Posted on Lascia un commento

La grande cresta

La grande cresta

Quando bambino viaggiavo in treno da Genova a Trento con il naso appiccicato al finestrino, un occhio sulle risaie ed un altro al cielo, tra un filare di pioppi e l’altro, ecco in lontananza una visione magica, una mole rosata più alta di alcune nuvole. Il ritmo del vagone sulle rotaie era accompagnamento di un viaggio reale quanto la visione: non desideravo quelle creste ghiacciate, non ne sapevo neppure il nome. Stavo viaggiando in treno su quella montagna e la fantasia uguagliava la futura realtà. Da allora il Monte Rosa ha avuto un posto nel mio cuore. Anche Marco Milani: da piccolo lo portavano in vacanza a Gressoney e fu là che cominciò a salire le montagne, a muovere i primi passi su ghiacciai e creste. Lentamente concepì l’idea della Grande Cresta: percorrere il filo delle cime che separano la Valle del Lys dal Biellese prima e dalla Valsésia poi, dalla pianura canavesana fino alla vetta del Monte Rosa: e senza alcuna interruzione. Un approccio lento, ben diverso dal solito mordi e fuggi dei fine settimana. Una salita integrale che prendeva in consi­derazione tutto di una montagna e non soltanto quella parte che è definita «la più significativa». Da tempo avevo bisogno di una salita così globale, dalla pianura ai Quattromila. Era un dare corpo alla visione infantile, dai filari di pioppi e dalle risaie alle cime più alte, illuminate di rosa come le più belle speranze.

La vetta della Colma di Mombarone
GrandeCresta-20091005154434

La salita al Monte Rosa lungo la cresta si presentava impegnativa. Pur appoggiandoci ai rifugi per le cene, volevamo vivere il più possibile a fondo l’esperienza della cresta, bivaccando all’aperto. Il 29 giugno 1996 ci ritroviamo alla partenza, sul grande cordone morenico che sovrasta Ivrea, tra i boschi e le radure di San Giacomo. Siamo in quattro: oltre a Marco e a me, ci sono Franco Girodo e Fabrizio De Liberali; gli amici Roberto Corsi e Cristina Galliena ci aiuteranno nel collega­mento con le valli e presso i rifugi lungo il percorso. Saliamo tra le nebbie alle prime malghe. Una pastora di mezz’età sorveglia la mandria e, curiosamente, legge il giornale. Ci salutiamo, scruta con sospetto i nostri carichi eccezionali, poi ci chiede «se siamo quelli della cresta»! Ora la vetta della Colma di Momba­rone ci sembra più vicina. Da lassù, sotto al gigantesco monumento al Redentore, il Monte Rosa si nega: ma sappiamo che è così lontano da far parte dell’orizzonte. Poi inizia la cresta, su e giù per cime facili ed erbose, lungo sentieri fino al Rifugio Coda, dove ci attende una prima notte di vento incessante. Il giorno successivo, la salita al Monte Mars lungo la cresta dei Carisey ci regala una bella ginnastica su roccia ottima, anche se siamo un po’ goffi per i pesi sulla schiena; poi giù di corsa per proseguire la tappa, tra le più impegnative. Nugoli di mosche ci circondano con insolita e tormentosa tenacia. Le ultime luci ci vedono scendere al Rifugio della Vecchia dal Monte Cresto. Anche questo tratto della grande cresta, nelle poco frequentate quanto belle Prealpi Biellesi, presenta i suoi tratti impegnativi, soprattutto se il tempo non è dei migliori, e cime come i Gemelli, posti lungo la tappa seguente, non sono da sottovalutare: nebbia, pioggia e vento sono le costanti del pomeriggio. Un pastore fa merenda sotto il diluvio senza scomporsi, a malapena coperto da un mantellaccio. Quattro chiacchiere con quest’uomo così «ultimo» per capire che anche lui lassù aveva qualcosa da insegnarci.

In vetta alla Punta Chaparelle (Prealpi Biellesi): Fabrizio De Liberali, Franco Girodo e Alessandro Gogna, 1.07.1996. Foto: Marco Milani
In vetta alla Punta Chaparelle (Prealpi Biellesi): F. De Liberali, F. Girodo e A. Gogna, 1.07.1996

Poi la calda accoglienza dei simpa­tici gestori del Rifugio Rivetti, assieme ad una banda di ragazzini scatenati che trascorrono qui una settimana, ci confortano dello sconforto e della pioggia in­cessante. Dopo tre giorni di cammino con zaini oltre i 15 chili, la stanchezza si fa sentire: e il peggio deve ancora arrivare. Il gior­no successivo, dal Colle della Mologna Grande attraversiamo fino al solitario Vallone di Loo, in un mondo che non ha più nulla di prealpino. La salita ai Corni del Pallone e al Corno Rosso tramite il Passo del Camino si svolge su un terreno che richiede attenzione; sulla cima ci sono Roberto e Cristina, che per la Val Vo­gna sono saliti quassù con rullini fotografici, batterie e alimenti che ci serviranno nella tappa successiva, priva di un rifugio dove appog­giarci. La sera, all’Ospizio Sottile, si respira una suggestiva atmo­sfera da rifugio del secolo scorso; la struttura, situata presso il valico che ha visto passare eserciti e migrazioni di pastori tra la Valsésia e la Valle del Lys, mostra i segni dell’età ma conserva un fascino segreto, dovuto anche alla gentilezza del giovane custode. I primi vaghi chiarori dell’alba ci sorprendono sulla bella radura a dieci minuti dal rifugio mentre con le dita infreddolite riponiamo le tende negli zaini. Davanti a noi, lungo il cammino della cresta, ci aspetta la cima del Corno Bianco, una montagna di tutto rispetto di 3320 m; ci sentiamo a quel punto al passaggio chiave di tutta la salita al Monte Rosa. Nella tarda mattinata, dopo una splendida arrampicata, ammiriamo i ghiacciai del Rosa dalla solitaria vetta del Corno Bianco. Dopo un’umida notte accanto al Bivacco Ravelli e una meravigliosa alba dalla Punta Straling, giungiamo all’arrivo della funivia di Punta Indren, dove sostituiamo le nostre pedule con scarponi in poliuretano; quindi ci incamminiamo nelle nebbie fino al Rifugio Gnifetti, dove incontriamo nuovamente Roberto e Cristina. Il morale è alto, ci sentiamo già in cima al Monte Rosa e pare che nulla ci voglia fermare. Coerenti ai nostri intenti, trascorriamo una notte di fitta nevicata nelle tende mon­tate sul ghiacciaio nei pressi del rifugio, ma al mattino il tempo è veramente pes­simo. La neve continua a cadere abbondante ed ogni traccia è sepolta, mentre la visibilità è di solo qualche metro. Ad ogni modo ci sentiamo forti: abbiamo percorso migliaia di metri di dislivello in sei giorni e non saranno certo questi ultimi pendii ben conosciuti che ci fermeranno. Un aiuto indispensabile arriva anche dal GPS Magellan, lo strumento satellitare che per tutta la cresta, e specialmente nella fitta nebbia, ha confermato le nostre po­sizioni con precisione sorprendente. Lasciamo il rifugio lungo un percorso che nelle giornate di bel tempo vede salire centinaia di persone in processione, men­tre questo 5 luglio si è trasformato in un arrancare nella neve profonda con il pro­prio compagno di cordata che sparisce nel turbinio della bufera. Ci diamo il turno nel battere la pista: sembra di galleggiare su di una nuvola, con la perdita di qualsiasi percezione dell’inclinazione e dell’orientamento della montagna. Siamo sicuri di essere al Colle del Lys perché lo dice il GPS e perché ci appare, in visione, un bastoncino di segnalazione. Il vento è sempre più insopportabile e, traversando sotto i pendii setten­trionali della Punta Parrot, sentiamo sotto i piedi i lugubri rumori di asse­stamento della neve che talvolta accompagnano le valanghe. A due-trecento me­tri dal Colle Sésia, quindi sotto alle ultime rampe della Punta Gnifetti, sentiamo di rischiare troppo. A malincuore torniamo. Il GPS è l’unica guida, il filo d’Arianna che ci permette di uscire con sicurezza dall’inferno della tormenta.

A. Gogna, F. Girodo e F. De Liberali sulla Punta Straling, con il bel panorama sul Monte Rosa (4.07.1996). Foto: Marco Milani
HighLab1996, La Grande Cresta, A. Gogna, F. Girodo e Fabrizio De Liberali sulla Punta Straling, Val Sesia/Valle del Lys, panorama sul Monte Rosa, 4.07.1996

La nostra Grande Cresta si è conclusa quindi sul Grenzgletscher, non sulla cima del Monte Rosa: per poche centinaia di metri. È stata una vera è propria avventura attraverso pascoli, rocce e ghiacciai, carica delle medesime sensazioni delle grandi pareti. Un’avven­tura di umiltà nei confronti della montagna. Spesso mi sono sentito rivolgere la domanda «quale fosse per me la montagna più bella», soprattutto da persone poco coinvolte nella passione per l’alpinismo. Mi appare nitido il ricordo di tutte quelle interminabili discussioni tra alpinisti, ognuno caloroso sostenitore delle proprie montagne, considerate le più belle. Credo che il titolo di montagna più bella si debba attribuire a quella dove ognuno di noi ha sentito nascere in sé la passione per i sentieri o le pareti: come in un primo amore il ricordo rimane per sempre e tutte le altre montagne che se­guiranno verranno sempre paragonate alla prima, la più bella. Il Monte Rosa, forse.

Sul Grenzgletscher, in discesa dalla Punta Gnifetti verso il Colle del Lys. Foto: Marco Gabbin
GrandeCresta-Colle Lys

Nota tecnica
Abbiamo sviluppato il percorso in 7 giorni, dal 29 giugno al 5 luglio 1996. In gran parte escursionistico su terreno privo di segnalazioni, presenta anche tratti alpinistici con arrampicata fino al III grado, brevi calate in corda dop­pia e salita finale su ghiacciaio d’alta quota. Dislivello in salita: quasi 10.000 m. Ore totali di pura marcia e arrampicata: 63. Da Ivrea ad Andrate-San Giacomo 1250 m c. Colma di Mombarone 2371 m, Punta Tre Vescovi 2347 m, Colle della Lace 2121 m, M. Roux 2318 m, M. Bechit 2320 m, Rifugio Agostino e Delfo Coda 2280 m, M. Mars 2600 m (per la Cresta dei Carisey, II e III), M. Rosso 2374 m, Punta della Balma 2384 m, Punta Lei Long 2389 m, Gran Gabe 2337 m, Punta Gragliasca 2412 m, Punta Pietra Bianca 2490 m, M. Cresto 2546 m, Rifugio della Vecchia 1872 m, Punta Chaparelle 2409 m, Coda di Jonno 2236 m, Punta Serange 2334 m, Colle Mologna Pic­cola 2205 m, Colle Mologna Grande 2364 m, Rifugio Alfredo Ri­vetti 2150 m, Punta Tre Vescovi 2501 m, Colle Lazoney 2395 m, Passo del Camino 2472 m, Corni del Pallone 2898 m, Cor­no Rosso 2979 m, Ospizio Sottile al Colle di Valdobbia 2480 m, Passo di Valdob­biola 2635 m, Passo dell’Alpetto 2774 m, Corno Bianco 3320 m, Bocchetta del Forno 3140 m, Bocchetta di Puio 3100 m, Colletto di Tailly 2719 m, Bivacco Ravelli 2503 m, Passo Nord della Coppa 2920 m c., Punta Stra­ling 3115 m, Corno Rosso 3023 m, Col d’Olen 2881 m, Passo dei Salati 2936 m, Rifugio Gnifetti 3611 m, Colle del Lys 4248 m, Colle Sésia 4299 m, Punta Gnifetti 4554 m (non raggiunta).

Posted on Lascia un commento

Il Vallone delle Cime Bianche

Sono stati i milanesi Laura e Giorgio Aliprandi, i più illustri studiosi della cartografia storica delle Alpi e assidui frequentatori della zona, a riproporre la questione del progettato impianto sciistico di collegamento della Valle d’Ayas con la Valtournenche. Se ne parla da quarant’anni, ma nel 2014 il pericolo di un prossimo inizio lavori è cresciuto di parecchio.

L’11 aprile 2014 Legambiente aveva diffuso questo comunicato via ANSA:
Un’idea insensata da ogni punto di vista… L’area interessata rappresenta l’ultimo vasto spazio senza impianti di accesso al versante sud del Monte Rosa. Né la destra orografica, perennemente sotto valanga, né la sinistra orografica, susseguirsi di altopiani, si prestano per lo sci da discesa. Le infrastrutture di trasporto sarebbero poi di una lunghezza tale da richiedere investimenti e scassi ambientali colossali, del tutto insostenibili… Quello dello sci da discesa è un mercato ormai maturo che richiede semmai di qualificare i servizi a supporto dei vasti domaines skiables esistenti, di saper rispondere alla domanda crescente di pratiche sportive di nicchia e ‘skipass-free’ (ciaspole, sci alpinismo, nordic walking, passeggiate sulla neve) e di non compromettere la possibilità di sviluppo di un’offerta diversificata adatta a tutte le stagioni… La Valle d’Aosta presenta piuttosto una vera e propria emergenza di accessibilità turistica e non necessita certo di nuovi insostenibili caroselli di piste e impianti in quota“.

Laura e Giorgio Aliprandi
CollegamentoAyasCervinia-AliprandiA questo comunicato seguirono le solite polemiche. Tra i vari interventi abbiamo scelto quello di Antonio Carrel, guida alpina ed ex-sindaco di Valtournenche:
Gli ambientalisti sulla pelle degli altri
di Antonio Carrel

Mi riferisco alla lettera di Legambiente relativa al possibile collegamento funiviario tra la Val d’Ayas e Breuil-Cervinia attraverso il Colle delle Cime Bianche.

C’è da rimanere sconcertati da quanto dicono questi signori che si nascondono dietro a una sigla che per me rappresenta l’intolleranza pura. Innanzi tutto non mi risulta che lo sci da discesa sia in regresso; magari qualcosa qui nella nostra regione, ma non certamente negli altri paesi alpini dove il turismo invernale sciistico risentirà anch’esso della crisi, ma ha ancora milioni di praticanti.

Questi signori dicono che gli impianti di risalita sono quasi tutti passivi e la Monterosa Ski subirà la scure delle partecipate. Ma allora cosa dobbiamo fare? Chiudere tutti gli impianti e di conseguenza le stazioni che per mezzo di essi vivono, oppure cercare di incrementare i passaggi in modo da portare i bilanci almeno in pareggio? Chissà che gioia per questi signori, e magari per i loro figli, poter passeggiare a Cervinia, Ayas o Gressoney senza vedere più nessuno, salvo qualche pazzo valligiano rimasto lassù a “seminar patate o a mungere mucche”! È vero che adesso ci sono più persone che praticano le ciaspole, lo sci di fondo e le passeggiate (è anche l’ora!), ma chissà perché questi signori sono quasi tutti stranieri e di italiani se ne vedono molto pochi. La stessa cosa succede per le Alte Vie, dove nonostante una certa frequenza, i partecipanti sono quasi tutti esteri. Se continuiamo di questo passo i nostri pochi giovani che lavorano nel turismo se ne andranno vendendo le loro attività (se ci riescono) perché le stagioni invernali si restringono sempre di più e in quelle estive ormai è quasi il fallimento.

E’ molto comodo fare gli ambientalisti sulla pelle degli altri, magari restando seduti in comode case di fondo valle, con lo stipendio fisso di dipendenti vari, regionali e non. Dovrebbero provare anche loro a rimboccarsi le maniche e a darsi da fare per cercare i clienti e lavorare 15/16 ore al giorno, il tutto poi senza ottenere i risultati meritati. È vero che le partecipate sono in massima porte finanziate con denaro pubblico, ma permettono comunque a un sacco di gente di campare; vedi proprietari di alberghi, bar, ristoranti, B&B, impianti di risalita e non dimentichiamo poi tutti i dipendenti che vi lavorano. Guarda caso tutti questi signori pagano anche le tasse! Forse sono anche questi i soldi che permettono di foraggiare gli impianti. Secondo gli esperti, un milione investito negli impianti di risalita produce un indotto sette volte superiore. Vorrei aggiungere tante altre cose, ma la lettera diventerebbe troppo lunga e termino qui, sperando che il futuro riservi ai nostri figli cose migliori e ci dia anche più gente con la testa sulle spalle”.

CollegamentoAyasCervinia-401272_320188988003622_615418197_n

Il 16 settembre 2014 La Stampa Montagna, a firma Enrico Martinet, titola La super-funivia che regalerà la sciata infinita. Dopo un discutibilmente scherzoso inizio in cui si dà la “responsabilità” del collegamento alla voglia di cappuccino che notoriamente hanno i turisti e gli sciatori d’Oltralpe, Martinet ci spiega che per ottenere i 530 km di piste c’è un master plan, voluto con forza da Zermatt. Sarebbe il terzo carosello sciistico al mondo, in attesa che si concretizzi una nuova stazione sciistica in Colorado, annunciata come un’enormità e destinata a essere la regina, scalzando l’attuale che è canadese.

Subito dopo Martinet dà conto dell’opposizione, cita Legambiente e il fotografo naturalista del National Geographic Stefano Unterthiner: «Una pazzia».

Ma poi fa parlare il progettista Enrico Ceriani, laureato in Scienze Forestali, che dice: «Il tecnico ha il dovere di non fare danni irreversibili. Ciò che ipotizziamo ha un danno limitato all’ambito paesaggistico, ma con il tipo di funivia prevista, due tronconi con stazione centrale, e campate lunghe con pochi piloni non sconvolgiamo il territorio. Nessuna strada è prevista e noi stessi abbiamo sottolineato come sia improponibile, proprio per l’impatto ambientale, una pista di sci nella parte più bassa, mentre in alto l’intervento sarebbe comunque limitato con un tracciato non più largo di 20 metri».

L’articolista prosegue informandoci che i piloni saranno in numero tra 4 e 5 e il modello della funivia sarebbe il moderno «3S»: cabine da 35 posti. Con un costo intorno ai 65 milioni. Del progetto fanno parte le tre società dei comprensori sciistici (Zermatt, Cervino e Monterosaski) che hanno introiti annuali di 918 milioni. Ancora Ceriani: «L’investimento potrebbe essere sostenuto dalle funivie, così come la gestione senza interventi pubblici».

Il 19 novembre 2014 Mountcity.it pubblicava l’accorata lettera degli Aliprandi, un testo che cerca di fare chiarezza sulla reale importanza del Vallone delle Cime Bianche, quello interessato dal progetto:

Il vallone delle Cime Bianche è anche chiamato vallone Cortot in quanto da esso trae origine il famoso “ru”(canale) costruito in epoca medievale che porta le acque dal ghiacciaio di Ventina sino al Col di Joux con un percorso di circa 25 km. Il vallone, attualmente incontaminato, è percorso da un’antica via di comunicazione, detta via del vino o Krämerthal dai mercanti gressonari, che consentiva in epoca medievale il passaggio delle merci dal bacino della Valle d’Ayas a Zermatt , tramite il colle del Teodulo.

Questo territorio è stato recentemente protagonista di articoli sulla stampa (vedi La Stampa 16/9/2014 e La Vallée notizie 30/8/2014 e 27/9/2014) in quanto c’è il progetto di unire mediante funivia la valle di Zermatt al comprensorio sciistico del Monterosa Ski, cioè le valli d’Ayas, di Gressoney e di Alagna Valsesia, costituendo in tal modo un grandioso “domaine skiable” con 530 km di piste.

Il colle delle Cime Bianche che da Ayas permette di raggiungere la valle di Zermatt, tramite il colle del Teodulo è il punto strategico per consentire questo passaggio. Per la verità gli articoli che abbiamo letto non spiegano bene quale sarebbe il percorso di questa nuova funivia. Un fatto è certo: che gli Svizzeri sono interessati a questo collegamento che con ogni probabilità partirà da Zermatt.

Il progetto di unire Zermatt alla Val d’Ayas non è recente poiché già quaranta anni fa era stato proposto un grandioso sistema di funivie che avrebbe unito Ayas alla Svizzera, passando non solo dalle Cime Bianche ma anche dalla Gobba di Rollin. Il progetto a quei tempi era stato sottoposto al Consiglio Comunale di Ayas che l’aveva ricusato il 30 maggio 1974 con queste parole: “Il Consiglio Comunale delibera di essere contrario ad ogni tipo di intervento che comporti massicci interventi finanziari ed ulteriore aumento rilevante dell’insediamento edilizio” (come risulta dal testo di F. Fini Il Monterosa, Zanichelli, 1979, p. 158-159).

Attualmente il problema si è ripresentato limitatamente al colle delle Cime Bianche che sarebbe inglobato nel comprensorio sciistico di Zermatt e del Monterosa Ski. Giustamente si è osservato che il progetto, se attuato, sarebbe un oltraggio a questo territorio tuttora incontaminato e ancora libero da moderne infrastrutture.

Tuttavia, secondo noi, il problema dell’impatto ambientale non si limita al solo vallone Cortot ma va visto in un’ottica più ampia. Questo nuovo impianto funiviario di portata turistica internazionale sarebbe un’attrazione tale da condizionare tutto l’ecosistema della Valle d’Ayas: come conseguenza ci sarebbe la necessità di aumentare la capacità ricettiva alberghiera, di creare nuovi parcheggi con ovvi sbancamenti di terreno e sconvolgimento del paesaggio. Da ultimo la rete viaria della Valle d’Ayas non sarebbe in grado di reggere questo nuovo flusso turistico.

Chi nella stagione estiva non sarebbe attratto dall’andare in giornata da Champoluc a Zermatt per ammirare la parete est del Cervino? I tour operator avrebbero buon gioco a proporre questa possibilità. L’alta Valle d’Ayas perderebbe così la sua identità e diventerebbe un luogo senza anima al servizio della modernità (e il paragone con la vicina Cervinia è d’obbligo). Comprendiamo che gli interessi economici coinvolti sono enormi e sono a favore di chi vuole la funivia: si avrebbe un aumento notevole del valore dei terreni edificabili e delle strutture ricettive già esistenti.

Il cartello apparso nel 1974
CollegamentoAyasCervinia-cartelloSiamo legati alla Val d’Ayas, che frequentiamo da cinquant’anni, da vincoli affettivi e anche culturali e il pensiero che possa trasformarsi in una valle di turismo non residenziale ci amareggia. Ci sembra pertinente a questo punto riportare quanto espresso dal Consiglio Comunale di Ayas il 30 maggio 1974: “Ritenuto che il Comune di Ayas debba scegliere un modello di sviluppo che, pur non frenando la crescita e il benessere, dia tuttavia la possibilità alla popolazione residente di controllarne gli effetti…”. Sagge parole e ci auguriamo che il buon senso dimostrato dagli amministratori di Ayas quaranta anni fa sia ancora presente e non venga condizionato da fattori economici che in questo progetto sono prevalenti.

Un referendum tra gli abitanti di Ayas sarebbe la soluzione più democratica per accettare o rifiutare questo sconvolgimento ambientale”.

 

La Stampa Aosta del 30 novembre 2014, a firma Stefano Sergi, titola Collegamento in funivia tra Cervino e Monte Rosa: un referendum per decidere e sostanzialmente riprende la lettera degli Aliprandi pubblicata da Mountcity.it dando valore all’idea del referendum.

CollegamentoAyasCervinia-1

Nel frattempo scopriamo che era stato creato su Facebook un profilo intitolato Quelli che vogliono il collegamento da Valtournenche a Champoluc – Squadra sportiva, che assomma a oggi 14 febbraio 2015 la bellezza di 858 “mi piace”.

La serietà della questione non ci fa sbellicare dalle risate, però per alleggerire le nostre fondatissime preoccupazioni vale la pena di sfogliare quanto scritto da questi signori:

15 novembre 2012
A quando il progetto? meglio spenderli lì che gettarli in quelle fabbriche che dopo 2 anni chiudono.

8 agosto 2012
Zermatt guarda verso il Monterosa
di Rino Galeno (Neveitalia)
A nord del Cervino va di moda guardare verso Sud. Sono sempre di più quelli che tra i visitatori di Zermatt decidono di attraversare il confine per visitare le piste di Cervinia e Valtournenche. Una volta gli sciatori attraversavano il confine per gustare il pranzo nei ristoranti italiani di Cervinia, oggi lo fanno soprattutto perché attraversare la frontiera sugli sci è una moda, una delle principali attrazioni che caratterizzano le località alla moda.
Secondo Christoph Bürgin, presidente del villaggio alpino di Zermatt, costruire qualche cosa che vada oltre i 300 Km di piste di Zermatt/Cervinia/Valtournenche e si estenda verso il comprensorio italiano del Monterosa Ski manderebbe in visibilio i frequentatori di Zermatt e potrebbe creare intorno al Cervino e al Monterosa il primo carosello di piste in Europa con un’offerta di piste intorno ai più bei 4000 delle Alpi senza uguali al mondo.
Lo studio potrebbe prevedere un collegamento ferroviario tra la valle di Ayas e Zermatt che passi per Saas Fee e di una cabinovia che attraversi il Lyskamm. Al di sopra delle Alpi hanno già investito 400 mila franchi in questo studio e si pone l’accento sulla sostenibilità del progetto. Il costo dell’impianto di collegamento in quota sarebbe di circa 30-40 milioni di franchi, una cifra non impossibile visto che Zermatt negli ultimi dieci anni ha investito nello sviluppo del comprensorio oltre 350 milioni.
Del resto fino a qualche anno fa anche dal lato italiano si parlava insistentemente di un collegamento ferroviario Monterosa Walser Express che mettesse in comunicazione sciistica il Monterosa e il Cervino attraverso un collegamento ferroviario tra Macugnaga – Monte Moro e lo Schwartzberghorn. Un secondo tratto avrebbe poi messo in comunicazione Macugnaga con Alagna passando sotto il Turlo lungo la linea del “Grande Sentiero Walser”, che oggi collega tutte la vallate di quell’etnia, dal Vallese fino al Voralberg.

9 agosto 2012
Stefano Cerutti: Aspettiamo con trepidazione!
Andrea Barabino: E vai!

23 gennaio 2013
Vincenzo Di Ciancia: Sarebbe il top…

9 luglio 2013
Sergio Viot: Magari!!!

10 luglio 2013
Stefano Gorret: Unico sistema per rilanciare l’area italiana! Sarebbe un sistema intelligente di mobilità alpina e sviluppo culturale. Si potrebbero fare tanti passi avanti pur sempre rispettando l’ambiente (la telecabina che attraversa il Lyskamm è discutibile).

7 aprile 2014
Collegare Cervino e Monte Rosa? Ci pensa una società canadese.
Con un ribasso del 37% la società canadese Ecosign Mountain Resort Planners Ltd di Whistler (British Columbia/Canada) si è aggiudicata l’appalto per la realizzazione dello studio urbanistico ambientale e dell’analisi degli effetti territoriali e socioeconomici dell’integrazione dei trasporti tra Zermatt, Valtournenche, Ayas e Gressoney.

Il valore dell’appalto era di 149.485,31 euro ed è stato aggiudicato a 94.175,75 euro. Il master plan – che comprenderà le soluzioni per possibili collegamenti con gli sci, a piedi e stradali – dovrà essere consegnato entro fine dicembre 2014. Successivamente sarà portato all’esame dei quattro Comuni, che dovranno decidere quali scelte adottare e cercare i relativi finanziamenti.

3 settembre 2014: Ma questi ecologisti… andranno al lavoro in bici e non useranno i cellulari?
Ma!!!!!!! O solo per gli altri?

4 settembre 2014: Le strade, le super strade, le circonvallazioni sono sempre state osteggiate, ma ora con il senno di poi… forse dovevamo farlo da…

30 ottobre 2014: Ecologista… SEMPRE… contro lo sviluppo turistico… MAI!

4 dicembre 2014
Franco Carrozza: Ioooooo lo vorreo…!

4 dicembre 2014
André Tamone: Anche iooo!

4 dicembre 2014
Quelli che vogliono il collegamento da Valtournenche a Champoluc: Noi della Valtournenche tutti!

4 dicembre 2014
Quelli che vogliono il collegamento da Valtournenche a Champoluc: Anche a Zermatt!

14 dicembre 2014
André Tamone: Anche ad Ayas molti lo vogliono! Anche Gressoney e Alagna! Ma anche in giro per la Valle d’Aosta tutti lo vogliono!

6 dicembre 2014
Marco Batti: Sarebbe bellissimo!

7 dicembre 2014
Quelli che vogliono il collegamento da Valtournenche a Champoluc: János Szent-Halny Keresztes, sei un disfattista senza saperlo… immagino che del turismo non te ne frega un bel niente!

7 dicembre 2014
Luca Mancianti: Il discorso chiaramente non è legato solo al collegamento dei comprensori, ma alla riqualificazione totale dell’offerta, a partire dalla ricettività, i megacomprensori dati alla mano, sono al giorno d’oggi, tempo di crisi, gli unici che generano attrazione internazionale e nazionale… gli italiani che più di altri hanno meno disponibilità da spendere preferiscono farlo in comprensori all’avanguardia che garantiscono certi standard, la spesa è più elevata ma poi nemmeno più di tanto…
A livello sportivo abbiamo le piste più belle del mondo, abbiamo il versante alpino baciato dal sole e nella sua interezza… va sfruttato conservando la bellezza… l’hanno capito BENE in Alto Adige oramai da anni… ripeto!!

7 dicembre 2014
Enrico Albano: Mi spiegate perché sulle piste più belle del mondo da anni e anni non vengono mai organizzate gare di Coppa del Mondo? I valligiani sono come i liguri: hanno tra le mani un patrimonio enorme ma non lo sanno sfruttare. Offrono costi altissimi e pochissimi servizi. E lo dico da frequentatore di entrambi i luoghi da oltre 40 anni. E da favorevole al collegamento. Il futuro sono i grossi comprensori ben gestiti, con offerta variegata e con auto ferme in garage…

10 dicembre 2014
János Szent-Halny Keresztes: Se la cultura e la competenza delle gestioni locali fosse stata diversa, in altre parole se si fosse in Canada o in Svizzera con i loro risultati, sarei favorevole al collegamento. In Alto Adige arrivano a proibire lo sci fuori pista quindi lasciamo perdere, e comunque là ci sono altri assistiti furbetti… Ma con i fatti alla mano di 60 anni di industria del turismo montano in generale e specialistico alpinistico e invernale in Ayas e dei suoi 34 anni di Comprensorio, non mi fido. Quindi disfattista lo dite in famiglia vostra. Capre.

13 gennaio 2015
Carlo Degli Innocenti: E’ vero, io sono genovese ma più che i valligiani direi i valdostani, che non paiono proprio maestri nel saper trattare la gente che porta loro denaro. Infatti i genovesi vanno in posti come Sestrière o Salice d’Ulzio che nulla hanno a che vedere con la montagna, ma sono di moda e sono stati venduti bene e quindi pronti ad esser sfruttati dalle pecore. Ritengo che il collegamento, se ben fatto, possa far si che specialmente il turismo straniero possa scoprire vari posti, semplicemente sciando e magari soggiornando anche per una sera in uno dei posti che ha potuto vedere. E’ certamente un turismo diverso dal turismo italiano caciaroso del week end che arriva in un posto, in auto, per poi ripartire la sera, senza portare alcun valore aggiunto alla località che non va nemmeno a visitare; va li perché c’è neve e quindi può sciare (male) e mangiare il panino a mezzogiorno. Certamente uno o due impianti possono avere un certo impatto ambientale ma ritengo che, nella fattispecie, sia un prezzo da pagare. A quel Keresztes che invece scrive come depositario della verità assoluta e si permette anche di insultare gli altri, che non la pensano come lui, non rispondo nemmeno.


Considerazioni finali
Possiamo dolerci e compatire queste frasi, questi pensieri: non di meno sono opinioni di cittadini come noi. Non dobbiamo smettere di operare perché l’intelligenza l’abbia vinta sugli egoismi e sulla cecità di visuale verso il futuro.

L’impressione che tutto questo agitarsi dipenda soprattutto dalla segreta speranza che l’aggressività economica svizzera contagi la nostra palude stagnante si fa ogni giorno più forte.
La certezza che gli svizzeri di sicuro non ci regaleranno nulla è la nostra arma più forte in questa vicenda tra ricchi e poveri. Alla fine questo apparirà chiaro anche a chi adesso va spargendo sicurezze.

Il vallone delle Cime Bianche si allunga verso il colle omonimo
OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Resta il fatto incontrovertibile che la progettata funivia tra Zermatt e la Val d’Ayas rappresenta una minaccia per il paesaggio del meraviglioso vallone delle Cime Bianche e dell’alta Val d’Ayas. Saint Jacques diventerebbe certamente un gigantesco posteggio di auto o, nel caso si mettessero delle navette, un agglomerato di case senza senso. L’attuale comprensorio del Monterosa Ski è già invasivo a sufficienza, con piste per tutti i livelli e siamo contrari a un ulteriore allargamento. Vorrebbe solo dire trasformare la valle in un cantiere per parecchie stagioni, con disagi per i residenti e per i turisti, nonché alla fine avere un carosello che darà il colpo definitivo a ciò che di poco compromesso a sud del Monte Rosa è ancora rimasto.

L’idea del referendum, indubbiamente democratica, a mio avviso non è da appoggiare. Non tanto perché potrebbero vincere i sì agli impianti, quanto perché da tempo stiamo aspettando un segnale da parte delle Amministrazioni di abbandono del facile sentiero che ti porta direttamente al baratro per scegliere invece un’erta difficile e faticosa verso la salvezza. Da tempo aspettiamo uno sguardo al futuro che superi l’anno in arrivo.

Non dimentichiamo che la nostra terra non è un’eredità dei nostri antenati, bensì un prestito fattoci dai nostri figli (non ricordo chi lo ha detto…).

Posted on Lascia un commento

Essere al top

A volte le pagine pubblicitarie del web sono commoventi. Sì, perché c’è la possibilità che ti facciano sorridere. La superficialità con cui vengono confezionate spesso è inaccettabile. Non bisognerebbe mai dimenticare che un marketing accurato non può fottersene in questo modo di logica e accuratezza. Si rischia di ottenere l’effetto contrario: invece di invogliare, si ottiene di dissuadere (e a noi in questo caso andrebbe anche bene…).

La Capanna Regina Margherita sulla Punta Gnifetti del Monte Rosa
RegaloNatale-rifugi_margherita2-642x335

Prendiamo a esempio la pagina di www.alagna.it, quella che vorrebbe promuovere l’eliski sul Monte Rosa in questo 2014-2015.

Questo è il testo che presenta in generale le possibilità di eliski ad Alagna Valsésia:
Eliski ad Alagna
Alagna è un ambiente ancora selvaggio e non toccato dal turismo di massa. Offre possibilità infinite di splendide escursioni e, grazie all’eliski, opportunamente controllato e regolamentato, agli sciatori più esigenti è garantito di scoprire itinerari in neve fresca invernale anche in primavera. Colle del Lys, Colle Ippolita, la Valle Nera, il Cavallo, il tour di Zermatt sono solo alcuni dei voli che proponiamo! Le guide di Alagna sapranno consigliarti quando e dove volare, scegliendo per te dove le condizioni sono al top. Ad Alagna si vola con elicotteri a 5 posti, gruppi rigorosamente di max 4 persone accompagnati da una guida alpina UIAGM. L’eliski controllato e ben organizzato è un modo di guardare la montagna con una prospettiva nuova“.

Questo testo, indipendentemente dalle nostre ben precise opinioni sull’eliski, è abbastanza misero. Potremmo dire che è mendace quando asserisce che l’ambiente di Alagna non è toccato dal turismo di massa; potremmo osservare che è grottesco quando garantisce “agli sciatori più esigenti” itinerari in “neve fresca invernale” anche in primavera; potremmo constatare che è penoso quando stabilisce che l’eliski è “un modo di guardare la montagna con una prospettiva nuova”; potremmo soffocarci dal ridere quando si parla di condizioni al top (viene in mente un plurisbeffeggiato modo di esprimersi di Flavio Briatore: se non sei al top… sei fuori!).

Un’altra pagina dello stesso sito www.alagna.it descrive le varie possibilità per il turista invernale. In questa, accanto alle varie proposte di sci fuoripista, scialpinismo e ciaspolate, figurano le proposte di eliski di fine settimana (790 euro a persona, comprensivi di guida alpina per 3 giorni, 2 voli in elicottero, 3 notti in HB ad Alagna in camera doppia, Ski pass Monterosaski 3 giorni, Safety kit, trasferimenti Acqua Bianca Alagna) e le proposte di eliski su base settimanale (1600 euro a persona, comprensivi di guida alpina per 6 giorni, 2 voli in elicottero, 7 notti in HB in hotel 3 stelle ad Alagna in camera doppia, ski pass Monterosaski 6 giorni, safety kit, trasferimenti Acqua Bianca Alagna).

Senza qui stare a discutere sui prezzi (ognuno può fare le sue valutazioni), analizziamo la proposta nel dettaglio. In entrambi i casi si parla di “25 atterraggi e tantissime discese; 3000 metri di dislivello e un terreno sempre diverso; canali ripidi, percorsi su ghiacciaio, ampi valloni e spazi infiniti“. Osserviamo che, in altra parte del sito, sono 8 le piazzole dedicate all’atterraggio, non 25.
Il testo prosegue: “Le guide alpine di Alagna conoscono il free ride paradise a menadito. Sciare con loro la vastità dei fuoripista del Monterosa ski significa scoprire dove la neve è migliore, dove i canali sono più divertenti, dove i panorami sono mozzafiato e l’eliski è emozionante”.

Fino a pochi giorni fa il sito di cui stiamo parlando confondeva l’eliski con l’eliturismo e pubblicizzava un “bel regalo di Natale” la possibilità di raggiungere con l’elicottero la Capanna Regina Margherita per poi scendere in sci. Periodo: giugno-settembre! Errore cui giustamente e finalmente si è posto rimedio cancellando le pagine incriminate. Il marketing spesso tralascia l’accuratezza, ciò che gli interessa è imbonire, non certo spiegare. Ma quando si parla di fuoripista (anche se con elitrasporto), non si può essere mai superficiali: occorre dire che il pacchetto è soggetto alle condizioni meteo, nonché allo “storico” della stagione di innevamento; occorre dire se c’è un minimo “garantito” e qual è eventualmente. Qualifichiamo questa proposta uno squallido esercizio pubblicitario, l’ennesimo tentativo di promettere divertimento ed emozioni epidermiche in un campo dove la montagna invece di farla da padrona è ridotta a business da divertimentificio, dove le abusate parole “mozzafiato” ed “emozionante” celebrano il parto stitico di un copywriter a dir poco senza fantasia.

Ci auguriamo che la professionalità in montagna e sul terreno sia ben superiore all’accuratezza con cui è stato formulato il pacchetto d’offerta: perché, se così non fosse, l’utente farebbe meglio a disertare.

Flavio Briatore

SAMSUNG DIGITAL CAMERA

Posted on Lascia un commento

Ultimi piani di devastazione

Cervino e Monte Rosa: uno studio per unire i comprensori sciistici.

Non c’è limite al peggio, neppure in tempo di crisi. Il mercato dello sci in Italia può essere anche in sofferenza, ma i sogni megalomani continuano a sprecarsi, magari alleandosi con il paese turistico alpino che più di tutti fattura: Zermatt.

Con la soddisfazione di chi non riflette troppo su quello che viene a sapere, Pamela Calufetti su Montagna.Tv del 16 gennaio scrive testualmente: “Pochi giorni fa, sull’Ansa della Valle d’Aosta, è però comparsa una notizia che “fa sperare” in uno sviluppo di quest’idea. Sarà infatti avviato uno studio per valutare l’unione dei comprensori, iniziativa che rientra nell’ambito di un progetto cofinanziato dall’Unione Europea e dai comuni di Valtournenche, Ayas, Gressoney Saint-Jean e Gressoney-La-Trinité”.

Con aspettative gonfie d’orgoglio Calufetti conclude che “se l’unione si realizzasse, il complesso Cervino-Monte Rosa diventerebbe il comprensorio sciistico più grande d’Europa. Il maxi-comprensorio sarebbe infatti composto da oltre 500 km di piste e collegherebbe sei vallate tra Italia e Svizzera”.

UltimiPianiDevastazione-629px-Matterhorn_Gondel_aufgehellt-300x228

Uno degli impianti di risalita del comprensorio sciistico del Cervino (Photo courtesy of Wikimedia Commons)

Ho voluto approfondire: Neveitalia cita Christoph Bürgin, presidente del consiglio municipale di Zermatt, per il quale “costruire qualche cosa che vada oltre i 300 Km di piste di  Zermatt/Cervinia/Valtournenche e si estenda verso il comprensorio italiano del Monterosa Ski manderebbe in visibilio i frequentatori di Zermatt e potrebbe creare intorno al Cervino e al Monte Rosa il primo carosello di piste in Europa con un’offerta di piste intorno ai più bei 4000 delle Alpi, senza uguali al mondo”.christoph

UltimiPianiDevastazione-romy

Il presidente e vice-presidente del consiglio municipale di Zermatt, Christoph Bürgin e Romy Biner-Hauser. Dovremo a queste menti illuminate lo sfascio finale delle Alpi?

Capisco l’entusiasmo di Monterosa Ski e di Matterhorn Ski Paradise, ma dobbiamo considerare che il gruppo del Monte Rosa non è di loro proprietà, e neppure i loro clienti sciatori possono vantare alcun genere di diritto. Allo sci è già stato sacrificata una porzione tale di territorio da autorizzare a gridare allo scandalo se l’ingordigia non dovesse essere frenata. Da autorizzare blocchi ai cantieri e manifestazioni a non finire. Non c’è neppure bisogno di evocare questioni ambientali o di ecosostenibilità, stiamo parlando di un valore così grande che trascende qualunque ambizione umana e mira economica. Noi abbiamo le pezze al culo, gli svizzeri no, ma entrambi stiamo parlando di un ponte di Messina… Cervino e Monte Rosa ce li invidiano in tutto il mondo e noi non siamo capaci di amministrare con serietà questo dono di Dio. Il maxicomprensorio manderebbe in “visibilio” i visitatori di Zermatt? Mi viene da dire prosaicamente “chissenefrega”.

Si sta blaterando di un collegamento ferroviario tra la valle di Ayas e Zermatt che passi per Saas Fee e di una cabinovia che attraversi il Lyskamm. E si dice che in Svizzera hanno già investito 400 mila fsv in questo studio, ponendo l’accento sulla sostenibilità del progetto. La cabinovia costerebbe circa 30-40 milioni di fsv, una bazzecola in confronto al denaro già investito (350 milioni di fsv) per il turismo a Zermatt.

Le conseguenze di questa devastazione sarebbero gravissime, a me sembra un’altra TAV! E sarebbero già terribili se ci si limitasse al collegamento di cabinovia lungo il vallone delle Cime Bianche.

Il prossimo progetto però dev’essere l’ascensore interno al Cervino, altrimenti il “visibilio” del turista non si produrrebbe più: è risaputo, la droga ha bisogno di dosi sempre più massicce.