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DoloMITICHE


Il progetto DoloMitiche

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Via dei Cinque Muri
Piramide Armani, parete ovest (Gruppo della Vallaccia), aperta da Graziano Maffei e Paolo Leoni nell’agosto 1986
Difficoltà: VII+ (VII e A3)
Dislivello: 400 m.
Tempo di percorrenza: 6/7 h

Ora ci rechiamo ci addentriamo nel magico regno della Vallaccia, angolo silenzioso e poco frequentato delle Dolomiti Fassane. Qui le realizzazioni alpinistiche recano pressochè un’unica firma, che è quella della cordata roveretana Maffei – Frizzera – Leoni.

Sul finire degli anni ’70 queste pareti, fino ad allora poco o per nulla considerate, divennero una sorta di loro parco-giochi privato, dove mettersi alla prova immaginando linee sempre più ardite.
Elemento trascinatore di una squadra tanto forte quanto umile, fu senza dubbio il compianto Graziano “Feo” Maffei, che tanto avremmo voluto conoscere, il quale emerge dai racconti degli amici come un inguaribile romantico, carismatico e ottimista al di là di ogni ragionevolezza.
Affiancategli una figura dalla resistenza fisica leggendaria come Mariano Frizzera (non a caso ribattezzato da alcuni il “Bonatti delle Dolomiti”) e il talento naturale di un arrampicatore come Paolo Leoni (che alla soglia dei 70 anni scala ancora sull‘8a, tanto per capirci…), ed otterrete una delle cordate più forti che abbiano mai scorazzato per i Monti Pallidi !
Per il nostro tour abbiamo scelto di percorrere la “via dei 5 muri”, abbastanza rappresentativa della classe degli apritori, ma meno estrema del vicino “Canto del Cigno”, e quindi forse appetibile per un numero più ampio di ripetitori.
Se salirete alla base di queste pareti, fatelo in punta di piedi, e scoprirete “uno scrigno pieno di tesori”, come ebbe a dire Graziano Maffei.

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Via Rovereto
Spallone del Campanil Basso, parete ovest (aperta da Armando Aste e Angelo Miorandi, 10-11 settembre 1961)
Difficoltà: VI+ e A2, oppure 6b+ con 2 passi in A0 (in libera circa 7b+)
Dislivello: 380 m.
Tempo di percorrenza: 8-10 h
Capita di scambiare due chiacchere con certe persone e di aver la sensazione di non voler perdere neanche una sillaba di quello che ci stanno dicendo, tanto è denso di significato. Così è stato con Armando Aste, caposcuola dell’alpinismo roveretano e “maestro” nel senso più profondo del termine, di vita ancor prima che d’alpinismo. Quando lo raggiungiamo a casa sua, in un pomeriggio di pioggia battente, ci si svela un piccolo museo che raccoglie i ricordi di mille avventure vissute in montagna, e per un paio d’ore ascoltiamo incantati i racconti e la saggezza di chi parla con 85 primavere alle spalle.
Quando poi, a distanza di un mese, andiamo con gli amici a ripercorrere la via Rovereto al Campanil Basso, le parole di Armando risuonano ancora nelle orecchie, e sembra davvero di rivivere l’emozione degli apritori, quando 50 anni fa si lanciarono verso gli strapiombi giallastri della fascia mediana.
Per quanto riguarda la via, il marchio di fabbrica è di per sé una garanzia, ed anche in questo caso ci imbattiamo in un gioiello di logica ed ardimento, su roccia impeccabile!

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via Toni Egger
Parete ovest della Roda di Vaél (gruppo del Catinaccio), aperta da Cesare Maestri e Claudio Baldessari, dal 2 al 9 giugno 1960)
Difficoltà: VIII+ (V, A1 e A2)
Dislivello: 380 m.
Tempo di percorrenza: 7-9 h
Cesare Maestri è tra i diretti responsabili della nascita della mia passione per le rocce: quando verso i 13 anni mi capitò tra le mani un suo libro, “Arrampicare è il mio mestiere”, rimasi a dir poco affascinato da quei racconti avventurosi, cosìcchè il tarlo di provare ad imitare un giorno il mitico “Ragno delle Dolomiti” si insinuò irrimediabilmente nella mia testa… Ci ripenso in questa una giornata di luglio, fredda e nebbiosa, mentre scaliamo sulla sua via alla Cima della Farfalla, e per un attimo provo un briciolo di soddisfazione. Intanto seguiamo i chiodi a pressione della direttissima, aperta nel 1967 seguendo il miraggio della “goccia d’acqua che cade”, tipico del periodo, e scopriamo una roccia passo dopo passo sempre più solida e lavorata, ideale per una rivisitazione moderna in arrampicata libera…
Proprio in quest’ottica avevamo deciso di venire a ripetere questo itinerario, forse meno conosciuto rispetto ad altri, ma quando poi ci siamo incontrati con Cesare Maestri, sfortunatamente ci ha rivelato di non ricordarsi assolutamente nulla di quest’apertura, mentre riteneva molto più rappresentativa la via aperta con Claudio Baldessari sulla parete Ovest della Roda de Vaél…
Come non detto: gravati da un obbligo morale, siamo andare a mettere le mani anche su quest’ultima (è sì, è uno sporco lavoro, ma qualcuno le deve pur fare !!), cosicché ora vi presentiamo un reportage misto, con lo schizzo relativo alla Cima della Farfalla ed il video-racconto della Roda de Vaél.

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postato l’8 giugno 2014

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Cerro Torre 1959: si farà luce?

Una possibile ricerca dei chiodi a pressione sulla via di discesa di Maestri ed Egger

Matteo Della Bordella e Luca Schiera, sono in partenza per la Patagonia, diretti alla parete nord del Cerro Torre. I due alpinisti del gruppo dei Ragni di Lecco, tenteranno di salire la parete lungo la linea seguita da Cesare Maestri e Toni Egger nel 1959.
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Luca Schiera

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Matteo Della Bordella

Ogni volta che si parla di quell’impresa di ben più di cinquant’anni fa si scatenano, accanto a moderati o ai pochi indifferenti, almeno due fazioni: i critici, nel tempo sempre più sicuri del loro verdetto di condanna, e i garantisti, che preferirebbero quel lontano episodio continuasse a essere avvolto nel mistero, nella leggenda della parola data.

Una montagna e  una “via che non c’è” da più di mezzo secolo continuano a essere l’epicentro di una saga alpinistica nella quale anche i Ragni hanno giocato un loro ruolo, e non certo secondario…

Viene spontaneo chiedersi quanto di tutto questo conti nella scelta di due giovani come Della Bordella e Schiera, o quanto invece loro lo considerino un obiettivo alpinistico come gli altri, con una montagna da salire lungo la linea e nello stile che sembrano più consoni alle loro capacità.

Della Bordella (fonte www.ragnilecco.com):
Quando io e Luchino abbiamo raggiunto nel febbraio 2013 la vetta della Torre Egger, il Cerro Torre era proprio lì davanti a noi che ci guardava dall’alto in basso, una presenza imbarazzante e impossibile da ignorare; in quel momento ho realizzato che quella sarebbe stata la prossima montagna che volevo scalare in Patagonia.

Oltre a questo, è doveroso ricordare il fatto che nel 1974, proprio quarant’anni fa, i Ragni Casimiro Ferrari, Mario Conti, Daniele Chiappa e Pino Negri conquistarono la vetta della montagna per il versante ovest, compiendo la prima ascensione confermata del Cerro Torre.

Tuttavia questo non è il motivo principale della nostra decisione. Nonostante la grandezza e l’imponenza del Torre, non sono molte le possibilità di salita che questa montagna offre. C’è la (ex) Via del Compressore: che personalmente con i chiodi a pressione non mi è mai interessato ripetere, ed anche adesso dai racconti di altri scalatori non mi attira più di tanto.

C’è la via dei Ragni del 1974, una via mitica, e probabilmente la linea più logica che porta in cima al Torre; salire il Torre per questa via sarebbe fantastico, ma trattandosi di una via interamente di ghiaccio e misto, non si addice molto alle mie caratteristiche, visto che preferisco nettamente la roccia, né forse avrei le capacità tecniche per una salita del genere.

Ed infine, escludendo una manciata di vie super impegnative sulla parete est e sud, c’è la via di salita per la parete nord: per la tanto discussa Maestri-Egger del 1959 o per la confermata Arca de los vientos del 2005.

Mentre Arca de Los Vientos si sposta sul filo destro dello spigolo nord (versante nord-ovest), la linea della Maestri Egger sale a sinistra dello spigolo, in parete nord. Ed è qui che io e Luca Schiera, cui successivamente si unirà Silvan Schupbach, tenteremo di salire a partire dal prossimo 15 gennaio 2014.

Perché proprio la parete nord? Al contrario di quello che può pensare qualcuno non andiamo sulla Nord del Torre alla ricerca dei chiodi di Maestri ed Egger. Certo, la storia di questa salita, avvolta nel mistero, è affascinante e anch’io ho letto molto in proposito, ma in fin dei conti che Maestri sia salito o no per me non è così rilevante.

Il motivo principale che ci spinge verso questa parete è che a mio avviso si tratta di una linea di salita molto logica e che si presta all’arrampicata libera. Certo, magari mi sbaglierò, ma dai racconti di altri alpinisti e dalle foto, mi sono fatto l’idea che su questa parete, qualora si trovasse nelle condizioni giuste, si può scalare in libera. Perché alla fine, è bene ricordarlo, sono un amante dell’arrampicata libera, che si parli di Patagonia, di Yosemite o di Grigna…

Poi chiaramente il primo obiettivo sarà salire comunque, ma la libera è il modo più divertente, veloce ed efficace che conosco. L’idea di salire questa parete non è certo venuta a noi per primi, generazioni di alpinisti hanno provato a ripetere la Maestri-Egger e solo nel 2005 Salvaterra e compagni hanno avuto successo, salendo però una linea leggermente diversa da quella descritta da Maestri e da quella che vorremo provare noi.

Il più grande problema, legato a questa parete che ha già respinto i tentativi di moltissime cordate (basti pensare che solo Toni Ponholzer, Tommy Bonapace e Franz Steiger hanno effettuato più di 20 tentativi su questa linea) oltre alla meteo, sono le condizioni  della via.

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Cesare Maestri

Si tratta sicuramente di una delle pareti della Patagonia che più difficilmente si trova nelle condizioni giuste per essere scalata: spesso è incrostata di neve e ghiaccio e spesso scarica ghiaccio dal fungo sommitale.

Quello che noi cerchiamo sono le condizioni che ci hanno permesso l’anno scorso di salire la Torre Egger: non troppo freddo, non troppo caldo, tempo stabile e parete pulita, praticamente trattandosi di Patagonia è come vincere alla lotteria… e visto che alla lotteria abbiamo già vinto l’anno scorso, vincere ancora non sarà facile!“.

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Toni Egger

Fin qui Matteo Della Bordella, giustamente molto attento a non farsi invischiare in alcuna polemica. Però da loro la comunità alpinistica si aspetta comunque una testimonianza.Per aiutarli possiamo suggerire, più che di cercare dei chiodi o altre tracce sull’itinerario di salita 1959 così come descritto da Maestri, di esplorare la parete nord un po’ più a sinistra, su quella verticale del “deposito materiale” che Maestri dice di aver raggiunto in corda doppia dall’alto della vetta, con una discesa resa possibile dai chiodi a pressione e funestata poi dalla scarica di ghiaccio che travolse Egger. Se chiodi a pressione furono infissi, non possono essere scomparsi. E’ lì la chiave del mistero Maestri-Cerro Torre-1959.