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Kaisergebirge 2

Storia alpinistica del Kaisergebirge. Seconda puntata (2-2)

Se Fiechtl è l’«inventore» dei chiodi e dei moschettoni, Hans Dülfer perfeziona le manovre con la corda: pendoli e traversate a corda, unitamente a una squisita abilità arrampicatoria, stravolgono completamente i limiti dell’epoca. Se Piaz nel 1908 aveva dominato la scena, pochi anni dopo Dülfer riporta in casa il primato. La parete sud-est della Fleischbank, 400 metri, è muraglia di levigatezza, compattezza e perpendicolarità veramente singolari, la più bella del Kaisergebirge. Già prima tentata da arrampicatori preminenti come Hans Fiechtl, Georg Sixt, Otto Herzog, Adolf Deye ed altri, venne vinta il 15 giugno 1912 direttamente al primo attacco da Hans Dülfer e Werner Schaarschmidt, con un tracciato ideale. Ma di tutte le scalate di Dülfer la più diffficile, dal punto di vista sportivo, è la famosa fessura della Fleischbankscharte, 300 metri ben noti come Dülferriss (Fessura Dülfer). Dülfer, giovane calmo ed accurato, si limitò a dire che sarebbe stato curioso di sapere chi avrebbe ripetuto l’impresa dopo di lui, che era salito il 3 settembre 1913, da solo e con l’uso di un solo chiodo. Il primo a ripeterla in solitaria fu il fortissimo tirolese Mathias Rebitsch, una ventina d’anni dopo. Le difficoltà non erano state vinte con alcuna tecnologia di corda ma solo da grandi dosi di coraggio ed abilità.

Le pareti est di Christaturm e Fleischbank (Tirolo)
Tirolo, Kaisergebirge, pareti est di Fleischbank e ChristaturmIl 26 settembre 1913, Hans Dülfer con il compagno Wilhelm von Redwitz risolse il grande problema della diretta della parete ovest del Totenkirchl. La famosa traversata fu vinta con l’uso di una manovra a corda: quindi mezzi artificiali sì, chiodi no o quasi! Siamo alle porte del sesto grado, in quel mondo di azioni e soluzioni che si svolgono senza un’etica definita ma che precedono ancor più grandi realizzazioni.

Ornella Antonioli in arrampicata sulla parete sud-est della Fleischbank, via Wiessner-Rossi
Tirolo, Kaisergebirge, in arrampicata sulla parete sud est del Fleischbank, via Wiessner-RossiAssieme a Karl Plank, Dülfer fu il primo a pensare alla classificazione delle difficoltà. Il primo propose 7 gradi (senza dare esempi di VI e di VII), con la scala chiusa. Dülfer invece era convinto che la difficoltà soggettiva, per l’evoluzione di tecnica e mezzi, fosse soggetta a diminuzione: pertanto secondo lui la scala doveva essere «compressa» periodicamente e in ogni caso essere chiusa verso l’alto.

Sono da ricordare anche Emil Gretschmann, Otto Leixl, Karl Schuele e Paul Diem che, subito dopo la guerra, contribuiscono all’ormai prossima fioritura della Scuola di Monaco.

Pregiudizio diffuso è che la Scuola di Monaco fosse un plotone di esaltati pronti a morire per il Führer, per l’Eiger o per la Civetta; oppure un gruppo di fanatici spinti dal demone della competizione, pronti a usare ogni mezzo artificiale pur di conseguire le supreme vittorie. Tutto ciò è esageratamente falso. Anche per loro le medaglie e i riconoscimenti ufficiali erano l’ultima delle cose importanti; il gruppo non era minimamente compatto, ogni decisione era individuale e la spontaneità della formazione delle cordate era rigorosa come oggi. Se ci sono state tante vittime di lingua tedesca tra le due guerre, sì da colpire la fervida fantasia degli italiani, lo si deve alla percentuale numerica di gran lunga superiore o al più alto livello medio. E così, se sulle Alpi i successi non si contavano, anche le disgrazie erano purtroppo numerose; ugualmente in Himalaya qualche spedizione fu un’ecatombe. Ma tributi del genere li pagarono anche inglesi e francesi quando venne il momento della loro «scuola». E così pure giapponesi, slavi, americani.

Dai pressi dell’Ellmauer Tor verso le pareti orientali di Vordere Karlspitze, Christaturm e Fleischbank
Dai pressi dell'Ellmauer Tor verso le pareti orientali di Vordere Karlspitze, Christaturm e Fleischbank; Kaisergebirge, Tirolo

Moderando quindi i giudizi a priori, sarà più facile indagare serenamente sulle grandi imprese nel Kaisergebirge. Roland Rossi e Fritz Wiessner salgono la parete sud-est della Fleischbank il 28 luglio 1925; Leo Rittler sale lo spigolo sud-ovest del Bauernpredigtstuhl con Alfred Drexel. E si giunge così allo Spenglerkamin sulla Sud della Maukspitze (6 luglio 1930, Pert Fankhauser ed Eugen Minarek). E si giunge anche alla grande ascensione di Peter Aschenbrenner e Karl Lucke, guide di Kufstein, sulla parete est della Fleischbank, 19 settembre 1930, dove pareti, fessure, cornici e camini vengono sapientemente collegati per creare una via unica per quel tempo.

Dai pressi dell’Obernau Alm, sopra Kitzbühel, verso il Kaisergebirge: da sinistra, Tuxeck, Treffauer, Kaiserkopf, Ellmauer Halt, Kopftörl, Vordere Karlspitze, dopo il profondo intaglio dell’Ellmauer Tor, Törlspitze, Regalpspitze, Ackerlspitze e Maukspitze
Dai pressi dell'Obernau Alm, sopra Kitzbühel, verso il Kaisergebirge: da sinistra, Tuxeck, Treffauer, Kaiserkopf, Ellmauer Halt, Kopftörl, Vordere Karlspitze, dopo il profondo intaglio dell'Ellmauer Tor, Törlspitze, Regalpspitze, Ackerlspitze e Maukspitze. Kitzbueheler Alpen, Tirolo

Versanti ovest di Ackerlspitze e Maukspitze da Ellmau
Ackerlspitze e Maukspitze da Ellmau , Kaisergebirge

Dopo quest’impresa passano 13 anni prima che nel Kaiser qualcuno vada oltre. E spetta ad Hermann Buhl che, assieme ad Hans Reischl e Wastl Weiss il 22 agosto 1943, sale la parete ovest della Maukspitze, superando quello che egli stesso definì il «passaggio più difficile della mia carriera alpinistica». Lo stesso Weiss con Peter Moser sale l’1 e 2 luglio 1944 il diedro sud-est della Fleischbank, ma si tratta di un’ascensione molto più artificiale. Il terreno è così pronto per Mathias (Hias) Rebitsch, tirolese di Brixlegg, da tutti riconosciuto come il più grande. Nel mondo alpinistico tedesco ancora oggi è visto come il grande caposcuola, basta citare il giudizio di Messner che lo paragona a Mummery, Preuss, Cassin, Buhl, Bonatti. Gli riescono, nel Kaiser, tra altre salite di dettaglio, due splendide realizzazioni, entrambe con Sepp Spiegl, a pochi giorni una dall’altra. Il 20 giugno 1946 sale una via nuova sulla Est della Fleischbank ed il 25 il Fleischbankpfeiler. Queste vie, assieme all’orrido Schmuck-kamin, variante finale della Aschenbrenner-Lucke (Marcus Schmuck, R. Bardolej e H. Pollack, 26 giugno 1949), sono il massimo di ciò che il sesto grado ha potuto esprimere nel Kaiser, anticipazione di un VII grado sfiorato, al di là del limite dolomitico di Vinatzer. In seguito ci furono solo dei chiodi in più e in seguito ancora, per parlare di settimo vero e proprio, ci vollero scarpette e nut.

Anticima Nord della Fleischbank, parete est (Fleischbankpfeiler e Pumprisse)
Anticima N del Fleischbank parete est , Kaisergebirge, TiroloIl Kaisergebirge è sempre stato un gradino oltre le Dolomiti, a parte il 1908 e le grandi realizzazioni dolomitiche degli anni ‘30. Si ha evoluzione quando i vari terreni d’arrampicata continuano a differenziarsi. Non è la stessa cosa inerpicarsi su parete aperta piuttosto che in un profondo camino. Fessure e diedri obbligano a tecniche ancora diverse. L’evoluzione passa attraverso continui miglioramenti sui singoli terreni per poi periodicamente chiudere dei cicli con imprese che comprendono e assimilano tutto. Il calcare di queste montagne, assai solubile e quindi «lavorato», assomiglia a quello delle Calanques, del Verdon, della Valle del Sarca o della Marmolada. Su roccia del genere l’arrampicata libera periodicamente spicca il volo. La dolomia ed il granito hanno sempre permesso assai meno: se proprio occorre salire in parete aperta, ci sono meno possibilità, rughe e fantasia strutturale e formale. Solo allorché un progresso è acquisito è possibile trasportarlo su terreni diversi dal calcare. E come le tecniche di salita in fessura hanno avuto i grandi perfezionamenti sul granito e sull’arenaria, così l’abilità su parete aperta ha fatto i grandi progressi sul calcare. Così si ebbero le rivoluzioni di Dülfer e di Rebitsch nel Kaiser o di Vinatzer sulla Marmolada. E anche il Verdon diede un nuovo impulso alla fine degli anni ‘60 e nella prima metà dei ‘70 e così pure la Valle del Sarca ai primi degli ‘80. È nel Kaisergebirge che, nella seconda metà degli anni ‘70, Luggi Rieser, Reinhard Schiestl, Heinz Mariacher, Peter Brandstätter, Helmut Kiene e Reinhard Karl anticiparono i grandi exploit della Marmolada.

Ludwig Luggi Rieser, alias Swami Prem Darshano
Kaisergebirge2-Darshano Swami Prem - BST 1984-10

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Kaisergebirge 1

Storia alpinistica del Kaisergebirge. Prima puntata (1-2)

Per evidenti motivi storici, oltre che geografici, le Alpi calcaree del Nord sono assai simili nella conformazione e nel loro manifestarsi strutturale alle Dolomiti. Le vie di comunicazione sono sempre state facili e al tempo della nascita e dello sviluppo dell’alpinismo la sovranità politica era la medesima per la maggior parte del territorio. Gli alpinisti di lingua tedesca spontaneamente considerano le Dolomiti come l’estrema propaggine di casa loro: un Sud Tirolo che è un archetipo nei sogni, nelle aspirazioni, una terra mitica dove le grandi pareti si sposano al grande sole meridionale. Gli italiani invece hanno a cuor leggero ignorato quelle catene montuose al di là dei loro confini linguistici: se si eccettuano le sporadiche apparizioni di Piaz, di Dibona e di qualche altro, le scarse cognizioni italiche di tali regioni si limitano di solito a una malcelata sensazione di sufficienza, al non giustificato pregiudizio delle dimensioni limitate, all’insofferenza per le lingue ostiche e quindi al rifiuto di avvicinarsi a una cultura diversa. Eppure Karwendel, Kaisergebirge, Wetterstein e altri gruppi montuosi dell’Austria non hanno proprio nulla da invidiare alla maggior parte delle Dolomiti convenzionali.

Il Kaisergebirge dalla vetta dello StripsenjochkopfTirolo, Kaisergebirge, panorama dallo Stripsenjochkopf

La leggenda di Georg Winkler diciassettenne e della sua salita all’omonima torre del Vajolet aveva delle premesse. L’anno precedente (1886) lo studente di Monaco compiva un’impresa egualmente mitica salendo il 24 aprile, da solo, un colatoio del versante occidentale del Totenkirchl: è primavera, la neve ingombra il colatoio incassato, il vetrato delle pareti ovest ingigantisce il pericolo. Oggi il Winklerschlucht è un orrido budello di 450 metri, raramente salito, con difficoltà fino al IV+. E Winkler lo descrive come un «couloir», cioè un canalone! Nel suo diario riporta l’orario di 4 ore e 20, annota due «schwierige Stellen» (passi difficili) e qualche impegnativo «risalto nevoso». Un’asciutta essenzialità del tutto rispondente alle sue idee. Sua è la frase «Alle mie salite ho sempre cercato di far corrispondere valori sportivi». Questo giudizio ha un senso anche per noi del secolo dopo se evitiamo di equivocare sul termine «sport».

Il versante meridionale del Kaisergebirge
Autunno e Kaisergebirge

Allora «sportiva» era la qualifica di un’impresa compiuta senza guide, un leale confronto con la montagna, mentre la competizione tra uomo e uomo non permeava completamente gli impulsi all’azione: oggi non riusciamo più a distinguere, anzi tendiamo a dichiarare «romantico» (e quindi non sportivo) questo tipo d’imprese un po’ avvolte nelle nebbie del tempo e della solitudine, cui non possiamo attribuire alcuna misura né confronto.

Gottfried Merzbacher
Kaisergebirge1-Merzbacher Gottfried 010
È con difficoltà che ci si può occupare di storia dell’alpinismo nel Kaisergebirge. È necessario procedere per contributi, rimandando a un futuro un compito che prima o poi altri si assumeranno. Ricercatori, botanici e cacciatori sono i naturali predecessori delle prime escursioni turistiche. Nel 1826 Peter Carl Thurwieser, un professore di Salisburgo, sale in compagnia di J. CarI e S. Unterrainer le vette dell’Ackerlspitze e Maukspitze, iniziando così un’esplorazione che, per merito d’altri continuò poi sporadicamente per alcuni decenni. Il 1881 è l’anno della salita di Michel Innerkofler alla Cima Piccola di Lavaredo: per la prima volta o quasi ci si affaccia alle soglie del III grado. Nel Kaiser la vetta più imponente, il Totenkirchl, è ancora vergine. Il 16 giugno Gottfried Merzbacher, di Monaco, dopo alcuni tentativi riesce a raggiungere la vetta seguendo una via assai complicata sul versante settentrionale, alto 600 metri. Lo accompagna la guida Michael Soyer, detto Steinackerer. Ancora oggi chi vuol salire la «Chiesetta dei morti» deve riprendere questo itinerario, una via normale cui in seguito furono affiancate molte varianti e che rimane però la via più intuitiva, con difficoltà fino al III-. Pochi giorni dopo, a testimonianza di quanto siano celeri ormai i progressi (13 luglio), ecco la seconda ascensione del Totenkirchl. Autori ne sono tre giovani senza guida, il dottor Alois Zott assieme a Josef ed Heinrich Zameter. I tre salgono per quello che fu poi chiamato Zott-kamin, difficoltà di III grado.

Georg Leuchs
Kaisergebirge1-LeuchsPoi altre imprese, quella di Albrecht von Krafft al Totenkirchl (con O. Koch, 1888), quelle di Josef Enzensperger, di Hans Pfann, di Wilhelm Wunder. E poi ancora Karl Botzong. Questo giovane studente del Pfaelz sale da solo un camino difficilissimo sul Predigtstuhl (17 luglio 1895), con difficoltà continue di IV-. La salita solitaria a quel tempo era cosa diversa da oggi. Le tecniche di assicurazione erano assai primitive, per non parlare delle prestazioni di una corda. Campione di questo stile solitario fu Georg Leuchs, uno dei più grandi alpinisti della storia. Originario di Norimberga, Leuchs girò in lungo e in largo le Dolomiti e le Alpi Calcaree del Nord. Nelle prime il suo capolavoro è la parete sud ovest del Cimòn della Pala, mentre nel Kaiser le sue salite sono veramente molte: quasi tutte accomunate dalla solitudine.

Hans Fiechtl
Kaisergebirge1-Hans_Fiechtl_(1883-1925)

Nello stesso periodo abbiamo le grandi attività di Josef Ostler, Josef Klammer, Rudolf Schietzold, Franz Nieberl e Franz Schroffenegger. Si giunge così al grande problema: la parete ovest del Totenkirchl per cui occorre attendere il 1908, 13 ottobre, e soprattutto la visita di Tita Piaz. La grande guida fassana riesce infatti a superare con i compagni Klammer, Schietzold e Schroffenegger i 450 metri di parete, fino al V grado di difficoltà. Le sue capacità di capocordata e i suoi meriti erano già da prima indiscussi anche in Austria e Germania: una prova quindi che in quel periodo, per la prima volta, la scuola italiana era ai massimi livelli.

La parete ovest del Totenkirchl
Tirolo, Kaisergebirge, parete ovest del Totenkirchl
Hans Fiechtl fu l’iniziatore delle nuove tecniche di assicurazione e progressione con chiodi, ma non bisogna credere ch’egli fosse solo un «chiodatore». La sua attività nel Kaiser, anche come guida alpina, inizia nel 1910 e continua fino all’anno della morte, il 1925. Anche se la sua più grande impresa è nel Wetterstein (parete sud della Schlüssellkarspitze, 1913, con Otto Herzog), nel Kaiser effettua molte belle prime, come la parete ovest del Predigtstuhl con Franz Weinberger nel 1923. Il suo capolavoro è però del 1924, quando con Toni Leiss sale la Onkel Fickel Riss sul Totenkirchl, una via ancora oggi temutissima, con un passaggio di sesto grado leggendario.

CONTINUA

Dal Fleischbank verso la parete ovest del Predigtstuhl
Predigtstuhl, parete ovest dal Fleischbank, Kaisergebirge, Tirolo