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Chiodare… un sogno

Chiodare… un sogno
di Michele Guerrini

1976. Con il bus di linea n.8 dalla stazione di Vicenza arrivo in piazza a Lumignano e dopo una breve camminata, sotto la famosa PARETE (a quel tempo esisteva solo la “classica”), con il compagno Francesco (Pellizzari).

La falesia di Lumignano classica
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Scaliamo la Maruska e poi proviamo il Diedro della Sbrega come ci aveva consigliato Don Gastone durante un pomeriggio di allenamento nella palestra di Gogna.

15 metri senza un chiodo poi finalmente ne trovo uno ad anello, ma subito dopo non riesco a passare… Pianto un chiodo, lo accoppio a un nut e recupero il compagno.

Dopo alcuni tentativi siamo costretti a fare una doppia… (naturalmente recupero il nut e quindi mi calo sul chiodo che ho appena piantato).

A quel tempo si scalava con il casco, fettucce a tracolla, moschettoni sciolti all’imbrago (completo), dadi (i friend non erano ancora arrivati…) chiodi e martello.

1977. Torno a Lumignano e ripeto la Maruska ed il diedro della Sbrega (sperando di trovare il mio chiodo che nel frattempo avevano già tolto…), fessura Rossi, spigolo Conforto e provo lo Spigolo della Sbrega (allora gradato VI e A0), che a fatica riesco a fare (in A0).

1978. Sono due anni che mi alleno frequentando la palestra di roccia di Gogna (VI) e questa volta con Francesco (Marin) vado a Lumignano e ognuno per conto proprio ci scaldiamo salendo (slegati) la Conforto, scendendo dalla Rossi, poi pancia classica e ci leghiamo per provare lo Spigolo della Sbrega che viene così liberato (VI+).
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Nei mesi precedenti Ugo (Simeoni) ha chiodato una placca con chiodi a pressione (unici ancoraggi artificiali utilizzabili su placche compatte) e così proviamo anche quella… Sarà forse il primo VII grado di Lumignano.

Anche Renato (Casarotto) ha chiodato due vie: uno spigolo tra la Conforto e la nuova via Simeoni (con 5 chiodi normali, uno dei quali “rubato” al mercato di Feltre) e una a destra della pancia classica proprio sopra l’Ulivo di Mario che segna l’arrivo del sentiero alla falesia.
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Penso che la via di Renato sia stata la prima a essere chiodata calandosi dal bosco soprastante, provata con la corda dall’alto e poi ripetuta dal basso (un chiodo a pressione accoppiato a un Cassin dal profilo a U dopo i primi 8 metri e subito dopo un bel blocco di sinistro da eseguire in modo deciso in quanto la discesa non sarebbe stata delle più semplici; il secondo accoppiato con un camp in acciaio duro ai piedi del passo chiave e l’ultimo a circa 8 metri dalla sosta formata da un cordone su albero…).

1979. Diego (Campi) chioda a pressione (ma con chiodi artigianali dal profilo quadrato anziché tondo/conico e “testa” saldata), una placca a sinistra della Rossi (primo tiro VII- e il secondo A2), poi traccia una linea a destra del famoso Tetto Rosso (Arco d’oro) realizzando una via di A2 sempre con i suoi chiodi a pressione distinguibili anche dal colore rosso (rosso di sera…); chioda un paio di vie sulla Piramide e anche Macedonia a chiodi normali (il primo piantato solo per metà della sua lunghezza in un piccolo foro nella roccia giallo/marcia dell’attacco… passo chiave…).
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Nel torrido luglio dello stesso anno, dopo aver letto decine di numeri della famosa rivista inglese Mountain e un sacco di bei libri (tra i quali Yosemite climbers di George Meyers e Montagna vissuta di Reinhard Karl), mi lancio dal basso nell’apertura di una via con l’amico Michele (Piccolo, papà di Carlo) con l’aiuto di chiodi normali, cliff, ancorette varie, chiodi a pressione, piedi sulle staffe e braccia gonfie a battere con il martello il perforatore a mano.

Quando però la pancia si fa più verticale esco dalle staffe e con un passo che mi rimarrà nel cuore per tutta la vita scalo la placca successiva fino ad una nicchia dove fortunatamente trovo delle clessidre per formare la sosta… (sosta attuale 2015). Nasce Margherita.

1980. Ripeto dal basso la pancia Casarotto che con i suoi 3 chiodi nei 25 metri di parete è una bella dimostrazione di forza di volontà, poi la Simeoni, la placca di Diego e tutte le vie più dure di Lumignano.

Inizio a chiodare altre vie nuove, ma questa volta utilizzo un perforatore a mano per chiodi a espansione con filettatura da 8 mm (Petzl da speleo): Marylin, Pistacchio, Phisical e molte altre.

Conosco Heinz (Mariacher) di cui ho letto le imprese sulla Marmolada e che ho visto scalare ad Arco con Roberto (Bassi) e a Lumignano con Luggi (Rieser, quello della Mephisto) mentre liberava Durlindana (primo 6c di Lumignano, via chiodata da Michele Piccolo in solitaria dal basso con chiodi normali, di cui uno ora è visibile al terzo spit, e chiodi a pressione oltre le famose ancorette, cliff, ecc…).

1981. Heinz mi fa vedere un tassello autoperforante (molto simile al Petzl) più lungo dei precedenti e con una filettatura da 10 mm… la manna per la sicurezza!!!!

Finalmente si riesce a chiodare in modo decente (comunque sempre a mano), anche le soste (la maggior parte delle quali è su piante…).

1982/83. Vado in Verdon con Propoli (Marco dal Zennaro), Giorgio (Poletto), Silvano, il Brocca e altri simpatici mestrini. Mi si apre un mondo sull’alta difficoltà e sulla chiodatura…

Al ritorno dalla Francia compro un Bosch a 24 Volt e proseguo la chiodatura di Lumignano iniziata anni prima, ma con ritmi notevolmente più veloci (vado a chiodare solo nei fine settimana, ma riesco a realizzare una via al giorno…).
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Mi faccio fare, da una ditta dell’alto vicentino che lavora l’acciaio inox, 2000 piastrine con spessore da 2 mm e una buona parte la dò anche ad Heinz che nel frattempo sta chiodando ad Arco.

1986. Chiodo alcune vie con golfari (maschi) da 10 mm: mi sembra che tutto sommato vadano bene e mi fanno risparmiare un sacco di bulloneria, la trazione del volo è sempre corretta, che siano piantati su placca come in strapiombo. Ho terminato le piastrine e con questo “sistema” risparmio anche quelle. Visivamente però non mi piacciono, sono grossi, si arrugginiscono… così smetto di usarli lasciando alcune vie chiodate con questo sistema.

Chiodo quasi tutte le altre vie di Lumignano con i tasselli precedenti… Atomic Cafe, Passo Falso, El Somaro, MisterX, Ginevra, Papillon, Sharura, Technicolor, Il mago della Propoli, ecc.

1996. Sono rimasto 6 anni senza scalare, un po’ ribelle alla piega “sportiva” che aveva preso l’arrampicata dopo aver assistito alla manifestazione di Bardonecchia (anche se in quella occasione ci siamo divertiti parecchio visti gli eventi ad opera di Wolfgang Güllich, Marco Pedrini, Marco Ballerini…).

Nel frattempo mi sono dato al motocross, enduro e qualche gara internazionale come la Lignano Sabbiadoro.

Il richiamo della roccia però è profondo (anche perché in moto mi sono rotto più ossa, legamenti e articolazioni che in tutta la mia vita alpinistica…) e quindi decido di diventare Guida Alpina, professione che mi piace e presenta notevoli responsabilità reali e morali (anche da chiodatore).
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Torno a Lumignano e trovo molte mie vie richiodate (con tasselli resinati e Upat, segno della tecnologia che sta cambiando…).

Vedo la via di Casarotto (la pancia) richiodata a tasselli e con un numero di protezioni che la rende sicura più di prima (ovvio) ma che “snatura” il valore storico della via e quello di chi la ripeteva con la chiodatura originale.

E’ praticamente diventata uno dei tanti 6b del mondo (Casarotto è morto sul K2 in solitaria aprendo una via nuova e ora la sua via di Lumignano con lui).

Molte mie vie subiscono lo stesso trattamento: dove i passaggi erano obbligatori, è ora presente una protezione in più, così da renderle “scalabili” anche ai più “paurosi” (Goccia d’arsenico, Odore dei sogni, ecc.).

Non è aumentata la sicurezza in quanto anche prima non si “moriva” se si cadeva (ma si facevano voli un po’ lunghetti); per contro si è tolta la possibilità di quel controllo mentale necessario alla salita e soprattutto non si è tenuto conto della storia (idea iniziale del chiodatore e sviluppo per la realizzazione).

Chiodo altre vie e comincio l’opera di richiodatura di alcuni itinerari. I golfari di “éclair d’argent” mi si spaccano non appena provo a svitarli!!!

Ho scoperto infatti che alla fine del perno era presente uno scarico da filetto che diminuiva il diametro in modo da creare una linea di frattura… (no comment).

La richiodatura verrà fatta soprattutto con tasselli di varie ditte presenti sul mercato (Hilti, Upat, Fischer, Raumer, Petzl, ecc…) e piastrine zincate o inox.

Con il tempo userò anche resina bicomponente epossidica, ma la messa in opera risulterà molto più lunga e meticolosa.

2006. La frenesia da chiodatore ormai ha preso il sopravvento e oltre ad aver richiodato la Nuova (sempre a Lumignano) e aver aperto altre vie sulla stessa parete, apro anche i miei “orizzonti” verso altri lidi e pareti, comprese 6 nuove vie sul Monte Pasubio chiodate praticamente da solo o (raramente) in compagnia di pochi amici disposti a “lavorare” a 200 metri da terra (in tutto una quarantina di tiri).

Intanto imperversa la “moda” della resina e quella brutta abitudine da parte di qualcuno di aggiungere delle “leccatine” della stessa qua e là per “creare” appoggi inesistenti in precedenza o di scavicchiare un po’ di più qualche tacca, lista o buco che prima si presentava solo come “intermedio”.
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L’etica anche in falesia sta cambiando a favore del grado che cresce fino al 9a.

2016. Si scala sul 9b+, ma i chiodatori sono sempre gli stessi (solo più vecchi).

Come Guida Alpina ho seguito un aggiornamento sulla chiodatura a novembre 2015 (mese che purtroppo ricorderò per la tragica perdita di mia madre proprio all’ultimo giorno di corso).

Devo dire che i tre giorni passati con i 40 colleghi sono stati interessanti dal punto di vista tecnico e credo che verrà realizzato un manuale sull’argomento della chiodatura d’itinerari su roccia. Ma non potrà mai essere spiegata in un testo tecnico la passione, l’esperienza, la conoscenza, insomma il “Vissuto” (ANIMA) che ogni arrampicatore ha acquisito nella sua vita alpinistica (e artistica).

La realizzazione di nuovi itinerari è come la creazione di un’opera d’arte, visibile a tutti, ma nella quale solo all’artista è data la possibilità di conoscerne intimamente i segreti e il valore.

Alcune vie di roccia sono opere d’arte, passate alla storia per la loro bellezza indipendente dal grado.

Fin dall’inizio della mia storia di chiodatore ho investito tempo e denaro (il lato economico è meno rilevante, ma va ricordato che una via costa circa 40/50 euro e tenendo conto che ho tracciato più di 350 tiri…), ma soprattutto mi sono messo in discussione e come artista ho avuto la fortuna di emozionarmi di fronte ad alcuni capolavori e vissuto dei sogni (vedere una linea, chiodarla e ripeterla) con il piacere di trasmetterli anche ad altri.

Non tutte le frittelle escono col buco e non tutte le vie meritano fama e gloria, ma rimangono comunque nel cuore di chi le ha create.

Ora è giunto il momento di realizzare un progetto che prevede la rivisitazione e la riattrezzatura (mettendo in sicurezza gli itinerari e correggendo alcuni errori del passato) di tutta la falesia di Lumignano.

Molte linee le conosco per averle realizzate, altre sono opera di altri scalatori che conosco o di cui ho sentito parlare e molto diversi da me.

Vorrei che ci fosse coerenza, onestà storica e chiarezza su tutta l’opera che verrà eseguita (parlo di etica e non di sicurezza visto che si è già fatta una scelta tecnica univoca per tutto il materiale da usare…).

Mi piacerebbe che la maggior parte delle vie “scavate” fosse riportata “al naturale”, magari ponendosi dei limiti legati al grado o alla fattibilità con ragionevolezza, senza intransigenza e integralismi, per non stravolgere troppo guide cartacee e frequentatori assidui… (sì ad un 6b scavato che diventa 6c naturale, no a un 6b scavato che diventa 9b naturale per un gap troppo elevato, no ad un 8a scavato se diventa impossibile da naturale per non cancellare vie comunque storiche).

Si è dimostrato in effetti che molte vie (il 90%) sopra la chiesa e sotto l’eremo possono essere scalate senza scavati cambiando al massimo un grado o un grado e mezzo.

Michele Guerrini su Astrofisica, Soglio d’Uderle (Monte Pasubio). Foto: Stefano Maruzzo
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Sarei dell’idea di togliere invece tutte le prese artificiali avvitate (settore Americani e un paio al Brojon).

Lascerei/rivaluterei tutti quegli itinerari storici sopra i quali sono state tracciate nuove linee senza una preventiva informazione sulla data di apertura o sul suo apritore (se quando si chioda si trova un chiodo arrugginito “forse” qualcuno in passato ce lo aveva messo prima di noi…)

Sono state chiodate delle nuove vie sopra dei vecchi itinerari aperti dal basso con chiodi normali e stopper da Carlo Franzina (poi morto in solitaria mentre percorreva lo spigolo Casarotto, a pochi metri dalla sommità della falesia) a destra della Piramide.

Questi e altri criteri derivano da una visione personale e un vissuto legati al momento storico durante il quale è nata e si è successivamente sviluppata questa meravigliosa attività, con valori (regole?) che nessuno al tempo ha scritto (nemmeno Kurt Albert, che fu il primo a bollare le vie liberate con un punto di vernice rossa) ma che erano condivisi da tutti indipendentemente dalla nazionalità o dai gradi raggiunti.

Per citare il pensiero dell’amico Tilo (Umberto Tilomelli), dal punto di vista etico-antropologico l’attrezzatura delle pareti d’arrampicata si sta trasformando come l’arrampicata stessa.

Chi comincia ad arrampicare oggi è assimilabile a chi si iscrive a un corso di pittura, a un corso di cardiofitness o a un corso di cucina… cerca distrazione e divertimento attraverso un’attività ludica e quindi chiede ogni comfort.

Chi ha scelto la montagna quando tutto era da inventare (vie, sicurezza, attrezzatura, etica, difficoltà) ha fatto una scelta di vita, non (solo) scelto un’attività sportiva di svago.

La distanza che separa chi dedica tempo, energie, risorse e fatica per chiodare e pulire una via, mantenere praticabile il sentiero e chi pretende di arrivare e fare il grado che ha come proprio obiettivo, senza faticare, senza rischiare, senza sporcarsi e avendo anche a disposizione le giuste vie di riscaldamento è una distanza incolmabile.

Spero che alcuni di questi pensieri possano suscitare riflessioni personali e interesse come sono sicuro che in altri scateneranno dissenso (ma tutti i chiodatori sanno che c’è sempre qualcuno cui lo spit sarebbe andato meglio più a destra o a sinistra o qualche altro che non vede l’ora che finisci la via e già ti chiede di provarla o ancora chi ti libera i tiri prima ancora che riesci a provarli…).

Chi chioda si mette in discussione e chi non chioda spesso discute e basta…

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Minacciata la libertà di scalare a Lumignano

Dopo l’incontro pubblico dello scorso 2 aprile in merito alle progettate restrizioni sull’arrampicata a Lumignano e nei Colli Berici, il CAI di Vicenza ha inviato la seguente lettera aperta alla Provincia di Vicenza.

Spett. Provincia di Vicenza –
Osservazioni del CAI Sezione di Vicenza sui contenuti della bozza “Regolamentazione attività sportive di arrampicata, volo libero e motoristiche in area SIC Colli Berici” redatta dalla Provincia di Vicenza

In merito alla Bozza di Regolamentazione delle attività sportive di arrampicata, volo libero e motoristiche in area SIC “Colli Berici”, e con particolare riferimento alla “regolamentazione delle attività di arrampicata”, la Sezione CAI di Vicenza raccoglie nei punti che seguono le osservazioni emerse nell’incontro aperto alla cittadinanza svoltosi il giorno 2 aprile 2014 presso la sala Murialdo del Patronato Leone XIII.

L’importanza sociale dell’arrampicata
Si nota che il progetto tiene in scarsa considerazione le esigenze di cittadini che svolgono attività sportiva e la valenza sociale che ogni attività sportiva riveste all’interno della società civile. L’arrampicata, in quanto recupera uno schema motorio di base qual è quello dell’arrampicarsi, è considerata un’attività ad alta valenza formativa sia sul piano motorio, sia su quello psicologico, sia su quello sociale e, quando praticato all’aria aperta, importante per la frequenza e la conseguente conoscenza della natura e dell’attenzione verso la stessa che sa trasmettere all’individuo. Per questo motivo, l’arrampicata riceve particolare attenzione nei programmi didattici attivati in numerosi paesi europei avanzati quali, ad esempio, Francia, Austria, Svizzera, Germania, Gran Bretagna. In Svizzera la sua divulgazione viene anche sostenuta dalle Assicurazioni, in quanto gli studi hanno dimostrato che questa attività favorisce negli individui delle risposte più rapide ed efficaci in situazioni di pericolo e/o di fronte ad imprevisti. Nella zona di Vicenza l’arrampicata sportiva, intendendo con questa un’attività arrampicatoria su roccia, che si svolge mediante l’impiego di una corda di sicurezza su pareti alte mediamente fra i 15 e i 50 metri e protezioni sicure ed affidabili e pertanto con pochi rischi per l’incolumità di chi la pratica, ha pochissimi luoghi ove poter essere svolta. Uno di questi luoghi è Lumignano, un luogo storico famosissimo in tutto il mondo per l’arrampicata, dove la frequentazione è massiccia (si può parlare con buona approssimazione di una frequenza settimanale media nei periodi primaverili e autunnali di centinaia di arrampicatori) e composta non solo da arrampicatori vicentini, ma anche da arrampicatori provenienti dalle province limitrofe, dall’Italia, dall’Europa e dal mondo intero. Il CAI da molti anni promuove questa attività soprattutto tra i giovani perché l’arrampicata svolge non solo un ruolo formativo sul piano sportivo ma permette di conoscere e rispettare l’ambiente naturale secondo il principio ” conoscere per apprezzare, apprezzare per tutelare”.

Arrampicata su Excalibur (Lumignano)
MinacciataLibertà-Lumignano-excalibur-1_bIl ruolo del CAI per la promozione dell’arrampicata e per la salvaguardia dell’ambiente
La falesia di Lumignano è frequentata da 90 anni dal CAI di Vicenza; la prima salita risale al 1924 ad opera di due alpinisti vicentini Severino Casara e Francesco Meneghello appartenenti alla neonata scuola di roccia del CAI. Da attività di allenamento finalizzata all’alpinismo in montagna l’arrampicata assume un carattere sportivo; alla fine degli anni 70 la falesia acquista importanza internazionale grazie allo sviluppo dell’arrampicata sportiva e vede la presenza di arrampicatori famosi. Oggi la sola falesia di Lumignano comprende più di 550 itinerari e tutti i suoi settori sono molto frequentati durante l’intero arco dell’anno.

Da sempre il CAI ha perseguito due obiettivi: promuovere l’arrampicata e salvaguardare l’ambiente. Per quanto riguarda gli interventi sulla falesia di Lumignano si fa presente che:
1. Abbiamo svolto regolare manutenzione degli ancoraggi nella “classica” e sostenuto altri gruppi per la manutenzione delle altre zone
2. Abbiamo svolto monitoraggio delle pareti per poter segnalare agli addetti la necessità di operare forme di bonifica e la stabilizzazione di massi pericolanti
3. Abbiamo concordato con gli arrampicatori delle regole di frequentazione per evitare l’apertura indiscriminata di nuovi itinerari e per tutelare l’ambiente (salvaguardia di rapaci e di specie erboree )
4. Abbiamo tenuto contatti fin dal 1993 con i proprietari del terreno di accesso alle pareti e con il gruppo locale “El Sasso” per ottenere una convivenza accettabile tra arrampicatori e abitanti
5. Siamo interlocutori con il Comune di Longare e dopo numerosi incontri a cui hanno partecipato anche esperti ambientalisti si è varato un regolamento di autodisciplina dell’arrampicata.

Regolamentazione delle attività sportive e di arrampicata nell’area di Lumignano
Dopo numerosi incontri avvenuti tra responsabili del CAI, guide alpine, arrampicatori, associazioni ambientaliste e l’assessorato competente, il Consiglio Comunale di Longare ha approvato con delibera n° 18 del 27.04.2004 la “Regolamentazione per le attività connesse alla frequentazione dell’area collinare e per la salvaguardia ambientale e faunistica delle pareti di Lumignano”. Questo regolamento di autodisciplina al fine di tutelare formazioni erboree, la nidificazione di rapaci, la salvaguardia di aspetti storici e geologici, prevede la chiusura totale dell’area sopra l’Eremo e del Monte Castellaro e le Grotte di interesse archeologico del Brojon basso e la chiusura di sei mesi dei settori Lumignano nuova e fungaia. Il regolamento è stato accettato dai frequentatori che si sono resi conto delle motivazioni ed è attualmente rispettato.

Affollamento a Lumignano
OLYMPUS DIGITAL CAMERASi ritiene che, nonostante l’esperienza acquisita in tanti anni, il CAI non abbia avuto dalla Provincia di Vicenza adeguata considerazione. La Provincia al momento non riconosce la validità del Regolamento approvato con deliberazione del Consiglio Comunale di Longare e intenderebbe sostituirlo con la promulgazione di un nuovo e proprio Regolamento.

La regolamentazione delle attività di arrampicata proposte dalla Provincia
Nella premessa della bozza di progetto si legge che le attività sportive più diffuse, non sono regolamentate in modo omogeneo sull’intero comprensorio dei Colli Berici, se non in modo parziale o riferibile ad una normativa generica e scarsamente conosciuta dai frequentatori. In assenza di una regolamentazione unitaria, le pratiche sportive rappresentano una minaccia per la conservazione degli habitat e di alcune specie prioritarie (Habitat: 6110 Formazioni erbose rupicole calcicole o basofile dell’Alysso-Sedion albi; 6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia); 9180 Foreste di versanti, ghiaioni e valloni del Tilio-Acerion).
Pertanto la regolamentazione dell’arrampicata prevederebbe:
– a Lumignano arrampicata ammessa tutto l’anno dal settore “lumignano classica” al settore “Vomere”
– a Lumignano arrampicata ammessa dal 1 luglio al 31 dicembre nei settori “Brojon Classica” e “Brojon strapiombi”
– a Lumignano arrampicata ammessa dal 1 aprile al 30 settembre dal settore “Il commercialista” al settore “Sotto l’eremo”
– a Lumignano arrampicata non consentita tutto l’anno nei settori “Sopra l’Eremo” e Monte Castellaro (divieti già previsti dal Regolamento di autodisciplina) e nei settori “Lumignano nuova” e “Fungaia”
– nelle falesie limitrofe arrampicata non consentita tutto l’anno a Castegnero, San Donato, Mossano e Barbarano (ad esclusione dell’area Cengia)

Considerazioni sulla convivenza tra habitat e presenza di arrampicatori
La Sezione CAI di Vicenza ha rilevato che i dati emersi dagli studi degli specialisti incaricati dalla Provincia (punto 2.6 habitat 8210 del documento “Relazione di studio su vegetazione e fauna), indicano che le formazioni erboree stanno bene; in particolare la specie endemica rara “Saxifraga Berica” “appare in buono stato di salute”. Questo indica che la convivenza con le attività di arrampicata non è andato a detrimento di queste specie e che pertanto la frequentazione delle aree da parte degli arrampicatori non ha alterato quei terreni che risultano essere il naturale habitat delle specie in oggetto. Inoltre, nel documento della Provincia si precisa che la “Saxifraga Berica” cresce in anfratti umidi ed posti prevalentemente in ombra. Si tratta di zone che nei Berici non risultano interessate da qualsivoglia attività di arrampicata, che in genere si svolge su versanti soleggiati e non su anfratti. Inoltre, riteniamo che gli arrampicatori non interferiscano con gli habitat 6110, habitat 6210 e habitat 9180.

In conclusione, noi riteniamo che gli studi scientifici a supporto del Progetto LIFE+ al momento dimostrano che la frequentazione delle falesie dei Berici da parte degli arrampicatori non ha comportato alterazioni per l’ambiente. A tal proposito il CAI e gli arrampicatori si rendono disponibili a collaborare con le amministrazioni competenti per un monitoraggio costante e puntuale degli indicatori ambientali, con gli strumenti che saranno concertati.

Condivisione e corresponsabilità
Nella proposta di progetto della Provincia si legge.” Si avverte la necessità di superare il concetto esclusivamente vincolistico del divieto, e sviluppare e consolidare comportamenti sostenibili e responsabili da parte dei frequentatori sportivi dei Colli Berici, promuovendo la consapevolezza riguardo il valore conservativo degli habitat nell’ambiente sociale e culturale, quale valore aggiunto”.
Il CAI condivide questa impostazione e ribadisce che il princìpio fondamentale per la protezione e la salvaguardia della natura, si basa sulla sensibilizzazione di chi pratica le attività ludico-ricreative nella natura. Solo con la collaborazione di chi materialmente e quotidianamente è a contatto con il territorio sarà possibile gestirne le caratteristiche e le specificità floreali e faunistiche. Il C.A.I., da sempre, opera nei propri Corsi di Arrampicata con lezioni mirate a trasmettere la conoscenza delle caratteristiche ambientali delle falesie e i comportamenti individuali e di gruppo che da queste ne conseguono. Il Regolamento sottoscritto nel 2004 con il Comune di Longare ne è un esempio più che lampante. Le pareti interdette dal Regolamento del 2004 raggiungono un’estensione nettamente superiore a quelle frequentabili dagli arrampicatori e pertanto possono svolgere quel compito di “pareti libere” ricercato dalla Provincia.
La gestione dei problemi dell’ecosistema Lumignano e Colli Berici passa attraverso la condivisione degli obiettivi e dei regolamenti tenendo presente che divieti non giustificati spesso non vengono rispettati e demotivano i frequentatori sul piano dell’attenzione e della gestione degli ambienti sensibili. Per proteggere e salvaguardare questo ambiente si deve investire su un più stretto rapporto di collaborazione con i Comuni interessati e le associazioni che da anni se ne prendono cura, mettendo a punto un sistema di controlli condiviso ed efficiente, anche per monitorare l’efficacia delle misure poste in atto, come previsto al punto 3. Tecnichal partdel “Inceptio Report” LIFE+.

Eccessiva concentrazione di arrampicatori in pochi settori
La Sezione CAI di Vicenza fa presente che le conseguenze del divieto di accesso ad alcuni settori di Lumignano e alle falesie minori dei dintorni, comporta inevitabilmente la concentrazione della popolazione degli arrampicatori su pochi settori e nei medesimi periodi dell’anno, rompendo così equilibrio raggiunto con la flora e la fauna locali.

Richieste della Sezione CAI di Vicenza
Si richiede ai responsabili incaricati della Provincia di Vicenza di prendere in attenta considerazione l’opportunità di integrare nella Bozza di Regolamentazione attività sportive di arrampicata, volo libero e motoristiche in area SIC Colli Berici” quanto già attualmente in vigore e descritto nella “Regolamentazione per le attività connesse alla frequentazione dell’area collinare e per la salvaguardia ambientale e faunistica delle pareti di Lumignano”, documento approvato con deliberazione del Consiglio Comunale di Longare n° 18 del 27.04.2004.
La Sezione CAI di Vicenza ritiene inoltre che qualunque decisione di interdire l’arrampicata nelle altre aree dei Berici indicate nella Bozza di Regolamentazione della Provincia (Castegnero, Mossano, Barbarano, San Donato) debba essere ulteriormente approfondita sul piano scientifico ed eventualmente formulata sulla base dei criteri adottati nel Regolamento del Comune di Longare.

Chiede che i propri rappresentanti siano al più presto nuovamente convocati dagli incaricati della Provincia di Vicenza al fine di confrontarsi sulle osservazioni qui elencate e trovare una posizione condivisa e collaborativa sulla gestione del territorio in oggetto. Si chiede altresì che nel frattempo rimanga in vigore la sola “Regolamentazione per le attività connesse alla frequentazione dell’area collinare e per la salvaguardia ambientale e faunistica delle pareti di Lumignano”, documento approvato con deliberazione del Consiglio Comunale di Longare n° 18 del 27.04.2004.

Vicenza 7 aprile 2014
In attesa di una fattiva risposta, si porgono i più distinti saluti.
Sezione CAI di Vicenza

postato il 20 aprile 2014