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I Sentieri di Selvaggio Blu

I Sentieri di Selvaggio Blu

A 51 m sul livello del mare, in una piazzetta senza nome della parte alta del paese di Santa Maria Navarrese, precisamente vicino al ristorante il Pozzo, è stato apposto un cartello segnalatore (vedi figura 1) che si comprende subito essere parte di un sistema segnaletico da pochi mesi esposto in tutta la provincia sarda dell’Ogliastra.

Dalla grafica accattivante, il cartello incuriosisce anche chi non intende muoversi da lì: per chi invece si sta accingendo a un’escursione esso diventa immediatamente oggetto di studio.

Mario Verin e Alessandro Gogna perplessi al cospetto del cartello. Foto: Giulia Castelli
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Mario Verin, Giulia Castelli ed io non facciamo parte di queste due categorie: in realtà riteniamo di conoscere a sufficienza il bellissimo territorio circostante Santa Maria, il sentiero per Pedra Longa nonché i sentieri di Cima di Pittaine 450 m c., Monte Scoine 647 m e Monte Oro 667 m. Dunque, osservando con attenzione il cartello, vorremmo ritrovare almeno alcune di quelle che sono le nostre certe conoscenze.

Anzitutto l’intestazione: BA003. Una sigla che, senza allegato elenco BA001, BA002, BA004, non significa nulla. Si presuppone che quello cui BA003 si riferisce sia il ben visibile titolo BAUNEI │Baunei Locorbu – Pedra Longa.

Ma a questo punto l’osservatore si preoccupa e medita: “Ma io sono qui a Santa Maria… come si pone Santa Maria in questo titolo/cartello?”.

Una risposta sembra essere data al fondo del cartello: un asterisco rosso indica il fatidico “Voi siete qui”. Qui, dove? Lo so io che sono a Santa Maria, il cartello non me lo dice. Se invece che questo cartello, posto in un paese, si prendesse in osservazione per esempio quello anch’esso relativo al BA003 (vedi figura 2) si vedrebbe che il cartello nella sezione inferiore è uguale identico a quello della figura 1 con la sola differenza dell’asterisco rosso, posto effettivamente in un altro punto.

Ora, siamo noi a sapere che il cartello della figura 2 è posto al Passo di Uttolo, sulla carrozzabile Baunei-Pedra Longa: il cartello non ce lo dice affatto. E un viandante, con a disposizione solo il cartello, non potrebbe mai saperlo. Inevitabile la sensazione d’essersi perso…

Ma proseguiamo l’analisi. Sotto al titolo è una breve descrizione dell’itinerario. Veniamo a sapere che l’itinerario BA003 inizia nella parte alta del borgo turistico di Santa Maria Navarrese. Ah, dunque siamo a Santa Maria! Finalmente sappiamo dove siamo. Al termine di una breve ma precisa descrizione dei primi minuti di itinerario “il sentiero conduce rapidamente sulla Cima di Pittaine a c. 500 m sul livello del mare (non è più di 450 m)”. tanto rapidamente non può essere, visto che si tratta di almeno 400 m di dislivello…

Figura 1
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Proseguendo si raggiunge Coile Locorbu, che si caratterizza per un punto di vista panoramico dal quale la vista spazia sull’intero promontorio di Capo Bellavista”. Citare Coile Locorbu senza dire che questo è anche un valico, tra Monte Oro e Monte Scoine, significa non avere idea di quanto si sta scrivendo. Citare Capo Bellavista (che è quello della lontana Arbatax) significa che sta scrivendo non ha a cuore le esigenze di chi dovrebbe leggere e almeno capire qualcosa.

Ma la descrizione continua: “Terminato il periplo di Monte Siccone (quando l’abbiamo iniziato? Sarà giusto pensare che “Siccone” stia per “Scoine”?), che tocca i 647 metri (allora sì, Siccone è Scoine), si può osservare il centro del paese di Baunei, per poi concludere il percorso in località Genna Intermontes”.

Figura 2
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La descrizione, che ci dice che stiamo vedendo Baunei, indica che siamo nel punto più a nord-ovest dell’intero periplo: come mai un attimo dopo si “conclude” a Genna Intramontes (che abbiamo già oltrepassato in salita, all’inizio della “strada panoramica” di Santa Maria, nel punto più a sud-est del periplo, 174 m, ma queste sono tutte informazioni che stiamo dando noi ora). Come si congiungono i due punti secondo il cartello? Mistero.

Il Monte Oro e il Monte Scoine dal Passo di Uttolo
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Inizia ora l’esame della sezione centrale del cartello, quella con i disegnini dell’omino che cammina e soprattutto con il simbolo della mountain bike. Viene indicata una “pendenza massima” dell’87%. Che tradotto in gradi si approssima molto ai 45°! Questo è probabilmente corretto, ma allora non si spiega come lo stesso cartello valuti “media” la difficoltà cicloviaria! Viene poi indicata ina “pendenza laterale”, che possiamo presumere essere quella di una strada/sentiero inclinata, non orizzontale. Altri misteri.

Il Monte Scoine dalla vetta del Monte Oro. In primo piano la Sella Locorbu.
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Ma ora però arrivano i misteri più agghiaccianti: i segni bianco-rossi indicano un orario di 1h40’ per la Pedra Longa (nominata solo nel titolo) e di 4h40’ per il Coile Duspiggius, mai nominato in descrizione!

A questo punto è la rinuncia a capire da parte di qualunque volonteroso. La terza sezione del cartello, quella inferiore, riporta un disegnino schematico, a tratti di vario colore, con dei numeri qua e là. Ci sono, sulla destra, altri numeri (anch’essi in colore diverso) che dovrebbero essere delle quote. Nella confusione totale di questo cartello, le quote sono numeri con la virgola, come se davvero ci interessasse sapere che si tratta di una quota di 276,7 m o un’altra di 553,5 m. Viva la precisione dove non serve a nulla!

Ma la cosa più incredibile è che si comprende subito che i numeri accanto al tracciato non sono quote: e non si capisce cosa siano!

A questo punto notiamo una dizione su fondo verde, a metà tra la sezione centrale e quella inferiore, che ci dice di “scaricare le app degli itinerari su www.percorrendologliastra.it”.

Dunque l’Ogliastra bisogna girarla con lo smartphone, altrimenti a casa o in spiaggia! Allora scarichiamo l’app, con logiche imprecazioni.

Finalmente appare l’elenco degli itinerari BA (che sta per Baunei): sono sette. Con la ricerca dell’itinerario BA003 appare la schermata http://www.percorrendologliastra.it/itinerari/baunei-baunei-locorbu-pedra-longa/, dove finalmente capiamo che i numeri accanto al tracciato sono i “punti d’interesse”. Cliccando sul numero una breve audioguida in tre lingue ci vorrebbe spiegare cosa stiamo vedendo, ma le poche parole che si ascoltano non danno sostanzialmente alcuna informazione, soprattutto sul dove siamo.

Con l’aiuto dunque dell’app, alcuni misteri si chiariscono, che ne richiamano però altri. E i misteri di base s’infittiscono:
1) Cosa sono quelle quote in metri con virgola?
2) Se l’itinerario parte da Santa Maria, come mai il titolo è BAUNEI │Baunei Locorbu – Pedra Longa?
3) Che c’azzecca Coile Duspiggius?

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Questo incubo ha una fine solo se si rifiuta di indagare oltre. Chi volesse percorrere i sentieri del Supramonte di Baunei acquisti senza paura la Guida ai Sentieri di Selvaggio Blu, di Mario Verin, Giulia Castelli e Antonio Cabras. Sono 24 euro ben spesi, che ci fanno dimenticare le tristezze dei cartelli dell’Ogliastra. Vi sono descritti 41 itinerari e 2 trekking, con mappe 1:15.000.

Le descrizioni sono perfette, nel limite del possibile. Perché la grande difficoltà degli autori, ma di chiunque si accinga a colossali lavori del genere, è di esprimere in parole il senso di vera e propria navigazione che è necessario in questi luoghi, senza alcun punto di riferimento visibile e soprattutto logico nell’arco di chilometri o, se volete, di ore. Navigare istintualmente nella macchia, o al fondo di valloncelli dei quali a volte non si comprende la direzione (la bussola schizza di qua e di là a volte in poche decine di metri), il senso di salita o discesa e neppure la situazione topografica tra i rilievi. Perdersi è praticamente da mettere in conto e non una volta sola. Un aiuto fondamentale lo dà il GPS, strumento qui indispensabile se si vuole almeno avere la speranza di non perdersi completamente (in un terreno che molto spesso non è coperto dal segnale telefonico e che richiederebbe l’uso del telefono satellitare).

La lettura attenta delle descrizioni degli itinerari della guida, unitamente all’uso del GPS, riducono il pericolo di dover chiedere aiuto a gran voce. Il consiglio, per chi vuole andare a questo genere di avventura, è di non sottovalutare alcunché e di iniziare dai sentieri meno complessi per farsi un’idea.

Mario Verin nella discesa del bacu Esone, uno degli itinerari più impegnativi della Guida ai Sentieri di Selvaggio Blu (il n° 40)
Sardegna, Supramonte di Baunei,  discesa del Bacu Esone, canyoning,

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Ricordi Selvaggi e Blu

Non appena Guya e io riceviamo l’invito, e dopo aver dato un occhio al programma e risposto entusiasti di sì, mi torna a memoria la festa che organizzammo in campagna, all’inizio della Val Tidone. Era il mio sessantesimo compleanno, e volevamo avere con noi un centinaio dei nostri migliori amici, per un evento mangereccio, alcolico e danzante. In una cornice di prati e boschi e ambientata in una vecchia cascina riadattata, la festa ebbe successo e tutti riguadagnammo a fatica le nostre case: alcuni, prudentemente, il mattino dopo. Al clou della serata, verso mezzanotte di un freddo e piovigginoso sabato d’ottobre, un centinaio di persone si agitavano al suono rock delle varie band più blasonate, mentre il catering insisteva a porgere calici sempre più traditori. La fine serata invece fu verso le 6.00, quando ormai il bar era passato ai cappuccini e alle brioches e due o tre coppie sfinite e irriducibili si trascinavano in trance al suono dilatato di Knocking On Heaven’s Door, versione Guns N’ Roses (12 minuti e 53 secondi).

Per dare l’idea…

Cuile Irbidossili, 5 aprile 2012: Mario Verin controlla i purcedduSupramonte di Baunei, giro di Punta Salinas: Cuile Irbidossili, spiedo di porceddu

 

SelvaggioBlu-17955Ma torniamo all’invito: questa volta si tratta del settantesimo compleanno di Mario Verin, che proprio ai primi di aprile 2012 ha, assieme alla moglie Giulia, posto la parola fine alla monumentale documentazione del “sentiero” Selvaggio Blu con la pubblicazione del Libro di Selvaggio Blu. E nel frattempo fa anche i suoi settanta annetti… Doppia occasione dunque per invitare, da ogni parte d’Italia, una marea di amici a Santa Maria Navarrese. Con il nostro numero già dalla prima sera occupiamo ogni disponibilità libera e aperta del paese, dall’albergo al B&B, dalle camere al campeggio. Il mattino dopo è prevista una bella gita al belvedere di Salinas, quello a strapiombo sul mare dell’Aguglia di Goloritzè, con seguente ulteriore camminata verso il cuile Irbidossili nei pressi del quale un piccolo esercito di pastori, tutti amici di Mario, hanno preparato un pranzo leggendario, dove gli otto maialini allo spiedo sono solo una parte del pantagruelico menù di specialità locali.
Sarà la nostalgia dei miei sessanta anni (la festa è stata fatta nel 2006), ma il vedere come Mario e Giulia hanno organizzato questo ritrovo mi provoca una punta d’invidia assieme al proposito, per gli eventuali settanta miei, di fare altrettanto: puntare cioè sulla natura e sullo stare assieme piuttosto che sulle danze scatenate (tra l’altro magari nel 2016 chi ne avrà più la forza?).
Polle gigantesche di cannonau annaffiano i piatti su cui la gente si avventa con poco decoro. Una fame bestiale è il risultato delle tre ore di cammino. Prima delle musiche e dei canti di rito, ci sono anche un po’ di parole. Antonio Cabras, uno dei capi dei pastori, forse il più intraprendente, inizia un discorso partendo dagli anni ’80. Giunto verso i ’90, Franco Bellotti si accorge che erano già passati dieci minuti e interviene, da buon romano: – Ao..! Anto-nio…! e mo’ quanno ce arivamo ar 2000…?
Dopo le grappe i ricordi si annebbiano un poco, la gente rotola verso il Golgo ebbra di ginepro e accecata di calcare.

Il Libro di Selvaggio Blu (Edizioni Enrico Spanu, 24×24 cm, 176 pagine, 29,90 euro) ha avuto un bel successo ed è stato ristampato. Ha ottenuto bellissimi riconoscimenti internazionali e fior di recensioni.

Giulia Castelli con il suo mitico foulard arancio si sporge sulla scoglieraSelvaggioBlu-485f8_221669E’ la storia, ovviamente illustratissima, di un sentiero tra i più belli e impegnativi del Mediterraneo. Fu proprio Verin, che oltre a essere grande fotografo è anche alpinista e socio del Club alpino accademico italiano, a idearlo e ad aprirlo tra il 1987 e il 1988 insieme con l’amico Peppino Cicalò, un architetto nativo dell’isola.

La storia di “Selvaggio Blu” s’inizia in realtà a metà degli anni Ottanta del secolo scorso con l’arrivo in Ogliastra degli alpinisti del “continente”. Nel 1981 Alessandro Gogna e Maurizio “Manolo” Zanolla aprono la prima via d’arrampicata sulla Aguglia di Goloritzè, un monolito di calcare alto 140 metri a picco sul mare. L’escursionismo si affaccia sulle riviste nazionali con Jacopo Merizzi che nel 1985 firma su Airone un trekking da Cala Luna a Baunei, percorrendo Codula Sisine.

Quella di Peppino Cicalò è una sua vecchia idea, coltivata assieme al fratello Piero fin da quando erano ragazzi: partire a piedi da Pedra Longa e raggiungere Cala Sisine seguendo il bordo della falesia.

Il belvedere di Punta Salinas e l’Aguglia di Goloritzè

SelvaggioBlu-17956“La sfida è interessante”, racconta oggi Verin nelle pagine del libro appena uscito, “le vertiginose pareti sul mare, il carattere roccioso del Supramonte, l’orizzonte blu del golfo che si confonde col cielo colpiscono la mia immaginazione. Partiamo in tre, con Piero che ci accompagna per un primo tratto…”. Ma poi rimangono in due a percorrere valli rocciose e incassate, ginepraie che ti portano a salti di roccia imprevisti, in un orizzonte ristretto che, pur aprendosi a volte in panorami grandiosi, per lo più tende a imprigionare qualunque tentativo di navigazione terrestre in terreno selvaggio.

Filo conduttore è l’itinerario in quattro tappe da Pedra Longa a Cala Sisine, nato collegando antichi sentieri di pastori a vertiginosi passaggi d’arrampicata, che accompagna il lettore alla scoperta del Supramonte e delle sue scogliere a picco sul mare. In appendice una scheda tecnica con il tracciato gps riportato su una carta DEM offre una descrizione dettagliata e le informazioni necessarie per affrontare il percorso nella sua versione originale e più impegnativa. Oggi, 2014, Mario e Giulia hanno accompagnato al libro una splendida cartina 1:15.000 che certamente andrà a ruba.

Qui potete leggere e scaricare l’introduzione a Il Libro di SELVAGGIO-BLU.

Un filmino di Daniele Geremia su Selvaggio Blu

Oggi il nome ‘Selvaggio Blu’”, spiegano Giulia e Mario, “viene usato in senso generico per indicare i trekking in Ogliastra. Ognuno interpreta il sentiero a modo suo e sono pochissime le guide che lo propongono nella versione integrale, così come era stata tracciata dagli autori. Dopo 25 anni a Baunei c’è ancora chi lo ama e chi lo odia, chi ne prova invidia e chi lo vorrebbe proteggere. Tutti hanno una storia da raccontare. Ma Selvaggio Blu è uno solo, questa è la sua storia”.

Ancora oggi ci sono polemiche sul come preservare questa costa e questo entroterra dell’Ogliastra dalla furia del turismo. Ricordo ancora le discussioni con i pastori al riguardo, parlo del 1997, quando ancora tra loro c’era chi si affannava a smantellare gli ometti, nascondere le poche fonti e cancellare i rari bolli di vernice. Mi auguro che la simpatica veemenza con la quale difendevano la propria terra e i propri diritti sia ugualmente forte nei confronti di chi, prima o poi, vorrà costruire, facilitare, colonizzare.

Mario Verin su Selvaggio BluSelvaggioBlu-c5baa_221670Mario Verin è considerato uno dei più autorevoli fotografi italiani di paesaggio e di montagna. Nato a Firenze nel 1942 è stato un alpinista di altissimo livello, accademico e istruttore della Scuola Centrale del Club Alpino Italiano. La passione per la natura e la montagna lo ha portato a esplorare nuovi itinerari in zone sconosciute del Sahara e del Medio Oriente, a salire montagne inviolate e ad aprire nuove vie d’arrampicata sulle Alpi. Ha pubblicato reportage fotografici sulle più importanti riviste geografiche italiane, tra le quali Airone, Meridiani, Bell’Italia, National Geographic, Alp, Geo. Ha collaborato con riviste di outdoor francesi e tedesche. Insieme alla giornalista Giulia Castelli Gattinara, sua moglie, è autore di numerosi libri fotografici. Ha partecipato a edizioni straniere per le case editrici White Star, Geo-Solar e lavorato con i ministeri del turismo di diverse nazioni. Ha inoltre vinto prestigiosi premi internazionali tra cui due menzioni speciali al Mountain Film Festival di Banff (Canada) ed è stato selezionato alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia per le sue immagini sul deserto libico. www.marioverin.it

Giulia Castelli Gattinara, giornalista, ha iniziato la sua formazione come corrispondente del Giornale dell’Arte. Insieme al marito Mario Verin ha viaggiato in tutto il mondo specializzandosi in reportage naturalistici, geografici e archeologici con un’intensa attività esplorativa nel Sahara, nel Medio Oriente e in Perù. Ha collaborato con le migliori riviste italiane del settore, scrivendo per  Airone, Meridiani, Alp, GEO, Il Venerdì di Repubblica, Specchio della Stampa, D Donna, Tutto Turismo, Quark, Ligabue Magazine, In Viaggio, Bell’Italia, Week-End Viaggi e il mensile francese Grands Reportages. Ha seguito diverse missioni archeologiche italiane all’estero, tra cui quella dell’Università di Roma “La Sapienza” nel deserto libico diretta da Fabrizio Mori, la cui esperienza è stata raccolta nella guida Libia – arte rupestre del Sahara (edizioni Polaris 1998). Ha collaborato con l’editore Touring per gli aggiornamenti delle guide verdi. Tra i libri pubblicati: Libia, L’arte del deserto (Yachting Library 2006); Wadi Ram-Giordania (Les Cultures 2007), Perù 100 – 100 Perù (Les Cultures 2011). E’ membro dell’associazione  Neos-Giornalisti di Viaggio Associati.

In vetta alla Torre di Orida (Niger), 2 febbraio 2007: Bernard Amy, Giulia Castelli, Mario Verin e Dario MantoanDjado (Niger), Torre di Orida, vetta, Amy, Castelli, Verin, Mantoan

postato il 23 maggio 2014