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Brachypodium genuense ai cavalli

Brachypodium genuense ai cavalli

Ferdinando Daini ha inviato alla fine di agosto 2015 una mail al Corpo Forestale e al WWF Terni a proposito del Progetto Praterie Altomontane.

Siamo nel Parco Nazionale dei Sibillini, soggetto attuatore del progetto della Regione Marche che rientra nel programma attuativo regionale (PAR) del fondo per le aree sottoutilizzate (FAS) 2007/2013. L’intervento 5.1.2.3 è teso alla “conservazione e valorizzazione della biodiversità attraverso la valorizzazione delle aree naturali protette“. Anche l’Università degli Studi di Camerino è soggetto attuatore.

L’obiettivo dell’intervento (che costerà 162.500 euro) è “stabilire un equilibrio tra il recupero dei naturali processi ecologici e le attività economiche tradizionali, in primo luogo agricoltura e pastorizia, anche al fine della conservazione degli habitat tutelati di praterie secondarie (6170, *6210, *6230) e delle specie faunistiche di interesse comunitario legate agli ambienti di prateria, quali il Camoscio appenninico”.

In particolare, tra le cinque tipologie d’intervento previste, “nelle praterie della Foresta demaniale di Monte Castel Manardo e del Bove gli interventi sono volti a contrastare l’espansione del brachipodio genovese (Brachypodium genuense) e la perdita di specie tipiche degli ecosistemi di prateria che qui costituiscono gli habitat di interesse comunitario”.

Il recinto elettrificato in Valle del Bove
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Ecco il testo della mail:

Da: ferdinando daini <[email protected]>
Date: 29 luglio 2015 20:28
Oggetto: Fwd: richiesta rassicurazioni per tutela salute animali
A: [email protected]
Cc: [email protected]

Spettabile Corpo Forestale dello Stato
e p.c. WWF Terni
mi rivolgo a Voi per richiedere un parere su una situazione quanto meno delicata e contraddittoria in cui mi sono imbattuto nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini e più precisamente nella Valle del Bove.

Allego alla presente e-mail soltanto alcune fotografie (alcune delle quali illustrano questo post, NdR), ma si fa presente che sono disponibili numerose altre immagini e video che rendono la situazione più reale rispetto alla sola descrizione per iscritto.
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Nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, precisamente nella Valle del Bove, comune di Ussita (MC), a seguito di un progetto realizzato dall’Università di Camerino in sinergia con l’Ente Parco, come da foto n. 01 allegata del cartello informativo, ubicato di fronte alla recinzione, non certo idoneo all’immagine di un Parco Nazionale e neppure adeguato alla situazione d’alta montagna, è stato realizzato un recinto elettrificato di circa 20 x 20 metri, privo di segnaletica ad eccezione del cartello sopra descritto, nel quale sono stati inseriti alcuni cavalli con lo scopo di costringere gli stessi a mangiare il Brachypodium genuense (ol comune falasco), erba definita dagli stessi autori del progetto come infestante e non palatabile (eufemismo per “disgustoso”, NdR) e non pabulare (cioè normalmente rifiutata dagli animali, come ad esempio il Nardus stritca, NdR) perfino per gli stessi cavalli.

Di seguito descrivo alcuni dei punti che mi suscitano preoccupazione essendo il sottoscritto molto amante della natura e degli animali ed in merito ai quali gradirei essere rassicurato dal Vostro Spettabile Corpo relativamente alle garanzie di salute degli animali utilizzati, nel pieno rispetto delle leggi che tutelano i diritti degli animali.

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(Al momento dello scatto delle mie fotografie, NdR) i cavalli, o meglio 1 pony e 1 somarello, erano costretti a stare sotto il sole rovente di inizio estate (considerando anche il periodo di eccezionale caldo torrido) perché non era stato previsto alcun tipo di riparo all’interno del piccolo recinto.
Il recinto stesso non era dotato di segnaletica, ad eccezione di un cartello informativo antistante il recinto stesso, rivestito con plastica.
L’acqua, non certo corrente, era in un secchio, sempre sotto il sole cocente, in cui galleggiavano innumerevoli insetti morti.
I cavalli sono stati costretti a cibarsi del Brachypodium genuense, essendo l’unica erba disponibile per giorni e giorni.
In ogni caso l’erba nel recinto appariva finita, completamente rasata e secca, e non si capisce come potessero continuare a nutrirsi.
Il cartello indica come periodo di svolgimento del progetto in questione, come si evince da foto allegata, il periodo tardo estivo/autunnale mentre invece è stato realizzato all’inizio di questa torrida estate, a partire addirittura dalla fine giugno.
Ben diverse sono le condizioni di mucche e cavalli, sempre nella Val di Bove e a poca distanza dal recinto, che invece, essendo liberi, si riparano dal sole sotto gli alberi e possono bere l’acqua corrente del fontanile esistente nei pressi.

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Mi domando: non sarebbe, per esempio, più sensato e intelligente, spendendo moltissimi meno soldi pubblici (aspetto fondamentale soprattutto in questo periodo di grave crisi economica), impiegare personale umano e commissionare il taglio dell’erba, come avviene nelle vicinanze sulle piste da sci di Frontignano di Ussita, magari impiegando anche persone disoccupate, invece di costringere quei poveri animali a mangiare sotto il sole cocente ciò che è definito dallo stesso Parco NON PALATABILE o NON PABULARE? Anche quando tale erba è finita, come si evince dalle foto, e quando l’acqua ristagna sotto il sole cocente in un secchio pieno di insetti morti?

In attesa di una Vostra risposta, porgo distinti saluti
Ferdinando Daini

Al di là dei paroloni, sempre troppo burocratici quando non scientifici, non occorre essere animalisti sfegatati per considerare crudele un progetto che prevede di rinchiudere in un recinto elettrificato senza riparo, senza acqua corrente e per parecchi giorni alcuni cavalli con lo scopo di “costringere” i cavalli stessi a mangiare lo schifoso brachypodium genuense (falasco).

Questa denuncia di Daini sta generando non poche perplessità e allarmi perché ci si domanda se tale pratica rispetti il buon senso oltre che le normative nazionali e internazionali che tutelano gli animali. Per non parlare del fatto che si sperperano somme di denari pubblici per finalità di dubbio valore o che comunque si potrebbero risolvere con una spesa estremamente più contenuta, favorendo anche un minimo di occupazione (ad esempio con una falciatura e con poche giornate di lavoro).

Cavalli in libertà nei pressi
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I Piani di Castelluccio di Norcia

I Piani di Castelluccio di Norcia

Castelluccio è una frazione del comune di Norcia (PG), in Umbria. Il paese si trova a circa 28 km da Norcia, raggiungibile attraverso una strada panoramica, posto in cima ad una colle che si eleva sull’omonimo altopiano (Piani di Castelluccio) tra i più vasti dell’Italia Centrale ed inserito nel Parco nazionale dei Monti Sibillini, ad una altitudine di 1452 m che ne fanno uno dei centri abitati più elevati degli Appennini. Di fronte ad esso si erge imponente la sagoma del Monte Vettore 2476 m. Secondo Wikipedia, il paese si è spopolato molto velocemente, dai 150 residenti del 2001, nel 2008 sono stati censiti solo 8 abitanti fissi.

La delegazione umbra di Mountain Wilderness Italia ha stilato un documento, inviato a fine luglio al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, all’Ente Parco Nazionale dei Monti Sibillini, alla Regione dell’Umbria, alla Provincia di Perugia e al Comune di Norcia.

A muovere le associazioni era stata l’ordinanza del Sindaco di Norcia in data 16 giugno ed in particolare una determina pubblicata pochi giorni prima con la quale il comune affidava l’immediata realizzazione delle opere – seppur temporanee – per un importo di 37.000 euro a una ditta. Una situazione a cui gli attivisti avevano subito risposto lanciando un mega appello pubblico alle varie amministrazioni pubbliche competenti per la salvaguardia integrale dei Piani di Castelluccio firmato in prima linea dal zoologo prof. Bernadrino Ragni, da Mountain Wilderness Italia, da WWF Marche e Umbria, da Lupus in Fabula, da Pro Natura Marche, dal Comitato Acqua Bene Comune – Terni, dall’Associazione Mediterranea per la Natura e dal Gruppo d’Intervento Giuridico onlus.

Un movimento che ha subito bussato alle porte della Commissione europea, della Commissione Petizioni del Parlamento europeo, dei Ministeri dell’Ambiente e dei Beni e Attività Culturali, dell’Ente Parco nazionale dei Monti Sibillini e informato la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Spoleto e il Commissariato per gli Usi civici per il Lazio, l’Umbria, la Toscana.

I Piani di Castelluccio
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Il documento, intitolato Appello alla ragionevolezza e al rispetto ambientale per la salvaguardia e l’integrità dei Piani di Castelluccio di Norcia, è assai notevole in quanto riesce a inserire la problematica particolare dei Piani del Castelluccio in un contesto generale di ampie vedute, operazione sempre utile ogni volta che si tratti di intervenire a difesa di un particolare ambiente.

Dopo un breve accenno al fatto che l’associazione abbia casualmente appreso dell’esistenza e della definizione di un Piano per la Mobilità Dolce a Castelluccio di Norcia, del cui ‘anticipo’ aveva potuto, purtroppo, prendere visione con l‘area parcheggio sperimentale in pieno Pian Grande, già funzionante, il documento, in modo stringato, dapprima elenca una serie di considerazioni generali che a poco a poco restringono la visuale sul problema.

In seguito pone una serie di domande retoriche che spostano l’attenzione sulle procedure usate e sui pericoli che il Piano per la Mobilità Dolce nasconde.

Infine il documento elenca le richieste all’Amministrazione, che in buona parte sono validate dall’introduzione generale data dalle considerazioni.

La frazione di Castelluccio al fondo degli omonimi Piani
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Considerazioni
– la ragionevolezza e la trasparenza di scelte e procedure deve prevalere su visioni miopi, inefficaci (che potrebbero ingenerare una sorta di circolo vizioso, una reazione a catena: più turismo + auto + parcheggi, e così via, in una spirale senza ritorno) e di breve respiro.

– un Parco Naturale è e deve restare tale;

– la sua finalità è quella di proteggere la biodiversità e gli ecosistemi;

– ogni e qualsiasi modificazione antropica e infrastrutturale determina un’alterazione permanente e irreversibile sia degli equilibri ecosistemici che dello sky line paesaggistico e la delusione delle aspettative di chi consapevolmente fruisce del Parco;

– attirare il cosiddetto ‘turismo ambientale’, riportare l’uomo in natura, non deve significare ‘semplificare’, banalizzare, volgarizzare i territori protetti, rendendo tutto ‘comodo’ e facile: non si deve volere un facsimile di città con soluzioni azzardate e pasticciate volte a garantire il ‘comfort’ e l’assenza di ‘disagi’ dovuti all’ambiente naturale;

– il turista va educato alla ‘diversità’ di approccio e di contesto; al rispetto, alla consapevolezza di sentirsi ospite e non padrone, alla presa d’atto che altre forme di vita animali e vegetali abitano e sono co-proprietarie di quei luoghi;

– i Piani di Castelluccio sono un Bene Comune, un Patrimonio dell’Umanità che non può sottostare a motivazioni privatistiche o eminentemente finalizzate alla monetizzazione

– la comunità di Castelluccio può trarre maggior beneficio economico e ritorno d’immagine, salvaguardando, come in larga parte ha fatto sinora, l’integrità naturalistica, ambientale, paesaggistica del proprio luogo di vita;

– il problema del “traffico a Castelluccio” è un problema mal posto in quanto, per le ragioni sopra esposte, lì le auto non dovrebbero proprio arrivarci, coerentemente alla sua natura di area fra le più pregiate e suggestive del Parco;

Il “posteggio” attuale
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Domande
– per quale ragione non v’è stata alcuna forma di partecipazione né di consultazione con le Associazioni Ambientaliste?

– Si sono valutati gli aspetti negativi che opere infrastrutturali permanenti possono determinare?

– Si è valutato che si sta optando per una visione turistica ‘mordi/fuggi/depreda’, concentrata in un periodo limitato e delicatissimo come quello della Fiorita dell’altipiano, ignorando la possibilità di valorizzare un territorio integro e selvaggio attraendo e fidelizzando flussi turistici importanti e consapevoli diluiti e costanti nell’intero arco dell’anno? Si è tenuto conto delle esigenze soprattutto del turismo europeo (inglesi, danesi, tedeschi,…) che predilige e frequenta questi luoghi in ogni stagione, proprio amandone e riconoscendone l’aspetto incontaminato, selvaggio, e le atmosfere magiche, ma anche del turismo scolastico, che è indirizzato all’educazione ambientale, e del turismo sportivo consapevole e regolamentato?

– E’ stata valutata la trasformazione inesorabile e progressiva del paesaggio e dei contenuti culturali che trasmette: da Parco Naturale si passa al Parco ‘a tema’ e poi al Luna Park, senza soluzione di continuità? Perché non si considera che l’appeal e la cifra attrattiva di questi luoghi sono l’atmosfera selvaggia, la solitudine, il silenzio, l’ampiezza degli spazi incontaminati?

– Si è tenuto conto che ‘lo spettacolo’, qui, è dato SOLO e SEMPLICEMENTE dalla Natura e dai suoi Elementi: Aria (non inquinata dagli scarichi delle auto e delle moto), Acqua (non contaminata dagli scarichi dei camper, o ‘rapinata’ a valle per progetti tanto inutili quanto faraonici), Terra (dai magici colori e dalla grande generosità produttiva), Fuoco (dei tramonti e delle albe che indorano i crinali delle montagne)? Si ha coscienza che se si perde tutto questo nei rumori, nei miasmi, nel consumo di suolo, nell’apertura di nuova viabilità, si frantuma, si banalizza e si spezza il senso profondo del Parco?

– Si è considerato che, nonostante sui Piani (zona A del Parco e Siti Natura 2000) insistano terreni proprietari privati e/o della Comunanza, ciò non significa che quest’area non sia soggetta a vincolanti e prescrittive leggi nazionali ed europee sulle aree protette?

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Richieste
– che i luoghi logisticamente deputati e già predisposti e in parte strutturati per ospitare parcheggi debbano essere presso le tre “forche” di accesso ai Piani: Forca di Presta, Forca di Gualdo/Monte Prata e Scentinelle, e che siano lì disponibili servizi di navette elettriche a disposizione dei turisti nei periodi di maggior afflusso;

– che i campeggi vengano realizzati a valle, in aree prive di impatti significativi;

– che il tema dell’ospitalità turistica venga risolto e ripensato, a Castelluccio e nei piccoli centri ricadenti nell’area d’influenza di cui trattasi, in termini di ‘albergo diffuso’, oltre che valorizzando le strutture già presenti.

La risposta del Ministero dell’Ambiente
Dodici giorni dopo la richiesta di informazioni ambientali inoltrate dalle associazioni ecologiste Mountain Wilderness Umbria e Grid (Gruppo d’intervento giuridico), il Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare ha chiesto chiarimenti al Comune di Norcia, alla Regione Umbria e all’Ente Parco nazionale dei Monti Sibillini sui futuri parcheggi e area camper ai Piani di Castelluccio. In sintesi, il Ministero chiede se le autorizzazioni ambientali, ossia la procedura della valutazione di incidenza ambientale e il nullaosta dell’Ente Parco Nazionale, sono state effettivamente richiesti. Il che consente di valutare il nuovo piano di azione per la mobilità sostenibile, il cosiddetto detto Pams, in chiave di salvaguardia naturalistica e soprattutto di razionalità.

Stefano Deliperi, presidente del Gri, ha espresso soddisfazione per i tempi celeri della risposta: ““Le associazioni ecologiste Mountain Wilderness Umbria e Gruppo d’Intervento Giuridico onlus esprimono soddisfazione per il rapido intervento del Ministero dell’Ambiente ed auspicano uno sforzo congiunto di tutte le amministrazioni pubbliche competenti per evitare la perdita di naturalità di quel straordinario bene ambientale rappresentato dai Piani di Castelluccio”.

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Numero chiuso nel Parco dei Sibillini?

Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini è da anni al centro di una continua e puntigliosa contestazione da parte di alpinisti, visitatori e operatori del settore, al riguardo del divieto di accesso pressoché integrale a cospicui settori del parco stesso, divieto tale da impedire ogni tipo di attività sportiva o culturale.

NumeroChiusoParco- I Monti Sibillini - Mare di nubiM. Bove (Parco dei Sibillini). Foto: Photonica3

Uno dei più convinti oppositori ai divieti è la guida alpina Paolo Caruso, che in questo momento è il referente della parte che si oppone al Parco.

Da qualche settimana qualcosa si sta muovendo, qualcosa che non sia il muro contro muro degli anni scorsi e il feroce scambio di e-mail. Il neo Presidente Oliviero Olivieri, ha contattato alcuni rappresentanti delle varie organizzazioni che operano in montagna (Guide Alpine Marche, Guide Parco, CAI ecc.) per cercare di capire come risolvere i problemi che sono ormai diventati gravi ed evidenti, se non forse insormontabili.

Lo stesso presidente ha avuto anche un incontro con Paolo Caruso, entrambi consapevoli che il dialogo e il compromesso sono le uniche vie di uscita per risolvere i contrasti e gli scontri.

Caruso ha indicato per grandi linee le soluzioni più equilibrate e sensate. Ci sono sicuramente alcuni aspetti “politici” (che riguardano anche le organizzazioni legate alla montagna), ma ci sono altri aspetti, meno politici e più concreti, per i quali è importante trovare soluzioni giuste e senza altri fini.Il vero dialogo probabilmente è il punto d’incontro tra Ministero, Parco ed Esperti della Montagna. Questi ultimi sono persone con importanti competenze, con curricula inequivocabili e di rilievo, persone cui tra l’altro sta a cuore, forse per primi, la salvaguardia del territorio.

In concreto, la soluzione passerà attraverso la fine dei divieti o il loro ammorbidimento con regolamentazioni numeriche. Nella chiacchierata sono stati affrontati temi importantissimi come l’eccessivo affidamento al soccorso: la formazione e la preparazione viene spesso trascurata, tanto c’è il soccorso… E l’impatto inerente gli interventi del soccorso è forte e di fatto ha determinato il divieto alpinistico sul Monte Bove. E’ chiaro dunque che non si andrà verso un futuro migliore se non si porrà più cura alla formazione e all’educazione.

L’incontro si è concluso con l’impegno di un incontro generale a gennaio 2014, preceduto dall’invio al Parco delle nuove proposte di regolamentazione a cura degli esperti della montagna.

NumeroChiusoParco-monti-sibillini-monte-bove-ccc6ee28-8e0d-450e-bff6-d81a6193a6c0M. Bove (Parco dei Sibillini). Foto: Luigi Alesi

Dette proposte sono molto concrete e precise, un elenco accurato del massimo numero di presenze giornaliere nelle diverse zone del Parco, stagione per stagione. Un compromesso di grande sacrificio, soprattutto perché dobbiamo constatare, ancora una volta, quanto siamo lontani da un turismo e una frequentazione della  montagna responsabili.

Le menti più lungimiranti pongono al centro della questione l’esigenza del cittadino di potersi muovere in un ambiente naturale con il minor numero di vincoli possibile. Perché solo un cittadino di questo tipo, libero e responsabile, può davvero apprezzare, e quindi sostenere fino in fondo, i valori ambientali che un Parco è chiamato a difendere, ma anche a promuovere e diffondere. Al contrario, un cittadino non libero di scegliere, pienamente immerso nell’offerta turistico-sicuritaria, non sarà mai in grado di essere un bravo soldato dell’ambiente, preferendone essere l’acquirente, a volte anche distratto.

Questo cozza contro la maleducazione e l’irrispettosità diffuse, motivazioni che per certuni da sole bastano a giustificare la chiusura, anche quella completa legiferata per tre anni.

Chi è contro il numero chiuso crede fermamente nella libertà e la regolamentazione delle presenze sarà per lui una sconfitta cocente, forse più cocente del divieto!

Da una parte c’è la considerazione che meglio pochi che nessuno, dall’altra il numero chiuso si scontra di sicuro con l’integralità delle idee più moderne e libertarie, per ora non seguite da una formazione e una preparazione ambientale degne di questi nomi.