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Quel che un non-vedente riesce a vedere

Quel che un non-vedente riesce a vedere

Il 3 agosto 2015 Gabriele Scorsolini, giovane quindicenne non-vedente, accompagnato dall’amico (e guida) Paolo Caruso e da Luigi Martino, è riuscito a salire la via normale della Punta Anna nei Monti Sibillini (la via Vagniluca-Cecchini-Kamenicky, 1969, AD+ con variante finale di IV e V).

La prima salita alpinistica di Punta Anna effettuata da un non-vedente, al di là della notizia, ha messo in evidenza alcune gravissime criticità che sono conseguenza non solo dei regolamenti del Parco Nazionale dei Monti Sibillini ma soprattutto della scarsa disponibilità di questo Ente ad accettare il dialogo per concertare soluzioni condivise e giuste.

L’avvicinamento a Punta Anna
QuelcheunNonVedente-Sibillini-02 Paolo e Gabriele prima di P. Anna

Eppure qualsiasi cittadino auspica che una Pubblica Amministrazione lavori per il bene comune anche introducendo regolamenti intelligenti o quantomeno sostenibili e sufficientemente in armonia con le normative italiane ed europee.

Quando sono in montagna e quando arrampico mi sento libero, una libertà difficile da raggiungere nella vita quotidiana. Non vedere non è un problema, posso sviluppare altre percezioni… questa è una cosa importante che trovo nell’arrampicata e nella montagna. Ho avuto la fortuna di iniziare imparando le tecniche del Metodo Caruso direttamente con l’ideatore, cosa che mi permette di muovermi liberamente e in modo corretto ma soprattutto di capire e di sviluppare le intuizioni che sono determinanti quando arrampico”.

Gabriele arrampica da pochi mesi ma ha già sviluppato una capacità che molte persone vedenti impiegano anni per raggiungerla.

Nella ripida discesa verso l’attacco della Punta Anna
QuelcheunNonVedente-Sibillini-03 la ripida discesa verso P. Anna

Per me arrampicare non è difficile, mi diverto tantissimo, la difficoltà principale la trovo forse nei sentieri intermedi, né facili né difficili. Se riesco a poggiare le mani, posso controllare bene il mio peso e utilizzare le gambe al meglio, mentre i sentieri con molte irregolarità mi costringono a una camminata più lenta e faticosa. Lavorare sulla tecnica è fantastico, già solo avendo imparato a controllare il “doppio peso” le mie potenzialità si sono moltiplicate. Arrampicherei sempre, falesia, montagna, ovunque. Arrampicare in un certo modo mi fa “guardare” lontano e mi aiuta a capire i pericoli e anche le deformazioni e le false illusioni dell’ambiente della scalata. Sono contentissimo di ottenere dei risultati, ad esempio di aver salito Punta Anna, ma so che quello che voglio è imparare, migliorare, ma soprattutto capire e stare a contatto con la natura, con la roccia e con le persone con cui sono in sintonia e di cui mi fido”.

Anche per quanto riguarda i lunghi avvicinamenti, tipo quello di Punta Anna, Gabriele ha qualcosa da dire: “La montagna per me è libertà, ma da quando sono venuto a conoscenza della discriminazione che subiamo noi alpinisti nei Monti Sibillini ho capito che i veri limiti da superare per l’umanità sono l’ignoranza e la mancanza di umiltà. Chi riveste ruoli di potere dovrebbe stabilire regole giuste e non certo discriminatorie. Non potendo vedere sono molto sensibile al rumore e alla velocità dei mezzi a motore e per questo sono convinto che anche i camosci sono disturbati da queste cose, ma non certo dall’alpinismo. I camosci vanno d’accordo con gli alpinisti, lo capisco io a quindici anni ma sembra che non lo capiscano i signori del Parco… Mi sono informato molto su tutta la questione per capire che simili divieti sono assurdi: per esempio al Gran Sasso non sono mai stati imposti divieti a seguito dell’introduzione dei camosci e i camosci si sono moltiplicati subito.

Gabriele in arrampicata sulla Punta Anna
QuelcheunNonVedente-Sibillini-04 Gabriele in arrampicata

Nei Sibillini si verificano cose incredibili, si vieta l’alpinismo e allo stesso tempo si consente il transito ai mezzi motorizzati. Vorrei dire a chi ha scritto il regolamento 384 e a tutti i funzionari del Parco che li invito a venire con me in montagna, non certo per competizione, anche soltanto a camminare ma dopo averli bendati, così che possano provare quello che io provo: sono sicuro che acquisterebbero altri occhi, ma non quelli che permettono di vedere quanto invece quelli che permettono di capire, gli occhi interiori, così come sono sicuro che si spaventerebbero di più per il rumore improvviso di una moto che scorrazza invece che per il passaggio degli alpinisti.

In più, dopo aver salito Punta Anna, (secondo il regolamento) saremmo dovuti scendere con la pioggia per un sentiero che non è adatto a me e non è neanche tracciato invece che percorrere uno dei sentieri ufficiali che sono utilizzati da tutti ma, secondo i signori del Parco, vietati a noi alpinisti.

A volte rimango stupito dalla scarsa lungimiranza dei “vedenti”: non è difficile capire che bisogna accettare il dialogo per fare bene le cose e soprattutto ascoltare le persone più competenti perché non ascoltare queste persone equivale a far dilagare la degenerazione e l’ingiustizia. Al Direttore vorrei dire che non sono contrario alla caccia, anche mio padre è cacciatore, ma forse sarebbe il caso che un cacciatore come il direttore del Parco capisse che gli alpinisti non fanno alcun danno, almeno quelli ben preparati come ritengo che noi siamo, al contrario dei cacciatori che bene o male uccidono gli animali. Come i cacciatori possono cacciare dove e quando consentito, in quanto esperti nel loro settore, così gli alpinisti dovrebbero poter fare gli alpinisti nel loro territorio, cioè nelle montagne, per le competenze che hanno, magari insieme ai camosci con cui non c’è alcun conflitto. Che vietino il transito dei mezzi a motore nelle zone critiche, ma non l’alpinismo! Come si fa a non capire la differenza tra le due attività? Il giorno della salita a Punta Anna non abbiamo incontrato alcun camoscio nella zona della parete; invece li abbiamo visti e ho sentito i loro richiami da un’altra parte, sul M. Bove Sud. E allora, signori del Parco, cosa facciamo? Diciamo ai camosci che devono andare a Punta Anna e li obblighiamo a starci o togliamo il divieto da Punta Anna e vietiamo il passaggio agli uomini sul M. Bove Sud…?”.

Gabriele sale le lame del traverso
QuelcheunNonVedente-Sibillini-06 Gabriele sale le lame del traverso

Gabriele da capocordata. Luigi Martino lo assicura. Foto Paolo Caruso
QuelcheunNonVedente-Sibillini-07 Gabriele da capocordata con Paolo

Gabriele sull’ultima lunghezza della via
QuelcheunNonVedente-Sibillini-08 Gabriele sale l'ultimo tiro

Gabriele e Paolo in vetta alla Punta Anna
QuelcheunNonVedente-Sibillini-10 Sulla vetta di P. Anna

Il ritorno con temporale per il sentiero VIETATO agli alpinisti
QuelcheunNonVedente-Sibillini-11 il ritorno con temporale per il sentiero VIETATO agli alpinisti

I camosci incontrati sul M. Bove Sud (e non a Punta Anna)
QuelcheunNonVedente-Sibillini-12 i camosci li incontriamo sul M. Bove SUD e NON a P. Anna

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La lunga notte dei Sibillini 3

A proposito del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, qui di seguito riporto due lettere di Paolo Caruso, una del 27 ottobre e l’altra del 28 ottobre 2014. Come appendice, riporto uno scambio di missive originato da una lettera di Alessandro Fabbrizio del 5 agosto 2014. Terza parte (3-3).

Monti SibilliniLungaNotteSibillini3-monti sibillini

Paolo Caruso, 27 ottobre 2014
Cari amici,
siamo stati molto occupati e solo ora possiamo aggiornarvi su alcune vicissitudini relative al Parco dei Sibillini. Il 20 di ottobre il Parco ci ha inviato un’altra comunicazione, il documento n. 6158 del 17.10.2014 che leggeremo appena possibile e a cui entro 30 giorni eventualmente risponderemo.

Innanzitutto ci fa piacere farvi sapere che la sanzione alla Guida Alpina Paolo Caruso è stata annullata (!). Nel documento 5730 del 30 settembre 2014 si legge infatti: “La sanzione le è stata levata dal Corpo Forestale dello Stato…”. Ringraziamo quindi il Direttore e il Corpo Forestale per aver riconosciuto il non sussistere del fatto ai danni del suddetto. Speriamo che presto, a seguire, venga anche riconosciuto il diritto di TUTTI gli alpinisti, di poter finalmente riprendere, dopo ben 6 (sei) anni, la pratica dell’alpinismo come avviene in tutti i parchi di montagna del mondo. Complimenti a tutti per il buon esito della faccenda, d’altronde eravamo certi che alla fine il buon senso avrebbe prevalso (!).

Nonostante la buona notizia, riteniamo comunque opportuno condividere alcuni punti importanti per i quali siamo ancora in attesa di risposte esaustive. Se non riusciremo a ottenerle entro breve tempo, non staremo ulteriormente a rinnovare le nostre richieste al Parco come per altro siamo stati già costretti a fare e ci rivolgeremo alle autorità preposte.

Vogliamo iniziare da quanto affermato dal Presidente Olivieri nella sua mail del 09/09/2014:
in merito alle e-mail di Paolo Caruso e ai relativi commenti, contenenti molte imprecisioni […]. Non posso, infine, non manifestare il mio disappunto per queste continue polemiche fondate su informazioni approssimative e che talvolta appaiono provocatorie e strumentali al mero raggiungimento di interessi particolari.“

ACQUISIZIONE DI INFORMAZIONI
Noi abbiamo diritto all’accesso alle informazioni che devono essere disponibili e pubbliche. Vogliamo ricordare che in diverse occasioni siamo stati costretti a richiedere al Parco chiarimenti, approfondimenti, documenti citati a motivazione delle scelte dell’Ente e non disponibili. Il Parco ha risposto a tali richieste con riluttanza, dopo numerosi solleciti e talvolta non ha proprio risposto. Abbiamo inoltre richiesto di essere tenuti aggiornati e di essere coinvolti nei processi decisionali in materia di regolamentazione delle attività alpinistiche. Ciò non è avvenuto, sebbene previsto e auspicato dalle leggi italiane ed europee. Perfino la promessa del Direttore riscontrabile nella sua e-mail del 28/05/2013 in cui si richiedeva la nostra disponibilità a partecipare a “non meno di 4 incontri” è stata puntualmente e inspiegabilmente disattesa. Il Parco non può che biasimare se stesso per non aver comunicato in modo efficiente ed esaustivo con i propri stakeholders e per non averli adeguatamente coinvolti nelle diverse fasi dei processi in atto, in modo da evitare la situazione che si è venuta a creare.

A questo proposito, facciamo presente che la Convenzione di Aarhus, come ben specificato anche nella e-mail di Silvia Bonifazi, evidenzia l’importanza e l’obbligo di un coinvolgimento reale, non certo di “facciata”. Non è di sicuro sufficiente il verbale di un’unica riunione (quella dell’8 luglio ‘14) in cui per altro sono state semplicemente comunicate decisioni già prese dal Parco in modo unilaterale e senza alcuna concertazione, per dimostrare il rispetto di tale Convenzione. Come non è sufficiente limitarsi a concedere un tempo di 5 gg (come è avvenuto in occasione dell’incontro dell’8 luglio e della pubblicazione degli atti all’Albo Pretorio, dopo ben 6 anni di attesa!!) per far pervenire eventuali commenti e suggerimenti che poi sembrano non essere stati minimamente presi in considerazione nel Regolamento pubblicato all’Albo Pretorio (vedi le “Richieste di modifica e integrazione ai decreti 48 del 28/08/2014 e 384 del 29/08/2014” proposte dalla Guida Alpina Paolo Caruso e dal dott. Marco Speziale) per parlare di processo “condiviso”. Lo ripetiamo e sottolineiamo con forza: il Regolamento emanato dal Parco dei Sibillini è frutto di un’attività che vede coinvolto come unico portatore di interesse (questo si particolare) il Collegio delle Guide Alpine delle Marche. E ciò costituisce grave irregolarità e inadempienza.

GLI INTERESSI “PARTICOLARI”
Il Presidente Olivieri forse non si rende conto che disappunto, insieme a sconforto e indignazione, sono esattamente i sentimenti che il Parco suscita in noi, insistendo nel difendere provvedimenti inappropriati e discriminanti, continuando ad evitare azioni costruttive. Al Presidente vogliamo ricordare inoltre che non è corretto (e, anzi, si colloca al limite della diffamazione) parlare di “interessi particolari” e insinuare che le nostre azioni siano mirate al raggiungimento degli stessi. In questo modo potrebbe essere messa a tacere ogni forma di dissenso civile! Ricordiamo invece al Presidente che dovrebbe più correttamente riferirsi a noi come “portatori di interesse” o stakeholders, concetto ben diverso e che definisce “Qualsiasi gruppo o individuo che può influire o essere influenzato dal raggiungimento degli obiettivi di una organizzazione” (Freeman, 1984). In quanto gruppo di alpinisti amatoriali e professionisti, appassionati di montagna a 360 gradi, siamo stati negativamente colpiti dalle decisioni del Parco dei Sibillini in materia di alpinismo e siamo preoccupati di una possibile escalation, a danno anche di altre attività. Riteniamo un nostro diritto-dovere quello di interloquire con l’Ente e chiedere di essere ascoltati, anche perché le proposte che portiamo avanti sono serie, ben circostanziate e assolutamente compatibili con la tutela della fauna, la flora e gli habitat del Parco. Ma partono dal presupposto che la convivenza tra uomo e natura sia possibile e auspicabile, obiettivo per altro indicato dalle direttive degli organi internazionali.

L’importanza e il ruolo degli stakeholders sono riconosciuti dalla normativa italiana ed europea, ma se il Parco non sa distinguere la differenza tra “interessi privati” e “portatori di interesse”, non stupisce che non sappia come gestire correttamente il rapporto con questi ultimi, e in particolare con noi. Di conseguenza, è forse il caso di rispedire definitivamente al mittente le affermazioni su menzionate e richiedere l’utilizzo di termini più appropriati e civili, oltre al riconoscimento dovuto (Convenzione di Aarhus). Sarebbe consono all’importante ruolo rivestito dalla Dirigenza del Parco scusarsi piuttosto che insistere in insinuazioni offensive. Ci sembra, inoltre, importante ricordare a tutti che il dissenso nei confronti dell’operare del Parco non è certo limitato a un paio di persone (nello specifico Paolo Caruso e Marco Speziale) come il Direttore e il Presidente, strumentalmente, vogliono far credere. Il fronte del malcontento, anche al di là dei soggetti sottoscrittori del presente documento in rappresentanza di un gruppo ben più numeroso di persone, è invece ampio e variegato, come dimostra anche la lettera aperta del Presidente del CAI Martini al Ministro dell’Ambiente.

ALBO PRETORIO
Il 3 settembre 2014 sono stati richiesti al Parco gli atti citati nei decreti n. 48 del 28/08/2014 e n. 384 del 29/08/2014 pubblicati all’Albo Pretorio, che non erano stati resi pubblici. Tali atti sono stati inviati soltanto dopo 43 giorni e diversi solleciti! A tale proposito, il Direttore nel documento 5730 del 30-09-2014 scrive;

l documenti richiamati in motivazione non devono, in ogni caso, essere necessariamente allegati […] va escluso il diritto di accesso volto ad esercitare un potere esplorativo di vigilanza attraverso il diritto all’acquisizione conoscitiva di atti o documenti […] sebbene il numero elevato di mail inviate (otto, se si considera solo il periodo dal 3 al 15 settembre 2014) sia tale da lasciare perplessi […].”

A parte il fatto di dover essere costretti a richiedere più volte gli stessi atti, cosa che non dovrebbe certo essere necessaria, ma il fatto paradossale è essere accusati di esercitare un “potere esplorativo” e di “inviare un numero elevato di e-mail” a causa di ciò. In realtà, come detto, buona parte di queste mail sono state scritte semplicemente perché il Parco non ha ottemperato a quanto previsto dalla legge, inviando gli allegati ben dopo il tetto massimo dei 30 giorni previsti, scadenza evidenziata perfino dallo stesso Direttore del Parco nel documento 5730 (!), e solo dopo diversi solleciti. Quindi il Parco lamenta di ricevere le troppe mail che ci costringe a scrivere per poter esercitare il nostro legittimo diritto di conoscenza!!! Sembra assurdo ma questi sono i fatti, per altro ben dimostrabili. 

Vogliamo inoltre precisare quanto contemplato dalla legislazione in tema ambientale. Infatti, la normativa vigente, come ricordato dal Parco, non consente istanze volte a un controllo generalizzato della PA, con un’unica importante eccezione:

“[…] l’art. 3, d. lgs. n. 195 del 2003 (con il quale è stata data attuazione alla direttiva 2003/4/Ce sull’accesso del pubblico all’informazione ambientale) chiarisce che le informazioni ambientali spettano a chiunque le richieda, senza necessità, in deroga alla disciplina generale sull’accesso ai documenti amministrativi, di dimostrare un suo particolare e qualificato interesse […] la medesima disposizione estende il contenuto delle notizie accessibili alle “informazioni ambientali” (che implicano anche un’attività elaborativa da parte dell’amministrazione debitrice delle comunicazioni richieste), assicurando, così, al richiedente una tutela più ampia di quella garantita dall’art. 22, L. n. 241 del 1990, oggettivamente circoscritta ai soli documenti amministrativi già formati e nella disponibilità dell’amministrazione (Cfr. TAR Lazio Roma, Sa III, 28.6.2006 n. 5272, TAR Campania Sa, IV, 21.5.2009, n.2466”). (“Albo Pretorio online e diritto di accesso”, Avv.ti A. Cordasco, D. Tomassetti, GA n. 2, 2011). Ciò ammesso che i documenti in questione non dovessero effettivamente essere allegati al Regolamento pubblicato. Resta infatti da dimostrare l’assunto del Direttore che “Trattandosi di atti destinati ad una applicazione generale sia la motivazione, sia le modalità di partecipazione sono differenti rispetto agli altri atti.” Ci sembra che una direttiva che regolamenta in modo esclusivo l’attività alpinistica possa essere considerata molto specifica; in questo caso, la sua pubblicazione all’Albo pretorio online verrebbe a rientrare nelle più generiche norme specificate nell’apposito Vademecum (vedi www.funzionepubblica.gov.it) in cui si legge:

“[…] 6. La consultazione dei documenti deve sempre riportare all’utente, chiare e ben visibili:

[…] e. la lista degli allegati, consultabili, riferiti alla pratica.”

Vorremmo infine avere un’ultima delucidazione dal Direttore Perco in merito alla seguente affermazione: “Resta, ovviamente, in capo all’amministrazione adottare l’atto finale che, non necessariamente deve coincidere con le sue aspettative, le quali comunque sono state valutate e in parte accolte”. Vorremmo infatti che ci indicasse quali suggerimenti sono stati accolti e soprattutto dove e quando verranno integrati nel nuovo Regolamento che stiamo aspettando di vedere pubblicato all’Albo Pretorio !

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CHI PERSEVERA NELLE IMPRECISIONI
Il Presidente ci accusa anche di essere imprecisi…un commento che fa sorridere se si esaminano le molte e gravi “imprecisioni” commesse dal Parco stesso in questa vicenda, considerando che si tratta di un Ente pubblico e non certo di un gruppo di privati… oltre a quelle di cui sopra, ne ricordiamo alcune altre:

Il Direttore Perco, sempre nel documento 5730, a proposito del Colle delle Cupaie riporta:

“Preme infine ricordare che, ai sensi della DGR Marche n. 1471 del27/10/2008 “nel periodo dal 1 gennaio – 31 agosto sono vietati l’arrampicata sportiva, le escursioni, le osservazioni ravvicinate e il volo ad una distanza inferiore a 500 m dal sito di nidificazione”.

Il Direttore vorrebbe forse applicare il DGR Marche 1471 al Colle delle Cupaie? Non possiamo allora che far presente allo stesso Direttore che:

  • il personale del Parco dovrebbe almeno sapere che il Colle delle Cupaie non si trova nel territorio marchigiano, ma in Umbria, nel comune di Norcia!;
  • l’arrampicata non può essere assunta come “capro espiatorio”, cioè non si può vietare solo l’arrampicata e non considerare le altre attività, come per altro ricordato anche dal Direttore nel documento sopra citato. Ma allora perché il decreto 384 del Parco circoscrive il divieto alla sola arrampicata? Perché continuare con questa assurda discriminazione? O il rischio di disturbo alla specie esiste ed è reale, e quindi occorre prendere tutte le misure del caso per evitarlo, oppure siamo di fronte a un atto di facciata, che penalizza un’unica categoria ritenuta numericamente e/o civilmente irrilevante, per non dire una categoria nei confronti della quale il Parco ritiene giudizi (o pregiudizi) dettati unicamente dall’ignoranza. Si fa presente che attualmente si vieta l’arrampicata, nel periodo indicato, anche sulle cosiddette “roccette Zazzà” che distano circa 450 metri in linea d’aria dall’”ipotetico” nido del falco pellegrino (ricordiamo a tal proposito che il divieto è stato introdotto solo lo scorso anno senza che alcuna nidificazione sia mai andata a buon fine) mentre invece si consentono tutte le altre attività perfino nei pressi dello stesso! Nel merito dell’arrampicata, i “Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS)” emanati dal Ministero dell’Ambiente (D.M. 17 ottobre 2007) prevedono la regolamentazione per “[…] l’avvicinamento a pareti occupate per la nidificazione di […]  mediante elicottero, deltaplano, parapendio, arrampicata libera o attrezzata e qualunque altra modalità”.

Se ne deduce che non è contemplato uno specifico per la sola arrampicata; inoltre, la distanza dei 500 metri è una misura (a nostro avviso piuttosto arbitraria) introdotta dalla legge regionale delle Marche, ma non prevista dalla normativa europea (direttiva n. 79/409/CEE Uccelli), né dai criteri minimi del MATTM. Ma in ogni caso, se anche si volesse prendere in considerazione “l’originale” divieto marchigiano dei 500 metri per esportarlo “a forza” in UMBRIA, evidentemente bisognerebbe chiudere anche la strada che da Norcia va a Castelluccio, dato che passa a circa 100 metri dalla falesia del Colle delle Cupaie.

Se esistono ragioni serie e motivate per introdurre un divieto, questo deve essere applicato con buon senso, in modo equo, giusto, appropriato e per tutte le attività, senza discriminazione alcuna.

PORTATORI DI INTERESSE e CONVENZIONE DI AARHUS
Dopo anni di vane parole e promesse, è stato approvato un regolamento concordato con un solo stakeholder, il Collegio delle Marche. Tale regolamento è stato bocciato dalla gran parte degli alpinisti presenti alla riunione dell’8 luglio e da molti altri per la sua approssimazione, inadeguatezza e per la mancata condivisione delle modalità in esso previste. Non crediamo ci sia bisogno in questo contesto di sottolineare ulteriormente i motivi di tale bocciatura. Basti ricordare che la maggioranza degli alpinisti amatoriali e professionisti che frequentano con una certa regolarità il Parco dei Sibillini, a esclusione delle 3 guide alpine marchigiane (già, perché queste sono le guide alpine residenti nelle Marche presenti in detto “Collegio” – ma, come detto, il Parco ha una idea tutta sua sul coinvolgimento dei portatori di “interessi”) non condividono, né nei contenuti né nei modi, quanto portato avanti dal Parco in materia di alpinismo e arrampicata. Nel caso ce ne fosse bisogno, ricordiamo ancora una volta quanto espresso in questo senso anche dalla Presidenza del CAI…Si sottolinea però che, nonostante le discutibili modalità del Parco, alcuni di noi hanno continuato ad adoperarsi in modo costruttivo con la disponibilità sempre dimostrata per migliorare e rendere condivisibile il regolamento redatto dal Collegio marchigiano, come da commenti scritti di Paolo Caruso, di Marco Speziale e di Alessandra Baldelli.

LA LEGGE NON E’ UGUALE PER TUTTI
Nel documento 376 del 27/08/2014 – Progetto “Praterie Alto Montane” si legge: “Tutte le attività connesse o funzionali anche indirettamente alla realizzazione degli interventi di cui al presente articolo devono essere improntate alla massima sostenibilità ambientale; in particolare, l’utilizzo di mezzi a motore deve essere limitato allo stretto necessario e comunque confinato alle sedi stradali.”

Per quale motivo quanto sopra specificato non viene rispettato? Infatti, come confermato dal Corpo Forestale contattato dal Dott. Speziale è stato concesso il permesso di transito in Val di Bove, ove non esiste alcuna strada e alcun tipo di carrareccia, ai mezzi motorizzati con ordinanza del Sindaco di Ussita 1/2005. I mezzi motorizzati attualmente percorrono, per fini “produttivi”, i prati della Val di Bove per arrivare perfino in prossimità del M. Bove Nord, nelle immediate vicinanze dell’area vietata all’alpinismo e all’escursionismo. E’ possibile considerare l’alpinismo e l’escursionismo più impattanti rispetto alle attività dei mezzi motorizzati? E poi, se anche si volesse concedere il transito a tali mezzi per fini produttivi, perchè allo stesso tempo è stato sanzionato un professionista della montagna durante l’esercizio della sua professione? Non si tratta forse sempre di un’attività produttiva? La legge è uguale per tutti o ci sono cittadini di serie A e altri di serie B?

ACCUSE INFONDATE DEL DIRETTORE PERCO e DEL COLLEGIO DELLE MARCHE
La Guida Alpina Paolo Caruso si vede nuovamente costretta a richiamare il Direttore Perco e il Collegio delle Marche affinché desistano dall’insistere nell’accusa di irregolarità nei suoi confronti, per il fatto di non essere iscritto al Collegio marchigiano. Non sembra il caso dover prendere dei provvedimenti (diffamazione con relativa ripercussione nel penale e nel civile) per un’accusa così palesemente insensata, ma si spera vivamente che si ravvedano e la smettano, altrimenti le misure del caso dovranno essere prese. Tale affermazione fu già confutata facilmente in occasione della “disinformata” e infelice pubblica affermazione del Sig. Fabio Miconi in rappresentanza del Collegio marchigiano stesso. Tuttavia, nel documento prot. 5730 del 30 settembre 2014 il Direttore Perco torna alla carica e, insistendo con infondate polemiche, dichiara:

“Lei, innanzitutto, non risulta iscritto presso il Collegio delle Guide alpine di Marche e non ci risulta che possa svolgere esercizio professionale, se non in via occasionale e senza carattere di esclusività, nelle Marche […]!”

Non vogliamo credere che il Direttore abbia avuto intenzione di svolgere azioni di persecuzione nei confronti di qualche Guida Alpina, entrando in meriti e valutazioni che neanche gli competono, ma da quanto riporta sembra particolarmente disinformato. Non si ritiene necessario citare nuovamente la normativa, in quanto è stato già fatto nella e-mail del 23 novembre 2010 cui si rimanda il Direttore Perco. Si ricorda solo al Direttore che la Guida Alpina suddetta risiede in Umbria, insieme ad altre Guide Alpine, e non ha recapito nelle Marche in quanto non svolge attività fissa o stagionale in questa regione, dato che la sua attività lo porta a operare in numerose regioni italiane, tra cui Umbria, Lazio, Toscana, Liguria, Piemonte, Val d’Aosta, Lombardia, Trentino, Marche, Emilia Romagna…oltre che al di fuori dell’Italia…

Per chiarimenti ulteriori si rimanda il Direttore alla consultazione del sito web www.metodocaruso.com  ed eventualmente ai testi scritti da Caruso, inclusi quelli per il Collegio Nazionale delle Guide Alpine e per il CAI, in modo da comprendere l’oggetto del suo lavoro e i differenti luoghi che frequenta.
Questo documento per ora è firmato soltanto da quelli di noi che hanno partecipato alla nostra ultima riunione del 18 ottobre 2014 o ne hanno potuto condividere direttamente i contenuti, tra cui Guide Alpine-Maestri d’Alpinismo, Istruttori, alpinisti.
Paolo Caruso
Luigi Mario
Marco Speziale
Luigi Martino
Silvia Bonifazi
Carla Amagliani
Ada Cristofori
Ferdinando Daini
Roberto Ferrante
Micaela Solinas
Lucio Marcantonini
Peppe Vergari
Giovanni De Marchi
Kristian De Marchi
Gabriella Bagnarini

PS
Chiunque volesse visionare i documenti menzionati in questa comunicazione e che non abbiamo allegato per non “appesantirla” troppo, può richiederceli senza alcun problema.

Paolo Caruso, 28 ottobre 2014
Cari amici,
mi scuserete per questa mia seconda e-mail ma ritengo doveroso informarvi delle azioni intraprese dalla rappresentante umbra di Mountain Wilderness, Cristina Garofalo, di concerto con il Collegio delle Marche.

La Signora di MW ha inviato al Collegio marchigiano prima e, di comune accordo, al Collegio Nazionale e al Collegio Toscano (dove sono iscritto) poi, una e-mail di “Segnalazione comportamento offensivo della Guida Alpina Paolo Caruso”. Proprio lei che ha offeso me e tutti noi nella sua prima e-mail, ha pensato bene di denunciare il mio presunto “comportamento offensivo”, girando a detti collegi una mail specificatamente “personale” che avevo scritto a lei e non certo più offensiva della sua. Penso che alla Signora di cui sopra sarebbe utile studiare a fondo non solo la Convenzione di Aarhus, ma anche la legge sulla privacy, per la quale sarà tenuta a rispondere. Lo stesso Marco Vallesi, Presidente del Collegio marchigiano ha scritto frasi che sembrano apparire offensive non solo nei miei ma anche nei confronti di voi tutti, eccole:

“Non posso che comprendere il suo disappunto oltre che condividere, a nome di tutto gli iscritti a questo Collegio, il biasimo nei confronti del Sig. Caruso. Ciò nonostante, i reiterati comportamenti dei singoli portatori di “disinteresse” rischiano di rallentare il fisiologico processo di integrazione uomo-ambiente, ambiente-ambiente, uomo-uomo.”

Invece di collaborare per risolvere i problemi, alcune persone insistono per mantenere le “loro personali posizioni” cercando di mettere in cattiva luce tutte le voci che richiedono una volta per tutte di giungere a soluzioni appropriate e condivise.  E’ degno di nota il fatto che, tra l’altro, ci risulta che siano rimasti gli unici a difendere quelle posizioni.  Ritengo comunque molto meschino e perdente andare “sul personale” piuttosto che affrontare i contenuti e le critiche costruttive che tutti noi stiamo portando avanti relativamente ad alcune delle problematiche generate dalle azioni del Parco Nazionale dei M. Sibillini. A noi interessa parlare dei contenuti, non altro. Men che meno ci interessano le polemiche personali. Per questo non mi soffermo ulteriormente sulle azioni della Signora di MW, considerando anche che, a seguito delle risposte ricevute, non credo si dedicherà ad ulteriori “azioni di aggressione” e di “disinformazione”. Per quel che riguarda invece detto Collegio marchigiano, invito a ricordare l’intervento… diciamo poco “conforme alla situazione” del loro rappresentante in occasione dell’incontro dell’8 luglio e i contenuti espressi nel regolamento, da loro stilato, che hanno suscitato un disappunto unanime. Sono questi i contenuti e le modalità del loro operare a essere evidente prova di “disinteresse” nei confronti di tutto ciò che non corrisponde al loro punto di vista. Spero che si ravvedano al più presto e comincino ad agire invece per il “bene comune”, evitando anche il pericolo di mettere in cattiva luce tutta una categoria di professionisti che sono invece molto ben preparati.

Come Guida Alpina, quindi, ci tengo a sottolineare che la maggioranza di noi professionisti della montagna, a parte dunque le poche eccezioni facilmente individuabili, crede fortemente nella possibilità di giungere a un documento ben fatto e soprattutto condiviso, mettendo a disposizione le autorevoli competenze che abbiamo proprio come professionisti della montagna. La frequentazione della montagna in modo corretto, consapevole, che si avvale delle basilari norme di sicurezza insieme all’integrazione tra l’uomo e la natura, in particolare nella pratica di attività compatibili come l’alpinismo, sono solo alcuni dei punti saldi, non solo miei ma mi sento di affermare anche della nostra categoria. Dispiace che il Parco non abbia voluto beneficiare dei consigli e delle soluzioni proposte dalle persone più capaci e preparate che hanno continuato, nonostante tutto e a distanza di anni, a mettere a disposizione le proprie competenze al fine di cercare, purtroppo inutilmente, di risolvere i problemi e di giungere a soluzioni condivise.

In pace e un saluto a tutti

Alba sui Monti Sibillini. Foto: Maurizio Pignotti
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ALESSANDRO FABBRIZIO (5 agosto 2014) a:
Alla C.A. del Direttore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Spett.le Dr. Franco Perco
Alla C.A. del Prefetto di Macerata, Spett.le Dr. Pietro Giardina
Alla C.A. del Procuratore della Repubblica, Spett.le Dr. Giovanni Giorgio
p.c.
Alla C.A. del Comandante Regionale del Corpo Forestale dello Stato, Spett.le Dr.ssa Cinzia Clementina Gagliardi
p.c.
Alla C.A. del Presidente del Soccorso Alpino e Speleologico Marche, Spett.le Dr.ssa Paola Riccio
p.c.
Alla C.A. del Presidente del Raggruppamento Regionale del Club Alpino Italiano, Spett.le Sig. Lorenzo Monelli
p.c.
Alla C.A. del Collegio Regionale Guide Alpine e Accompagnatori di Media Montagna, Spett.le G.A. Tito Ciarma

Egregi Signori Vi scrivo per mettere in luce un problema di pubblica sicurezza presente nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini legato alla totale incuria della rete sentieristica del Parco stesso.
I fatti sono i seguenti: il giorno 2 agosto 2014 mi sono recato al Santuario della Madonna dell’Ambro per salire sulla Vetta del Monte Priora o Pizzo della Regina seguendo l’itinerario 1.58 descritto nella Guida dei Monti Sibillini (M.Calibani-A. Alesi, Grafiche Ventura Ascoli Piceno, 2° edizione 1987) e riportato nella carta dei sentieri scala 1:25000 Parco Nazionale dei Monti Sibillini (Società Editrice Ricerche, S.EL.CA., edizione 2002). La prima parte del percorso viene descritta anche nelle Guide Geologiche Regionali, Appennino Umbro-Marchigiano Itinerario 26 (Società Geologica Italiana, BE-MA editrice N° 7/2° volume 2001).
Il sentiero che dovrebbe partire dal Santuario Madonna dell’Ambro (m 683) e che dovrebbe intersecarsi alla quota 914 m con la carrareccia proveniente da Fonte Vecchia è semplicemente inesistente. In realtà occorre salire per “fratte” su terreno infido seguendo varie pseudo-tracce che portano nel nulla all’interno di un bosco fitto che non favorisce l’orientamento, aggirando dove
possibile salti rocciosi e ripidi canali.
Si capisce che solo persone con adeguata esperienza di Montagna sono in grado di arrivare incolumi all’intersezione con la carrareccia a quota 914 m. Questo, pur essendo il sentiero riportato sia sulla carta topografica sia nelle varie guide disponibili.
Tuttavia, ho avuto modo di apprezzare la magistrale manutenzione della rete sentieristica da parte dell’Ente Parco durante la fase di discesa, di ritorno dalla Vetta del Monte Priora. Invece di riprendere alla quota 914 m il percorso per “fratte”, fatto all’andata, ho continuato a scendere lungo la carrareccia e qualche centinaia di metri più in basso ho incrociato, sulla destra, una
diramazione della carrareccia che scendeva ripidamente verso il Torrente Ambro.
Supponendo che si trattase di una strada più agevole e più sicura per tornare al parcheggio ho cominciato a seguirla e dopo qualche centinaia di metri mi sono ritrovato nel vuoto con la carrareccia che terminava bruscamente, causa erosione e conseguente frana del versante destro (orografico) del Torrente Ambro, una cinquantina di metri sopra il letto del torrente.
A quel punto sono ritornato verso l’intersezione alla quota 914 m e da lì ho cominciato a scendere non senza problemi, pur avendo adeguate conoscenze e pratica di Montagna, verso il Santuario dell’Ambro.
A seguito del mio racconto sorgono spontanee la seguenti domande:
– Il percorso da me seguito viene riportato, come già scritto precendentemente, sia sulla carta topografica che nelle guide escursionistiche pertanto l’Ente Parco è responsabile della sua manutenzione e messa in sicurezza. Perché non lo fa?
– I tracciati in disuso o che portano nel nulla, come la carrareccia che termina nel vuoto sopra il letto del Torrente Ambro, debbono essere sbarrati ed interdetti al passaggio per garantire l’incolumità delle persone. Questo lavoro rientra nelle competenze dell’Ente Parco, perché non lo fa?
– Quanti e quali sono i sentieri fantasma, cioè tutti quei sentieri del Parco Nazionale dei Monti Sibillini riportati sulle carte e/o guide, ma di fatto inesistenti? Questo genere di “sentieri” rappresenta un potenziale pericolo per tutti i frequentatori della Montagna in quanto si viene tratti in inganno dalla discrepanza tra le informazioni raccolte a tavolino (pianificazione dell’itinerario) e la situazione reale sul terreno. Risulta ovvio che la valutazione del rischio fatta a casa, essendo basata sulle informazioni disponibili, risulti totalmente errata.
– Perché l’Ente Parco non sviluppa un’adeguata rete sentieristica con tanto di indicazioni ed informazioni aggiornate come avviene in tutti i Parchi Nazionali Italiani ed Esteri?
– Chi è il responsabile per eventuali incidenti che si dovessero verificare su questi sentieri fantasma, ignorati e trascurati dall’Ente Parco?
– Perché l’Ente Parco non curando la rete sentieristica mette a rischio la sicurezza e l’incolumità dei frequentatori della Montagna? Qual è il suo fine? Non dovrebbe, al contrario di quanto sta facendo, promuovere la conoscenza, il rispetto e la fruibilità dei Monti Sibillini?
La soluzione più logica alla problematica da me esposta è rappresentata dal recupero e messa in sicurezza della rete sentieristica già presente nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini e dalla sua successiva cura e manutenzione nel tempo onde garantire la sicurezza di tutti i frequentatori della Montagna. Tale attività deve essere avviata dall’Ente Parco avvalendosi della collaborazione
del Corpo Forestale dello Stato delle associazioni di volontariato (CAI e CNSAS) e dei professionisti (Guide Alpine). Voglio anche rimarcare il fatto che l’assenza di un’adeguata rete sentieristica, oltre che a rappresentare un problema di sicurezza per le persone, favorisce lo sviluppo di decine e decine di microtracce che associate agli eventi meteorici portano all’aumento dell’instabilità superficiale dei versanti. In ultimo, aggiungo che l’eventuale emanazione di ordinanze che vietino il passaggio nelle zone dove i sentieri non sono mantenuti in corretto stato di esercizio non sono la soluzione al problema in quanto non si eliminano le criticità da me esposte. Fiducioso che le mie critiche e considerazioni vengano considerate in maniera seria e siano utilizzate in maniera costruttiva sia dall’Ente Parco sia dagli organi preposti al controllo e alla sicurezza del territorio Vi ringrazio per la cortese attenzione e colgo l’occasione per porgere i miei
Cordiali saluti.
Macerata, 5 agosto 2014
Alessandro Fabbrizio
Dottore di Ricerca in Scienze della Terra, Sci-Alpinista e Chef de Courses del Club Alpino Svizzero

Risposta di Paolo Panini
Caro Alessandro buona sera,
Ho letto con molta attenzione la tua mail e mi rendo conto della delicatezza della tua denuncia.
Ti assicuro che la stessa verrà portata in Consiglio Regionale del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico sia dal sottoscritto che dal Presidente Regionale Paola Riccio.
Ti ringrazio di cuore per la precisione delle descrizioni che ci saranno molto utili. Spero di poterti rivedere presto e magari condividere una salita con le pelli quest’inverno.
Un saluto
Paolo

Monti Sibillini. Foto: Maurizio Pignotti
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Risposta del Direttore Franco Perco
Egregio Signor dr. Alessando Fabbrizio, Macerata
Dr. Pietro Giardina Prefetto di Macerata
Dr. Giovanni Giorgio Procuratore della Repubblica
Gentile dott. Fabbrizio,
ho atteso a risponderle sino al rientro di una mia collega, dopo le ferie.
Da quanto posso constatare Ella si è fornito di una carta non ufficiale del Parco ed inoltre non aggiornata, mentre sul nostro sito può ottenere informazioni assolutamente più corrette.
Di conseguenza, Ella può trovare una descrizione dettagliata dei percorsi escursionistici nel sito web del parco al seguente link: http://www.sibillini.net/Chiedi_sibilla/sentieri/index.html
e dei percorsi in bicicletta al link: http://www.sibillini.net/Chiedi_sibilla/gab/index.html. Nel sito web sono inoltre disponibili gratuitamente in formato digitale la nuova carta dei percorsi
del Parco in scala 1:40.000 che riporta correttamente il sistema di fruizione del parco, i numeri “catastali” dei sentieri escursionistici e che precisa quali sono i percorsi ufficiali del
Parco soggetti a segnaletica e manutenzione; vi sono inoltre le tracce GPS dei suddetti percorsi (link: http://www.sibillini.net/IL_PARCO/index.html voce a spasso con il GPS).
Preferisco tuttavia offrirLe una risposta ai suoi numeri rilievi, che spero Le risulti esaustiva.
Ma prima di iniziare mi permetto di farLe notare che il Parco possiede una sua pianificazione per quanto riguarda la sentieristica e che questa non è lasciata al caso, dal momento che si
fonda su di una propria idea della fruizione la quale, mi consenta, avviene all’interno di un Parco Nazionale e non di un sito qualsiasi.
Certamente Ella non ignorerà che la finalità principale di un Parco Nazionale è la conservazione (Legge nazionale 394/1991 art. 3, 1° comma) e che la “fruizione” non rientra nelle finalità prioritarie di questa Area Protetta. Ovviamente, la fruizione deve essere comunque garantita a norma dell’art. 14, 3° comma, nel quadro delle Iniziative per la promozione economica e sociale del territorio, pur sempre nel rispetto delle esigenze di conservazione.
Il Parco aveva censito oltre 400 sentieri storici del territorio. Di questi, compatibilmente con le esigenze di conservazione e valorizzazione dell’area protetta, ne erano stati individuati circa 80, che sono stati poi inseriti nel sistema di fruizione come “sentieri storici del Parco”. Grazie ad un progetto dei Gruppi Regionali Marche e Umbria del CAI, cofinanziato dal Parco, detti gruppi – MA NON IL PARCO – assicurano, sui sentieri storici, per non perderne traccia e memoria, la segnaletica orizzontale (bandierine rosso-bianco-rosso con riportato il numero del sentiero, apposti su elementi naturali, picchetti segnavia, omini in pietra, ecc..).
Per quanto riguarda le competenze più specifiche del Parco, esso garantisce gli interventi di manutenzione solamente sui sentieri facenti parte del suo sistema di fruizione e cioè:
· 18 sentieri natura,di cui 2 adatti alla percorrenza anche con sedie a ruote, (75 km ca)
· 17 percorsi escursionistici (185 km ca)
· Il Grande Anello dei Sibillini (124 km ca)
· 14 percorsi ad anello per bicicletta (559 km ca)
· 1 grande anello in bicicletta (228 km ca)
Quanto agli altri sentieri rimanenti, la scelta del Parco è stata quella di non segnalarli (fattispecie che avrebbe obbligato ad una loro gestione), almeno per il momento, in ragione della necessità di mantenere al Parco medesimo una certa riservatezza, come del resto si conviene ad un’Area di valenza, appunto, nazionale.
Devo lamentare che purtroppo sono in vendita numerose pubblicazioni, non ufficiali né edite dal Parco, nelle quale si suggeriscono diversi itinerari. Ciò non significa, anche se ciò non viene evidenziato, che in essi sia garantita una segnaletica e/o che essi siano perfettamente percorribili senza determinate precauzioni.
D’altra parte, Ella non potrà non convenire con me che si tratta di manuali e/o guide sulle quali non possiamo effettuare interventi di controllo come pure non possiamo limitarne la pubblicazione. E sta all’eventuale fruitore, prima di intraprendere un’escursione, informarsi sullo stato dell’itinerario prescelto. Dal canto nostro, poniamo la massima attenzione ed il massimo impegno per fornire all’eventuale fruitore, attraverso il sito del Parco ed i vari mezzi di comunicazione a nostra disposizione, nonché mediante l’attività dei punti informativi, tutte le informazioni relative all’offerta turistica del territorio, con particolare riguardo ai percorsi escursionistici.
Ciò posto, ecco le risposte ai suoi quesiti (testo Suo virgolettato, mia risposta in corsivo).

1. …. “la magistrale manutenzione della rete sentieristica da parte dell’Ente Parco durante la fase di discesa, di ritorno dalla Vetta del Monte Priora”. Il percorso da Lei effettuato non rientra tra i percorsi ufficiali del Parco sopra descritti.

2. “Il percorso da me seguito viene riportato, come già scritto precedentemente, sia sulla carta topografica che nelle guide escursionistiche pertanto l’Ente Parco è responsabile della sua
manutenzione e messa in sicurezza. Perché non lo fa?” Come già evidenziato, il sentiero non rientra tra i percorsi escursionistici sui quali il Parco garantisce la segnaletica e la manutenzione. La Carta topografica e le guide escursionistiche in suo possesso non sono edite dal Parco che non può dunque assumersi in alcun modo la responsabilità della veridicità dei contenuti.

3. “I tracciati in disuso o che portano nel nulla, come la carrareccia che termina nel vuoto sopra il letto del Torrente Ambro, debbono essere sbarrati ed interdetti al passaggio per garantire l’incolumità delle persone. Questo lavoro rientra nelle competenze dell’Ente Parco, perché non lo fa?” Non trattandosi di percorsi gestiti dal Parco lo stesso non ha alcuna competenza relativa alla manutenzione e nessuna responsabilità inerente la sicurezza degli stessi. La fruizione della montagna presenta dei rischi oggettivi che ciascuno assume nel momento in cui decide di intraprendere un’attività escursionistica/alpinistica, anche su percorsi segnalati e tracciati. Se così non fosse, per questioni di sicurezza sarebbe necessario vietare l’accesso alla maggior parte delle aree di alta montagna.

4. “Quanti e quali sono i sentieri fantasma, cioè tutti quei sentieri del Parco Nazionale dei Monti Sibillini ” “riportati sulle carte e/o guide, ma di fatto inesistenti? Questo genere di “sentieri” rappresenta un potenziale pericolo per tutti i frequentatori della Montagna in quanto si viene tratti in inganno dalla discrepanza tra le informazioni raccolte a tavolino (pianificazione dell’itinerario) e la situazione reale sul terreno. Risulta ovvio che la valutazione del rischio fatta a casa, essendo basata sulle informazioni disponibili, risulti totalmente errata.” Il problema nasce dall’attendibilità delle fonti da cui si traggono le informazioni e circa questo punto ho ben precisato in precedenza quale sia lo stato dell’arte. La invito, in futuro, ad utilizzare come fonte di informazione il sito web e gli altri strumenti di comunicazione del Parco.

5. Perché l’Ente Parco non sviluppa un’adeguata rete sentieristica con tanto di indicazioni ed informazioni aggiornate come avviene in tutti i Parchi Nazionali Italiani ed Esteri? Come sopra descritto, il Parco ha pianificato e realizzato un sistema di percorsi escursionistici basato sui tracciati esistente: 384 Km di percorsi escursionistici e 787 Km di percorsi per mountain bike, tutti completamente segnatati e soggetti a manutenzione. Tutte le informazioni su tali itinerari, comprese eventuali interruzioni o inagibilità, vengono costantemente monitorate e segnalate all’utenza tramite i canali di comunicazione a nostra disposizione. Probabilmente anche in questo caso la sua osservazione nasce da una mancata conoscenza del contesto derivante da fonti di informazione non aggiornate e non riconducibili al Parco.

6. “Chi è il responsabile per eventuali incidenti che si dovessero verificare su questi sentieri fantasma, ignorati e trascurati dall’Ente Parco?” La risposta è in quanto detto sopra.

7. “Perché l’Ente Parco non curando la rete sentieristica mette a rischio la sicurezza e l’incolumità dei frequentatori della Montagna? Qual è il suo fine? Non dovrebbe, al contrario di quanto sta facendo, promuovere la conoscenza, il rispetto e la fruibilità dei Monti Sibillini?”
Anche in tal caso le risposte sono già in quanto detto sopra. Partendo dal presupposto che la sua nota non voglia essere una critica sterile, ma costruttiva, la invito a prendere visione, sempre nel sito del Parco, nella sezione Ente e Attività della documentazione relativa alla pianificazione generale del parco (Piano per il Parco) ed a quella specificamente dedicata alla fruizione ed alla valorizzazione turistica (http://www.sibillini.net/attivita/turismoSostenibile/index.html).
Potrà così constatare l’impegno del Parco per una fruizione responsabile, ma soprattutto prendere atto delle basi tecniche o scientifiche, su cui sono basate le scelte effettuate dal Parco.

8. “La soluzione più logica alla problematica da me esposta è rappresentata dal recupero e messa in sicurezza della rete sentieristica già presente nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini
e dalla sua successiva cura e manutenzione nel tempo onde garantire la sicurezza di tutti i frequentatori della Montagna. Tale attività deve essere avviata dall’Ente Parco avvalendosi della collaborazione del Corpo Forestale dello Stato delle associazioni di volontariato (CAI e CNSAS) e dei professionisti (Guide Alpine). Voglio anche rimarcare il fatto che l’assenza di un’adeguata rete sentieristica, oltre che a rappresentare un problema di sicurezza per le persone, favorisce lo sviluppo di decine e decine di microtracce che associate agli eventi meteorici portano all’aumento dell’instabilità superficiale dei versanti. In ultimo, aggiungo che l’eventuale emanazione di ordinanze che vietino il passaggio nelle zone dove i sentieri non sono mantenuti in corretto stato di esercizio non sono la soluzione al problema in quanto non si eliminano le criticità da me esposte”. Qui evidentemente si preferisce ignorare il costo della manutenzione, la circostanza che ogni anno gli eventi meteorici (spesso non prevedibili) e il fatto che sarebbe impossibile e persino errato, dal punto di vista della conservazione, mettere in sicurezza tutti i sentieri esistenti. Il Parco ha scelto, proprio per garantire la qualità del territorio, di non gestire determinati sentieri.

9. “Fiducioso che le mie critiche e considerazioni vengano considerate in maniera seria e siano utilizzate in maniera costruttiva sia dall’Ente Parco sia dagli organi preposti al controllo e alla sicurezza del territorio Vi ringrazio per la cortese attenzione e colgo l’occasione per porgere i miei Cordiali saluti”. Penso che abbiamo dato un giusto rilievo alle critiche e alle considerazioni, comunque preziose e delle quali ringrazio sentitamente, a nome dello staff tecnico del Parco e mio personale.
Nell’occasione, Le porgo distinti saluti
Il Direttore, dr. Franco Perco

Maurizio Pignotti
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Risposta di Andrea Antinori
Perchè non posso essere d’accordo con la lettera dell’amico Alessandro Fabbrizio sui sentieri poco segnalati dei Sibillini
Prima di tutto una precisazione storica: se ho ben capito, dalla descrizione di Alessandro, la cosiddetta mulattiera che finisce bruscamente sopra la riva destra (idrografica) del torrente Ambro, non è una vera mulattiera, ma una sterrata creata selvaggiamente, più di 30 anni fa, con le ruspe da Vetice per il disboscamento di tutto il versante sotto Prato Porfidia, fatta terminare così bruscamente fin dalla sua costruzione. Venne distrutta tutta l’antica mulattiera che da Vetice scendeva alla Madonna dell’Ambro, sostituita da una traccia d’uso che dal prato sopra il Santuario si ricollegava a tale sterrata. Non ci vado da diversi anni, ma penso, da quanto dice Alessandro, che quest’ultima sia scomparsa per disuso o erosione. Comunque la lotta che il CAI e altre associazioni fecero per realizzare il Parco era motivata proprio dalla necessità di bloccare quel tipo di sfruttamento selvaggio della montagna a suon di ruspe e motoseghe. Il Parco, infatti, non fu voluto (principalmente) perché doveva diventare il parco di divertimento dei cittadini, ma per permettere ad un ambiente naturale ancora ricco di notevoli valenze e potenzialità ambientali e naturali, oltre che antropiche, di poter resistere alla distruzione massicciamente perpetrata in quegli anni in nome della famigerata “valorizzazione turistica”. Che ci ha lasciato come triste eredità le Strade della Sibilla, del
Fargno, di monte Prata e altre come loro; le captazioni delle principali sorgenti; I piloni degli impianti di Monte Bove e via di seguito, con forte antropizzazione dell’alta montagna appenninica.
Quando sulle cronache cittadine si legge continuamente, amplificate ad arte dalla stampa, polemiche sul perchè in un parco nazionale non si possa andare in giro per c. propri con il cane, oppure perché non si possa andare in 250 con le biciclette dove si vuole o perché non si possa andare con le motoslitte, o con i quad o con le moto o con le macchine dove si vuole, si capisce che i più percepiscono del Parco ancora solo la dimensione ludica e utilitaristica.
Che cosa accomuna, a mio avviso, quell’idea di valorizzzione turistica (mai del tutto abbandonata, come si evince dagli ultimi episodi della Sibilla) e quella apparentemente più soft della montagna ” irretita” da una vasta e ben segnalata rete di sentieri? Che la montagna, in sé, non possieda nessun autonomo proprio valore, ma che l’unico valore è solo quello che deriva dall’uso eventuale che ne vuole fare il cittadino, magari legato al profitto economico che da tale uso se ne può trarre. Il quale cittadino, quando decide di frequentare la montagna, non si pone nell’ottica dell’alpinista che si chiede se sia sufficientemente preparato ( tecnicamente e culturalmente) per affrontare un ambiente naturale oggettivamente pericoloso e ricco d’incognite, ma nell’ottica del turista che pretende di trovare la montagna addomesticata da tutta una serie di protesi ( sentieri spianati e segnalati, cavi e ferrate, cartellonistica di pericolo, indicazioni di che cosa si può osservare eccetera) che renda
prevedibile ogni passaggio e, nel caso che qualche cosa vada storto qualcuno a cui imputare la colpa. Condivido, invece, pienamente l’affermazione dell’alpinista Bernard Amy ” In un ambiente con difficoltà sociali crescenti, si è sviluppata un’inquietudine che ha generato un desiderio di sicurezza, accompagnato da una ridiscussione dei comportamenti individualistici.
L’ossessione per la sicurezza ha in particolare spinto all’eccesso l’applicazione crescente del “principio di precauzione”.
Ora, invece, ritengo che bene ha fatto il parco a decidere di segnalare e mantenere efficienti alcuni itinerari escursionistici, ben segnalati, lasciando invece altri senza alcuna indicazione, anche per salvaguardare alcune zone sensibili dall’eccessiva pressione antropica. Tra l’altro questa filosofia di segnalare i sentieri in modo molto discreto, fu a suo tempo discussa e proposta proprio dal CAI. Chi vuole accedere ad itinerari che 20 o trent’anni fa erano ben tracciati, deve sapere che potrebbero, oggi, non essere più così evidenti. I sentieri dei Sibillini, a differenza di quello che in genere avviene sulle Alpi, specialmente Dolomiti e Alpi Occidentali, non sono nati per l’escursionismo o a servizio dei rifugi, quindi nati con vocazione turistica e soggetti a costante manutenzione da chi trae un vantaggio economico dalla loro frequentazione, ma per uso millenario della pastorizia e dell’agricoltura di montagna. Se oggi alcuni scompaiono, come ho avuto modo di constatare personalmente, specialmente negli ultimi anni, in diverse valli e versanti dei Sibillini, è perchè la pastorizia ormai è molto ridotta rispetto al passato e pascoli e sentieri non sono più utilizzati, salvo alcuni itinerari estivi più frequentati ( Valle di Pilato, Bove, Palazzo Borghese, Berro e Priora dal Fargno e poco più). Ma la drastica riduzione del pascolo di alta montagna ha prodotto anche intense
modificazioni della vegetazione che li caratterizza, con incremento di fenomeni come valanghe, erosioni e modificazioni del ruscellamento durante le precipitazioni più intense, a sua volta causa ulteriore della scomparsa degli antichi tracciati.
Penso che sia opportuno rilanciare, da parte de Parco, del CAI, delle guide, di tutti quelli interessati ad una fruizione consapevole delle nostre montagne, una seria attività di formazione, prima che tecnica, culturale, volta a far emergere quella sensibilità verso l’ambiente montano che non può ridursi all’uso delle tecniche specialistiche.
Andrea Antinori

Risposta di Alessandro Fabbrizio al Direttore Perco e ad Andrea Antinori
Gentile Dott. Perco,
La ringrazio per la Sua cortese risposta e l’esaustiva risposta alla mia lettera. Seguendo il Suo consiglio e preso dalla curiosità ho iniziato ad esplorare il sito del Parco e Le vorrei segnalare un problema che a Lei ed ai Suoi collaboratori è probabilmente passato inosservato. Nella sezione percorsi escursionistici si seleziona il percorso (da E1 a E17) e si apre una nuova pagina con le informazioni relative all’itinerario scelto, tuttavia quando si “clicca” sul profilo altimetrico si apre una nuova finestra dove ci sono ulteriori informazioni corredate di mappa e profilo altimetrico che risultano completamente illeggibili dato il fondo nero dell’immagine.
Suppongo che questa nota vi sia molto utile per porre rimedio al problema e per continuare a dare al pubblico le informazioni corrette ed aggiornate.
Per quanto riguarda la problematica da me esposta nella precedente lettera aggiungo solo che sia la mia idea, sia la Sua opinione nelle vesti di Direttore del Parco, sia le osservazioni dell’amico Andrea Antinori, sono differenti punti di vista, chiaramente tutti rispettabili, sulla libera fruizione e conservazione della Montagna e che pertanto dovrebbero trovare un punto di comune accordo proprio nell’ottica di preservazione storica, naturale ed antropologica dei nostri Monti Azzurri. Pensi solamente per un attimo alle ferrate e strade militari costruite nel periodo della Grande Guerra, se non si fosse fatta un’accurata opera di preservazione e manutenzione la totalità di quei percorsi sarebbe oggi andata perduta con grave danno per la memoria storica del Paese. Il fatto che non ci siano state piu’ guerre di quel tipo non poteva giustificare un loro totale abbandono! Parallelamente, trasferendo il medesimo ragionamento alla nostra situazione dove, come ricorda l’amico Andrea, la maggior parte dei sentieri dei Sibillini ha una storia plurisecolare, devono essere poste in campo tutti gli interventi per garantirne la conservazione in quanto non sarebbe ammissibile perdere tale patrimonio culturale e naturale dietro il paravento che se ci vanno in molti l’ambiente si rovina!
La saluto cordialmente e spero di incontrarLa in giro per i Sibillini per continuare a confrontarci su queste tematiche,
Alessandro Fabbrizio

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La lunga notte dei Sibillini 2

A proposito del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, qui di seguito riporto lettere e missive varie che si sono susseguite dal 12 settembre 2014 al 14 ottobre 2014. L’insieme è un quadro un po’ desolante dell’incapacità, tutta nostra italiana, di vedere i problemi in modo costruttivamente comune. Senza particolare colpa dei singoli e a dispetto della quasi generale buona volontà. Seconda parte (2-3).

Marco Speziale, 12 settembre 2014, ore 3.10:
Al Parco Nazionale dei Monti Sibillini
Con riferimento all’atto emanato dal Parco Nazionale dei Monti Sibillini n. 384 del 29.08.14 con Oggetto: “Disposizioni per la conservazione delle specie faunistiche di interesse comunitario nell’Area del Monte Bove ”;

considerate le tempistiche di pubblicazione dell’atto stesso sull’Albo Pretorio Telematico dell’Ente con N. di Registro N.554/2014-S che vanno dal 29/08/14 al 12/09/14 data che costituisce il termine ultimo in cui presentare osservazioni/contrarietà ai sensi della Legge 7 Agosto 1990, n. 241 – Nuove norme in Materia di Procedimento Amministrativo e di Diritto di Accesso ai Documenti Amministrativi;

considerato che la suddetta legge agli Articoli 9 e 10 recita quanto segue:

Articolo 9.
(Intervento nel procedimento) (1)

1. Qualunque soggetto, portatore di interessi pubblici o privati, nonché i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dal provvedimento, hanno facoltà di intervenire nel procedimento.

(1) Rubrica aggiunta dall’art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15.

Articolo 10.
(Diritti dei partecipanti al procedimento) (1)

1. I soggetti di cui all’articolo 7 e quelli intervenuti ai sensi dell’articolo 9 hanno diritto:
1a) di prendere visione degli atti del procedimento, salvo quanto previsto dall’articolo 24;
1b) di presentare memorie scritte e documenti, che l’amministrazione ha l’obbligo di valutare ove siano pertinenti all’oggetto del procedimento.

(1) Rubrica aggiunta dalla Legge 11 febbraio 2005, n. 15.

Si presentano le seguenti istanze:

1. Si fa richiesta di integrare l’atto di cui all’oggetto con i contenuti del documento “Punti inaccettabili della regolamentazione del Parco e del censimento degli itinerari alpinistici” allegato, inviato al Parco dei Sibillini per e-mail dalla Guida Alpina – Maestro d’Alpinismo Paolo Caruso in data 15 luglio 2014. Tale documento riporta tutte le osservazioni “tecniche e non” condivise da molti alpinisti, professionisti e amatoriali in merito all’ipotesi di regolamentazione delle attività alpinistiche nel Parco e riteniamo non possa essere ignorato. Inoltre, si richiede l’integrazione del documento (Allegato 1) datato 23 luglio 2014, prot. 4303, contenente la risposta del Direttore Franco Perco alla suddetta e-mail;

2. Si richiede di integrare nell’atto anche la comunicazione del Parco datata 23 luglio 2014, prot. 4302 e tutte le mail cui la stessa comunicazione fa riferimento (Allegato 2);

3. Si richiede inoltre l’integrazione protocollata della e-mail inviata dal Dott. Marco Speziale al Parco il giorno 11 giugno 2014 (Allegato 3), cui l’Ente Parco non ha mai risposto;

4. Si richiede altresì l’integrazione del presente documento protocollato;

5. Si richiede l’integrazione protocollata della e-mail inviata dal Direttore Franco Perco il giorno 28.05.2013 (Allegato 4);

6. Si richiede l’integrazione protocollata della e-mail inviata dalla Guida Alpina – Maestro d’Alpinismo Paolo Caruso al Direttore Franco Perco il giorno 10.06.2013 (Allegato 5);

7. Si richiede l’integrazione protocollata della e-mail inviata dal Direttore Franco Perco il giorno 10.06.2013 (Allegato 6);

8. Si richiede l’integrazione protocollata della e-mail inviata dal Direttore Franco Perco il giorno 24.07.2013 (Allegato 7);

Si richiede il chiarimento dell’incongruenza esistente tra le due definizioni delle “attività alpinistiche” date nell’ Allegato A del Documento Istruttorio, parte integrante e sostanziale del Decreto in oggetto;

Si precisa che nell’atto di cui all’oggetto i documenti che vengono considerati ai fini dell’emanazione delle Disposizioni che regolamentano le attività alpinistiche non includono quello suddetto e sottoscritto da più cittadini, inviato il 15 luglio 2014. Riteniamo tale omissione inaccettabile poiché:

  • l’invio di commenti, integrazioni, modifiche da considerare nel Regolamento per la disciplina delle attività era stata espressamente richiesta dal Parco (tra l’altro con tempi molto stretti, portando a giustificazione l’urgenza dell’emanazione del Regolamento stesso);
  • nonostante si fosse dimostrato disponibile a valutare i pareri dei cittadini, il Parco non ha preso in considerazione le proposte con le osservazioni presentategli;
  • l’omissione dei contenuti del documento lede i diritti dei cittadini che l’hanno elaborato, in base in particolare alla Convenzione di Aarhus che stabilisce la partecipazione del pubblico ai processi decisionali in materia ambientale, attribuendo allo stesso determinati diritti e imponendo alle parti contraenti e alle autorità pubbliche alcuni obblighi per quanto riguarda l’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico e l’accesso alla giustizia in materia ambientale;
  • Il coinvolgimento dei cittadini tutti, in particolare di coloro che sono competenti in materia, come si evince dall’ampia e dettagliata documentazione presentata dal 2009 a oggi (vedi come ultimo documento il punto 1 relativo al prot. 4303) deve essere considerato parte integrante e non certamente, come risulta da queste osservazioni, elemento discriminate tra cittadini di serie A (quelli inclusi nel documento in oggetto, come il Collegio regionale delle guide alpine marche o il CAI) e cittadini di serie B, in particolare i Portatori di interesse coinvolti nei documenti di cui al punto 1 e 2.

Nel caso in cui le presenti richieste non dovessero essere accolte attendiamo, ai sensi dell’articolo 10 bis della Legge 7 Agosto 1990, n. 241 – Nuove norme in Materia di Procedimento Amministrativo e di Diritto di Accesso ai Documenti Amministrativi, dovuta comunicazione inerente i motivi ostativi l’accoglimento della presente istanza, ci riserveremo il diritto di rivolgerci agli enti preposti.

Articolo 10-bis. (1)
(Comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza).

  1. Nei procedimenti ad istanza di parte il responsabile del procedimento o l’autorità competente, prima della formale adozione di un provvedimento negativo, comunica tempestivamente agli istanti i motivi che ostano all’accoglimento della domanda. Entro il termine di dieci giorni dal ricevimento della comunicazione, gli istanti hanno il diritto di presentare per iscritto le loro osservazioni, eventualmente corredate da documenti. La comunicazione di cui al primo periodo interrompe i termini per concludere il procedimento che iniziano nuovamente a decorrere dalla data di presentazione delle osservazioni o, in mancanza, dalla scadenza del termine di cui al secondo periodo. Dell’eventuale mancato accoglimento di tali osservazioni è data ragione nella motivazione del provvedimento finale. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano alle procedure concorsuali e ai procedimenti in materia previdenziale e assistenziale sorti a seguito di istanza di parte e gestiti dagli enti previdenziali. Non possono essere addotti tra i motivi che ostano all’accoglimento della domanda inadempienze o ritardi attribuibili all’amministrazione. (2)

(1) Articolo aggiunto dall’art. 6, L. 11 febbraio 2005, n. 15.

(2) L’ultimo periodo è stato aggiunto dall’art. 9, co. 3, L. 11 novembre 2011, n. 180.

Inoltre, facendo seguito alle richieste effettuate via e-mail da parte della Guida Alpina – Maestro d’Alpinismo Paolo Caruso i giorni 2 e 3 settembre 2014 (Allegato 8) in cui sono stati richiesti i documenti protocollati e menzionati nel decreto in oggetto, ma non visibili perchè non allegati al documento e neanche reperibili in quanto ad oggi l’Ente Parco non ha dato cenni di risposta, considerando la particolare brevità dei termini di pubblicazione all’Albo Pretorio dello stesso decreto (29 agosto 2014 – 12 settembre 2014), si richiede di allegare alla pubblicazione del nuovo decreto tutti i documenti relativi o di indicare dove e come poterli consultare in modo agile e repentino. Infatti il seguente articolo della legge sopraindicata è particolarmente esaustivo:

Articolo 8. (1)
(Modalità e contenuti della comunicazione di avvio del procedimento)

  1. L’amministrazione provvede a dare notizia dell’avvio del procedimento mediante comunicazione personale.
  1. Nella comunicazione debbono essere indicati:
  1. a) l’amministrazione competente;
  1. b) l’oggetto del procedimento promosso;
  1. c) l’ufficio e la persona responsabile del procedimento;

c-bis) la data entro la quale, secondo i termini previsti dall’articolo 2, commi 2 o 3, deve concludersi il procedimento e i rimedi esperibili in caso di inerzia dell’amministrazione;

c-ter) nei procedimenti ad iniziativa di parte, la data di presentazione della relativa istanza; (2)

  1. d) l’ufficio in cui si può prendere visione degli atti.
  1. Qualora per il numero dei destinatari la comunicazione personale non sia possibile o risulti particolarmente gravosa, l’amministrazione provvede a rendere noti gli elementi di cui al comma 2 mediante forme di pubblicità idonee di volta in volta stabilite dall’amministrazione medesima.
  1. L’omissione di taluna delle comunicazioni prescritte può esser fatta valere solo dal soggetto nel cui interesse la comunicazione è prevista.

(1) Rubrica aggiunta dall’art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15.
(2) Lettera aggiunta dall’art. 5, L. 11 febbraio 2005, n. 15.

Si richiede la valutazione e la modifica del presente atto sulla base delle osservazioni che seguono:

1.. La Parete Est (M. Bove Nord) è frequentata generalmente da un numero maggiore di alpinisti rispetto alla parete Parete Nord (M. Bove Nord e Spigolo). Riteniamo pertanto che la regolamentazione debba tenere conto di questo fattore, consentendo un numero giornaliero di accessi alla Parete Est maggiore di quello permesso sulla Parete Nord.

2.. Tutti i professionisti della montagna e in particolare le Guide Alpine dell’Umbria e delle Marche devono essere coinvolti nell’elaborazione del regolamento di cui all’oggetto e non si devono discriminare alcuni di essi in favore di altri. In particolare il Collegio regionale delle guide marchigiane non può essere preso in considerazione in modo esclusivo. Si precisa inoltre che, coinvolgendo il solo Collegio sopra citato nella gestione degli itinerari alpinistici e nella realizzazione del relativo censimento, il conflitto d’interessi che ne consegue è inaccettabile e contrario a qualsivoglia principio di trasparenza e di democrazia.

3.. Non si può limitare l’utilizzo dei chiodi ai soli chiodi a lama, esistendo varie tipologie di chiodi che rientrano tradizionalmente nell’uso alpinistico inclusi i chiodi “chiper”.

4.. L’uso dei chiodi tradizionali può modificare maggiormente la roccia rispetto a quanto possa accadere con l’uso appropriato dei chiodi “chiper”.

5.. Si evidenzia una contraddizione tra l’uso delle vernici utilizzato per marcare i sentieri e quello vietato per gli itinerari alpinistici di integrazione degli ancoraggi “di protezione o di sosta con “chiodi” che per la loro installazione richiedono la foratura della roccia (come Spit Roc, Fix, Resinati, Multimonti, ecc.)”, come indicato nelle Norme Generali perchè dovrebbe essere onere e dovere del Parco preoccuparsi della manutenzione di base degli itinerari esistenti all’interno del Parco stesso, di qualsivoglia tipologia essi siano.

5.. Si evidenzia una contraddizione tra l’uso delle vernici utilizzato per marcare i sentieri e quello vietato per gli itinerari alpinistici.

6.. Non è sensato il divieto di sostituzione o di integrazione degli ancoraggi “di protezione o di sosta con “chiodi” che per la loro installazione richiedono la foratura della roccia (come Spit Roc, Fix, Resinati, Multimonti, ecc.)”, come indicato nelle Norme Generali perchè dovrebbe essere onere e dovere del Parco preoccuparsi della manutenzione di base degli itinerari esistenti all’interno del Parco stesso, di qualsivoglia tipologia essi siano.”

7.. I divieti introdotti dalle disposizioni in oggetto, in particolare quelli relativi all’uso dei chiodi che non siano a “lama”, e ai chiodi che “per la loro installazione richiedono la foratura della roccia” sono particolarmente anacronistici nonchè contrari alle più elementari norme relative alla sicurezza, il che è ancor più grave nel momento in cui è proprio il Parco ad imporre norme che favoriscono il pericolo.

8.. Il parco dovrebbe invece preoccuparsi della sicurezza di base degli itinerari per ridurre al minimo il rischio di incidenti con i conseguenti eventuali rischi di impatto ambientale a disturbo delle specie che si vorrebbe invece tutelare adottando le disposizioni in oggetto, dovuto all’intervento delle squadre di soccorso.

9.. SI deve prevedere pertanto anche l’utilizzo oculato da parte delle figure competenti per la collocazione dei chiodi “chiper” con l’uso del trapano a batteria.

10.. Il ritardo dell’entrata in vigore del nuovo Regolamento, previsto per i giorni immediatamente successivi al 15 luglio 2014, come concertato e preannunciato nell’incontro pubblico dell’8 luglio c.a. difronte a numerosi testimoni presenti, tra l’altro non spiegabile, rende l’idea di come la partecipazione pubblica venga scarsamente presa in considerazione e se ne chiede la motivazione.

11.. Dal momento “che le attività turistico escursionistiche […]possono esercitare un notevole impatto negativo sullo sviluppo e conservazione delle popolazioni di Rupicapra pyrenaica ornata” si deve prevedere una regolamentazione numerica delle stesse attività escursionistiche nelle aree A e B di cui al D.D. n. 542/2009.

 

NotteSibillini2-Photonica3 - I Monti Sibillini - Luci e Ombre - Monte Bove SudPaolo Caruso, 12 settembre, ore 23.42:
Al Parco Nazionale dei Monti Sibillini
Con riferimento all’atto emanato dal Parco Nazionale dei Monti Sibillini n. 384 del 29.08.14 con Oggetto: Disposizioni per la conservazione delle specie faunistiche di interesse comunitario nell’Area del Monte Bove;

considerate le tempistiche di pubblicazione dell’atto stesso sull’Albo Pretorio Telematico dell’Ente con N. di Registro N.554/2014-S che vanno dal 29/08/14 al 12/09/14 data che costituisce il termine ultimo in cui presentare osservazioni/contrarietà ai sensi della Legge 7 Agosto 1990, n. 241 – Nuove norme in Materia di Procedimento Amministrativo e di Diritto di Accesso ai Documenti Amministrativi;

considerato che la suddetta legge agli Articoli 9 e 10 recita quanto segue:

Articolo 9
(Intervento nel procedimento) (1)

  1. Qualunque soggetto, portatore di interessi pubblici o privati, nonché i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dal provvedimento, hanno facoltà di intervenire nel procedimento.

(1) Rubrica aggiunta dall’art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15.

Articolo 10.
(Diritti dei partecipanti al procedimento) (1)

  1. I soggetti di cui all’articolo 7 e quelli intervenuti ai sensi dell’articolo 9 hanno diritto:
  2. a) di prendere visione degli atti del procedimento, salvo quanto previsto dall’articolo 24;
  3. b) di presentare memorie scritte e documenti, che l’amministrazione ha l’obbligo di valutare ove siano pertinenti all’oggetto del procedimento.

(1) Rubrica aggiunta dalla Legge 11 febbraio 2005, n. 15.

Considerando che:

  1. da quasi 2 (due) anni il Parco Nazionale dei Sibillini, nella persona del Direttore Franco Perco, si era impegnato nell’indire diverse riunioni, come indicato nelle e-mail e nei relativi allegati inviati dalla Guida Alpina – Maestro d’Alpinismo Paolo Caruso e dal Dott. Marco Speziale i giorni 10 e 11 settembre 2014,  al fine dell’introduzione delle nuove norme di regolamentazione inerenti l’area del M. Bove Nord;
  2. nella riunione dell’8 luglio 2014 era stato annunciato dal Vostro Ente, nella persona del Direttore Franco Perco, l’imminente operatività delle nuove disposizioni proposte che sarebbero dovute entrare in vigore a partire dal 15 luglio 2014 o comunque, al più tardi, alcuni giorni dopo tale data, come indicano i documenti che ci avete fornito e che sono stati allegati alle 2 e-mail di cui sopra e come hanno potuto ascoltare i numerosi testimoni presenti il giorno della riunione dell’8 luglio 2014;
  3. contrariamente a quanto detto, il Parco Nazionale dei Sibillini non ha rispettato gli impegni presi,

Si richiede che vengano indicati i motivi del Vs. grande ritardo nell’introdurre le nuove disposizioni suddette, fatto che ha causato malintesi, disservizi e danni alle figure professionali, culminate nella sanzione che ha coinvolto la Guida Alpina – Maestro d’Alpinismo Paolo Caruso, notificata il 29 agosto 2014, durante l’esercizio della sua professione, nonostante la telefonata fatta dallo stesso il giorno 8 agosto 2014 all’Ente Parco in cui il Dr. Rossetti aveva assicurato l’imminente entrata in vigore delle nuove disposizioni e della mancata risposta in tempi utili alla richiesta effettuata per e-mail il 13 agosto 2014 sempre dalla Guida Alpina suddetta.

Inoltre, in riferimento al D.D. 238 del 7/05/2013 relativo alle disposizioni di divieto che coinvolgono il Colle delle Cupaie, considerando le innumerevoli richieste fatte anche per iscritto via e-mail di cui se ne indicano alcune (Allegato 1a Colle Cupaie) oltre a quelle indicate nelle e-mail del giorno 12 settembre 2014 del Dott. Speziale, non avendo ricevuto risposta alcuna dall’Ente Parco in merito ai quesiti sollevati dal Dott. Marco Speziale, con particolare riferimento alla sua e-mail dell’11 luglio 2013 (Allegato 3 e 4 delle e-mail inviate dallo stesso Dott. Speziale il giorno 12 settembre 2014) e dal Sottoscritto a partire dal marzo 2013:

  1. considerando che si pratica l’arrampicata al Colle delle Cupaie da oltre 15 anni e non è mai è stata rilevata alcuna criticità anche perchè non è mai stata evidenziata la presenza del falco pellegrino, si ritiene che la normativa relativa alle disposizioni di cui sopra non può essere applicata incondizionatamente, anche quando non si rileva la nidificazione del rapace in disamina;
  2. considerando che il divieto imposto per la prima volta nel 2013 non ha portato ad alcun esito (nessun pullo);
  3. considerando che non è possibile discriminare l’arrampicata rispetto alle altre attività come l’escursionismo, il volo a vela e la pastorizia:
  4. considerando che non ha alcun senso impedire l’arrampicata a notevoli distanze dall’ipotetico posatoio o nido del rapace di cui sopra, nel momento in cui si permette la pratica delle attività appena descritte che possono essere svolte nelle immediate vicinanze dell’ipotetico posatoio o nido;
  5. considerando che alcuni itinerari di arrampicata sono distanti diverse centinaia di metri rispetto all’ipotetico sito ove nel 2013 è stato identificato il posatoio o l’eventuale nido (vedi le roccette Za Zà), allorquando si permette la pratica nelle immediate vicinanze (anche poche decine di metri) delle attività di escursionismo, di volo e di pastorizia;
  6. considerando che non è possibile vietare le attività compatibili come l’arrampicata in tutta l’area senza una vera motivazione, come la reale presenza del rapace suddetto o di altre specie protette;
  7. considerando che, anche in presenza del rapace suddetto si potrebbe regolamentare in modo più intelligente la pratica di tutte le differenti attività compatibili, vietando la presenza umana di tutte le attività solo nelle vicinanze dell’eventuale posatoio o nido, senza discriminare l’arrampicata;

Si richiede di modificare la disposizione di cui sopra e di rivederla completamente alla luce delle indicazioni sopramenzionate.

Si richiede altresì l’integrazione del presente documento protocollato.

 

Paolo Caruso, 23 settembre 2014:
Vi scrivo a seguito delle comunicazioni inviate in rappresentanza da me e da Marco Speziale all’Ente Parco, con richiesta di modifica del regolamento pubblicato sull’Albo Pretorio inerente le attività alpinistiche, il cui testo (che peraltro ci è pervenuto solo negli ultimi giorni della pubblicazione all’Albo, cosa che ci ha lasciato molto perplessi dato che sono anni che si parla di “partecipazione” all’elaborazione di un documento condiviso…) riteniamo non essere condivisibile. Considerando che tali richieste di modifica ci hanno impegnato fino all’ultimo minuto, riteniamo che a questo punto l’Ente parco non possa esimersi dal prendere in considerazione le nostre osservazioni. Restiamo quindi in attesa della dovuta risposta, come previsto dalla legge, augurandoci che il Parco recepisca responsabilmente le nostre giustificate richieste e conseguentemente modifichi le disposizioni oggetto di “discordia”.

Ho letto le ultime mail, in particolare meritano una risposta quella del presidente Olivieri e quella della rappresentante di Mountain Wilderness. Il Presidente, a differenza di come si era posto nei nostri incontri personali, ha scritto una lettera nella quale cerca di porre i fatti in modo che il comportamento dell’Ente parco possa apparire corretto, a differenza del mio. Ma la Sua tesi è facilmente confutabile. Basti pensare che la telefonata menzionata proprio dallo stesso Olivieri, avvenuta tra me e il Dr. Rossetti l’8 agosto (!), conferma esattamente quanto da me indicato. Le testuali parole del Rossetti, al quale avevo richiesto aggiornamenti sullo stato di attuazione del nuovo regolamento, non lasciavano adito a dubbi: “…è imminente, è questione di giorni, non sono andato in ferie proprio perchè stiamo terminando il lavoro…”. Quindi, riprendendo i termini dello stesso Olivieri, direi al Presidente e al Direttore dell’Ente parco: “la diligenza richiesta non è certo quella ordinaria, ma professionale che richiede, quindi, maggiore perizia”… Per quale motivo dunque il regolamento è stato emanato con tanto ritardo rispetto a quanto PUBBLICAMENTE dichiarato?  Certo non per accogliere le nostre richieste…

Per quanto riguarda l’intervento della rappresentante di Mountain Wilderness Umbria, fatico a credere che quanto da lei scritto sia realmente condiviso da MW nazionale e non sia invece un’opinione personale frutto di meri interessi privati. Ha scritto che non risponderà “né in pubblico né in privato a ulteriori commenti” facendo ben intendere la sua interpretazione di concetti quali comunicazione, condivisione, democrazia. Sebbene il suo punto di vista sia rispettabile, esattamente come il nostro, mi sembra che ad essere “fuori quadro” sia proprio lei. Né io, né Marco, nè Lucio, né gli altri che si sono pubblicamente esposti in merito alla questione del Regolamento delle attività alpinistiche, siamo mossi da interessi “privati” o economici..o meglio, non solo da interessi privati, anche se non ci sarebbe niente di male dato che ciò è contemplato dalle normative europee (e Italiane…) sulla partecipazione dei cittadini in materia ambientale (!). Ma a parte questo, a noi interessa principalmente difendere il nostro, e di tutti, “sacrosanto e indifferibile diritto” – al pari dei camosci   – a essere coinvolti in questioni inerenti alla gestione del parco e a essere ascoltati. A maggior ragione quando le decisioni prese dall’Ente scaturiscono da visioni personalistiche e poco condivisibili della tutela della natura, piuttosto che da una seria riflessione sugli impatti REALI, localmente esercitati dalle varie attività di fruizione e sui diversi strumenti e azioni che è possibile porre in essere. Se poi queste attività portano anche un po’ di benessere a un territorio (anche alle singole persone, ma certo non solo ad esse!!) che vive una situazione di grave marginalità economica e spopolamento non ci sembra una cosa negativa. Mi sbaglio forse?? Fortunatamente una voce autorevole (visto che le nostre, a quanto pare, per alcune persone del Parco non lo sono abbastanza) si è recentemente aggiunta al nostro coro. Leggete qui cosa scrive il presidente del CAI in una lettera aperta al Ministro dell’Ambiente:

Mi viene da pensare che forse gli interessi economici “di parte” vadano ricercati altrove. Infatti, per qualcuno una natura in “eterno”pericolo costituisce un innegabile vantaggio:
http://www.ansa.it/umbria/notizie/europa/2014/09/19/fondi-ue-aiutano-tutela-aree-protette_3791b42b-98ed-4cf9-9467-9ff8a72de62d.html

Milioni di euro di fondi comunitari spesi per risolvere “i problemi ambientali”… è chiaro il nesso? Se non c’è “il problema” non ci sono neanche i fondi!!! Per carità, tutti noi siamo ben contenti che i fondi pubblici, i nostri soldi, vengano spesi per tutelare la natura, ma non quando si strumentalizzano i problemi a danno di cittadini il cui unico difetto è di non appartenere a partiti, caste, associazioni, enti e a cui, pertanto, non si riconosce neanche il diritto di rappresentanza! I parchi costituiscono una straordinaria occasione di sviluppo sostenibile, io ci credevo quando ho deciso di stabilirmi in questo territorio, ci credo ancora e ormai ci crediamo in molti: http://www.futuro-europa.it/9251/economia/rinasce-nei-parchi-leconomia-reale.html

Peccato però non ci creda il Parco dei Sibillini. Il Ministero dell’Ambiente ha recentemente messo online un portale dove sono pubblicate alcune statistiche socio economiche di base sulle aree protette italiane (http://www.areeprotette-economia.minambiente.it/index.php?k=111).

Per quanto riguarda i Sibillini mi ha colpito questa frase “Le presenze turistiche per il 2012 ammontano a 220.124 con un indice di sfruttamento delle strutture ricettive pari a 0,08, inferiore ai dati medi nazionali.” Mi è sembrato francamente un po’ pochino per un parco nazionale che esiste da ben 21 anni. Continuo la lettura … i letti negli esercizi alberghieri ed extralberghieri del Parco ammontano complessivamente a 6813 (1379 alberghiero + 5434 extralberghiero). Eseguo una semplice divisione 220.124 (presenze) /6813 (posti letto) = 32,3 ovvero … in media ogni letto è occupato da circa 32 persone in UN ANNO!!! E il resto dell’Italia, direte? Questo, almeno è quello che mi sono chiesto io. Ho voluto approfondire e mi sono fatto aiutare dalle persone che condividono le nostre battaglie. Così ho scoperto che nel 2012 il tasso medio di occupazione netta delle camere in Italia è stato pari al 40,6; quindi lo 0,08% del Parco dei Sibillini è incredibilmente sotto le medie nazionali, direi! Analizzando la situazione per aree geografiche il risultato non cambia. Infatti, il tasso di occupazione medio per il Centro Italia è stato del 41,4%, nelle aree montane del 36,3%, in campagna del 34,4% . Se poi considerate che solitamente la maggioranza dei turisti si concentra nell’area di Norcia, e anche tenendo conto dei proprietari di seconde case, dei pendolari del turismo, ecc. abbiamo un parco semi VUOTO!!! Questa è l’economia turistica del parco dei Sibillini dopo tutti questi anni di gestione dell’Ente Parco e questi sono gli impatti! E nonostante ciò l’Ente parco insiste con gli atteggiamenti repressivi, con i divieti per l’alpinismo (M. Bove), per l’arrampicata (Colle Cupaie fino al 30 giugno) e altri ancora.

Per quanto riguarda l’intervento di Daniele Catorci non entro nel merito, basta rileggere l’e-mail di insulti nei confronti di Marco Speziale che tutti noi abbiamo ricevuto in risposta ad alcune semplici domande relativamente al progetto “Praterie alto montane” in Val di Bove (si, proprio quella della zona del divieto!) per capire quale tipo di interessi diano impulso a certe affermazioni. Prego quindi il Dr. Marco Speziale, in qualità di esperto, di continuare a seguire in particolare lo sviluppo di questo progetto e di tenerci al corrente. In definitiva, tutta questa vicenda ci sprona a continuare a informarci, con ancora maggiore determinazione, e a supervisionare l’operato di coloro che dovrebbero gestire a modo l’interesse pubblico, per capire anche come vengono utilizzati gli ingenti finanziamenti.

Ritengo che prima o poi l’Ente parco debba dare risposte precise alle domande che poniamo da anni. Anche dai commenti al “famoso” articolo su Cronache maceratesi di cui allego nuovamente il link si evince, ad esempio, quanto sia importante dare finalmente risposte alle gravi criticità del territorio del parco piuttosto che mettere al rogo un’attività compatibile come l’alpinismo.

Carlo Alberto Graziani (ex Presidente del Parco dei Sibillini), 29 settembre 2014:
Ho letto con stupore una lunghissima lettera aperta del Presidente nazionale del CAI al Ministro dell’Ambiente e addirittura al Presidente del Consiglio nella quale viene attaccato con inusitata asprezza il Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

Il Presidente accusa di lesa maestà il Parco, reo di avere voluto riconoscere come referente tecnico per le attività alpinistiche che si svolgono nel suo territorio, e in particolare sul Monte Bove dove è insediata una popolazione di camosci, anche il Collegio delle Guide Alpine delle Marche e non solo il CAI. E’ questa la vera ragione della lettera: il Presidente infatti annuncia, non senza una certa ingenuità, che i Gruppi regionali Marche e Umbria de CAI chiederanno l’annullamento della convenzione con il Collegio delle Guide, ma non ne indica i motivi sostanziali (si limita invece, molto burocraticamente, ad accennare ad aspetti meramente formali, peraltro discutibili); nello stesso tempo chiede che il Parco ristabilisca con il CAI“ corretti rapporti” e con le Guide Alpine un “adeguato rapporto rispondente all’etica e alle competenze professionali delle stesse”, accusando così il Parco di scorrettezza e le Guide, senza forse rendersene conto, di insufficienza etica e professionale.

Ma a parte il risentimento, piuttosto strano per il Presidente di una grande associazione che ha rapporti importanti con tantissimi parchi italiani e con lo stesso Parco dei Sibillini, la gravità della lettera è altrove. E’ nell’accusare il Parco di“visione personalistica, limitativa, proibizionista e non condivisa, che svilisce la risorsa territorio, mortifica il ruolo dei corpi sociali qualificati e portatori di interessi diffusi”, nel denunziarlo per “l’assenza di un adeguato confronto con interlocutori qualificati” e soprattutto nel dichiarare che la sua gestione del Parco sarebbe “carente di metodi e strumenti partecipativi”: quando invece l’impegno fondamentale del Parco, dalla sua istituzione a oggi, è stato proprio quello diretto a condividere le proprie finalità con gli attori del territorio e con i visitatori e a far partecipare alla sua azione soggetti scelti al più alto livello. Ne è conferma proprio l’attuale gestione delle attività alpinistiche sul Monte Bove per la quale il Parco ha voluto coinvolgere studiosi, operatori, associazioni, a partire proprio dal CAI delle Marche e dell’Umbria, oltre, come è ovvio, al Comune di Ussita territorialmente competente.

La lettera contiene dunque una vera e propria lesione dell’immagine e dell’onore del Parco dei Sibillini e di quanti nel Parco operano con passione, abnegazione, elevata professionalità (lo posso attestare personalmente) e pone perciò un problema di tutela giudiziaria sia sul piano penale (diffamazione) sia su quello civile (risarcimento del danno non patrimoniale): tale tutela infatti non riguarda solo le persone fisiche, ma, come è noto, anche gli enti e pertanto ben potrebbe essere fatta valere nelle sedi competenti.

Alla luce di queste brevi considerazioni  le tante parole spese dal Presidente nazionale del CAI – che pure sono da condividere: sul ruolo dei parchi, sull’impegno del sodalizio per i parchi e anche per il Parco dei Sibillini, sull’importanza delle Guide Alpine – mi sembrano  solo un pretesto un po’ ipocrita per dare dignità a un’accusa che resta ingiusta e meschina. Nel dire questo provo un forte dolore perché del CAI sono stato socio per quasi quaranta anni.

Lorenzo Monelli, presidente del CAI di Fermo, 3 ottobre 2014:
Troviamo sorprendenti e gravi i toni quasi minatori – quelli sì, da lesa maestà: criticare il Parco è vietato ! – dell’ex Presidente del Parco dei Sibillini, Carlo Alberto Graziani.
Spiace che la lettera del Presidente Generale Umberto Martini sia stata letta senza la necessaria obiettività (e neppure pubblicata a margine dell’intervento, per consentirne una lettura diretta).

La visione personalisitica limitativa, proibizionista e non condivisa è nelle cose, come ben sanno quanti hanno ascoltato l’attuale Direttore del Parco auspicarne pubblicamente l’ingresso a pagamento.  E’ nella gestione del Parco a decreti direttoriali focalizzati sulla tutela delle biodiversità, in assenza di interventi volti a contrastare efficacemente il progressivo spopolamento antropico.

La mortificazione dei corpi sociali è nel disattendere per ben 14 anni un Protocollo di collaborazione con il CAI .  E, proprio quando il Sodalizio di quel tavolo chiede la tempestiva istituzione (18 luglio) (anche “per discutere in maniera organica tutte le limitazioni alla fruizione del Parco che lo stesso Ente prospetta per l’anno 2015, che meritano preventivo approfondimento, non essendoci particolari motivi di urgenza alla loro adozione,… attraverso un nuovo metodo consultivo (per) elaborare insieme strategie e pianificare le più efficaci modalità di frequentazione etc”), affrettarsi a siglare (12 agosto) con le Guide una investitura sostanzialmente esclusiva di tutte le attività alpinistiche.

La carenza di un confronto adeguato è nel decretare in tutta fretta (28 agosto) l’attuazione dell’accordo con le Guide (senza nessuna credibile urgenza, essendo nota a tutti la scarsissima frequentazione alpinistica del Monte Bove), nel mentre si rinviava a ottobre (sic) la convocazione dell’incontro con il CAI,  peraltro con imposizione di limiti numerici e di materia.

La mancanza di metodi partecipativi è nell’aver disatteso i ripetuti e preoccupati solleciti del CAI di interventi del Parco fermi e chiari contro le cicliche proposte di ripristino della strada in quota sul Monte Sibilla (emblema dello sfregio ambientale e mai rinaturalizzata, come pure previsto dal Piano del Parco); sui ricorrenti progetti di riapertura della grotta della Sibilla, a oltre 2000m di quota; a tutela di una parte di sentiero storico su roccia in zona prato Porfidia, definitivamente cancellata dalla realizzazione di una condotta; per una valutazione adeguata dell’impianto di innevamento artificiale a Forca Canapine.  La mancanza di metodi partecipativi, ancora, è nella mancata risposta alle osservazioni del CAI al Piano del Parco.

E’ tutto leggibile in lettere, decreti, documenti, articoli.

Una lettura più obiettiva avrebbe forse consentito all’ex Presidente Graziani di comprendere quali siano “i motivi sostanziali” della richiesta di annullamento della convenzione con le Guide.  Gli avrebbe risparmiato di adombrare inesistenti accuse di insufficienza etica e professionale del CAI nei loro confronti.

Con l’autorevolezza di un’associazione storicamente e istituzionalmente vocata alla tutela e promozione della montagna, la lettera aperta del CAI offre un prezioso contributo di opinione critica e propositiva al tema attualissimo della gestione del Parco dei Sibillini e dei parchi italiani in genere.  Un’opinione democraticamente espressa da ben due assemblee regionali del Sodalizio e recepita dal Presidente Generale Martini.  Un’opinione la cui libera espressione è garantita dalla Carta Costituzionale, anche quando assume toni e contenuti di critica severa.  Dissentire e proporre è il sale della partecipazione e del confronto democratico, Presidente Graziani, sanciti anche dallo Statuto del Parco.  Altro che brandire azioni penali e risarcitorie, gettando benzina invece di contribuire alla costruzione di un nuovo dialogo, nell’interesse del territorio e della collettività che ne fruisce.

Spiace che proprio un giurista mostri di ignorare le implicazioni di accuse ingenerose.

Spiace che proprio un ex rappresentante del Parco non comprenda il valore e la forza delle proposte contenute nella lettera, a cominciare dall’autorevole sollecito al Ministero delle nomine del Consiglio Direttivo, organo di indirizzo tutt’ora inesistente la cui essenzialità per un corretto ed efficiente funzionamento del Parco, evidentemente, non è da tutti condivisa.

Spiace che a tacciare il CAI di pretestuosità, ipocrisia e meschinità sia proprio l’ex Presidente di un Parco che al CAI deve, per larga parte, la propria stessa istituzione.  Quel CAI che da anni offre al Parco l’opera dei propri volontari per la sentieristica.  Lo stesso CAI che si mobilita oggi in difesa delle sorgenti del Parco contro gli incrementi di prelievo previsti da un Piano regionale.  Il CAI che di frequentazione, conoscenza e promozione dei Monti Sibillini si occupa da ben prima della stessa creazione del Parco, con numerose pubblicazioni e attività.

Tuttavia, non cadremo nello stesso errore di svilire il dibattito per un Parco vivo e partecipato con commentari offensivi e minacce di azioni legali.

Lavoreremo, anzi, affinché si apra una nuova stagione di vera partecipazione e di coinvolgimento di tutte le componenti vitali del territorio, per sostenere e rilanciare, con progetti concreti e buone pratiche, un turismo consapevole e nuove forme di economie sostenibili anche nel Parco dei Sibillini, oltre la mera tutela delle biodiversità.

Marco Speziale, 3 ottobre 2014:
Ciao Paolo e cari amici, in merito a quanto da te indicato nella Tua del 23.09 e grazie ai consigli di Daniele Catorci (!) ho provato a capire qualcosa in merito al progetto di conservazione delle praterie alto-montane.
Devo dirti che sono ancora in attesa di risposta da parte del Parco alla mia e-mail dell’11/06, nonostante sia stata protocollata e il Presidente Olivieri abbia dichiarato, rispondendo a te personalmente, che “l’Ente Parco è una pubblica amministrazione e, in quanto tale, ai sensi della L. 241 del 1990 è tenuto a rispondere entro 30 giorni dal ricevimento dell’istanza”(!).
Oggi sono stato in Val di Bove e ho visto varie vacche e cavalli al pascolo ma ancora non si vedono i recinti !!!
Di cose da raccontarti ne ho parecchie!! Sicuramente tornerò sul posto nei prossimi giorni e ti farò sapere… Ho anche fatto un bel po’ di foto!!
Certo che, vista la data odierna (3 ottobre), se venissero ora “finalmente” realizzati i recinti, la cosa mi sorprenderebbe non poco: basti pensare che nella “Relazione e Piano finanziario” del Progetto “Conservazione delle praterie alto-montane” a pag. 18 – nell’ambito del paragrafo relativo agli “Interventi area FAS04 – Monte Bove” – si afferma che “Negli anni 2013, 2014 e 2015 sarà effettuato il pascolo equino turnato utilizzando recinzioni mobili elettrificate” e che ” Il pascolo turnato dei cavalli sarà distribuito nell’arco dell’intera stagione vegetativa”; cosa peraltro confermata a pag. 19 nel Piano Finanziario, dove si legge: “FAS04 – Monte Bove, Anno di riferimento (spesa sostenuta) 2013-2015, Importo (in euro) 11.589,90”. Ciò è ulteriormente confermato nel Computo Metrico, parte integrante e sostanziale del Progetto, nel quale si indicano, oltre alle spese per il 2013 – relative all’acquisto dei materiali per la costruzione dei recinti mobili – le spese relative alla Manodopera op. agricolo pari a € 2600,00 (per ciascun anno dal 2013 al 2015), corrispondenti a 40 giorni/uomo.
Come se non bastasse, nel Capitolato d’oneri del D.D 376 del 27/08/2014, a pag. 6 si indica che “tali operazioni dovranno essere svolte nei periodi compresi fra il 15 agosto e fino ad almeno il 30 settembre (salva diversa indicazione del Parco) per gli anni 2014-2015-2016” (e già il progetto è slittato di un anno). Nello stesso Decreto per quanto riguarda la Durata del servizio è scritto che il contratto scadrà il 31.12.2016.
Però nella “Dichiarazione di non incidenza” il Responsabile della progettazione “dichiara che gli interventi previsti dal progetto sono necessari al mantenimento degli habitat di interesse comunitario in uno stato di conservazione soddisfacente”.
A pag. 12 del Progetto, poi, si dice anche che “l’invasione del brachipodio, in atto nell’area d’intervento, interessando le formazioni riferibili agli habitat comunitari 6170 e, marginalmente *6230, sta provocando una riduzione della pabularità complessiva dei pascoli ed un’esclusione competitiva delle specie pabulari per il camoscio appenninico […],oltre a una forte riduzione della diversità floristica”. Si dice anche che “l’obiettivo dell’intervento è quello di mantenere e migliorare la pabularità del pascolo per il camoscio riducendo la copertura del brachipodio genovese e portando significativi benefici per la diversità floristica complessiva dell’area”.
Mi sembra che di cose che non tornano ce ne siano abbastanza e a me pare che i grandi ritardi nell’esecuzione del progetto non siano certo “integrazioni o modifiche non sostanziali”.
Certo che per la salute e la sopravvivenza del camoscio sono molto più dannosi quattro alpinisti sulla parete Nord del Monte Bove, piuttosto che i continui ritardi del Parco nel mettere in pratica le cose… tanti pesi e tante misure…
Ipotizzando che i cavalli venissero introdotti i primi di ottobre (giorno più, giorno meno), le 40 giornate lavorative si protrarrebbero almeno fino al 15 novembre (giorno più, giorno meno). E se poi cadesse la prima neve…??? Sarebbe interessante capire cosa si intende per stagione vegetativa del Brachipodio genuense! Lo chiederei direttamente al Parco ma, considerando che sono più di 6 mesi che attendo risposte… forse è meglio informarsi altrove, prima ancora di rivalerci della Convenzione di Aarhus.
Ma poi, sai dirmi cosa c’entra il “Piano triennale di gestione del cinghiale e di monitoraggio del capriolo (2012-2015) con tutto ciò? A tal proposito segnalo anche questo link: http://www.sibillini.net/attivita/bandi/files/2014_3CorsoAbbattimentoCinghiale_Programma.pdf
L’alpinismo è quindi più impattante della caccia selettiva? Non mi pronuncio in merito ma tutto ciò mi sembra paradossale.

Passando ad altro:
ho letto l’articolo di “risposta” di Carlo Alberto Graziani alla lettera aperta del Direttore generale del CAI… non ho parole! A me sinceramente non sembra che Martini dica cose fuori luogo…tutt’altro! In sostanza, i contenuti sono del tutto simili a quanto, ormai da anni, tutti noi siamo a richiedere al Parco dei Sibillini. E poi, la situazione di vuoto amministrativo non se l’è mica inventata (cfr. http://www.sibillini.net/attivita/consiglioDirettivo.htm e http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/il-parco-dei-monti-sibillini-modifica-lo-statuto-per-far-nominare-il-nuovo-direttivo/ ).

Poi, nella lettera aperta di Martini mi è saltata all’occhio una frase: “sono esempi concreti e recenti di tale spirito collaborativo l’opera volontaristica di segnatura e mappatura dei sentieri, disciplinata da una convenzione del 26 giugno 2012[…]”. Ma con il D.D. 187 del 19.05.2011 il Parco non aveva approvato il progetto esecutivo relativo ai lavori di “Ottimizzazione della rete di fruizione sentieristica nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini”, per un importo totale di € 403.000,00???

Hai saputo, poi, dei verbali “retroattivi” fatti a Luigi Nespeca? E incredibile!! Si possono notificare verbali retroattivi… e magari senza prove certe?

Pare che in questo PARCO chi prova a far valere i propri e gli altrui diritti venga insultato o multato… Credo anch’io che spetti anche a noi dare una “svolta” al nostro parco.

 

Alessandra Baldelli, 7 ottobre 2014:
Volevo inserirmi nella discussione e riallacciarmi anche alla mail di Paolo Caruso, nei punti inerenti la sentieristica. Premetto una cosa: parlo esclusivamente come escursionista di lunga data e mi soffermo solo sulla 384, che mi ha causato non pochi problemi di interpretazione…

Richiamando quindi le “Disposizioni per la conservazione delle specie faunistiche di interesse comunitario nell’area del Monte Bove” del Parco Sibillini (prot. 384 del 29/08/2014), vorrei capire i motivi di determinate scelte, che a me paiono incongruenti o quantomeno contraddittorie e chiedere una delucidazione a chiunque possa fornirmela, partendo dal presupposto che posso essere benissimo io ad aver male interpretato o capito i punti in questione:
– innanzitutto nella seconda pagina della delibera, al punto 2, c’è scritto che i sentieri utilizzabili dagli escursionisti per arrivare al Bove Nord e alla Croce sono esclusivamente il n. 11 e 12; perché non si può utilizzare il n. 4, che taglia il pendio prativo della Val di Bove o passare per Valle Romana (in salita)?- il paragrafo III dà una definizione di attività alpinistiche alquanto ambigua, poiché nel paragrafo “definizioni” dello stesso allegato è scritto che tra le “Attività e discipline alpinistiche” c’è compreso, tra le altre, l’escursionismo. Poi subito sotto l’alpinismo è definito “attività alpinistica”. Questo crea confusione.- riguardo alle modalità di svolgimento delle salite alpinistiche, c’è scritto che va comunicato al Collegio Guide Marche in quale settore si andrà ad arrampicare e su quale via almeno 2 gg prima di andarci, per via del numero chiuso. Più sotto c’è scritto che la via può essere cambiata per motivi imprevisti anche lo stesso giorno che ci si va. Quindi, se io decido di fare in estate, per esempio, una via al Bove ma poi cambio e decido di andare alle Quinte ma lì per quel giorno si è già raggiunto il limite massimo di alpinisti, come devo regolarmi? Devo prima avvisare il Collegio? Devo rinunciare? Posso andare in deroga, dato che nel paragrafo non è specificato che, se cambio via, lo devo fare rimanendo nello stesso settore già prescelto?
 – Riguardo la parte riferita alla Croce di M. Bove, dove si descrive il rientro, è scritto che si può tornare a Ussita dal sentiero 6 e dal 5. Il 6 da quanto mi risulta non è segnalato e passa per il versante che guarda verso Casali; sono pendii ripidi, con ghiaioni molto mobili e, se si sbaglia punto di discesa, si finisce sopra alla fasce rocciose. E’ un percorso che generalmente non si fa mai, proprio perché non è facile da trovare ed è oggettivamente pericoloso. Il 5 è la parte inferiore di Valle Romana. Non ho capito come scendo dal numero 5 se Valle Romana mi è impedito di farla in estate (pagina successiva, dove sono descritti i rientri dall’Area B), ovvero senza neve, parlando dell’area A. Senza contare che la parte iniziale di Valle Romana, cioè quella segnata col n. 5 non è percorribile quasi per nulla in quanto il sentiero è praticamente sparito a causa di una valanga che, qualche anno fa, ha buttato giù i faggi, che ora sono orizzontali. In sostanza, dalla fine del ghiaione (scendendo) fino quasi allo stradone che poi porta in valle di panico, bisogna districarsi tra faggi, cespugli, sassi nascosti dalle foglie, buche invisibili perché coperte, rami. Sarebbe meglio che si ripristinasse la viabilità di quel tratto, peraltro lungo, prima di obbligare le persone a percorrerlo.
 – Sempre la discesa alla Croce: il rientro per i sentieri 5 e 6 è “in inverno obbligatorio”. Ma il periodo in cui posso andare alla Croce  non va fino al 31 ottobre?
 – L’avvicinamento a Punta Anna lo si fa solo da Frontignano. E se sono masochista e voglio salire da Valle Romana o da Calcara ?
 – Riguardo al rientro da Punta Anna, si può scendere in inverno da Valle Romana. Però se faccio le vie a P. Anna posso tornare per la Val di Bove in inverno mentre se faccio le vie che escono in vetta al Bove Nord (quindi poche centinaia di metri più in là rispetto alle vie di P. Anna) posso tornare, sempre in inverno, solo per Valle Romana. Le traversate sono bandite…
Ecco, questo è quanto non mi è chiaro della delibera. Un discorso a parte merita, come già peraltro ribadito da Paolo, il discorso sicurezza. A mio avviso è impensabile obbligare gli alpinisti a salire o scendere per determinati sentieri, specialmente in inverno, quando le condizioni oggettive possono creare non pochi periocoli ai frequentatori della montagna. Stesso discorso per l’escursionismo; non credo di aver mai visto un Parco che obbliga chi cammina a salire o scendere per forza su certi percorsi anziché su altri, avendo peraltro diverse alternativew a disposizione. Soprattutto quando, a livello di manutenzione e segnaletica spesso ci si trova di fronte a percorsi ostruiti (Valle Romana), oggettivamente pericolosi in ogni situazione (sentiero in zona Fraonare) o vietati come se non ci fosse una traccia alternativa (sempre Valle Romana; a parte che fare la Valle in salita, ai fini del movimento del ghiaione è quasi uguale che farlo in discesa, perché non tutti ci saltano sopra…Ma poi esiste una traccia netta che evita il ghiaione perché passa sul lato opposto della Valle. Perché non si potrebbe utilizzare quella?).
Non mi soffermo troppo, perché non sono io a doverlo fare, sull’altro aspetto preso in considerazione dalla delibera, cioè il ruolo a dir poco minimo che le Guide Escursionistiche hanno: se si prevede un numero di partecipanti superiore a 30 nelle uscite in mtb e cavallo, servono le Guide del Parco. Senza nulla togliere a loro, chi è GAE ma non Guida Parco viene discriminato. Ma questa situazione ho avuto modo di constatarla in altra occasione qualche anno fa, ad uno degli incontri con il Parco. In quel caso fu difficile far capire a chi di dovere che esistono anche Guide non AIGAE. Ma tant’è…
Spiace vedere, in ogni caso, il ruolo marginale che ancora il Parco offre ad alcuni professionisti (anche i volontari hanno qui terreno più fertile, nonostante tutto) della montagna, sia per quel che riguarda la questione della sentieristica sia per le attività escursionistiche (ma anche alpinistiche), vista anche la convenzione con il Collegio Guide Alpine Marche del 12/08/2014 n. 351. In quest’ultimo caso non esiste ruolo, visto l’ambito di competenza espresso in quella sede e riconosciuto in via esclusiva al Collegio.
Che dire? Speriamo solo che il carattere “sperimentale” della delibera lo sia veramente e che i vari errori (mi piace pensare fatti in assoluta buona fede) siano corretti e aggiustati in meglio (per tutti, non solo per alcuni…).

 

Silvia Bonifazi, 13 ottobre 2014:
Non sono direttamente intervenuta negli scambi di e-mail che si sono succeduti fino ad ora ma sento ad oggi l’esigenza di farlo, questo in seguito ad alcune affermazioni che ho riletto in una e-mail precedente e che mi inducono a dire quello che ne ho raccolto in merito, visto che nella mia filosofia di vita c’è il pensiero di base che “al pari di chi agisce non rispettando le regole, in buona o in cattiva fede, sia riprovevole colui che non fornisce una corretta informazione“, considerando altresì  importante che si vogliano e si debbano conoscere i propri diritti ed i mezzi a propria disposizione per farli valere.

Premetto che sono totalmente concorde con l’azione intrapresa da Paolo Caruso che prendendo l’iniziativa ha sollevato la questione e si è fatto portavoce di quello che è un pensiero oramai sempre più condiviso, a cui è da aggiungere la posizione chiara ed inequivocabile assunta recentemente dal CAI NAZIONALE, con lettera indirizzata al Ministero dell’Ambiente, sulla medesima nostra linea nei confronti del Parco.

Ringrazio al contempo Caruso, Speziale e gli altri che hanno contribuito a nome di tutti noi a perorare questa causa, pure per gli interventi nel momento della pubblicazione “a sorpresa” all’Albo Pretorio degli atti n. 48 e n. 384 (con nuove direttive in merito al Regolamento) che non contemplavano minimamente ne citavano le richieste che da anni e recentemente erano state inviate loro con le nostre richieste e proposte.

Le motivazioni del mio intervento nascono tuttavia dalle riflessioni che hanno fatto seguito ad alcune affermazioni riportate nell’e-mail di Maria Cristina Garofalo, Rappresentante di Mountain Wilderness, a cui ho agganciato la presente, come le seguenti:

1) “ma stiamo difendendo il sacrosanto ed indifferibile diritto dei camosci (…); oppure gli interessi economici di alcuni “umani“?!!!!”

2)dare una chiusa a una polemica che non sta in piedi se non per meri interessi economici che non intendono spostare il loro esercizio momentaneamente in altre zone, o “limitarlo”.

3) non se ne può più di questa polemica privata“.

4) “Mi permetto inoltre di invitare “chiunque” voglia impugnare di fronte alla UE il Trattato di Ahrus di leggerlo meglio, perchè mi pare gli sia sfuggito il senso dello stesso…

Ora, amici che leggete, mi chiedo se tutti noi che ci riconosciamo in questa causa e destinatari di detta e-mail e che siamo sulla stessa linea di Caruso, ed ora chiaramente ed ufficialmente pure del CAI Nazionale, possiamo “non” sentirci offesi (ai limiti della querela) per essere stati tacciati di agire per le motivazioni “private” ed “economiche” sopra citate (punti 1,2,3) dalla Responsabile di Mountain Wilderness, visto che unanimemente ora abbiamo una medesima posizione e rimarchiamo la nostra disattesa partecipazione nelle decisioni intraprese dal Parco.

RISPONDO ALLE AFFERMAZIONI aggiungendo qualche considerazione (nello stesso ordine numerico in cui sono state riportate sopra):

1 punto) Non ritengo che chi sta perorando la nostra causa possa essere indicato come chi agisce per “meri motivi economici e privati” tralatro  quasi a dire come chi “non pensa al bene dei camosci” solo perché non condivide “certe” misure (e qui da animalista – vegetariana ed ambientalista non mi dilungo in ulteriori argomentazioni sull’equità nelle misure di tutela da applicare a tutte le attività che si svolgono nel Parco, se sussistono le motivazioni, o a nessuno, peraltro tematiche già da altri ampiamente dibattute nelle e-mail precedenti)

Mi chiederei piuttosto il “perchè” si sia arrivati a dover tutelare dal rischio estinzione i camosci ed a farli ripopolarenon credo per colpa degli alpinisti o Turisti di altro genere…

Mi chiederei perchè in altri Parchi Nazionali, dove la pratica dell’Alpinismo è un punto di eccellenza, i camosci siano stati reintrodotti con grande successo, sebbene un divieto come questo non sia stato imposto (peraltro detti Parchi, ad. es. Parco Naz. Gran Sasso, non occupano un ultimo posto come quello dei Sibillini nell’XI Rapporto Ecotur sul Turismo Natura redatto con ISTAT – ENIT ed Università Dell’Aquila e presentato ad ECOTUR-Borsa Internazionale del Turismo nell’Aprile 2014),

Mi chiederei il perchè stupirsi del fatto che ci sia “Personale del Parco”  sulle creste del M. Bove il giorno di Ferragosto (sempre da e-mail MW) a controllare e regolare i flussi turistici…è grave invece che non ci siano dei Guardia Parco in pianta stabile in un Parco Nazionale!…ma almeno si potevano prevedere figure professionali di controllo per la durata del Progetto LiFE includendole nel Budget dello stesso!

2-3 punti) Il lasciar intendere che qualcuno abbia motivi “privati” o “economici” che lo inducono a protestare, ovvero quello che viene con rispetto definito dalla legge “Portatore d’Interesse Individuale”, sia quasi da non considerare degno di attenzione nel caso in cui sollevi le Sue obiezioni “private”… quasi sia ai limiti del “tedioso”…

Inoltre, vorrei sottolineare alla Signora di MW, che sinceramente non conoscevo sotto questi toni, che comunque i “Portatori d’Interesse Individualisono contemplati e riconosciuti dal Diritto Internazionale e Nazionale nei procedimenti partecipativi degli Enti Pubblici, per cui siamo usciti dall’Età e dalle leggi Medievali…vedi “Convenzione di Aahrus” e vedi “Articolo 1 della Costituzione Italiana”…L’Italia è una Repubblica Democratica, fondata sul Lavoro”

Mi chiederei, in aggiunta, se un Portatore d’Interessi si sentisse leso ai sensi del I Articolo della Costituzione Italiana, perchè non dovrebbe protestare o farlo presente? D’alta parte, mi pare che “per fini produttivi” (quindi deduco lavorativi…) venga autorizzato l’accesso ai veicoli a motore nelle Aree Parco dove in genere non è permesso ed ai sensi dell’Art. 5 Legge Regionale Marche 52/74 (cui in genere si appoggiano le Ordinanze Autorizzative dei Sindaci)…quindi perchè un lavoro e quindi un diritto dovrebbe essere diverso da un altro?! La Legge non “era” uguale per Tutti?!

4 punto) Affermazione che mi ha infastidito non poco ed offeso, il fatto che siamo stati invitati a rileggerci la “CONVENZIONE DI AARHUS” con un tono nell’invito “arrogante” ed “allusivo”perché “pare” che non ne abbiamo capito il senso… quasi ad indicare che nelle nostre comunicazioni al Parco, dove ci appellavamo alla “Convenzione UNECE” per far rispettare all’Ente i Nostri diritti alla Partecipazione, l’avessimo menzionata impropriamente…

… soprattutto quando la riteniamo “fondamentale” per far presente dette inosservanze in sede di Commissione Europea, e qui ricordo che il Diritto all’Accesso alla Giustizia, sempre per la medesima Convenzione, ci permette di impugnare un provvedimento pubblico che si ritiene non aver rispettato la Partecipazione e l’Informazione Pubblica, soprattutto visto che si parla di Fondi Europei (come di seguito verrà descritto) e soprattutto poichè riguardo alla Convenzione UNECE si è rilevata una certa ignoranza (nel significato più puro del termine: ignorante è colui che ignora)…

QUINDI, l’invito a rileggersi bene ed a comprendere i campi di applicazione della stessa Convenzione lo rispedisco al mittente.

(Ho inoltre notato come pure molti “addetti ai lavori” non conoscano alcune leggi che rientrano nell’ambito nazionale dell’applicazione dei contenuti partecipativi ed informativi relativi ad Aarhus (es. l’Albo Pretorio non è solo una “Vetrina Virtuale” ma serve al cittadino per prendere visione degli atti pubblici emanati ed eventualmente a presentare nei tempi di pubblicazione eventuali obiezioni – Legge 7 Agosto 1990 n. 241 / che già da prima riconosceva il diritto all’Informazione ed alla Partecipazione nella Ns. Costituzione e che viene pure elencata dal Ministero dell’Ambiente nel file in allegato, riguardante il Secondo Rapporto di Attuazione in adesione alla Convenzione di Aarhus/UNECE), quindi ho ritenuto molto importante tentare di chiarire quanto seguirà  in merito…

Questi i motivi che mi hanno portato a decidere, per chi vorrà e non le conosca già, di annoiarVi intervenendo nel tentativo di fornire alcune basilari delucidazioni su Aarhus, per quel poco che le mie capacità mi consentiranno di fare…

naturalmente augurandomi che almeno qualcuno di Voi, se ancora ha dubbi relativamente all’argomento, magari alimentati ulteriormente dall’invito della rappresentante di MW, abbia  la pazienza e la curiosità, sinonimo di crescita intellettuale e di evoluzione, di voler leggere quanto nei paragrafi successivi…

…a Voi il giudizio finale se ci siamo impropriamente appellati ad “Aarhus” o meno… aggiungo per completezza di informazione il Secondo aggiornamento del rapporto nazionale sull’Attuazione della Convenzione di Aarhus (Convenzione UN/ECE sull’accesso alle infomazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e  l’accesso alla giustizia in materia ambientale)”

 

Luigi Martino, 14 ottobre 2014:
Trovo molto interessante e formativo questo scambio di e-mail.
Nonostante non siano tutte utili, alcune povere in contenuti ed altre addirittura offensive, abbiamo modo di imparare molto. Chi come me non è attivissimo nel far valere i propri diritti per qualsivoglia motivo ha la fortuna di poter contare su persone come Paolo Caruso che da anni si prodiga per noi e per moltissimi, al fine di ottenere almeno trasparenza su ciò che per diritto ci spetta.
Grazie Paolo.
In questa mail volevo però ringraziare particolarmente Silvia Bonifazi, che in modo chiaro e corretto sta dando la possibilità a tutti di informarsi “meglio” circa lo stato dei fatti e le relative definizioni e leggi che ne concernono. Grazie per l’ampliamento culturale accompagnato dal tuo lavoro e dai modi con cui ti poni, peccato che il parco dei Sibillini non fosse in copia, avrebbero potuto chiarire diversi punti importanti essenziali per un maggior rispetto di tutti noi. A proposito, non ho visto il file allegato relativamente al Ministero dell’Ambiente: potresti inviarcelo?
Purtroppo non tutti hanno il buonsenso di soffermarsi su ciò che pensano, se giusto o meno, credendosi al di sopra, e dimostrandosi piuttosto arroganti.
Ci eravamo già accorti di quanto la Signora di Mountain Wilderness avesse scritto una mail senza senso ma, con tutte le informazioni che Silvia Bonifazi ci ha fornito su Aarhus, ecc., la stessa Signora di MW appare realmente “fuori quadro” e soprattutto un soggetto che ignora realmente le normative e che le travisa, non so se e per quali interessi personali o associativi, cercando di sminuire i nostri diritti di cittadini, peraltro ben garantiti dalle normative.
Mi fa specie che una e-mail così disinformativa possa essere scritta da qualcuno che dovrebbe rappresentare un associazione come MW.

postato il 4 dicembre 2014

 

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La lunga notte dei Sibillini 1

A proposito del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, qui di seguito riporto lettere e missive varie che si sono susseguite dal 4 settembre 2014 al 10 settembre 2014. L’insieme è un quadro un po’ desolante dell’incapacità, tutta nostra italiana, di vedere i problemi in modo costruttivamente comune. Senza particolare colpa dei singoli e a dispetto della quasi generale buona volontà. Prima parte (1-3).
Paolo Caruso, guida alpina, 4 settembre 2014:
“Il 19 agosto siamo andati a Punta Anna  (M. Bove Nord – Parco Nazionale dei Monti Sibillini) certi ormai dell’operatività del nuovo regolamento che doveva sostituire il divieto di accesso alle pareti del M. Bove e che, come tutti ricorderete, in base a quanto ci avevano detto nella riunione dell’8 luglio svolta nella sede del Parco, sarebbe stato operativo leggermente in ritardo rispetto alla data del 15 luglio proposta. Scrissi una mail al parco il 13 agosto ma non ho ricevuto risposta alcuna fino al 17 sera. Dal 18 mattina ero in attività. Ho letto quindi la mail del Direttore Franco Perco al ritorno da Punta Anna e… il divieto era ancora vigente e nulla aveva fatto il Parco per cambiare le cose e introdurre il nuovo regolamento!
Conclusione… verbale! Incredibile, mai vista una cosa simile in nessun posto al mondo. Interessante però, come esperienza, l’aver preso per la prima volta una multa per esercitare il mio lavoro e la mia passione. Chissà se sono la prima guida alpina ad essere sanzionata per aver fatto una salita con due miei allievi nonchè amici, cioè per aver fatto il mio lavoro? Chiederò in modo specifico al Collegio Nazionale.
Ho informato la redazione della rivista di cui sotto dell’accaduto e, senza che me lo aspettassi hanno fatto subito un articolo. Interessanti i commenti delle persone competenti, che argomentano i fatti da esperti, meno  interessanti logicamente i commenti dei superficiali. C’è anche un commento del Direttore Perco e poi anche uno mio personale.
Considerando tutta la situazione iniziata dal 2009 per finire a questo grave ritardo nell’applicare il nuovo regolamento propostoci nell’incontro dell’8 luglio scorso, cosa che è avvenuta ieri, praticamente a estate finita, ritengo particolarmente grave il modus operandi dell’Ente Parco e ritengo sia necessario prendere i provvedimenti del caso.
Per concludere, vi faccio presente che nella DP_N48_28_08_14 (1)-1 che ho ricevuto ieri l’altro e che vi giro in allegato,  pubblicata all’Albo pretorio Telematico del Parco dei Sibillini in data 28/08/2014 con scadenza 11/settembre 2014 con numero di registro 551/2014-S, non viene menzionato il documento da noi elaborato e da me inviato al Parco il 15/07/2014 contenente le nostre osservazioni, di cui mail di risposta del Direttore Perco del 23 luglio 2014 Prot. 4303. Ancora una volta ci chiediamo come possa l’Ente Parco confondere un proprio monologo con le scelte condivise e partecipate, così come previsto dalle normative nazionali ed europee, sulla base della Convenzione di Arhus”.
Lucio Marcantonini, 5 settembre 2014 (condiviso da Micaela Solinas):

“Sinceramente non riesco proprio a capire perche’ tu sia stato multato per aver compiuto una azione che, per le modalita’ con cui si è svolta, è da considerare del tutto conforme ai criteri stabiliti dalla dirigenza del Parco cosi’ come sono stati illustrati durante la riunione dell’ 8 luglio….
Quali ragioni possono essere invocate per sostenere che in quella occasione il tuo agire possa aver prodotto delle reali conseguenze negative sulla fauna del Parco? Forse delle ragioni di inefficienza burocratica?
Lo so che è brutto pensarlo (e anche scriverlo) ma a me pare che il verbale in questione ti sia stato fatto per motivi tutto sommato pretestuosi.
Dico questo perchè alla riunione dell’ 8 luglio ero presente anch’io, e in quella occasione ho avuto la sensazione che la dirigenza del Parco, purtroppo, mal sopporti le tue pertinenti critiche e le tue motivare osservazioni al loro operato. Dico purtroppo perchè, a mio modesto parere, e al netto di qualche tua dichiarazione forse un po’ poco diplomatica, il Parco potrebbe crescere molto se i suoi responsabili fossero un po’ piu’ ben disposti nel valutare le proposte che vengono dalla tua esperienza e dalla tua competenza. Per il momento, invece, pare che abbiano preferito limitarsi a cogliere al volo la prima occasione che si e’ loro presentata per consumare una sorta di infantile rivalsa nei tuoi confronti. Che ci vuoi fare, le critiche ben motivate sono come la verità: possono far male; e, putroppo, non sempre noi esseri umani siamo in grado di avere l’umilta’ e la maturità adeguata per accoglierle e per riconoscerle come salutari.
Vorrei infine concludere queste mie modeste riflessioni con una bonaria provocazione rivolta a tutti i Signori dirigenti del Parco dei Sibillini: se davvero considerate Paolo Caruso come un nemico della natura allora vi auguro di incontrare molti altri nemici come lui: la natura non potrà che guadagnarne”.
Marco Speziale, 6 settembre 2014:
“Nella nuova disposizione DP_N48_28_08_14 (1)-1, allegata alla mail di Paolo, non solo non compare il documento da noi elaborato e da me inviato al Parco il 15/07/2014 contenente le nostre osservazioni, ma non c’è neppure traccia della regolamentazione, proposta dal Parco e da noi accettata, circa l'”acrociclismo” (quello che normalmente si chiama “mountain bike”), della regolamentazione numerica dell’escursionismo, né tantomeno delle modalità con cui potersi prenotare per andare ad arrampicare.
Ora vi chiedo: dal momento che la prossima settimana vorrei andare a fare la via Alletto-Consiglio sul Bove Nord, cosa devo fare? Non vorrei rischiare di incorrere anche io in un verbale… Se ci fosse qualcuno di voi che mi può aiutare…”.

Lucio Marcantonini, 7 settembre 2014:
“In una delle due mail inviate in data 27/07/14 il presidente Franco Perco ha scritto: “Resta fermo che per quanti di Voi siano realmente interessati a partecipare, in maniera costruttiva, al confronto sulle complesse problematiche relative alla fruizione responsabile, confermiamo la disponibilità del Parco a fornire, anche telefonicamente od incontrandoci, tutte le informazioni e i chiarimenti e a valutare utili suggerimenti e proposte che possono contribuire a migliorare l’operato del Parco“.  Se Paolo lo ritenesse opportuno si potrebbe anche chiedere un incontro allo scopo chiarire questa singolare situazione. Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensa…”.

Marco Speziale, 8 settembre 2014, ore 10.57:
“Il problema è sapere se il Direttore e il Parco tutto siano davvero interessati ad avere un confronto costruttivo; questo perché, fino a ora, di richieste di chiarimento e di proposte di risoluzione di vari problemi, da qualche anno a questa parte (2009), ne sono state fatte a decine… ma fino a oggi di chiarimenti ne sono stati dati ben pochi e le nostre proposte non sembra che siano state prese molto in considerazione.Io stesso in una mail dell’11 giugno ho chiesto al Direttore, al Presidente e al Parco delucidazioni sul divieto a Colle delle Cupaie e al Bove e sullo stato di avanzamento del Progetto di Conservazione delle Praterie alto-montane, ma a tutt’oggi non ho ricevuto alcuna risposta da nessuno dei tre!So per certo che anche Paolo ha sollecitato la risoluzione di svariati problemi senza riuscire a ottenere alcun risultato; d’altronde anche io quando a maggio dell’anno scorso ho chiesto chiarimenti tecnici sul Progetto delle Praterie, senza tra l’altro esprimere alcun valutazione nel merito, mavolendo esclusivamente comprendere come avrebbero voluto realizzare il pascolo forzato in Val di Bove, l’unica cosa che ho ricevuto in risposta è stata una mail di insulti. Con questi presupposti nutro scarse speranze e mi viene da pensare: “lasciate ogni speranza o voi che entrate”. Però, essendo il territorio del Parco e i soldi pubblici da loro spesi anche miei, di certo non smetterò di continuare a bussare alle loro porte”.

Daniele Catorci, 8 settembre 2014, ore 14.00:
“Ma in tutto questo qualcuno ha ragionato sui tempi? Appena uscita la notizia ho subito detto che la stronzata l’aveva fatta il parco, che come è già stato detto, aveva annunciato che la nuova disposizione proposta alla riunione dell’8 luglio sarebbe stata in vigore il 15. Tanto che se si andava a vedere sul sito del parco era irreperibile sia il vecchio che il nuovo regolamento. Ma poi ho pensato, dopo aver letto il commento di Paolo su cronache maceratesi: ma come? ha scritto una mail per far sapere al parco che voleva andare al Bove? Il 13? Il 13 Agosto?? la mia faccia: O.o… ma possibile che non ha pensato che gli uffici pubblici di tutta italia sono chiusi il 14, 15 e 16 agosto? mah… boh… a me è sembrata una provocazione… ma sicuramente mi sbaglio. Dopo di che non si può dire, Lucio, che chi ha fatto il verbale lo abbia fatto apposta per colpire Paolo. Se non sbaglio il verbale, o comunque i controlli, viene effettuato dal corpo forestale dello stato, e non dal parco, e mi risulta che Paolo abbia problemi con l’ente Parco non con ogni singolo forestale che fa il suo dovere. dopo di che, la gente sarà anche idiota, ma basta leggere i commenti in giro, per capire che Paolo si sia fatto cosi una pessima pubblicità. Ma magari è una mia impressione. Di sicuro nelle marche non è visto un gran che bene da nessuno, nonostante i miei sforzi che sono praticamente l’unico IAMA nelle marche che ha un giro di gente che arrampica e che ha contatti con le cerchie che voi tutti disprezzate cosi tanto. Vorrei rispondere poi a Marco che reputo una persona gentile e disponibile, per avere notizie di questo famoso progetto ti basta cercare in internet la bibliografia del responsabile del progetto, troverai decine di pubblicazioni che ti spiegheranno le modalità di realizzazione del progetto. Il progetto finanziato dall’UE, consiste nell’utilizzo di capi di bestiame per tenere sotto controllo e possibilmente ridurre la presenza di specie infestanti che fanno si che la biodiversità delle prateria sconpaia.​ Nel contempo viene studiato il benessere degli animali utilizzati per il pascolo. Inoltre vorrei ricordare che, ma so già che verrò smentito ma so anche che chi mi smentirà dirà cazzate, dai responsabili del progetto era stato chiesto più volte nel corso degi anni un incontro pubblico per chiarire la questione e spiegare a tutti quelli che avrebbero voluto sentire, il progetto stesso. Ovviamente non è mai stata ottenuta risposta. Detto ciò… chiudo qui, credo di aver detto abbastanza, forse anche troppo”.

Micaela Solinas, 8 settembre 2014, ore 16.31:
“Caro Daniele e cari tutti, rispondo di getto alla tua mail. So che sei un ragazzo intelligente e in gamba, ma non basta finchè non arriverai a capire che questo non significa che gli altri sono tutti fessi, o ignoranti. Ovviamente sei in una situazione scomoda, preso tra l’incudine e il martello, ed è proprio per questo che forse al tuo posto io preferirei tacere, ma questa è solo un’opinione personale e lascia il tempo che trova.
Di sicuro come istruttore del CASM non mi piace che tiri fuori la nostra scuola come i cavoli a merenda. Che cosa c’entra quanto è diffusa IAMA nelle Marche e la reputazione di Paolo nel mondo alpinistico con la questione del parco, scusa? D’altra parte sai benissimo che il successo di IAMA e del Metodo è in continua crescita in tutta Italia, anche grazie ai suoi istruttori che si fanno apprezzare e rispettare praticamente ovunque operino. Forse se nelle Marche non si fanno passi avanti il problema non è solo del Direttore della scuola. Paolo non può essere dappertutto e come personaggio pubblico è esposto ai giudizi, benevoli e non, di chiunque, esattamente come il Parco dei Sibillini e i suoi gestori. C’è chi ne pensa bene, chi male, chi così così. E, infatti, se leggi i commenti “in giro” (a proposito, di cosa si tratta, di una nuova rivista?) ma soprattutto su Cronache Maceratesi, per tornare a parlare di fatti concreti e non di fumo (tutti i commenti però, non solo quelli che ti fa comodo citare) vedrai che ce ne sono anche molti negativi sul parco e positivi su Paolo. Quindi? Quale conclusione vorresti trarne?
Io preferisco ragionare con la mia testa, piuttosto che sulla base di quello che pensano e dicono gli altri.
Se c’è un dissenso, vuol dire che c’è un motivo per il dissenso, fosse anche un’incapacità del Parco di comunicare nel modo giusto con le persone che questo dissenso esprimono. Un ente pubblico non può sottrarsi a questo, come non può sottrarsi al rendere conto del proprio operato, la famosa “accountability”. “Non siamo per sottrarre responsabilità ai dirigenti: siamo per dargliele tutte. Vorremmo che la parola accountability trovasse una traduzione in italiano, perché vi sono le responsabilità erariali, quelle penali e quelle civili, però non ve n’è una da mancato raggiungimento degli obiettivi, se non a livello teorico…”. L’ha detto Renzi nel suo discorso di insediamento, nientepopodimeno. Non è per parlar bene o male di lui che faccio questa citazione, non sto facendo politica, ma il problema è citato dal nostro premier perché ESISTE, ed è uno dei grandi problemi dell’Italia. I nostri politici, la nostra classe intellettuale e manageriale, sono abituati a non dover mai rendere conto di ciò che fanno, mai – soprattutto – dei propri errori e delle proprie mancanze, mentre magari il loro DOVERE quotidiano è sbandierato come un grande successo.
Per fortuna, anche se lentamente, le cose stanno cambiando, la gente “comune” sta alzando la testa e cominciando a chiedere come, dove, quando, perché, con quali risultati. Bene, finalmente stiamo diventando cittadini!!!
Un parco ha il dovere di dare informazioni precise e circostanziate sui propri progetti e sulle proprie attività e soprattutto sui risultati ottenuti, se gli viene richiesto, perché un parco è un ente pubblico e utilizza denaro pubblico. Il fatto che certe informazioni si trovino su internet non esime gli enti pubblici dal dare risposte. Un conto è ciò che trovo con mie ricerche private sul web, un conto è ciò che ufficialmente mi risponde l’ente. Inoltre, si trovano spesso i progetti, le dichiarazione di intenti, i “faremo”, le “modalità di realizzazione”, molto più raramente i risultati, ciò che è stato fatto e ottenuto.
Non solo, le spiegazioni vanno date in modo esaustivo ma sintetico, senza pretendere che un non addetto ai lavori si legga decine di pubblicazioni scientifiche per venire a capo di un singolo progetto. Non è difficile da capire, la chiamano trasparenza e democrazia.
Infine, la chiusura del parco nazionale il 13, 14, 15 e 16 agosto: ho capito bene? Un ente pubblico che gestisce un’area protetta e quindi flussi turistici che chiude nel periodo di massima affluenza?? Stiamo scherzando per caso??? TU hai ragionato su quello che scrivi??? Infatti i forestali erano al loro posto, e ci mancherebbe altro! Loro hanno fatto semplicemente il loro dovere, mentre il parco ha una precisa responsabilità: dopo aver fatto annunci di date che non ha rispettato, ha lasciato tutti senza comunicazioni per alcuni giorni e non ha risposto alle mail.
E’ mia opinione che, visto che il nuovo regolamento non prevede sanzioni per l’attività esercitata da Paolo, visto lo scarto di pochissimi giorni tra l’entrata in vigore del nuovo regolamento e “l’infrazione” commessa e visto che, appunto, era stata pubblicamente comunicata la data del 15 agosto per l’entrata in vigore delle nuove regole e in assenza di contro-comunicazioni, il Parco avrebbe tranquillamente potuto decidere di non procedere. Ma anche questa è un’opinione personale e lascia il tempo che trova.
Includo nella mailing list la presidenza dI IAMA per la parte che interessa la scuola”.

NotteSibillini1-La rocciosa parete del monte Bove nordMicaela Solinas, 8 settembre, ore 16.49:
“E’ mia opinione che, visto che il nuovo regolamento non prevede sanzioni per l’attività esercitata da Paolo, visto lo scarto di pochissimi giorni tra l’entrata in vigore del nuovo regolamento e “l’infrazione” commessa e visto che, appunto, era stata pubblicamente comunicata la data del 15 agosto per l’entrata in vigore delle nuove regole e in assenza di contro-comunicazioni, il Parco avrebbe tranquillamente potuto decidere di non procedere.
Vorrei aggiungere: e dopo anni di ineccepibile rispetto di tutti i divieti, per quanto penalizzante ciò sia stato per la sua attività professionale e nonostante le ripetute infrazioni da parte di altri soggetti, note a tutti e mai sanzionate“.

Oliviero Olivieri (Presidente del Parco dei Sibillini), 9 settembre 2014, ore 17.48:
“Cari amici, in merito alle e-mail di Paolo Caruso e ai relativi commenti, contenenti molte imprecisioni, appare doveroso fornire alcuni chiarimenti:

  1. Il Sig. Caruso non poteva non conoscere le disposizioni di cui al D. D. n. 542.2009 (pubblicato sul sito internet del Parco sibillini.net), la cui vigenza era stata confermata anche telefonicamente allo stesso Caruso dal Dr. Rossetti (funzionario del Parco) in data 8/8/2014, quindi precedentemente al giorno  (19/8/2014) in cui è stata comminata la sanzione;
  2. Tutti gli atti e le disposizioni del Parco vengono pubblicati contestualmente alla loro emanazione sul sito dell’Ente sibillini.net;
  3. Il Sig. Caruso ha scritto al Parco in data 13/08/2014 peraltro confermando di aver già parlato con il Dr. Rossetti (v. punto 1);
  4. L’Ente Parco è una pubblica amministrazione e, in quanto tale, ai sensi della L. 241 del 1990 è tenuto a rispondere entro 30 giorni dal ricevimento dell’istanza  e osserva i giorni di chiusura ordinari per la pubblica amministrazione che comprendono i giorni festivi (peraltro giorni e orari di apertura sono anche indicati nel sito del Parco); per garantire le attività di informazione nei confronti di visitatori e fruitori nei giorni di massimo afflusso turistico il Parco garantisce comunque l’apertura di diversi centri informativi dislocati sul territorio, tra cui uno è a Visso;
  5. Il Parco ha comunque provveduto a rispondere con la massima sollecitudine possibile al sig. Caruso tramite e-mail in data 18/08/2014 (prot. n. 4784), quindi precedentemente al giorno  in cui è stata comminata la sanzione, ribadendo ulteriormente la norma in vigore;
  6. La riapertura sperimentale delle vie di arrampicata del M. Bove, annunciata dal Parco nell’incontro pubblico del 8/7/2014 in deroga al suddetto DD 542/2014 era subordinata alla definizione e organizzazione delle relative modalità gestionali e, pertanto, era oggettivamente impossibile rendere vigente le nuove disposizioni già a partire dal 16/07/2014. Nell’ambito del suddetto incontro il Parco si era comunque impegnato ad emanare le nuove disposizioni entro l’estate 2014 e, in particolare, entro il mese di agosto;
  7. Con D.D. n. 384 del 29/08/2014, in attuazione del D.P. n. 48/2014, il Parco ha provveduto a riaprire le vie alpinistiche del M. Bove secondo le modalità indicate nel “Documento informativo sulle attività e discipline alpinistiche nel Parco Nazionale dei monti Sibillini e, in particolare, nell’area del M. Bove”, redatto in collaborazione con il Collegio regionale delle Guide Alpine delle Marche, come annunciato nell’incontro dell’8/7/2014; tali disposizioni sono vigenti dallo stesso giorno del 29 agosto e prevedono la possibilità, per i prossimi anni, di effettuare attività alpinistiche sul M. Bove dal 16 luglio (secondo le modalità indicate), come annunciato dal Parco sulla base delle valutazioni tecniche effettuate da autorevoli zoologi e discusse anche nel citato incontro pubblico;
  8. Il suddetto documento, e i relativi allegati, è pubblicato sul seguente indirizzo: http://www.sibillini.net/attivita/regolamenti/index.html

Vale la pena sottolineare che essendo il Sig. Caruso una Guida Alpina, la diligenza richiesta non è certo quella ordinaria, ma professionale che richiede, quindi, maggiore perizia della sua condotta.
Non posso, infine, non manifestare il mio disappunto per queste continue polemiche fondate su informazioni approssimative e che talvolta appaiono provocatorie e strumentali  al mero raggiungimento di interessi particolari. Per questo motivo  gradirei di essere tolto da questo indirizzario, ferma restando la mia disponibilità e del Parco, nei confronti di coloro che realmente volessero approfondire le problematiche e contribuire con spirito costruttivo a migliorare il nostro operato”.

Lucio Marcantonini, 9 settembre, ore 22.02:
“Ciao Daniele, mi pare che Micaela abbia replicato in maniera dettagliata alle tue osservazioni, non ho quindi nient’altro da aggiungere se non una mia piccola riflessione: io difendo le mie idee ma sono anche disposto a cambiarle, qualora qualcuno mi dimostri che sto sbagliando. In ogni caso, comunque, la difesa delle mie idee non comporta affatto il disprezzo verso i miei simili. Lo ritengo un atteggiamento controproducente e antropologicamente scorretto. Credo invece che sia molto importante evitare il “muro contro muro” sapendo ascoltare le ragioni degli altri, perche’ se si perde la capacita’ di dialogo si finisce nella stessa disastrosa situazione in cui si trovano le persone nella striscia di Gaza (cioè nell’ infernale regno dell’ odio). In conclussione, quindi, vorrei che ti fosse chiaro che non disprezzo nessuno.
Anche a questo riguardo voglio aggiungere che le tue critiche nei confronti di Paolo mi sembrano sostanzialmente fuori misura: personalmente lo conosco oramai da diverso tempo e posso testimoniarti che non mi è mai sembrato una persona chiusa sulle sue idee in maniera ideologica; e’ vero, a volte, magari, pecca un po’ in diplomazia, ma ha il grande pregio della sincerità: dice con chiarezza e senza sotterfugi cio’ che pensa davvero (e questo, a ben vedere, è un bel segno di rispetto verso i propri simili). Per contro, invece, mi pare necessario far notare (e lo scrivo con sincero rammarico) come tra la dirigenza del Parco dei Sibillini ci siano diverse persone che ragionano un po’ troppo da politici e che peccano a volte di scarsa capacita’ di ascolto verso i propri interlocutori”.

Maria Cristina Garofalo (presidente Mountain Wilderness Umbria), 10 settembre 2014 (questa lettera ha suscitato un vespaio tremendo, NdR):
“Di rientro dalle ferie apprendo solo ora della vicenda. Un’unica domanda mi viene da porre (e gia’ da tempo mi frulla in testa, visto il tono tenuto nelle varie riunioni da ‘alcuni diretti interessati).
Ma stiamo difendendo il sacrosanto ed indifferibile diritto dei camosci  (e di tutti i selvatici) di vivere in uno spazio ‘protetto’ (almeno per una fase della loro vita, e sinceramente mi parrebbe gia’ pochino…); oppure gli interessi economici di alcuni ‘umani’?!!!! Scusate, ma mi pare che stiamo proprio fuori quadro!
L’uomo, sempre piu’ invasivo, che non ce la fa a stare neanche per un periodo ben delimitato e definito, fuori da uno spazio a beneficio di altri esseri viventi ‘non titolari di diritti’!!!!
Credo che un dovuto passo indietro e un po’ di intelligenza e sensibilita’ ambientale (anche da chi è meno ‘integralista’ di Mountaiun Wilderness), ragionevolmente, possa essere fatto e dare una chiusa ad una polemica che non sta in piedi se non per meri interessi economici che non intendono spostare il loro esercizio momentaneamente in altre zone, o ‘limitarlo’.
Personalmente non mi è sembrato vero di trovare personale del Parco sulle creste del Bove, il giorno di Ferragosto, che con grande professionalità e leggereza, invitavano i turisti/trekker, ecc., a mantenersi nei limiti della zona non integrale. Ce ne fossero ogni giorno e in ogni parte del Parco!
All’Ente Parco si possono addebitare molte ‘defaillance’, ed io per prima l’ho fatto, ma non certamente questa!!! Non se ne puo’ piu’ di questa polemica ‘privata’. Mi permetto inoltre di invitare ‘chiunque’ voglia impugnare difronte alla UE il Trattato di Aarhus di leggerlo meglio, perché mi pare gli sia sfuggito il senso dello stesso… Mi scuso con il Prof. Olivieri per averlo ri-tirato dentro la mailing list, ma era giusto che conoscesse anche questa posizione. Non ho altro da dire e non risponderò né in pubblico né in privato a ulteriori commenti. Questa è la posizione ufficiale di MW Umbria”.

CONTINUA

postato l’8 novembre 2014

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Accordo Parco dei Sibillini-Guide alpine

La pluriennale querelle con il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, di cui abbiamo già dato notizia in http://www.alessandrogogna.com/2014/03/15/monti-sibillini-lettera-aperta-chi-e-nemico-della-natura/ e in http://www.alessandrogogna.com/2013/12/31/numero-chiuso-nel-parco-dei-sibillini/ sembrava avviata alla felice conclusione con l’accordo tra il Parco e le Guide Alpine.

Sibillini-Convenzione-Parco-Guide-12ago14

Non si comprende però perché il Parco ha scelto di fare un accordo unilaterale con le Guide Alpine tralasciando così altri interlocutori diretti come a esempio il Club Alpino Italiano. Che non ha tardato a intervenire sull’accordo fatto, tramite una lettera della presidente del CAI di Ascoli Piceno, Paola Romanucci, che qui riportiamo integralmente e che condividiamo.

Sibillini-accordo-1_l.20091209221925


PARCO DEI SIBILLINI – COLLEGIO DELLE GUIDE ALPINE: UNA CONVENZIONE SBAGLIATA

di Paola Romanucci, presidente della Sezione CAI di Ascoli Piceno

Il Parco nazionale dei Sibillini informa di aver stipulato un accordo con il Collegio regionale delle Guide Alpine per la pratica sostenibile delle attività alpinistiche, a tutela del ripopolamento del camoscio appenninico e con particolare riferimento ad aree sensibili come il Monte Bove. Questo, malgrado una richiesta ufficiale del CAI Marche e Umbria di istituire un tavolo consultivo già previsto da un protocollo di collaborazione siglato ben 14 anni fa dal CAI e dal Parco.

L’accordo impegna il Parco “a riconoscere il Collegio quale referente tecnico ufficiale in materia di attività alpinistiche” (art.3), con la precisazione che esse includonole attività di alpinismo, di arrampicata, di bouldering, escursionistiche, sci-escursionistiche, sci-alpinistiche, ciclo escursionistiche (mountain bike), speleologiche, torrentistiche e dei parchi acrobatici, comprese le attivita a queste collegate, svolte in modo autonomo o in accompagnamento, a livello professionale e non, in qualsiasi stagione e su qualsiasi terreno, ivi compresi terreni innevati e non, roccia, ghiaccio e media montagna” (art.2).

Sibillini-accordo-2120622623_10936f58bfE’ evidente che, secondo la Direzione del Parco, esiste un unico soggetto competente e possibile referente in materia di attività in ambiente montano. Esiste un unico soggetto titolato a collaborare con il Parco al fine di garantire la compatibilità delle sopraddette attività alpinistiche con la tutela dell’ecosistema montano, la formazione di una coscienza ambientale e la promozione di un alpinismo di tipo tradizionale e sostenibile.

Non siamo d’accordo. Invitiamo il Parco dei Sibillini a prendere atto che il Club Alpino Italiano, fondato nel 1863 ed eretto a ente pubblico con legge dello Stato n.91 del 1963, “ha per iscopo l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale” (art.1 Statuto CAI), trae sua forza rappresentativa da oltre 315.000 soci e quasi 500 sezioni (di cui circa 3740 soci e 14 sezioni nelle Marche) e fonda la sua attività volontaristica sui principi di tutela e promozione dell’ambiente montano, nonchè della sua frequentazione su basi di responsabilità, consapevolezza e autoformazione.

Ci appare grave che la Direzione del Parco abbia ignorato il nostro ruolo istituzionale e disatteso il nostro patrimonio ultracentenario di competenze, di esperienza e di tradizione. Un patrimonio collettivo e capillarmente diffuso nel corpo sociale, basato sul puro volontariato, sulla passione e sulla conoscenza della montagna. Un patrimonio che in più occasioni abbiamo messo a disposizione del Parco, con la nostra opera di segnatura e mappatura dei sentieri, con interventi pubblici a supporto della tutela degli ecosistemi interni al Parco.

Ricordiamo che il Parco dei Sibillini deve per larga parte la sua stessa istituzione alle battaglie ambientaliste della Sezione CAI di Ascoli Piceno (suggeriamo al Direttore la lettura di “Sibillini, storia di un Parco”, a cura di Marcello Nardoni, edito dalla Sezione del CAI di AP).

Ricordiamo che la scoperta alpinistica e la divulgazione del territorio dei Sibillini è in consistente misura dovuto a soci del CAI che, sin dagli anni Trenta dello scorso secolo, dal precursore Angelo Maurizi fino agli alpinisti del CAI dell’Aquila, Macerata, Ascoli, Perugia, Roma, vi hanno aperto vie alpinistiche. Ricordiamo che i Sibillini ed il Parco debbono la loro notorietà anche alle numerose pubblicazioni del CAI (prima guida dei Sibillini del 1983) e della Società Editrice Ricerche, fondata e gestita da soci di Ascoli Piceno che hanno esplorato, censito e divulgato itinerari escursionistici e salite alpinistiche.

Ricordiamo che da sempre il CAI coniuga nelle proprie attività la tutela dell’ambiente montano e la formazione alla sua frequentazione consapevole e autonoma. Con una costante e capillare opera sul territorio, attraverso corsi di base e avanzati, programmi sezionali di attività in ambiente e iniziative culturali, titolati CAI e soci esperti contribuiscono ad un costante processo formativo dei cittadini di ogni età, incrementando e condividendo un bagaglio pluridecennale di conoscenze tecniche e culturali. In tal modo, la frequentazione consapevole e rispettosa diventa essa stessa il più efficace presidio di tutela e valorizzazione del territorio montano.

A fronte delle gravi dimenticanze ad opera della Direzione del Parco, il “contentino” dell’art.5 della convenzione (“Sono fatti salvi gli accordi stipulati dal Parco – o che verranno stipulati – con altri soggetti in materia di attività in montagna, con particolare riferimento al CAI e alle Guide del Parco; in questi casi, il Collegio si impegna a stabilire un rapporto collaborativo anche con tali soggetti fermo restando il suo ruolo di indirizzo tecnico generale in tema di attività in montagna”) suona vuoto, se non ironico, laddove si preoccupa – più che di individuare un vero ambito di competenze del Sodalizio – di riconfermare l’investitura “fiduciaria” esclusiva al Collegio delle Guide.

Sibillini-accordo-parco-nazionale-dei-monti-sibilliniUn pessimo esempio di amministrazione, che nega in un sol colpo i principi cardine dell’ordinamento e dello stesso Statuto del Parco, che incentivano la leale cooperazione tra amministrazioni e corpi sociali e la partecipazione attiva ai processi decisionali.

Spiace constatare come il Parco abbia perso l’occasione preziosa di inaugurare un nuovo metodo partecipato, coerente con detti principi, che consentirebbe di elaborare le più efficaci modalità di frequentazione del territorio, non escluse le restrizioni di attività antropiche funzionali al rispetto degli ecosistemi e delle loro vulnerabilità. Un vero peccato, perchè mettere in rapporto gerarchico – e non paritario e collaborativo – i soggetti coinvolti a vario titolo nella fruizione e nella tutela del territorio montano, genera soltanto inefficienza e conflittualità. E la Direzione di un Parco nazionale, tutto questo, dovrebbe saperlo.

postato l’8 ottobre 2014