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Tre imputati per la morte di Tito Claudio Traversa

Tre imputati per la morte di Tito Claudio Traversa

Il 5 luglio 2013 la notizia della morte di Tito Traversa colpì molto la comunità degli arrampicatori e l’opinione pubblica. Il giovanissimo dodicenne di Ivrea, il più promettente della sua generazione, era stato vittima di un incidente il 3 luglio mentre scalava nell’ambito di un’attività organizzata assieme ad altri ragazzi e ragazze nella zona di Orpierre (Provenza, Francia).

Dopo un volo di venti metri fino al suolo, Tito è stato portato all’ospedale in coma. Il decesso è avvenuto due giorni dopo.

Tito Claudio Traversa su Sarsifal (8b+), Tetto di Sarre, Valle d’Aosta
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Poche settimane dopo, in agosto, si apriva un’inchiesta in Italia. La Procura della Repubblica di Torino, dopo la denuncia di Giovanni Traversa, il padre del ragazzo, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo per appurare ogni tipo di responsabilità in questo caso.

L’unico interesse del padre di Tito è che si restituisca verità al dramma che li ha travolti – aveva riferito l’avvocato Paolo Chicco, che rappresenta Giovanni Traversa, all’agenzia Ansa – Da troppe parti sono stati espressi giudizi improvvisati e disinformati. Abbiamo assoluta fiducia nel lavoro che il procuratore e i suoi esperti stanno svolgendo e siamo certi che riusciranno a fare piena luce su quanto e successo e sulle rispettive responsabilità”.

Il Procuratore Raffaele Guariniello, talvolta accusato di protagonismo e ora dimissionario per il dopo Natale 2015, è sempre stato particolarmente attento alla tematica dell’infortunistica del lavoro (basti ricordare la vicenda dei sette operai deceduti per il rogo alla ThyssenKrupp), ma anche si è distinto nelle indagini per il doping nel calcio. Sulle pagine di questo nostro Blog è stato destinatario di una lettera aperta, cui peraltro egli non diede mai risposta.

Tito Claudio Traversa su Nuovi Aromi. Foto: T&GPhoto
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Guariniello inizialmente indagò cinque persone per omicidio colposo: il titolare dell’azienda produttrice dei rinvii causa della caduta fatale, il titolare del negozio nel quale questi erano stati comprati, il responsabile del club che aveva organizzato l’escursione a Orpierre e i due istruttori che accompagnavano i ragazzi. Inoltre coinvolse nell’accusa anche una sesta persona, parente della ragazzina che prestò il materiale a Tito, supposta di aver mal montato i rinvii.

Vale la pena ricordare che l’incidente si è prodotto per un errore iniziale, l’erroneo montaggio dei rinvii. Tito Claudio Traversa, dopo aver salito con successo la lunghezza di corda, stava effettuando la manovra per essere calato. Secondo le testimonianze, si è visto subito dopo che otto dei dodici rinvii da lui utilizzati presentavano il moschettone destinato ad accogliere la corda fissato alla fettuccia del rinvio solo tramite l’anellino di gomma antigiro. Dopo essersi slegato per la manovra e nel mettere il suo peso su uno di questi rinvii, la gommina si ruppe: Tito è precipitato per 20 metri (Nota successiva della Redazione, 1 gennaio 2016: da testimonianze posteriori a questo scritto è apparso chiaro, grazie ad alcuni commenti a questo post, che la causa della caduta è invece da attribuire all’aver messo il proprio peso sull’ultimo rinvio, o coppia di rinvii, in sosta; al cedimento di questo/i è seguito il tragico cedimento degli ultimi rinvii posti da Tito sul tiro. E’ da osservare che, quando si vuole essere calati, la manovra corretta prevede di passare la propria corda nel moschettone a ghiera della sosta o, in mancanza di questo, in un moschettone a ghiera portato su appositamente).

Inoltre, a dispetto delle prime testimonianze che dicevano il contrario, Tito era salito senza usare il casco: particolare certo non irrilevante per l’esito della caduta.

La settimana scorsa Guariniello ha dato per concluse le indagini preliminari, rinviando a giudizio non cinque bensì solo tre delle persone inizialmente indagate. Questi sono Luca Giammarco, legale rappresentante della Bside organizzatrice dell’attività sportiva; l’istruttore Nicola Galizia; Carlo Paglioli, rappresentante legale di Aludesign, l’azienda produttrice dei rinvii, accusato di non aver allegato al materiale in vendita adeguate istruzione per un uso corretto.

Errore fatale: la fettuccia del rinvio collegata a quel moschettone in cui passerà la corda solo grazie alla gomma antigiro (che sopporta al massimo 15 kg)
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Il famigerato Colletto Verde di Clavière

Il famigerato Colletto Verde di Clavière
Il famigerato Colletto Verde di Clavière, in alta Valsusa, ha colpito ancora.

Era a sciare sulle montagne che conosceva bene Tommaso Martinolich, un ragazzo di Chieri (TO) che a 14 anni è morto il 4 gennaio 2015 dopo una rovinosa caduta.

La pista numero “100” parte dal Colletto Verde, che segna il confine tra Italia e Francia: da quota 2600 metri permette il rientro nell’area sciistica di Clavière-Monti della Luna per gli sciatori che arrivano dal versante francese di Montgenèvre. E proprio in quel giorno la pista era stata riaperta. Negli anni scorsi su questa pista “nera”, o meglio negli immediati dintorni, sono purtroppo successi altri incidenti mortali. Ma questa volta non si tratta della solita valanga provocata.

Tommaso Martinolich
Quattordicenne-113030597-343d3271-98a5-4ec9-b5eb-63b0b5382757Il tratto iniziale è privo di vegetazione, data la quota elevata: solo rocce fuori dal tracciato nel primo tratto particolarmente ripido e impegnativo, adatto agli sciatori esperti. Chi non se la sente di affrontarlo, può aggirare il ripido grazie a un passaggio alternativo e iniziare la discesa alcune centinaia di metri più in basso percorrendo così una pista “rossa”, la “100 bis” che in seguito si ricongiunge alla «pista nera» quando questa si fa più dolce in vista di alcune casermette abbandonate poco prima della capanna Gimond.

Proprio quest’estate la società Vialattea che gestisce gli impianti del comprensorio sciistico aveva portato alcune modifiche al tracciato originario della pista, proprio per aumentare la sicurezza di quel tratto di discesa lungo quasi 3 km che porta gli sciatori alla partenza della seggiovia Gimont. Una discesa che non viene quasi mai battuta perché i gatti delle nevi faticano ad arrampicarsi su quelle pendenze. Ma che tuttavia viene ben delimitata con una serie di paletti, proprio per evitare che gli sportivi escano inavvertitamente fuori dal tracciato.

La cronaca
E’ stata la scarsità d’innevamento a tradire Tommaso che, conoscendo bene quella pista, durante la discesa si è allontanato dal percorso tracciato e ha superato i paletti per avventurarsi in qualche salto fuori pista. Ma proprio durante un salto è atterrato in modo scomposto, battendo violentemente la testa contro una roccia che affiorava dal manto nevoso. È questa la prima ricostruzione fatta dai poliziotti del commissariato di Bardonecchia, che indagano sulla vicenda.
L’incidente è avvenuto verso le 15, sotto gli occhi dei genitori e di altri familiari. È possibile che la neve ghiacciata gli abbia fatto prendere velocità e perdere il controllo degli sci, che sono andati distrutti nell’urto. Indossava il casco, ma questo non è servito a salvargli la vita. Ha battuto la faccia e torto il collo. Sono stati proprio i familiari i primi a soccorrerlo e a dare l’allarme al 118, mentre sul luogo dell’incidente arrivavano anche gli addetti delle piste. Tommaso era incosciente ma respirava ancora quando l’elicottero del 118, che era fermo a Torino, si è levato in volo. Ma in quota c’era molto vento, vento contrario, che ha rallentato il viaggio. Mentre sulla pista si attendevano i soccorsi, il ragazzo ha avuto un arresto cardio-respiratorio. Nel gruppo c’era una dottoressa, che lo ha ventilato e massaggiato per tutto il tempo, finché i sanitari non lo hanno intubato e caricato sull’elisoccorso. Ma le condizioni dell’adolescente erano disperate. Troppo lontano l’ospedale infantile Regina Margherita di Torino, l’elicottero lo ha portato alla più vicina struttura, l’Ospedale Agnelli di Pinerolo, dove i medici del pronto soccorso hanno fatto di tutto per stabilizzare i parametri vitali. Ma il filo di speranza cui tutti erano appesi si è spezzato un paio d’ore dopo.

Il Colletto Verde di Clavière
Quattordicenne-DOSCTUYA4120-krRB-U10401281334606eh-700x394@LaStampa.itL’indagine
Il fascicolo sulla morte di Tommaso, che abitava a Chieri e frequentava l’istituto alberghiero Colombatto di Torino, è stato aperto dal pm di Torino Raffaele Guariniello, che valuterà se vi siano responsabilità nell’accaduto.

Guariniello ha inviato la Polizia giudiziaria della Procura di Torino sulle piste da sci di Clavière per un sopralluogo. A quello che verrà riportato dai poliziotti, si aggiungeranno le testimonianze dei parenti di Tommaso, presenti al fatto.

Il fascicolo per il momento non contiene nomi di indagati, né reati. Il pm vuole fare chiarezza su quanto accaduto, vuole capire se la pericolosità del canalone in cui si è consumato il dramma, di fianco alla pista “100” del Colletto Verde, era ben segnalata. Nel caso di “segnalazione insufficiente”, i responsabili degli impianti sciistici potrebbero dover rispondere di omicidio colposo per la morte del ragazzo.

I commenti
Vittorio Salusso, direttore tecnico della Sestrières Spa, esclude che il fondo fosse in brutte condizioni: «Le piste “100” e “100 bis” erano state bene tracciate e battute. In quota la neve in pista è ancora molto buona e abbondante». Nessun pericolo, quindi? «No, le condizioni erano perfette e anche la giornata era buona, solo il vento poteva dare fastidio, ma all’ora della tragedia c’erano un bel sole e un’ottima visibilità».

Quali sono, allora, le cause della sciagura? Qualcuno si sbilancia: «Molti ragazzi per esibirsi abbandonano la pista per andare a cercarsi qualche salto a pochi metri del tracciato. Una pratica vietata ma spesso usuale, che questa volta purtroppo è finita in tragedia».

Il pm Guariniello, con la consueta sollecitudine, ha aperto l’inchiesta e ne seguiremo gli sviluppi. Naturalmente, di fronte alla tragedia e ancora “a caldo”, è difficile fare commenti di ogni genere, ma una prima annotazione occorre pur farla: segnalazioni sufficienti o meno, risulta difficile ritenere che i gestori della pista debbano essere incriminati. Lo sci è uno sport abbastanza pericoloso. Se si va fuori pista lo è anche di più. È solo questo che bisogna sapere, e non è riempiendo le stazioni turistiche di cartelli che si eviteranno altre disgrazie.

Per fare un esempio, in Italia qualunque postazione panoramica è dotata di balaustra protettiva, più o meno solida e invasiva: ma non risulta che in Islanda, dove questo non succede affatto, la percentuale di incidenti sia superiore alla nostra.