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Allegre proposte turistiche outdoor

Allegre proposte turistiche outdoor
(tutte braccia rubate all’escursionismo)

Tiro al piattello in montagna
Evidentemente molte persone NON considerano essenziale il silenzio in montagna. Ad alcuni il silenzio fa orrore.

Il trofeo memorial Ducoli Giacomone, 2015. La rete stesa serve a raccogliere i piattelli
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Al cosiddetto “rifugio” Bazena-Tassara 1804 m si giunge in auto, da Breno o dal Passo di Croce Domini (a lato della Valcamònica): chi, domenica 17 luglio 2016, fosse andato in gita sul monte Frerone (El Frér in camuno, Al Frerù in bresciano), proprio sopra al suddetto “rifugio”, avrebbe udito per tutto il giorno il ripetuto e assordante rumore di colpi di carabina. Gli spari si susseguivano in occasione dell’annuale trofeo memorial (di tiro al piattello) Ducoli Giacomone, organizzato dalla FIDASC (Federazione Italiana Discipline Armi Sportive da Caccia) e giunto alla 17a edizione. Un frastuono che sentivano proprio tutti, anche quelli che non avrebbero voluto.

La gara (www.fidascvallecamonica.it/eventi-2016.html), vinta quest’anno da Maurizio Belotti, era ambientata sul prato appena a lato del detto “rifugio”, peraltro aduso ad altre iniziative ben rumorose e invasive (d’inverno con le motoslitte, d’estate con un corto alpine coaster/fun bob). Vedi a questo proposito il sito http://www.rifugiobazena.it/, nel quale il “rifugio” si autopresenta così:

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Del resto, in zona, ogni anno, nell’ultimo week-end di luglio, si tiene il motoraduno di Passo Croce Domini, della durata di tre giorni (venerdì, sabato e domenica).

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Il sottile legame tra specializzazione e consumismo
Se c’è una cosa che non dà fastidio a nessuno è il silenzioso nordic walking. La mia scarsa considerazione per quest’attività non è dovuta al fatto che sia prossima alla “fatica zero”. Ognuno è libero di fare quanta fatica desidera e come lo desidera, poca o tanta, anche a seconda delle sue possibilità.

Mi limito a osservare che la sua recente “invenzione” e “diffusione”, a dispetto di quanto predicato, non differisce affatto dal comune “escursionismo”, una parola che, chissà perché, nessuno pronuncia più. Anche la parola “passeggiata” è ormai praticamente riservata alle gite a cavallo.

Ötzi faceva qualcosa di simile 5000 anni fa, senza pretese, nonostante tutte le operazioni da specializzazione che le hanno cucito addosso per attribuirle (come si dice) “dignità” di disciplina sportiva.

Mi infastidisce non l’esercizio in se stesso bensì la sua denominazione, poiché questo “battesimo” evidenzia come tanti di coloro che trattano qualcosa non riescono ad evitare di tentarne una “qualificazione”, dunque darne le regole e quindi in qualche modo, più o meno invasivo, di imporla ad altri, anche a costo di forzarli.

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In quest’ultimo senso, ad esempio, si può interpretare l’intestazione Nordic Walking Park di Brenzone sul Garda data a un qualsiasi percorso pre-esistente.

Il problema che vorrei evidenziare non riguarda la validità o meno dell’attività (qualunque essa sia è comunque indifferente a chi non la pratica); riguarda invece il fenomeno per il quale, quando qualcuno rimaneggia qualcosa è come se ne appropriasse e, di fatto se non di diritto, la imponesse ad altri, quantomeno come modello da considerare secondo una sua pretesa configurazione, la quale risulterà più o meno rilevante o vincolante a seconda dell’importanza che riesce ad acquisire nel pubblico (più o meno consumistica).

Per chi non lo sapesse, ricordiamo qui che anche per il Nordic walking si fanno corsi, si rilasciano diplomi e c’è qualcuno che di fatto fa intendere che ve ne sia un’esclusiva professionale.

Di tale attività didattica a me e tanti altri non importa nulla, però non mi piacciono né le prese in giro (come quelle volte a dimostrare, con dovizia di argomenti tecnici se non scientifici, che è un qualcosa a sé), né le operazioni di mercato che operano, in ogni possibile angolo in cui si possa farlo e nella combinazione con analoghe altre, sul terreno “culturale“.

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Questo è il problema. E’ una strategia, una pratica in corso: proporre e diffondere attività, a volte appunto insulse ma comunque gestibili, con mira a mutare la mentalità delle persone, da soggetti autopensanti, silenziosi, rispettosi, consci di limiti, ecc., a soggetti potenziali consumatori, ovviamente di ciò che è facile e divertente ove si vogliano attingere i numeri grossi.

“Discipline” come quelle del bob estivo, del tiro al piattello montano, del nordic walking, dei parchi-avventura, delle funi e ponti tibetani e analoghi divertimentifici, sono ciascuna e tutte nel senso di alterare la precedente mentalità (a cominciare da quella dei bambini) di chi frequenta la montagna: ed è su questo terreno che, se si vuole, occorre rinvigorire o creare anticorpi.