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Numero chiuso alle Cinque Terre

Sulla Via dell’Amore solo con il pass
di Erica Manna
(le Cinque Terre ora diventano a numero chiuso)
(pubblicato su La Repubblica del 16 febbraio 2016

A Venezia l’idea ricorre ogni estate da anni, ma viene sistematicamente archiviata come una boutade. Nelle Cinque Terre diventerà realtà: è il numero chiuso per i turisti, invocato nei mesi scorsi dagli stessi abitanti con una petizione online e destinato a concretizzarsi dalla prossima estate. No, nessuna provocazione: si tratta di proteggere un territorio dai contorni fiabeschi ma fragile, non più in grado di sopportare un’invasione diventata selvaggia. L’obiettivo può sembrare paradossale: ridurre le presenze, tra Monterosso, Corniglia, Vernazza, Manarola e Riomaggiore, passando dai due milioni e mezzo di visitatori registrati l’anno scorso a non più di un milione e mezzo.

L’operazione è già partita: l’Ente Parco, con la collaborazione di un team di geologi, ha installato i contapassi sui sentieri, per valutare quanti turisti transitano ogni giorno e il loro impatto sul territorio. Così, entro l’estate, l’accesso alla Via dell’Amore e agli altri percorsi che si arrampicano sulle montagne sarà a numero chiuso. Per passeggiare a strapiombo sul mare bisognerà prenotarsi. E, in caso di tutto esaurito, rimandare la visita.

Via dell’Amore, tra Manarola e Riomaggiore (Cinque Terre)
Sentiero dell'Amore, tra Manarola e Riomaggiore (Cinque Terre)

 

«Può sembrare un’idea eccentrica, proprio mentre la tendenza è di incrementare il turismo, riempire i letti e le stanze. Ci criticheranno, certo – riflette Vittorio Alessandro, presidente del Parco delle Cinque Terre – ma per noi è ormai una questione di sopravvivenza».

La salvezza passa anche da una stretta sull’invasione dei crocieristi, che quest’anno si sono dirottati verso la Liguria abbandonando altre mete del Mediterraneo considerate poco sicure. «Non vogliamo certo criminalizzare questo tipo di turismo», precisa Alessandro. Però, i 500.000 che solo l’anno scorso sono sbarcati da La Spezia, il 25 per cento in gita organizzata con visite mordi e fuggi, congestionano i piccoli borghi. Al punto che il Parco ha studiato un’app per smartphone con tanto di semafori che segnalano —attraverso un messaggio sul cellulare — dove si concentrano i superaffollamenti. Un po’ come il sistema di allerta meteo recentemente sperimentato a Genova. Verde: via libera. Giallo: nel borgo al momento c’è molta gente, meglio spostarsi altrove. Rosso: tappa da evitare; la capienza, in quella determinata fascia oraria, per oggi è al limite. «Grazie alla vendita online della Cinque Terre Card, che permette di acquistare insieme il biglietto del treno e l’accesso al parco, potremo comunicare in diretta ai visitatori lo stato di saturazione dei vari borghi – spiega Patrizio Scarpellini, direttore generale del Parco – per sconsigliare le zone prese d’assalto. Il vero problema è che i turisti vanno indirizzati. E infatti abbiamo aperto un Info Point all’Autorità portuale, per spiegare che le Cinque Terre non vanno viste tutte in un giorno. Eppure, spesso le gite organizzate propongono lo stesso percorso negli identici orari».

Il passo successivo, nelle intenzioni del Parco, si annuncia una rivoluzione: rendere accessibile l’intero territorio solo su prenotazione. Utilizzando proprio lo strumento della Card, attraverso la quale i turisti potranno prenotare la visita. E se per quel giorno il borgo prescelto risultasse sold out, i visitatori dovranno rimandare alla prima data disponibile.

«Un modello che vorremmo facesse scuola anche in altri siti italiani – spiega il presidente Alessandro – e che dovrebbe prevedere anche una netta separazione tra i flussi dei turisti e quelli dei residenti. Con treni dedicati, sui quali si potrà salire sempre e solo con la carta e la relativa prenotazione! Perché il turismo non deve diventare uno stress sociale».

Curiosità
Venezia: Il primo a parlare di numero chiuso fu negli anni ’80 il sindaco Mario Rigo. Tra le ipotesi al vaglio, i tornelli per entrare a San Marco.
Pompei: L’estate 2015 è stato introdotto il numero chiuso per le domeniche gratuite. Mai più di 15.000 persone.
Cenacolo di Leonardo da Vinci: Visite contingentate per il Cenacolo di Leonardo: ammessi gruppi fino a 25 persone con turni di 15 minuti.

Il commento
La soluzione è dirottare i turisti sulle meraviglie che nessuno vede
di Tomaso Montanari
(pubblicato su La Repubblica del 16 febbraio 2016

Cosa succede se ci accorgiamo che c’è troppa domanda di Cinque Terre, di Firenze o di Venezia? Che fare quando il marketing territoriale ha tanto successo da farci temere per la sopravvivenza stessa di luoghi trasformati in brand, e venduti in pacchetti seriali? O quando il mitico bollino di “patrimonio dell’umanità” rilasciato dall’Unesco rischia di giocare contro il patrimonio e contro l’umanità, portando a un veloce degrado dell’ambiente, alla fuga dei residenti, allo svuotamento dei borghi in bassa stagione, o anche solo fuori dagli orari di punta del flusso turistico?

Riomaggiore (Cinque Terre)
Riomaggiore (Cinque Terre)

Un riflesso condizionato, connaturato a questa mentalità commerciale, è invocare il numero chiuso: una richiesta anche comprensibile, quando viene da abitanti esasperati. Ma, oltre a essere difficile da gestire, il numero chiuso rischia di essere il colpo di grazia inflitto alla speranza che questi luoghi rimangano anche la residenza di una comunità: perché non si chiude una città. Per di più, esso finisce inevitabilmente col selezionare attraverso il reddito: trasformando in un lusso per pochi il diritto di tutti alla bellezza.

Invece, facciamo vivere il patrimonio diffuso: un obiettivo economico, ma anche culturale e civile. Il marketing crea una fascia ristretta di prodotti da vendere: ma noi abbiamo un Paese stracolmo di luoghi spettacolari che dovremmo far scoprire innanzitutto ai residenti dei luoghi vicini, costruendo un turismo interno, sostenibile e popolare, che duri tutto l’anno.

È vero che le Cinque Terre sono straordinarie, ma quanti altri luoghi straordinari della Liguria dobbiamo ancora far conoscere? La sfida non è mettere il numero chiuso a Firenze, ma far comprendere che Pistoia è fatta dello stesso, meraviglioso tessuto: non chiudere Venezia, ma aprire Padova e Vicenza.
Il numero chiuso è una resa: il turismo italiano ha invece bisogno di un progetto (che punti sulla creazione di strutture ricettive diffuse, e rianimi la produzione culturale). E di un governo che lo realizzi: sarebbe il primo.

 

Considerazioni
Detto che condividiamo in toto il commento di Montanari, il quale indica con chiarezza quale dovrebbe essere la tendenza per la gestione lungimirante del nostro turismo, tale da risolvere in tempi medio-lunghi tutte le crisi localizzate tutto sommato in pochi punti del nostro paese, ci spingiamo un poco oltre per affermare che quest’iniziativa è profondamente inaccettabile perché illiberale: il diritto di tutti di conoscere la bellezza sarebbe certamente calpestato dall’aumento di prezzi conseguente alla selezione del numero chiuso.

Lo riconosce lo stesso direttore del Parco, Scarpellini, quando dice che “Il vero problema è che i turisti vanno indirizzati e che bisogna spiegare che le Cinque Terre non vanno viste tutte in un giorno”. Peccato si dimentichi di dire che questa spiegazione, prima ancora che ai turisti, va data al marketing e ai gestori dei barconi turistici. Questi ultimi “organizzano e propongono lo stesso percorso negli identici orari”, evidentemente i più redditizi, perché rispondenti alle edonistiche esigenze medie del turista tipo. Mentre il marketing è pagato non per la qualità del turismo che si vorrebbe a parole perseguire bensì, con i piedi ben piantati per terra, per la quantità di presenze che alla fine dell’anno si possono contare.

Tra Corniglia a Vernazza (Cinque Terre). 12 settembre 1992
B. Ferrari, da Corniglia a Vernazza (Cinque Terre). 12.09.1992

L’app per lo smartphone, come la maggior parte di queste iniziative tecnologiche, è ridicola. Come se non si sapesse già benissimo quali sono i punti caldi di visita. A nostra modesta opinione, questo non è altro che il cavallo di troia per giustificare che la visita del territorio, oggi gratuita, possa essere domani messa in vendita con la scusa della prenotazione concessa dai calcoli di un computer. Meglio avere 1.500.000 visitatori che pagano un ingresso salato piuttosto che 2.500.000 che non pagano null’altro che le loro consumazioni.

La zona C di Milano, giustamente vantata dall’amministrazione Pisapia, è prima di tutto un grosso affare per le casse comunali: vogliono farci credere che non sarebbe lo stesso per le casse del Parco delle Cinque Terre o per quelle dei Comuni interessati?

Altrimenti come si spiega che il numero chiuso si applicherà anche ai numerosi sentieri oggi mediamente percorsi da un numero limitato di escursionisti? Nelle Cinque Terre non esiste solo la Via dell’Amore, eppure si fa di ogni erba un fascio!

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Numero chiuso nel Parco dei Sibillini?

Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini è da anni al centro di una continua e puntigliosa contestazione da parte di alpinisti, visitatori e operatori del settore, al riguardo del divieto di accesso pressoché integrale a cospicui settori del parco stesso, divieto tale da impedire ogni tipo di attività sportiva o culturale.

NumeroChiusoParco- I Monti Sibillini - Mare di nubiM. Bove (Parco dei Sibillini). Foto: Photonica3

Uno dei più convinti oppositori ai divieti è la guida alpina Paolo Caruso, che in questo momento è il referente della parte che si oppone al Parco.

Da qualche settimana qualcosa si sta muovendo, qualcosa che non sia il muro contro muro degli anni scorsi e il feroce scambio di e-mail. Il neo Presidente Oliviero Olivieri, ha contattato alcuni rappresentanti delle varie organizzazioni che operano in montagna (Guide Alpine Marche, Guide Parco, CAI ecc.) per cercare di capire come risolvere i problemi che sono ormai diventati gravi ed evidenti, se non forse insormontabili.

Lo stesso presidente ha avuto anche un incontro con Paolo Caruso, entrambi consapevoli che il dialogo e il compromesso sono le uniche vie di uscita per risolvere i contrasti e gli scontri.

Caruso ha indicato per grandi linee le soluzioni più equilibrate e sensate. Ci sono sicuramente alcuni aspetti “politici” (che riguardano anche le organizzazioni legate alla montagna), ma ci sono altri aspetti, meno politici e più concreti, per i quali è importante trovare soluzioni giuste e senza altri fini.Il vero dialogo probabilmente è il punto d’incontro tra Ministero, Parco ed Esperti della Montagna. Questi ultimi sono persone con importanti competenze, con curricula inequivocabili e di rilievo, persone cui tra l’altro sta a cuore, forse per primi, la salvaguardia del territorio.

In concreto, la soluzione passerà attraverso la fine dei divieti o il loro ammorbidimento con regolamentazioni numeriche. Nella chiacchierata sono stati affrontati temi importantissimi come l’eccessivo affidamento al soccorso: la formazione e la preparazione viene spesso trascurata, tanto c’è il soccorso… E l’impatto inerente gli interventi del soccorso è forte e di fatto ha determinato il divieto alpinistico sul Monte Bove. E’ chiaro dunque che non si andrà verso un futuro migliore se non si porrà più cura alla formazione e all’educazione.

L’incontro si è concluso con l’impegno di un incontro generale a gennaio 2014, preceduto dall’invio al Parco delle nuove proposte di regolamentazione a cura degli esperti della montagna.

NumeroChiusoParco-monti-sibillini-monte-bove-ccc6ee28-8e0d-450e-bff6-d81a6193a6c0M. Bove (Parco dei Sibillini). Foto: Luigi Alesi

Dette proposte sono molto concrete e precise, un elenco accurato del massimo numero di presenze giornaliere nelle diverse zone del Parco, stagione per stagione. Un compromesso di grande sacrificio, soprattutto perché dobbiamo constatare, ancora una volta, quanto siamo lontani da un turismo e una frequentazione della  montagna responsabili.

Le menti più lungimiranti pongono al centro della questione l’esigenza del cittadino di potersi muovere in un ambiente naturale con il minor numero di vincoli possibile. Perché solo un cittadino di questo tipo, libero e responsabile, può davvero apprezzare, e quindi sostenere fino in fondo, i valori ambientali che un Parco è chiamato a difendere, ma anche a promuovere e diffondere. Al contrario, un cittadino non libero di scegliere, pienamente immerso nell’offerta turistico-sicuritaria, non sarà mai in grado di essere un bravo soldato dell’ambiente, preferendone essere l’acquirente, a volte anche distratto.

Questo cozza contro la maleducazione e l’irrispettosità diffuse, motivazioni che per certuni da sole bastano a giustificare la chiusura, anche quella completa legiferata per tre anni.

Chi è contro il numero chiuso crede fermamente nella libertà e la regolamentazione delle presenze sarà per lui una sconfitta cocente, forse più cocente del divieto!

Da una parte c’è la considerazione che meglio pochi che nessuno, dall’altra il numero chiuso si scontra di sicuro con l’integralità delle idee più moderne e libertarie, per ora non seguite da una formazione e una preparazione ambientale degne di questi nomi.