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La storia del Cervino – parte 6

La storia del Cervino – parte 6 (6-6)

Dopo un tentativo del 18 e 19 luglio 1989 con François Martigny, il 9 agosto 1992 Patrick Gabarrou, questa volta con Lionel Daudet, termina Aux amis disparus, a destra della Piola-Steiner. Si tratta di una grande via che risolve il settore destro del Naso di Zmutt nel punto più breve e strapiombante.

Il 19 luglio 1992, Hans Kammerlander e Diego Wellig, vorrebbero chiudere un’epoca salendo e scendendo in 23 ore e mezza le quattro creste classiche del Cervino. La loro fatica è ammirevole, ma non desta particolare emozione.

Hans Kammerlander (a sinistra) e Diego Wellig di notte nel loro concatenamento. Foto: Dario Ferro
Hans Kammerlander e Diego Wellig in salita notturna durante il concatenamento al Cervino
Che invece è suscitata dalla francese Catherine Destivelle quando questa decide di ripetere il grande exploit di Walter Bonatti nelle stesse condizioni e a distanza di quasi trent’anni: da sola e d’inverno. L’impresa le riesce dal 10 al 13 marzo 1994 e di questa parlerà tutto il mondo.

L’arrivo in vetta di Catherine Destivelle
Arrivo in vetta di Catherine Destivelle, 10 marzo 1994, da p. 183 di Whymper, Carrel & Co.

La nuova mania della velocità produce un ulteriore record il 17 agosto 1995, quando il valdostano Bruno Brunod abbassa notevolmente il record di Bertoglio di salita e discesa dal Cervino: 3 ore e 14 minuti, sempre per la cresta del Leone.

Bruno BrunodBruno Brunod detiene il record di salita e discesa del Cervino, da Cervinia a Cervinia per la cresta del Leone, in 3 ore e 14 minuti (17 agosto 1995). Il precedente record era di Valerio Bertoglio (4 h e 16', 10 agosto 1990). ARCHIVIO IN ROSSO.
Il 14 agosto 2000 il figlio di Marco Barmasse, Hervé, sale con Patrick Poletto lo scudo di roccia tra la cresta De Amicis e la via Casarotto-Grassi. La via viene battezzata Per Nio, massimo VI+. Questa è solo la prima di una serie di esplorazioni che compirà Hervé Barmasse sul suo Cervino.

L’inossidabile Patrick Gabarrou non è ancora pago di avventure sul Naso di Zmutt. Salendo Aux amis disparus aveva notato una linea possibile subito a sinistra, elegante, estrema. E così ritorna con Cesare Ravaschietto e dal 31 luglio al 2 agosto 2001 apre Free Tibet, altro capolavoro che attende ripetizioni. Ma la parete ha ancora spazio per un’altra grande linea, quella scelta dai tedeschi Robert Jasper e Rainer Treppte: dal 22 al 26 agosto 2001 riescono su Freedom, a sinistra della Diretta Piola-Steiner e a destra della Gogna-Cerruti.

Gabarrou e Ravaschietto tornano al Cervino ancora una volta: ma sul versante meridionale, dove scovano una linea di arrampicata sul Picco Muzio, a sinistra del Pilier dei Fiori e a destra della via di Knez (I tre moschettieri). L’indeterminazione di quest’ultima potrebbe far pensare a qualche sovrapposizione. In ogni caso Padre Pio prega per tutti (15 e 16 agosto 2002) ha l’aria d’essere una possibile via gettonata in futuro.

Massimo Farina
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Hervé Barmasse, il 4 ottobre 2002, firma la prima solitaria (e 3a ascensione) della via Casarotto-Grassi al Pic Tyndall. Poi il 19 marzo 2004 con Massimo Farina ripete Padre Pio prega per tutti in prima invernale. L’anno dopo, 25 ottobre 2005, è ancora da solo sulla via Deffeyes della parete sud (1a solitaria). Il 6 aprile 2007 è da solo sulla via del padre (Barmasse-Cazzanelli-De Tuoni) sulla parete sud.

Sulla Sébastien Gay Memorial Route
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Il fenomeno Ueli Steck il 14 marzo 2006 sale da solo sulla Bonatti in 25 ore. Questo è uno dei primi exploit cui ci abituerà lo svizzero. Per esempio quello del 13 gennaio 2009, quando sale la via Schmid in un’ora e 56 minuti! E’ curioso osservare che Steck, giunto all’altezza della non distante Spalla, ha traversato rapidamente fino alla cresta dell’Hörnli per liberarsi dello zaino che avrebbe poi recuperato in discesa. Tornato indietro con il solo apparecchio fotografico, ha poi continuato per la via Schmid fino alla vetta. Questo gli è certamente costato qualche minuto in più, oltre a qualche polemica su una manovra che invece, secondo me, era perfettamente lecita.

I fratelli svizzeri Samuel e Simon Anthamatten nella primavera 2008 salgono una via nuova sull’estrema sinistra del Naso di Zmutt, a sinistra anche della Gogna-Cerruti e con uscita a sinistra della variante dei Giapponesi.

La grinta di Jean Troillet impegnato nella prima ascensione della Sébastien Gay Memorial Route
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Il forte himalayista svizzero Jean Troillet (10 Ottomila al suo attivo), assieme ai francesi Martial Dumas e Jean-Yves Fredriksen, dal 17 al 19 giugno 2009 apre una nuova via sulla parete nord del Cervino, a sinistra della Bonatti e a destra della via dei fratelli Schmid. Il 61enne alpinista francese aveva iniziato la via tre anni fa con Sébastien Gay, ma all’epoca i due erano stati costretti a tornare indietro per le cattive condizioni della parete. Purtroppo poche settimane più tardi Gay è morto in un tragico incidente di speedflying, e ora l’indistruttibile Troillet è tornato in parete per concludere il progetto per dedicarlo proprio al compagno scomparso: Sébastien Gay Memorial Route.

La prima sezione della nuova linea di 500-600m s’infila con un tracciato diretto tra la storica via dei fratelli Franz e Toni Schmid e la grande via aperta da Bonatti in solitaria nell’inverno del 1965. Dopo i primi 400 m di difficile terreno verticale al limite dello strapiombante, la nuova via raggiunge la via dei fratelli Schmid per poi ripiegare a sinistra verso la cresta.
La via inizia molto ripidamente” – spiega Troillet – i primi 400 m sono quasi strapiombanti. Bisogna vedere il lato positivo: questo ci ha permesso di proteggerci dalle scariche di sassi. Abbiamo bivaccato in parete su un’amaca. Poi, come si fa sull’Eiger (per le difficili vie moderne della Rote Fluh, NdR), non c’è bisogno di raggiungere la cima quando si inaugura una via nuova. E così abbiamo tagliato sulla Spalla. Il grado di questa via? Abo. Che sta per abominevole“.

Il problema di questo nuovo itinerario è che di certo va a sovrapporsi, in gran parte almeno, alla vecchia via dei Cecoslovacchi di Destra, neppure nominata da Troillet.

Patrice Glairon-Rappaz. Foto: Paulo Robach
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Dal 19 al 22 gennaio 2010, con quattro bivacchi, i francesi Patrice Glairon-Rappaz e Cédric Périllat hanno messo a segno la prima ripetizione (nonché prima salita integrale e prima invernale) di Aux amis disparus (1200 m, VII, A3), la via aperta nel 1992, nel settore più strapiombante del Naso di Zmutt, da Partrick Gabarrou e Lionel Daudet.

Patrice Glairon-Rappaz mette a segno questo colpo dopo epiche salite invernali come la Serge Gousseault sulla Nord delle Grandes Jorasses (13-18 gennaio 2000, con Stéphane Benoîst), la Superintegrale di Peutérey (19-28 febbraio 2003, con Benoîst e Patrick Pessi) e la Directe de l’Amitié ancora sulla Nord delle Grandes Jorasses (31 gennaio-6 febbraio 2006, con Benoîst e Paulo Robach). La salita è stata favorita dalla roccia pulita ma ostacolata dal grande freddo e dal vento. Per niente banale anche il finale dell’avventura: un’intera giornata per tornare a valle lungo la cresta dell’Hörnli. «Questa via – ha commentato Glairon-Rappaz – oltre al fatto di svolgersi su una delle più emblematiche e meravigliose montagne delle Alpi, racchiude tutte le specialità dell’alpinismo, restando un punto di riferimento sia per le difficoltà sia per l’impegno complessivo».

Gli stessi, l’anno dopo, dall’8 all’11 marzo, fanno la seconda invernale (e prima invernale in stile alpino) della Gogna-Cerruti al Naso di Zmutt.

Il 13 marzo 2010 Marco ed Hervé Barmasse hanno aperto una nuova difficile via sulla parete sud del Cervino, 1220 metri che risolvono uno dei “problemi” della grande parete della “Becca” già tentato da molte cordate. Questa via segue una linea naturale, quella di un couloir che solca e divide in due la parete sud del Cervino e che termina all’Enjambée, a 200 m dalla vetta per una lunghezza complessiva di 1220 m. “E’ una linea già tentata da mio padre 24 anni fa – racconta Hervé – e da altre cordate negli anni successivi. Giancarlo Grassi sulla rivista Lo Scarpone aveva descritto questa via come una delle ultime grandi salite delle Alpi, il suo sogno nel cassetto. Non mi dilungo sui gradi M, anche perché le valutazioni dipendono spesso dalle condizioni nelle quali si affronta una via. Credo che sia molto difficile, con protezioni molto distanti – 4 ogni 60 m in alcuni tiri – resa ancor più dura dalla qualità della roccia, che preferisco definire “di difficile interpretazione” per non dire “non buona”, e poi anche se di couloir si tratta, di ghiaccio non ne abbiamo quasi mai trovato”.

Il 9 aprile 2011, dopo 4 giorni in parete e 3 bivacchi, Hervé Barmasse ha raggiunto la cima del Picco Muzio aprendo una nuova via lungo i 700 m del grande pilastro della parete sud, una bellissima piramide che, se si sa ben guardare, si staglia prepotentemente nella fantastica giungla di roccia della parete sud del Cervino. E’ la prima tappa di una trilogia di esplorazioni sulle Alpi che vedrà Barmasse anche sul Monte Bianco e sul Monte Rosa.

Il progetto (oltre alla assoluta verticalità e l’accentuata zona strapiombante finale) aveva un grande punto di domanda: la non proprio buona qualità della roccia che contraddistingue il Cervino. Ergo la sua inaffidabilità. Oltre a questo c’era da aggiungere l’avvicinamento: quei 400 m dell’erto canale di neve (esposto a tutte le scariche di massi del mondo) che porta alla base del pilastro.
Quel 9 aprile, in vetta al Picco Muzio, Hervé ha trovato ad attenderlo quello che lui definisce “il mio maestro”, suo padre. Con lui poi ha affrontato la discesa e l’ultimo bivacco. Non ce l’aveva proprio fatta Marco Barmasse ad aspettare a casa. Non ce l’aveva fatta a pensare a tutto quello che cadeva, o poteva cadere, sulla testa del figlio… in effetti quel pilastro di 700 m fa veramente impressione, e non solo per la roccia marcia.

Ancora nel 2011 registriamo due nuovi record di velocità: il primo sulla cresta dell’Hörnli, da Zermatt a Zermatt (Andreas Steindl, 2 ore e 57 minuti, 23 agosto) e il secondo, incredibile, sulla via Bonatti (Patrick Aufdenblatten e Michael Lerjen-Demjen, 7 ore e 14 minuti, il 27 settembre).

Ancora nel 2011, il 4 ottobre, Robert Jasper e Roger Schaeli in 16 ore e mezza, hanno compiuto la 2a ascensione e 1a RP della Sébastien Gay Memorial Route, (1000 m, F5/A2, 90°), sulla parete nord. Jasper ha così completato il suo progetto di realizzare delle prime salite in libera su tutte e tre le grandi Nord delle Alpi: Eiger, Cervino e Grandes Jorasses. Nel 2003 con Markus Stofer, era stata la volta di No Siesta sulle Grandes Jorasses (M8) e nel 2010, con Schaeli, aveva salito sulla Nord dell’Eiger la Harlin Direttissima con uscita sulla Heckmair (1880 m, M8). Jasper e Schaeli hanno salito i primi difficili 400 metri della Sébastien Gay (con una valutazione di M8), poi hanno continuato per la Schmid  e sono usciti sulla più difficile via di Michal Pitelka (via dei Cecoslovacchi di Sinistra). A metà della via hanno trovato attaccata a un chiodo una cassettina di legno. Successivamente hanno scoperto che si trattava delle ceneri di Sébastien Gay, portate sulla via dal team dei primi apritori dell’itinerario a lui dedicato.

L’arrivo in vetta di Kilian Jornet Burgada
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L’estate del 2013 è caratterizzata dall’exploit di Kilian Jornet Burgada che sale da Cervinia il Cervino e ritorna in sole 2 h, 52’ e 02”. La rilevanza mediatica di questo evento è stata quasi esagerata. Segno che sempre meno si apprezza la fantasia e sempre più si applaude il mero exploit atletico.

Ancora Hervé Barmasse il 13 marzo 2014 concatena d’inverno le quattro creste del Cervino.

Nel frattempo la nostra montagna è teatro di altre imprese. Dopo le ripetute discese (da parte di Toni Valeruz e Jean-Marc Boivin) della parete est (partendo dalla cengia sotto alla Testa), ecco il 17 aprile 2014 la discesa del Canalone Penhall sulla Ovest: Davide Capozzi, Julien Herry e Francesco Civa Dano (i primi due in snowboard, il terzo in sci). Come pure (7 giugno 2014) il promo volo dalla vetta con tuta alare (Géraldine Fasnacht e Julien Meyer).

E siamo così al 2015: il 22 aprile la guida svizzera Dani Arnold abbassa di 10’ il record sulla Schmid: 1h 46’.

Dani Arnold. Foto: Visualimpact.ch/Christian Gisi
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Secondo voi la storia è finita? Oggi ricorre il 150° anno dalla salita di Whymper e compagni. Ma sul Cervino la storia non finirà mai…

Alcune tabelle:
Cronistoria del Cervino (1857-2015)
Cronologia della via Schmid (fino al 3 luglio 1962)
Cronologia delle prime 6 ascensioni invernali della via Schmid
Cronologia delle prime ripetizioni della via Bonatti
Cronologia via Gogna-Cerruti (1969-2014)

Dani Arnold abbassa il record di Steck sulla Nord del Cervino. Foto: Visualimpact.ch/Christian Gisi
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La storia del Cervino – parte 5

Storia del Cervino – parte 5 (5-6)

Il 14 luglio 1965, 100 anni dopo Whymper, la prima donna scala la parete nord: Yvette Vaucher, con il marito Michel e Othmar Kronig. È da notare che il 25 luglio 1963 Nadja Fajdiga, con Ante Mahkota aveva dovuto ritirarsi sulla cresta dell’Hörnli in corrispondenza della spalla.

Dall’11 al 13 agosto 1965 Annibale Zucchi e Giuseppe Lafranconi vinco­no la parete sud-est del Picco Muzio. Anche per colpa dei primi salitori non si sa molto su questa via, che deve essere però assai pericolosa nel canalone iniziale.

Annibale Zucchi sulla via dei Ragni al Picco Muzio
Annibale Zucchi e Giuseppe Lafranconi aprirono la via dei Ragni al Picco Muzio. La via, aperta dall'11 al 13 agosto 1965 dai due lecchesi, è uno splendido esempio di intuizione in grande anticipo sui tempi: trovare un itinerario estremo su roccia su una montagna simbolo come il Cervino. L'esempio fu poi seguito da Alessandro Gogna e Leo Cerruti sul Naso di Zmutt e da Hervé Barmasse e Patrick Poletto sullo Scudo del Cervino. Archivio Giuseppe Lafranconi, Livigno.

La parete nord-nord-ovest è sempre rimasta dimenticata per due ragioni: 1) l’assoluta verticalità interrotta solo da strapiombi, fuo­ri dalla portata dei tempi fino ad almeno il 1958 (Hasse-Brandler, Cima Grande di Lavaredo); 2) la parete non si vede da alcun centro abitato. Dopo la conquista delle più strapiombanti pareti dolomitiche, delle più verticali pareti ghiacciate (parete nord dei Droites, ecc.), delle ultime pareti granitiche del Monte Bianco (Blatières, Fou, ecc.) occorreva «qualcosa» che riassumesse tutto. Questo qualcosa poteva essere la parete del Naso di Zmutt, cioè la Nord-nord-ovest del Cervino. 1200 metri di altezza. I primi 400 di misto a 70°, 700 metri di roccia verticale e strapiombante, gli ultimi 100 facili, sulla cresta.

Nell’agosto 1968 Gianni Calcagno ed io saliamo alla base della parete verticale. Alla fine del 3° giorno, dopo una persistente bufera scappiamo sulla cresta di Zmutt. Nell’ottobre 1968 un poco serio e molto pubblicitario ten­tativo di Mirko Minuzzo, Enrico Mauro, Livio Patrile e Rolando Albertini. In 12 giorni superano solo 350 metri. 14 luglio 1969. Ritento, con Leo Cerruti. Alla sera del quarto giorno siamo in vetta. Un’arrampicata meravigliosa, dif­ficile e completa. Paragonabile alla Hasse-Brandler della Grande di Lavaredo, detratti ovviamente la quota, il misto iniziale, l’isolamento. Niente chiodi a pressione né corde fisse. Indubbiamente la mia «prima» più impegnativa. Venne usata la tecnica allora più nuova: i cordini con i nodi incastrati nelle fessure, due rurp consecutivi, bong delle dimensioni più grandi.

Il 14 luglio 1970 è la volta del pilastro sud est del Picco Muzio, af­frontato da Guido Machetto, Gianni Calcagno, Leo Cerruti e Carmelo Di Pietro. La via è di interesse tecnico, perché of­fre un’arrampicata sicura su roccia solida con elevate dif­ficoltà. I quattro bivaccano in vetta e per una bufera non proseguono sulla Furggen. Discesa a corde doppie lungo l’i­tinerario di salita. Pilier dei Fiori è il nome dato alla via.

Innocenzo Menabreaz e Oreste Squinobal
Cervino5-Innocenzo Menabreaz e Oreste Squinobal

Anche la parete sud del Cervino ha avuto la sua prima inver­nale. Su di essa si svolse una corsa che se non ebbe l’interesse della parete nord e neppure quei retroscena giorna­listici, ebbe invece una indubbia attrazione spettacolare. Ci mancava solo che i protagonisti si prendessero a colpi di piccozza. Il 19 dicembre 1971 Gianni e Antonio Rusconi con Giuliano Tessari stanno attrezzando la prima parte di parete. Arrivano il 20 Arturo e Oreste Squinobal con Giuseppe Cheney e Rolando Albertini (tutti e quattro guide). Nessuna alleanza. Il 21 discesa generale, per cattivo tempo. Il 22, i due Squinobal, Cheney e Albertini riprovano, segui­ti a presso da Ettore Bich, Jean Hérin ed Innocenzo Menabreaz (tutti e tre guide). Essi bivaccano 80 metri sotto ai primi. Il 23, raggiunta la cengia sotto la testa, Albertini e Cheney rinunciano alla competizione ed escono sulla Enjambée. A 70 metri dalla cima i tre dietro si accorgono di essere più lenti dei due Squinobal: Hérin si slega, scende da solo fino alla cengia. Bich e Menabreaz continuano e tre minuti dopo che il primo degli Squinobal è arrivato in vet­ta, Bich arriva a sua volta. Ordine d’arrivo: 1° Squinobal, 2° Bich, 3° Squinobal, 4° Menabreaz. Mai si era verificata una cosa simile: e nessuna di queste persone aveva ideato per prima la salita invernale della Sud. Infatti già nel marzo 1970 Gianni Calcagno e Leo Cerruti erano arrivati a 200 metri dalla cengia sotto la testa e si erano ritirati per cattivo tempo.

Dall’11 al 13 agosto 1972 i cecoslovacchi Zdislav Drlik, Leos Horka, Bohumil Kadlcik and Vaclav Prokes aprono una nuova via sulla pa­rete nord (via Cecoslovacca di Destra); indubbiamente di difficoltà non superiori alla via Bonatti. L’originalità di questa via è pressoché nulla. Tra l’altro gli ultimi 400 metri forzatamente in comune alla Schmid.

Già nel febbraio 1973 René Mayor, Raymond Joris, Robert Allenbach, Edgar Oberson, Jean e Daniel Troillet tentarono due volte l’invernale del Naso di Zmutt. Finalmente lo stesso Oberson, con Thomas Gros, riuscì nel suo intento, dal 21 al 28 febbraio 1974, con l’uso di molte corde fisse. Peccato che l’impresa fu appannata dal recupero in vetta, tramite elicottero, dei due esausti protagonisti!

Dal 14 al 16 febbraio 1977 il giapponese Tsuneo Hasegawa sale da solo e d’inverno la via Schmid.

Marco Barmasse
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Dal 10 al 12 gennaio 1978 una cordata di forti guide valdostane ha finalmente ragione della parete ovest d’inverno: Arturo e Oreste Squinobal, Rolando Albertini, Augusto Tamone, Marco Barmasse, Innocenzo «Nio» Menabreaz e Leo Pession giungono in vetta nell’infuriare della bufera. Purtroppo nella discesa un ancoraggio cede. Albertini precipita e muore, mentre Barmasse rimane ferito a una gamba. È l’inizio di un’odissea che si concluderà dopo quattro giorni con il recupero con l’elicottero dei sopravvissuti che nel frattempo avevano raggiunto la Capanna Carrel. Già tre anni prima, nel 1975, Marco Barmasse e Giovanni Hérin avevano tentato l’invernale della Ottin-Daguin: ingannati dal tracciato decisamente rettilineo pubblicato da Mario Fantin nel suo libro sul Centenario del Cervino, i due si erano impegnati per due giorni su una linea difficilissima, senza peraltro neppure arrivare al grande risalto verticale e strapiombante che caratterizza la metà parete. Le sette forti guide tre anni dopo, evitando quella variante e seguendo un itinerario più logico arrivano al risalto e qui trovano opportuno aprire una notevole variante a sinistra del passaggio che sia la cordata di Carrel sia quella di Ottin avevano superato.

Arturo Squinobal
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Dal 7 al 10 marzo 1978 le polacche Wanda Rutkievicz, Irena Kesa, Anna Czerwinska e Krystyna Palmowska salgono in invernale e cordata femminile la via Schmid alla Nord.

Dal 29 luglio all’1 agosto 1981 Michel Piola e Pierre-Alain Steiner vinsero il Naso di Zmutt per una via Diretta. Sia pur con molta moderazione, i due alpinisti svizzeri, che tante altre vie avevano aperto in quel modo, aprirono l’era degli spit anche sul Cervino. E, un po’ dopo, dal 26 al 31 dicembre 1982, ecco Daniel Anker e Thomas Wuschner risalire lo stesso itinerario in prima invernale. Ma, nel frattempo, il 12 e 13 luglio 1982 il fortissimo André Georges aveva salito il Naso di Zmutt (via Gogna-Cerruti) in prima solitaria. Ed era destino che ancora per un po’ questa via non dovesse avere semplici ripetizioni: infatti la quarta salita fu di Jean-Marc Boivin e ancora André Georges che, il 17 e 18 luglio 1986, la concatenarono in 24 ore con la cresta nord-nord-ovest della Dent Blanche!

Michal Pitelka (a destra) qui con Thomas Ulrich)
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Dal 21 febbraio al 1 marzo 1983 i cecoslovacchi Michal Pitelka, Jiří Smíd e Josef Rybička affrontano la parete nord, con l’intenzione di superare direttamente quel grande risalto che spicca nel settore sinistro della parete, unico tratto davvero verticale della Nord con uscita sulla Spalla. Un capolavoro passato in secondo piano ingiustamente, la via Cecoslovacca di Sinistra è stata ripetuta (nella parte più difficile) da Jasper e Schaeli nel 2011.

Pochi giorni dopo la fantasiosa guida di Valtournenche Marco Barmasse, assieme a Leo Pession, Luigi Pession e Gianni Gorret, s’inventa la bellissima prima invernale della via Deffeyes alla parete sud, in giornata (10 marzo 1983).

Francek Knez
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Ora è la volta di un’altra grande impresa passata nel dimenticatoio, ma che prima o poi verrà rivalutata come tutti i grandi capolavori. Il 15 e 16 giugno 1983, gli sloveni Francek Knez, Tone Galuh e Jaka Tucic affrontano la parete sud sulle rocce del Picco Muzio, a sinistra della Via dei Fiori, con l’intenzione di superare poi il grande risalto a strapiombi che sottosta all’obliquo della via Piacenza. Dal racconto di Knez, notoriamente modesto e contenuto nel giudicare i propri successi, traspare che i tre si sono trovati in grande difficoltà, nella nebbia, poi nel brutto tempo. Raggiunta la Spalla di Furggen, continuano a sinistra della via diretta (Carrel-Chiara-Perino) ma s’imbattono presto nella variante Bonatti. E qui decidono di scendere, percorrendo poi la cengia Mummery fino alla cresta dell’Hörnli e continuando in discesa per questa, rinunciando alla vetta. Ma quanto hanno fatto probabilmente basta già per parlare di grande impresa anche se un po’ offuscata dall’incompletezza. Trije musketirji (I tre moschettieri) è il nome di quest’itinerario tutto da riscoprire.

Nel settembre 1983 il francese Jacques Sangnier, non nuovo a questo genere di imprese, sale in quattro giorni e in solitaria la via Ottin della parete ovest. Pochi giorni dopo, il 28 settembre, Marco Barmasse e Vittorio De Tuoni fanno la prima ascensione del lungo crestone sud-ovest del Picco Muzio. Raggiunta la sommità del Pilier dei Fiori, proseguono fino alla vetta del Picco Muzio, nell’ultimo tratto congiungendosi con la via dei Ragni. Per maggiori informazioni sulla ragnatela di vie del Picco Muzio vedi il post apposito. Nel frattempo, approfittando del bel tempo stabile, il 29 settembre Renato Casarotto e Gian Carlo Grassi riescono nella prima ascensione della verticale muraglia della parete sud del Pic Tyndall. Nei pressi si svolgerà anche la prima ascensione della parete sud-est (sullo stesso Pic Tyndall), 4 ottobre 1983, Giovanna De Tuoni con Marco Barmasse e Walter Cazzanelli.

Lo stesso Barmasse, con Walter Cazzanelli e Augusto Tamone, il 17 marzo 1984 ripete (in prima invernale) la via Casarotto-Grassi. Ancora Marco Barmasse ha l’idea di realizzare (11 settembre 1985) il concatenamento in 1a solitaria, 15 ore, di tutte le creste del Cervino: ascensione della cresta di Furggen (1a solitaria lungo gli “strapiombi”), discesa cresta dell’Hörnli, ascensione cresta di Zmutt e discesa cresta del Leone.

Yvan Ghirardini
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Dopo il magnifico exploit del francese Yvan Ghirardini, che nell’inverno 1977-1978 aveva concatenato da solo (senza alcun aiuto esterno) la Nord del Cervino (via Schmid, 21 dicembre 1977), la Nord delle Grandes Jorasses (sperone Croz, 7-9 gennaio 1978) e la Nord dell’Eiger (via Heckmair, 7-11 marzo 1978), l’esempio viene ripreso qualche anno dopo dai più forti campioni del momento. Il 25 luglio 1985 il francese Christophe Profit effettua in meno di 24 ore il concatenamento estivo (con uso di elicottero e grande diffusione mediatica) delle pareti nord di Grandes Jorasses, Eiger e Cervino. Lo sloveno Tomo Česen lo imita e lo supera dal 6 al 12 marzo 1986 con il concatenamento invernale delle stesse pareti. Il che provoca la reazione di Profit che, il 12 e 13 marzo 1987, fa lo stesso concatenamento in 41 ore.

E in tema di grandi velocità, compare il primo record della salita al Cervino: il 10 agosto 1990, Valerio Bertoglio sale alla vetta del Cervino di corsa (da Cervinia a Cervinia in 4 ore e 16 minuti, per la cresta del Leone).

(continua)

Valerio Bertoglio
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