anche gli Accompagnatori di Media Montagna (AMM), professionisti iscritti negli elenchi speciali dei Collegi Regionali e Provinciali delle Guide Alpine che conseguono il titolo di AMM (attività professionale esercitata ai sensi degli articoli 21 e 22 della legge 6/1989), attraverso corsi di formazione ed esami organizzati dai Collegi delle Guide Alpine. Questa figura professionale è abilitata a condurre singoli o gruppi su terreni escursionistici senza limiti altitudinali (lo ha sancito la sentenza della Corte Costituzionale numero 459 del 14 dicembre 2005), con l’esclusione però dei terreni dove è necessario l’impiego, per la progressione ma anche solo per la sicurezza, di attrezzature alpinistiche (corde, imbragature, ramponi, piccozze o strumenti di autoassicurazione (rinvii, connettori, ecc.), e comunque tutti i terreni in cui sia necessario impiegare tecniche alpinistiche (Legge n. 6 del 2 gennaio 1989).

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In tutte le regioni e province autonome, a eccezione dell’Alto Adige, per questo genere di accompagnamento “escursionistico” si è affiancata (o era pre-esistente) la figura della Guida Ambientale Escursionistica (GAE), aderente all’Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche (AIGAEwww.aigae.eu/), nata nel 1992 e con 3.000 soci attivi. E’ ovvio che i collegi regionali in cui quest’associazione si articola sono ben più significativi numericamente in quelle regioni o province autonome in cui, per le ragioni più diverse, non sono stati istituiti gli AMM.

In questa situazione, dato che il mercato dell’accompagnamento è comunque limitato, le due associazioni sono da tempo in rotta di collisione.
Lo scorso 22 settembre 2015, il CONAGAI e l’AIGAE hanno firmato un documento di intenti per il quale, in una sorta di “non-belligeranza”, si sarebbe dovuto dare il via a un tavolo di lavori congiunto per un più pacifico futuro dell’accompagnamento escursionistico.

Successivamente all’accordo, che prevedeva sostanzialmente che le due associazioni lavorassero congiuntamente al superamento delle anacronistiche sovrapposizioni delle diverse figure professionali di accompagnamento in escursionismo, è stata improvvisamente proposta dalla Regione Sicilia una nuova legge che istituisce la figura delle Guide di Media Montagna.

Il tavolo di lavoro: Collegio Nazionale Guide Alpine Italiane e AIGAE
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L’AIGAE ha diramato a questo proposito un comunicato stampa del 12 aprile 2016, in cui sostiene che la Regione Sicilia ha “rispolverato e distorto la facoltatività di istituire a livello regionale la figura degli Accompagnatori di Media Montagna (AMM) prevista dall’obsoleta legge 6 del lontano 1989”. Secondo l’AIGAE si tratta di una vera e propria “invenzione legislativa”, anacronistica, caotica, in contrasto con le leggi nazionali, che “non aiuta né il turismo né l’occupazione”.

A questo comunicato non poteva mancare la risentita risposta del CONAGAI, che il 19 maggio 2016 dirama un comunicato stampa che suona come evidente ripresa delle ostilità: La legge parla chiaro e i tribunali lo confermano: gli unici professionisti abilitati all’accompagnamento escursionistico in montagna sono formati dalle Guide Alpine”.

Riportiamo integralmente il comunicato CONAGAI n. 4/16 del 19 maggio 2016.

Lo scorso aprile l’Associazione italiana Guide ambientali escursionistiche ha diramato un comunicato stampa a cui le Guide Alpine Italiane non possono rimanere indifferenti, essendo peraltro questo l’ultimo atto di una annosa querelle, che lo scorso settembre pareva essere arrivata al termine. Preso atto che così non è stato e atteso il parere del tribunale di Torino che ha dato torto alle Guide ambientali escursionistiche, il Collegio Nazionale delle Guide Alpine ribadisce una volta per tutte che la legge italiana 6/89 stabilisce inequivocabilmente che l’accompagnamento su terreno montano è esclusiva prerogativa delle Guide Alpine e delle figure formate all’interno del Collegio, con formazione quindi e competenze garantite dagli standard internazionali. Un’esclusiva che ha come unico scopo la sicurezza pubblica nell’ambito di un’attività in cui esistono rischi oggettivi.

A sinistra, il presidente dell’Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche (AIGAE) Stefano Spinetti; a destra, il presidente del Collegio Nazionale Guide Alpine Italiane (CONAGAI) Cesare Cesa Bianchi
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Partiamo dall’accordo CONAGAI – AIGAE siglato il 22 settembre 2015 e ratificato tramite lettera di intenti, che alleghiamo al comunicato. La lettera chiarisce inequivocabilmente che le Guide AIGAE che volessero operare in montagna debbano rientrare nel Collegio nazionale delle Guide Alpine Italiane, ovvero uniformarsi agli standard della figura professionale degli Accompagnatori di Media Montagna, tramite apposite modalità di verifica delle competenze.

L’accordo era stato raggiunto con lo scopo di mettere ordine nell’ambito delle professioni dell’accompagnamento outdoor. Successivamente una nota inviata dal Ministero dello Sviluppo Economico ad AIGAE ha invitato l’Associazione a precisare l’ambito di svolgimento dell’attività dei suoi iscritti, in modo da evitare sovrapposizioni con la disciplina della professione contenuta nella legge 6 del 1989. La nota metteva in evidenza le criticità legislative relative alla loro professione e tornava a sottolineare la necessità di risolvere il conflitto scaturito dalla coesistenza di diverse leggi che disciplinano il settore: da un lato la legge nazionale, la n.6 del 2 gennaio 1989, che regola la professione di Guida Alpina, degli Accompagnatori di Media Montagna e Guide Vulcanologiche; dall’altro la legge n.4 del 2013 che disciplina l’organizzazione delle libere professioni non organizzate in ordini o collegi e alcune Leggi Regionali che erano intervenute localmente a disciplinare la materia. Tra le varie leggi a oggi esistono ambiti di sovrapposizione, particolarmente in relazione all’accompagnamento escursionistico in montagna e su terreni innevati. La Corte Costituzionale ha confermato un ambito esclusivo di esercizio della professione nelle aree maggiormente caratterizzate dalle bellezze ma anche dai pericoli della montagna, continuando a prevedere per tali aree la competenza esclusiva degli iscritti all’albo delle Guide e degli Accompagnatori, senza possibilità per le rimanenti professioni dell’outdoor di sovrapporsi con le rispettive attività.

CONAGAI e AIGAE aprivano quindi un tavolo di lavoro per individuare le modalità per far rientrare gli associati AIGAE nel Collegio Nazionale delle Guide Alpine, inquadrandoli appunto all’interno dei Collegi. Il principio individuato dal Collegio Nazionale delle Guide Alpine, che tuttora apre le porte alle Guide AIGAE, si basa sul riconoscimento dei crediti formativi laddove siano presenti e sulle compensazioni necessarie nelle materie mancanti totalmente o parzialmente.

Nonostante l’accordo, nei mesi successivi AIGAE ha proceduto legalmente e verbalmente contro agli assessorati delle regioni Sicilia e Piemonte, che hanno riconosciuto negli ultimi mesi la figura dell’Accompagnatore di Media Montagna, applicando correttamente la legge nazionale relativa all’accompagnamento in montagna.

Non solo pertanto le proteste di AIGAE si rivelano ingiustificate, mendaci e queste sì anacronistiche, a fronte anche dell’intervento della Corte Costituzionale, ma hanno anche la grave responsabilità di confondere il quadro in merito alle figure professionali di riferimento per l’accompagnamento in montagna, arrecando un danno prima di tutto agli utenti finali. La chiarificazione del quadro generale delle professioni che operano in ambito escursionistico infatti, in particolare in montagna, era stata voluta dal CONAGAI così come dal Ministero che a tale scopo inviava la lettera ad AIGAE, ai fini della sicurezza e della garanzia della qualità del servizio offerto agli utenti finali, e non per ragioni lobbistiche.

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In merito alle limitazioni per l’esercizio della professione degli AMM, non può accettarsi ciò che le Guide ambientali escursionistiche sostengono quando dicono che si tratta di una professione molto limitata. Non esistono infatti limiti altitudinali, e l’esercizio della professione può essere consentito ricorrendone le condizioni in tutto il territorio italiano, mentre sono escluse le attività che richiedono l’utilizzo di attrezzatura alpinistica per le quali occorre un iter formativo da Guide Alpine che di certo non rientra nella formazione nemmeno delle GAE. Quanto all’accompagnamento su terreni innevati è questa realmente l’unica limitazione, per la quale è già stato presentato alla Camera dei Deputati un emendamento che mira proprio ad ampliare il raggio di azione degli AMM. Comunque si valuti la legge, finché esiste essa rimane tale, e quindi non un suggerimento, ma un insieme di disposizioni da rispettare, anche per evitare di commettere il reato di esercizio abusivo di una professione protetta. Quando, ci auguriamo presto, l’emendamento troverà esecuzione, gli accompagnatori nuovi e già titolati, saranno abilitati in una cornice di piena legalità all’accompagnamento sulla neve, non prima però di aver seguito una formazione specifica a riguardo, indispensabile visti i rischi che questo tipo di terreno comporta.

La nuova legge che istituisce la figura dell’Accompagnatore di Media Montagna della Regione Sicilia non solo è dovuta ma è sicuramente anche legittima e, esattamente al contrario di quanto afferma AIGAE, è volta proprio a sostenere l’occupazione prevedendo la formazione di professionisti del trekking in montagna e a favorire il turismo, garantendo all’utente una formazione certificata, seria e di altissimo livello. Ne è conferma quanto avvenuto solo poche settimane fa in Piemonte, dove il tribunale del TAR ha dato torto ad AIGAE che si era espressa contro la legge regionale che istituiva l’Accompagnatore di Media Montagna.

Infine il Collegio Nazionale delle Guide Alpine Italiane ci tiene a rassicurare le Guide ambientali escursionistiche che operano in montagna che saranno in tutti i modi favoriti i processi di confluenza all’interno di CONAGAI al fine non solo di preservare la continuazione del loro lavoro, ma anzi di poterlo esercitare nel rispetto delle leggi attuali. L’invito ad AIGAE è quello di smettere di perseguire una strada di scontro e di agevolare invece i propri soci che operano in montagna alla confluenza nel CONAGAI e quindi nella legalità.

L’AIGAE risponde pressoché immediatamente con il Comunicato stampa n.7/16 del 19 maggio 2016 dal titolo “La legge parla chiaro, le guide alpine no!”. Senza mezzi termini è affermato che “il comunicato delle Guide Alpine sulla presunta esclusività nell’accompagnamento escursionistico è colmo di errori grossolani e falsità”. Per l’AIGAE si è così a “una clamorosa occasione di dialogo sprecata da una livorosa difesa corporativistica di superati recinti immaginari, che fa compiere alla categoria un balzo all’indietro di decenni, danneggiando prima di tutto il turismo in natura”.
Riportiamo anche questo lungo comunicato integralmente.

Apprendiamo con sorpresa e stupore di un comunicato del CONAGAI (Collegio Nazionale Guide Alpine), pubblicato sul loro sito ufficiale, che non esitiamo a definire “fantascientifico” in quanto traboccante di fantasiose considerazioni. A pochi giorni fra l’altro da un incontro previsto per proseguire con loro il tavolo di confronto, istituito per individuare modalità e presupposti per una convergenza tra i nostri due bacini professionali, come previsto dalla lettera comune d’intenti del 22 settembre 2015 che alleghiamo.
Accordo dove le due associazioni, a fronte del reciproco riconoscimento, si impegnavano “a non intraprendere iniziative anche di carattere legale l’una nei confronti dell’altra nonché nei confronti dei singoli associati per tutta la durata dei lavori e anzi a condividere iniziative di carattere legislativo”.
Intesa e lavoro congiunto, che ci vedevano in attesa di risposte alle nostre diverse costruttive proposte, che con tutta evidenza vengono interrotti unilateralmente, assumendosene a questo punto le responsabilità politiche di fronte non tanto ai propri soci ma a tutti gli interlocutori pubblici e privati che da anni invitavano i professionisti dell’accompagnamento a fare ordine e collaborare per il bene del mercato turistico collegato all’escursionismo.

Un’inutile pugnalata alle spalle che non capiamo a chi giovi, se non a un’infantile popolarità nel lasciar credere ai propri associati che siano veri gli steccati protezionistici promessi in anni di costosissimi corsi di formazione, fra l’altro con la validità legale messa in discussione dalla sentenza di Corte Costituzionale 372 del 1989 di cui parliamo di seguito.

Nota: si intendano nel testo a seguire le sigle GAE per Guide Ambientali Escursionistiche; AMM per Accompagnatori di Media Montagna; MISE, per Ministero per lo Sviluppo Economico. 

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CHI HA DISATTESO I PATTI?
1) 15 giorni dopo aver firmato CONAGAI disattende già l’accordo
Il Collegio Guide Alpine Abruzzo il 6 ottobre 2015 inviava al Ministero dello Sviluppo Economico una richiesta di chiarimenti sull’attuazione della Legge 4/2013 per le libere professioni non ordinistiche in cui è elencata anche la professione di Guida Ambientale Escursionistica. Ad essa seguiva anche, da parte del Collegio Nazionale, una richiesta di accesso agli atti che hanno portato all’inserimento dell’AIGAE nell’elenco delle Associazioni Professionali di categoria tenuto dal Ministero. È successivamente seguita una campagna disinformativa, rivolta a tutti gli enti istituzionali, sulla presunta illegalità delle GAE operanti sul territorio abruzzese omettendo gran parte del parere del Ministero, dove ad esempio si confermava l’incostituzionalità di tutte le leggi regionali in tema di professioni.

Da notare che il Collegio Guide Alpine Abruzzo, nel richiedere informazioni al MISE, ha inviato il solo articolo 16 della legge Regione Abruzzo 86/98, addirittura mettendolo in evidenza con carattere in grassetto (si tratta di un orrendo pasticcio giuridico che vorrebbe ridurre la Guida Ambientale Escursionistica a una specializzazione dell’Accompagnatore di Media Montagna, straripando ben oltre i confini impostigli dalla legge nazionale e conferendo all’AMM fantasiose competenze che non gli sono proprie e che non trovano riscontro nella citata legge di riferimento nazionale n. 6/89).
Viene spontaneo domandarsi perché il Collegio non abbia invece argomentato con i soliti teoremi sulla esclusività della competenza degli Accompagnatori di Media Montagna, ma abbia furbescamente utilizzato SOLO una parte di quell’inguacchio legislativo?
IN SOSTANZA, IL COLLEGIO G.A. ABRUZZO NON HA DETTO AL MISE “NON ACCETTATE LE GAE IN ABRUZZO PERCHE’ CI SONO GIA’ GLI AMM, BENSI’ TUTT’ALTRO, COMUNICA AL MISE CHE LE GAE IN ABRUZZO ESISTONO GIA’!
La nota del Ministero all’AIGAE che ne è seguita, fuorviata dalla subdola richiesta, non è stata come vogliono far credere “In Abruzzo le GAE non possono operare perché ci sono gli AMM”, bensì “Dato che esiste una legge regionale che parla di GAE, dovete tenerne conto”. CAPITA LA DIFFERENZA?
Ovvio poi che la Regione Abruzzo dal 1998 a oggi si è ben guardata dal rilasciare negli anni a chicchessia il titolo di GAE come specializzazione degli AMM, ben sapendo che… non lo può fare, senza addentrarsi in un ginepraio giuridico!

Abbiamo successivamente chiesto al Collegio delle Guide Alpine abruzzesi di fare insieme una verifica di legittimità, vigenza e costituzionalità della legge regionale 86/98 poiché solo una pronuncia del giudice amministrativo e/o della Corte Costituzionale sarebbe stata in grado di interpretare in modo vincolante la normativa in discussione. Ma non abbiamo ricevuto risposta!
Cioè, dicono che siamo illegali, ma quando gli chiediamo di andare a verificare davanti a un giudice… Nicchiano!

2) Guida Alpina diffonde una lettera aperta contro il tavolo di lavoro e CONAGAI fa finta di non vedere
In data 21 dicembre viene diffusa una lettera di una guida alpina traboccante di personalissime interpretazioni giuridiche prese a caso, debitamente tagliate e messe insieme a proprio piacimento e contenente anche talune affermazioni fuorvianti e al limite dell’offensivo.

Ad avviso dell’AIGAE tali comportamenti comportavano una violazione di quanto stabilito dalla lettera di intenti che impegnava le parti a “ricercare una soluzione bonaria a tutti i conflitti e le problematiche a oggi emerse così come a quelle che dovessero emergere in futuro”.
Questa mancanza di rispetto dei patti viene prontamente segnalata dal Presidente AIGAE al Presidente CONAGAI, con e-mail del 23/12/2015, cui non è mai giunta risposta.

3) Per tutto il 2015 sono stati fatti ovunque tentativi di proposte di legge regionale per l’istituzione degli Accompagnatori di Media Montagna, in particolare in Piemonte e in Sicilia.
Nonostante l’impegno, rispettato da AIGAE, di non proseguire con presentazioni di leggi regionali e non, fino a un pronunciamento del tavolo di lavoro sui successivi passi legislativi da conseguire insieme.

4) Sono proseguite in diverse zone d’Italia inutili azioni legali e di disturbo da parte dei Collegi Regionali delle Guide Alpine nei confronti delle Guide Ambientali Escursionistiche.
Alle nostre richieste di chiarimenti è stato risposto che il Collegio Nazionale non ha controllo né poteri nei confronti dei Collegi regionali, facendoci dubitare sull’effettivo potere di rappresentanza e attendibilità dei nostri interlocutori.

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FALSITÀ, ORRORI ED ERRORI DEL COMUNICATO STAMPA CONAGAI
1)
”La legge parla chiaro e i tribunali lo confermano: gli unici professionisti abilitati all’accompagnamento escursionistico in montagna sono formati dalla Guide Alpine”.
FALSO. Quali sarebbero questi tribunali che lo affermano? E dove lo avrebbero confermato? Non esiste una sola sentenza! Al contrario abbiamo invece sentenze vere e proprie di tribunali a favore delle Guide Ambientali Escursionistiche che dicono esattamente il contrario. E che alleghiamo e siamo pronti a fornire come prova della veridicità di quanto affermiamo.

2) “La legge italiana 6/89 stabilisce inequivocabilmente che l’accompagnamento su terreno montano è esclusiva prerogativa delle Guide Alpine e delle figure formate all’interno del Collegio, con formazione quindi e competenze garantite dagli standard internazionali”
FALSO. La legge 6/89 non cita mai la parola “esclusiva” né tantomeno gli “standard internazionali”. Al contrario, il CONAGAI volutamente ignora che la sentenza n. 372 inappellabile di CORTE COSTITUZIONALE del 6 luglio 1989, ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 7, commi 2-3-6 e 7 e dell’art. 22, commi 5 e 7 della L. 6/89 che ponevano le modalità di effettuazione dei corsi ed esami per Guida Alpina e AMM. Ebbene, mentre per le Guide Alpine il vuoto legislativo è stato colmato dall’art. 23 della legge 81 dell’8 marzo 1991, per gli AMM ciò non è mai avvenuto. Allo stato, quindi, non esistono le norme statali di riferimento, da riprodurre nelle leggi regionali, per dettare le regole dei corsi di formazione e degli esami per l’abilitazione all’esercizio della professione di AMM.

3) “Successivamente una nota inviata dal Ministero dello Sviluppo Economico ad AIGAE ha invitato l’Associazione a precisare l’ambito di svolgimento dell’attività dei suoi iscritti, in modo da evitare sovrapposizioni con la disciplina della professione contenuta nella legge 6 del 1989. La nota metteva in evidenza le criticità legislative relative alla loro professione e tornava a sottolineare la necessità di risolvere il conflitto scaturito dalla coesistenza di diverse leggi che disciplinano il settore”.
FALSO. La nota del Ministero non dice nulla di tutto questo (anche qui… basta leggerla) come già specificato poco sopra al punto 1 del paragrafo “CHI HA DISATTESO I PATTI” sulla questione Abruzzo.

4) “La Corte Costituzionale ha confermato un ambito esclusivo di esercizio della professione nelle aree maggiormente caratterizzate dalle bellezze ma anche dai pericoli della montagna, continuando a prevedere per tali aree la competenza esclusiva degli iscritti all’albo delle Guide e degli Accompagnatori, senza possibilità per le rimanenti professioni dell’outdoor di sovrapporsi con le rispettive attività.” E inoltre “le proteste di AIGAE si rivelano ingiustificate, mendaci e queste sì anacronistiche, a fronte anche dell’intervento della Corte Costituzionale”.
FALSO E INCREDIBILE. Stranissimo infatti che questa sentenza venga citata proprio dalle Guide Alpine che, anzi, di solito ne negano l’esistenza. A tal riguardo, l’unica sentenza inappellabile di Corte Costituzionale è infatti la 459/2005 che non dice affatto quanto dichiarato dal CONAGAI ma esattamente il contrario! Infatti nella sentenza si cita la “guida-ambientale escursionistica”, come “figura comunque avente un profilo professionale alquanto differenziato dall’Accompagnatore di Media Montagna”.

OLTRE A UN ALTRO PASSAGGIO IMPORTANTISSIMO: Ciò che distingue effettivamente tale figura professionale (guida alpina) è, sulla base di quanto previsto dalla legge n. 6 del 1989, non già una generica attività di accompagnamento in aree montane (la cui esatta definizione, per di più, aprirebbe complessi problemi a seguito della intervenuta soppressione del criterio altimetrico in conseguenza della abrogazione dell’art. 3 della legge 3 dicembre 1971, n. 1102, recante “Nuove norme per lo sviluppo della montagna”, nonché dell’art. 1 della legge 27 luglio 1952, n. 991, recante “Provvedimenti in favore dei territori montani”), bensì l’accompagnamento su qualsiasi terreno che comporti «l’uso di tecniche e di attrezzature alpinistiche» (come si esprime testualmente l’art. 2, comma 2, della legge n. 6 del 1989) o l’attraversamento di aree particolarmente pericolose e cioè «delle zone rocciose, dei ghiacciai, dei terreni innevati e di quelli che richiedono comunque, per la progressione, l’uso di corda, piccozza e ramponi» (come si esprime l’art. 21, comma 2, della medesima legge).”

Basta saper leggere con calma, minima onestà intellettuale e capacità di comprensione la sentenza.

5) “(…) il parere del tribunale di Torino che ha dato torto alle Guide Ambientali Escursionistiche” e “Ne è conferma quanto avvenuto solo poche settimane fa in Piemonte, dove il tribunale del TAR ha dato torto ad AIGAE che si era espressa contro la legge regionale che istituiva l’Accompagnatore di Media Montagna”
FALSO. Il TAR Piemonte a febbraio 2016 non ha dato torto all’AIGAE, bensì semplicemente non ne ha accolto il ricorso per un errore procedurale. Per dare torto ci vuole che sia scritto in una sentenza, che non c’è stata!

6) “La nuova legge che istituisce la figura dell’Accompagnatore di Media Montagna della Regione Sicilia non solo è dovuta ma è sicuramente anche legittima”.
ORRORE. A parte che sarebbe interessante capire perché “è dovuta”. Ma se si vuole che sia legittima deve ad esempio istituire la figura corretta e non chiamarsi come è stato fatto “Guida di Media Montagna”, figura fantasiosa non contemplata dalla L.6/89 e di cui sono oltretutto ancora vaghi ambiti e regolamenti.

7) “In merito alle limitazioni per l’esercizio della professione degli AMM, non può accettarsi ciò che le Guide Ambientali Escursionistiche sostengono quando dicono che si tratta di una professione molto limitata. Non esistono infatti limiti altitudinali, e l’esercizio della professione può essere consentito ricorrendone le condizioni in tutto il territorio italiano.”
ERRORE. I limiti altitudinali sono verso il basso, poiché è il nome stesso a rendere ridicolo l’Accompagnatore di Media Montagna in pianura, sulle dune o in collina, essendo impossibile stabilire i confini della montagna a causa della soppressione del criterio altimetrico (vedi sentenza Corte Costituzionale sopra citata) e ancora meno cosa sia la media montagna. Ma soprattutto l’esercizio della professione di AMM, per essere consentito in tutto il territorio italiano e cioè al di fuori dei collegi regionali di cui fanno parte, necessita il rispetto di quanto previsto dalla stessa legge 6/89 art.22 e non è così facile come si vuol far credere. Di fatto gli AMM sono vincolati a operare nelle regioni in cui sono iscritti ai relativi Collegi, difficilmente più di uno. Mentre le GAE, essendo liberi professionisti ai sensi della L.4/2013 non hanno limiti regionali né tantomeno nazionali, ricadendo fra l’altro a pieno titolo nelle normative europee sulla libera circolazione delle professioni.

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8) Sull’accordo CONAGAI – AIGAE: “La lettera chiarisce inequivocabilmente che le Guide AIGAE che volessero operare in montagna debbano rientrare nel Collegio Nazionale delle Guide Alpine Italiane, ovvero uniformarsi agli standard della figura professionale degli Accompagnatori di Media Montagna, tramite apposite modalità di verifica delle competenze.”
FALSO. La lettera d’intenti era stata sottoscritta per cercare di trovare insieme una strada comune per armonizzare le professioni di accompagnamento (basta leggere la lettera allegata per capire che è così). L’unica proposta in tal senso è stata presentata da AIGAE a CONAGAI il 18/12/2015 e alla stessa non è seguita mai – neanche a dirlo – nessuna risposta né controproposta.

9) “La chiarificazione del quadro generale delle professioni che operano in ambito escursionistico infatti, in particolare in montagna, era stata voluta dal CoNaGAI così come dal Ministero che a tale scopo inviava la lettera ad AIGAE, ai fini della sicurezza e della garanzia della qualità del servizio offerto agli utenti finali.”
FALSO. Il Ministero non ha mai richiesto nulla in tal senso. Nell’accordo fra l’altro non si parla di chiarificazione ma di armonizzazione, che apparentemente era voluta sia da AIGAE che da CONAGAI (fino al cambio evidente di obiettivi che evidenzia il loro “comunicato degli steccati”).

10) (le proteste di AIGAE ai tentativi di leggi regionali sugli AMM) hanno anche la grave responsabilità di confondere il quadro in merito alle figure professionali di riferimento per l’accompagnamento in montagna, arrecando un danno prima di tutto agli utenti finali.
È VERO ESATTAMENTE IL CONTRARIO, noi cerchiamo di fare chiarezza e ci teniamo a far capire che l’accompagnamento in natura non è solo montagna e che il mercato richiede da tempo figure molto più complete e poliedriche.

11) “Infine il Collegio Nazionale delle Guide Alpine Italiane ci tiene a rassicurare le Guide Ambientali Escursionistiche che operano in montagna che saranno in tutti i modi favoriti i processi di confluenza all’interno di CoNaGAI al fine non solo di preservare la continuazione del loro lavoro, ma anzi di poterlo esercitare nel rispetto delle leggi attuali.” E anche “’invito ad AIGAE è quello di smettere di perseguire una strada di scontro e di agevolare invece i propri soci che operano in montagna alla confluenza nel CoNaGAI e quindi nella legalità.”
ORRORE ED ERRORE. Che il CONAGAI faccia sonni tranquilli. Noi non vogliamo né entrare nel loro Collegio né diventare Accompagnatori di Media Montagna, poiché siamo altro (sempre per citare letteralmente la Corte Costituzionale che sancisce in modo inappellabile la piena legalità delle GAE). Le leggi le rispettiamo sempre e comunque. A questo proposito, visto che lo abbiamo già fatto con il Collegio Regionale Guide Alpine Abruzzo ovviamente senza ricevere risposta, invitiamo a controllare meglio l’operato degli iscritti: AMM che accompagnano su neve, che operano al di fuori dei territori dei Collegi di appartenenza, che propongono pacchetti turistici senza licenza, ecc…

La L. 6/89 art. 14 lettera b) infatti dice testualmente che è compito del Collegio regionale delle Guide Alpine “vigilare sull’osservanza, da parte dei componenti del collegio, delle regole della deontologia professionale”.

Pronti a rispondere pubblicamente, anche della mancata vigilanza obbligatoria, per ogni caso che solleveremo chiedendo gli opportuni interventi di legge e dandone ampia diffusione a mezzo stampa?

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INFINE QUALCHE DOMANDA
Come mai se solo gli iscritti al CONAGAI sono abilitati ad accompagnare in escursione i suoi rappresentanti si sono seduti a un tavolo di lavoro con un’Associazione come AIGAE (con un numero di iscritti che è circa 4 volte tanto) che rappresenterebbe circa 3.000 professionisti che loro ora definiscono “illegali”, sottoscrivendo con loro una lettera d’intenti comune?

È consapevole il CONAGAI che esistono in Italia decine di gruppi, associazioni di guide, cooperative e aziende miste che vedono la compresenza di AMM, GAE e Guide Alpine che da anni già collaborano tra loro in integrazioni delle reciproche competenze, ambiti e professionalità?

Ha mai informato i propri soci il CONAGAI di tutte le sentenze in cui è stata respinta l’accusa di esercizio abusivo di professione nei confronti di Guide Ambientali Escursionistiche e del fatto che nessuna GAE è mai stata condannata?

Ha mai informato i propri soci il CONAGAI degli innumerevoli pronunciamenti dell’Antitrust, che si sono succeduti dal 2007 ad oggi, proprio a riguardo le modalità delle Guide Alpine e sulle diverse leggi regionali che li riguardano?

Come mai, se non hanno limiti operativi, diversi AMM si sono negli anni iscritti anche ad AIGAE e risultano tuttora iscritti come Guide Ambientali Escursionistiche per poter avere possibilità di operare con copertura assicurativa adeguata su qualsiasi tipo di ambiente e condizione?

Vuole dire pubblicamente il CONAGAI quanto costa a persona il corso per la nuova fantasiosa figura della Guida di Media Montagna in Sicilia e spiegare che solo le Guide Alpine vi possono insegnare? Quanto costa ogni ora di corso? Quanto guadagnano gli insegnanti?

Vuole il CONAGAI spiegare perché i Collegi Regionali, pur essendo obbligati dalla legge 6/89, art. 14, comma 2., lettera c) a mantenere i rapporti con gli organismi e le associazioni rappresentative di altre categorie professionali, e pur professandosi così rispettosi delle leggi, si rifiutano di farlo con l’AIGAE che inequivocabilmente è un’associazione rappresentativa di altra categoria professionale?

Siamo ormai abituati a non ricevere risposte e sappiamo già che dovremo farlo noi, pubblicamente. Facendo informazione su tanti aspetti che da troppo tempo sono stati manipolati e mistificati. Il turismo escursionistico-ambientale in Italia ha bisogno di trasparenza e chiarezza, ma soprattutto di fare un salto in avanti enorme rispetto alla retrograda mentalità degli steccati, degli orticelli e dei vecchi privilegi corporativistici.

Considerazioni
Direi che per il momento basta così, in attesa di ulteriori sviluppi. Chi volesse approfondire il punto di vista di tre collegi regionali/provinciali delle Guide Alpine può consultare l’ottimo articolo (anche se leggermente datato) pubblicato da Altitudini.it il 14 giugno 2013
http://altitudini.it/guide-alpine-chi-sono-gli-abusivi/

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Abruzzo: Soccorso Alpino a pagamento ed RC obbligatoria

Abruzzo: Soccorso Alpino a pagamento ed RC obbligatoria

Se causato da imperizia o equipaggiamento inidoneo, anche in Abruzzo si pagherà il soccorso in montagna. E’ notizia di metà settembre 2015.

Con una modifica alla legge regionale 24 del 2005, il legislatore abruzzese consente il fuoripista sempre e comunque, anche in caso di alto rischio valanghe e perfino in zone dove le slavine eventualmente staccate incombano sulle piste a valle, purché si sia in possesso dell’attrezzatura di soccorso e di una apposita polizza.

E’ vero che la macchina dei soccorsi che si mette in moto in casi di emergenza è fatta di personale specializzato e mezzi equipaggiati, e il tutto ha costi spesso non trascurabili. Ma la preoccupazione di alcuni è che ci sia il rischio che l’obbligatorietà comporti una lievitazione dei costi delle polizze RC, oggi molto contenuti.

Luigi Faccia, direttore della scuola di sci Assergi-Gran Sasso commenta: “Tutto quel che liberalizza e apre nuovi mercati è positivo“.

Agostino Cittadini
AbruzzoSoccorsoAlpinoObbligatorio-agostinoCittadini

Sul versante delle guide alpine, che rivendicano anche la paternità del provvedimento, Agostino Cittadini, presidente delle guide d’Abruzzo, dice: “Con le dovute precauzioni, quindi con l’equipaggiamento di rito, come l’ARTVA, quella dei fuoripista è una libertà di cui l’escursionista gode in molte zone, anche in molte regioni alpine… L’aggiunta della responsabilità civile deve aprire la strada al soccorso a pagamento, come già avviene sulle Alpi o in Svizzera… Paghiamo già la sanità, ma quando il soccorso è dovuto a imperizia e non è di tipo sanitario il discorso è diverso… Oggi si consiglia di farsi la tessera al CAI proprio perché include una assicurazione, tra l’altro di carattere europeo“.

Anche Pierpaolo Pietrucci, consigliere regionale del Pd e firmatario della proposta di modifica legislativa, è sicuro della bontà del provvedimento perché “se vuoi andare sulla Direttissima del Gran Sasso con le infradito, allora paghi“.

Ferdinando Lattanzi di Abruzzo Mountains Wild, quanto è favorevole al pagamento di un soccorso per imperizia, altrettanto è scettico sull’obbligatorietà dell’assicurazione:

L’assicurazione di Responsabilità Civile per il fuoripista, che non serve a pagare il soccorso bensì gli eventuali danni provocati a terzi, costituisce una limitazione alla libera circolazione delle persone all’interno del territorio nazionale.

Posso capire che nell’ambito stradale, dove la probabilità di incidente e di danno a terzi può essere alta, devi premunire gli automobilisti obbligandoli ad assicurarsi, ma il free ride è una pratica che tendenzialmente fanno persone esperte. Qual è il principiante che si avventura nello scialpinismo? Se si fa una statistica, a essere soccorsi sono essenzialmente gli escursionisti della domenica sulla Direttissima…

Non so di nessuna regione dove esiste una cosa del genere. In Francia ci sono cartelli che ti avvisano che è a tuo rischio e pericolo. Non si può costringere chi va a farsi una passeggiata fino al Sassone o a Monte Cristo (brevissime gite, citate da Lattanzi proprio per la loro semplicità e popolarità, NdR) a stipulare un’assicurazione.

Ferdinando Lattanzi
AbruzzoSoccorsoAlpinoObbligatorio-ferdinandoLattanzi

Sulle nostre montagne e soprattutto sulla Vetta Occidentale di Corno Grande circolano più sprovveduti d’estate che d’inverno, stagione in cui chi si avventura in montagna un minimo di preparazione ce l’ha. A dimostrazione di ciò basterebbe contare il numero di soccorsi nelle stagioni, uno sprovveduto che in estate fa rotolare un sasso sulla Direttissima alla Cima Occidentale di Corno Grande può provocare danni gravissimi visto l’enorme afflusso di persone su quella via, ma non è obbligato ad assicurarsi.
Mi sembra che il motivo che ha ispirato i politici a proporre questa norma sia stato soprattutto quello di evitare tutte le polemiche sorte intorno ai divieti dello scorso inverno e lavarsi le mani dicendo in pratica andate dove vi pare, provocate le valanghe che vi pare, non ci interessa se moriranno delle persone, l’essenziale è che siete assicurati per cui noi non siamo tenuti a vigilare affinché gli incidenti non avvengano.
Spero che il Governo impugni questa norma, come è capitato anche ad altre leggi regionali dell’Abruzzo: sarebbe comunque il caso di raccogliere le firme per una petizione contro questa proposta di legge che, se approvata, costituirebbe uno sciagurato precedente.
Mi piacerebbe sapere in quale altra Regione vige l’obbligo di assicurazione visto che una mia ricerca in tal senso non ha dato nessun risultato
”.

Per leggere su Ferdinando Lattanzi, clicca qui.

AbruzzoSoccorsoAlpinoPagamento-OMF-Summer-07

 

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L’attuale tendenza del legislatore

L’attuale tendenza del legislatore

C’è da lungo tempo una norma che gli alpinisti non conoscono, ma ha grande rilievo sistematico (anche se all’approccio sistematico oggi si preferisce spesso e volentieri quello frammentario).

L’art. 122 del R.D. 6 maggio 1940, n. 635 (Regolamento di esecuzione del T.U.l.p.s., Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza, l’ultimo, ancora oggi vigente, del 1931) dice:

Negli spettacoli equestri e ginnastici non sono permessi esercizi pericolosi se non siano circondati dalle dovute garanzie per il pubblico e per gli attori.
Ove trattisi di esercizi ginnastici a grandi altezze, si deve collocare una rete adatta a evitare sinistri
”.

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Chi abbia letto il post di Carlo Bonardi L’alpinismo non è delle Guide Alpine 2, § 12 e 13, ricorderà l’analisi dell’art. 43 del codice penale (nota: entrò in vigore nel 1931). Vi si evidenziava come la violazione di “regolamenti” (quello sopra è uno di questi) fonda l’elemento della “colpa” in senso giuridico e quindi della relativa responsabilità (esempio, per lesioni od omicidio appunto colposi).

La norma citata è sistematicamente importante poiché è una delle poche che già in anni non recenti interveniva direttamente su attività sportive in senso lato, stabilendo una specifica regola di comportamento precauzionale. L’importante è notare che invece, per il restante, bastava l’ordinario criterio (sempre da art. 43 del codice penale) della “negligenza, imprudenza, imperizia”, che però dovevano essere caso per caso individuate dai giudici e solo a seguito dell’effettivo verificarsi di sinistri (mentre la violazione del citato art. 122 è sanzionata di per sé: art. 221 del T.U.l.p.s. citato); inoltre, l’impressione è che l’obbligo imposto dall’art. 122 Reg. riguardasse solo l’ambito della tutela del lavoratore e non chiunque (anche se, specie oggi, non c’è da esserne proprio sicuri).

Riassumendo: normalmente un tempo il legislatore non dava direttamente norme per la prevenzione di sinistri (salvo in alcuni casi, come visto sopra); in tempi recenti vige la tendenza opposta (il che ovviamente limita la libertà dei praticanti).

 

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Le ragioni del “No eliski” non sono quelle della sicurezza

Le ragioni de No eliski non sono quelle della sicurezza
Le fotografie sono di Jacob Balzani Lööv

Il 29 marzo 2015, come programmato, si è svolto in val Vannino il raduno NO eliski in Val Formazza – né altrove sulle Alpi.
Erano presenti 59 persone persone che, presa la seggiovia da Valdo, hanno poi proseguito con gli sci e le ciaspole, per tutta la val Vannino fino al rifugio Margaroli. Qui, dopo le foto, è stato firmato da tutti i partecipanti il libro del rifugio, a testimonianza di un passaggio silenzioso e rispettoso verso la montagna e tutti i suoi ospiti. Hanno aderito, tra i tanti, le Guide Alpine Alberto Paleari e Marco Tosi (quest’ultimo assente per via di una gara di scialpinismo), Mountain Wilderness Italia e Svizzera e le sezioni CAI Est Monterosa (ad eccezione di Macugnaga e Formazza).

L’eli-divertimento e l’eli-abuso sono condannabili ovunque li si pratichi”. Lo ribadisce ora Carlo Alberto Pinelli, presidente di Mountain Wilderness, in una lettera aperta al ministro dell’Ambiente e a quello di Trasporti. Questa lettera è l’ennesima denuncia della mancanza di una vera regolamentazione a livello nazionale sull’eliski. Nel 1988, l’allora presidente della Commissione Tutela Ambiente Montano (TAM) del CAI, Bruno Corna, protestava contro la colonizzazione motorizzata delle montagne italiane. Subito dopo ci furono le manifestazioni di Mountain Wilderness, in Valgrisenche e altrove. Trento e Bolzano, già dal 1996, hanno vietato questa pratica sulle loro montagne; la Valle d’Aosta ha regolamentato; in Francia l’eliski è vietato senza eccezioni.

Salita al Clogstafel
Formazza2-Val Vannino
Dal lontano 1988 siamo ancora in attesa di una legge dello Stato. Contro ad essa ci sono ovviamente gli interessi economici, ma anche opinioni. Una per tutte, quella di Guido Azzalea, presidente delle guide valdostane: “D’estate un elicottero – ironizza – vola regolarmente dentro un parco nazionale per portare su e giù viveri e immondizia dai rifugi: un animale non vede la differenza tra questo e un elicottero che fa eliski o anche soccorso (intervista di Montagna.TV)”. Appunto: d’estate! Non d’inverno o di prima primavera quando gli animali sono stremati dal lungo periodo di neve e freddo, senza pascolo.

Alberto Paleari guida il gruppo con la bandiera di Mountain Wilderness, 29 marzo 2015
Momenti della marcia contro l'Eliski in Val Vannino.

La manifestazione in Val Vannino è stata del tutto pacifica, senza alcun tipo d’incidente verbale con gli oppositori. Qualcuno ha proseguito fino al Lago Sruer, o anche fino al Passo di Nefelgiù. E’ da sottolineare l’affiatamento dei partecipanti, l’entusiasmo di scialpinisti e ciaspolatori in rappresentanza di parecchi CAI piemontesi e lombardi. Da segnalare anche la presenza del delegato piemontese di Mountain Wolderness, Toni Farina, da lungo tempo sulla breccia delle lotte ambientaliste.

Eppure i segni di possibili polemiche c’erano già dai giorni precedenti. La Repubblica di Torino titolava (27 marzo), sull’onda emotiva del grave incidente di eliski a Cesana che ha visto la morte di due sciatori Mathieu Ricchi e la guida alpina Luca Prochet: “Dopo l’incidente di Cesana arriva in Regione la grana dell’eliski”.

Salita in Val Vannino, 29 marzo 2015
Formazza2-Val VanninoL’articolo denuncia che, data l’assenza di regolamentazione, “soprattutto sulle vette di confine regna l’anarchia. E le società francesi, cui in patria l’attività è severamente vietata, offrono i loro servizi per depositare sciatori sui versanti piemontesi”.

Veniamo a sapere che l’assessore regionale all’Ambiente Alberto Valmaggia prende tempo e promette che la Regione si occuperà del problema. Ma già a gennaio c’era stata la lettera aperta a Chiamparino (vedi nostro post), con annessa raccolta di firme, dell’avvocato torinese Matteo Guadagnini che chiedeva proprio a Chiamparino un intervento sul tema. L’articolo concludeva con la frase “L’incidente di ieri versa altra benzina su un tema già infuocato”.

Sempre La Repubblica di Torino, il giorno dopo 28 marzo, accentuava i toni emotivi sulla questione con il titolo “Val Thuras, il contratto shock dell’eliski: “Accetto tutti i rischi compresa la morte“.

Oltre ai particolari della dinamica dell’incidente, veniamo a sapere (a firma di Federica Cravero) dell’apertura d’inchiesta per omicidio colposo del pm Raffaele Guariniello, ma anche di particolari come la liberatoria firmata prima del volo.

Salita in Val Vannino, 29 marzo 2015
Formazza2-ValvanninoLoov

Perché stiamo riferendo di questi articoli? Perché riteniamo che siano assai pericolosi per la causa dell’abolizione dell’eliski. Nessuno dei partecipanti alla manifestazione del 29 marzo approvava che si facesse confusione in questo modo. “No agli avvoltoi”, diceva Alberto Paleari.

Mai e poi mai si vorrebbe che la regolamentazione dell’eliski o il divieto di pratica venissero ottenuti con lo spettro della sicurezza, per questioni cioè che si scontrerebbero immediatamente con la libertà di andare in montagna. Voglio far notare che secondo questa logica, se è pericoloso l’eliski oggi allora domani lo sarà tutto il fuoripista.

Nella lettera di Carlo Alberto Pinelli prima citata c’è un passaggio pericolosissimo: “Eppure una lunga serie d’incidenti” – osserva Pinelli – avrebbe dovuto indurre il legislatore a prendere in considerazione interventi urgenti. Tali incidenti si sono intensificati durante la corrente stagione, come puntualmente i media hanno riportato. Anche qualora non si reputasse opportuno quel divieto generalizzato che noi continuiamo ad auspicare, non è più procrastinabile una rigorosa regolamentazione del settore, orientata in primo luogo verso la sicurezza, ma anche verso il rispetto dell’ambiente”.

In effetti la stagione 2014-2015 è stata segnata da tragedie eliski come quella di Valgrisenche, oppure di Livigno, oppure ancora come quella di Cesana Torinese. Disgrazie sulle quali occorre sempre meditare.

Ma, a nostro parere, guai se si arrivasse a regolamentazione o divieto solo sull’onda di queste tragedie, con l’obiettivo di evitarne altre. Sarebbe la più grave sconfitta che gli oppositori dell’eliski potrebbero subire. Non si può difendere l’ambiente con l’abdicazione alla libertà. Sempre nella logica per cui la responsabilità dovrebbe sempre averla vinta sul divieto per questioni di sicurezza. Il divieto è per i bambini, non per gli adulti responsabili. Anche se la strada è assai lunga…

Alcuni dei partecipanti alla dimostrazioni

“I love eliski”
di Alberto Paleari
La manifestazione contro l’eliski in Val Formazza di domenica 29 marzo si è svolta in un modo tranquillo e civile, senza polemiche, senza incidenti e senza neanche un discorso ufficiale: tutti sapevano perché erano lì e non c’era bisogno di parlarsi addosso. 59 partecipanti hanno firmato il libro del rifugio Margaroli per testimoniare le loro convinzioni, altri se ne sono dimenticati e hanno continuato a salire verso i passi del Lebendun e del Nefelgiù. Erano rappresentate quasi tutte le sezioni del CAI della provincia e molte del varesotto e del milanese, oltre che alle sezioni italiana e svizzera di Mountain Wilderness.

Mi è stato chiesto di spiegare le nostre ragioni di oppositori all’eliski, così come i sindaci di Macugnaga e Formazza hanno spiegato le loro la settimana scorsa; penso però che al posto di tanti discorsi bastino due fotografie.

Formazza2-Copia di no eliski 009
Alla partenza della seggiovia del Sagersboden abbiamo trovato lo striscione messo dai sostenitori dell’eliski (I love eliski) che c’è nella prima fotografia;

Foto di gruppo sopra al rifugio Margaroli.
invece nella seconda fotografia (no eliski), scattata nei pressi del rifugio Margaroli, ci sono gli striscioni dalle persone contrarie.

I sostenitori dell’eliski non si sono accorti di aver messo il loro striscione dietro ai bidoni della spazzatura. Probabilmente i bidoni non li hanno nemmeno visti.

I sostenitori del “no eliski” si sono fatti fotografare in un bel posto con lo sfondo grandioso delle montagne innevate della Scatta Minoia.

Nelle due fotografie sono rappresentate due sensibilità diverse, due concezioni del mondo diverse, due progetti di mondo diversi, due futuri diversi. Quale dei due futuri preferite per le nostre montagne?

Un po’ di rassegna stampa:
La Repubblica, Torino, 30 marzo 2015:
http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/03/30/foto/in_formazza_contro_l_eliski_sulle_montagne_piemontesi-110829139/1/#1

La Stampa, 31 marzo 2015
Formazza, in sessanta al raduno contro l’eliski

Siti vari:

 

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Tendenze legislative

Tendenze legislative

Datata 1 ottobre 2014, n. 26, è la nuova Legge Regionale (Lombardia):
Norme per la promozione e lo sviluppo delle attività motorie e sportive, dell’impiantistica sportiva e per l’esercizio delle professioni sportive inerenti alla montagna (Bollettino Ufficiale n. 40, supplemento del 01 Ottobre 2014).

La presente legge regionale è evidentemente la ripresa e conclusione del progetto di legge 0175 per il “Riordino normativo in materia di attività motorie e sportive” di iniziativa del Presidente della Giunta regionale della Lombardia, presentato il 26 luglio 2012 e volto a prevedere come illecita e a sanzionare la creazione di pericolo “per sé o per altri” da parte del praticante sportivo. A seguito di un suggerimento di Carlo Bonardi, il CAI aveva proposto e ottenuto la soppressione del “per sé”.

Personalmente non so quanto novità rispetto alla legge precedente, ma noto che l’Articolo 1, al punto 1d) stabilisce il perseguimento della seguente finalità: “diffusione della pratica sportiva e motoria in ambito scolastico e universitario, anche quale strumento di contrasto al fenomeno della dispersione e dell’abbandono scolastico”. Molto bene.

Non ci rimane che sognare Aspen e il Colorado… ancora liberi da divietitendenze-aspen-colorado-ski-report

Noto però le solite “nuove” terminologie (eccellenze, talenti, formazione, ecc.) che riecheggiano in modo sinistro il rimaneggiamento aziendalistico.

Noto altresì la grande importanza che viene data alla “formazione” (formale e imposta): questa insistenza è tale da far sospettare che la formazione sarà parte sempre più consistente del nuovo business.

All’articolo 14, punto 3, è detto:
Gli utenti delle superfici innevate diverse dalle aree sciabili attrezzate che praticano sport sulla neve devono rispettare le regole di comportamento di cui al comma 2, in quanto applicabili. Gli sciatori fuori pista, gli escursionisti d’alta quota e gli sci-alpinisti devono inoltre munirsi di appositi attrezzi e sistemi elettronici per consentire un più facile tracciamento e il conseguente intervento di soccorso”.

“Attrezzi e sistemi elettronici” è una dizione abbastanza sfumata che allude agli apparecchi ARTVA (e pala e sonda? perché non nominarli?). Il comma 2 si riferisce a ciò che devono osservare gli utenti delle aree sciabili attrezzate, perciò è evidente la tendenza all’applicabilità delle “regole di comportamento” “da piste” anche per il fuori da esse.

Anche se la definizione “Attrezzi e sistemi elettronici” è abbastanza generalista, anche per non essere interpretata in modo integralista (ciaspolatori obbligati all’ARTVA in terreno boschivo, ecc.), purtroppo il termine “tracciamento” non può che fondare di soppiatto prossime estensioni di obbligatorietà pure a GPS, Geo.ResQ, e simili).

Voglio ribadire ancora una volta la validità delle nuove tecniche e delle nuove strumentazioni, come pure la necessità di una moderna formazione. È il metodo che non mi piace, non la sostanza.

In sintesi, al di là della bontà o meno della legge, c’è da lamentare che si è persa l’ennesima occasione di far crescere il cittadino, aprendo ancora di più la strada ai divieti e all’obbligatorietà della strumentazione elettronica. Invece di dissuadere si vieterà di più, invece di consigliare si obbligherà con le dovute sanzioni (vedi il lungo elenco all’Articolo 15).