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In montagna bisogna accendere il cervello

dice Giovanni Cipolotti.
– Nulla di gratuito è dovuto, specialmente se preteso con stupidità – aggiungo io.

Le previsioni facevano veramente schifo sabato 19 aprile in quel delle Dolomiti. Nebbia, neve e il pericolo di caduta valanghe: ed esattamente questa situazione attendeva due scialpinisti della provincia di Vicenza che da Pian Fedaia tentavano di raggiungere Punta Rocca, sulla Marmolada.

In salita verso Punta Rocca
Salita alla vetta della Marmolada di Rocca con panorama su Sassolungo e Sella (manifestazione Mountain Wilderness)Subito dopo mezzogiorno, a una quota compresa tra i 2900 e i 3000 m, i due rimangono bloccati, “sorpresi” da una nevicata che, ampiamente prevista da tutti i bollettini, gli fa in breve perdere la visuale e l’orientamento. In breve si accumulano forti quantità di neve fresca: per fortuna capiscono che il pericolo di valanghe è forte, quindi dopo un po’ di girovagare si siedono nella neve e alle 13 decidono di chiamare il soccorso con il cellulare.

Scattato l’allarme, le operazioni non possono svolgersi nell’immediato, date le condizioni atmosferiche. Un elicottero del SUEM di Pieve di Cadore ha approfittato di un varco nella nebbia, ma senza poter raggiungere i due scialpinisti. In seguito si mettono in moto anche i tecnici della Valle di Fassa, i quali con l’aiuto di un altro elicottero e perfino di un gatto delle nevi riescono finalmente a individuare e raggiungere i due bloccati. Uno di loro scenderà con gli sci assieme ai soccorritori, l’altro preferirà il mezzo cingolato. L’intervento si può chiudere alle 21.

Interventi come questo non susciterebbero l’interesse della stampa se in questo caso non ci fosse stato l’amaro seguito economico.
Marco Ceci, sul Corriere delle Alpi, titola: “Recupero in Marmolada, conto salato”. Nell’articolo il giornalista definisce “estremo” il fuoripista che i due, di 39 e 29 anni, stavano facendo: ma in verità in questa escursione, diciamo noi, di estremo c’è solo la sprovvedutezza.

Una bravata da quasi 5 mila euro: a tanto ammonta, infatti, il conto che i due si vedranno addebitare dall’Azienda sanitaria veneta per il procurato allarme che ha richiesto un intervento di recupero durato circa otto ore coinvolgendo due elicotteri (quello del SUEM di Pieve di Cadore e quella dell’elisoccorso di Trento) e una trentina di persone tra personale di bordo, Soccorso alpino e responsabili degli impianti di risalita della Marmolada”.

Segue l’intervista al direttore del SUEM di Belluno, Giovanni Cipolotti, che ci spiega che la normativa regionale veneta prevede un meccanismo di recupero costi nei casi di evidente imprudenza.

La Marmolada dal Faloria
Dalle piste del Faloria (Cortina) su Marmolada«La tariffa è di 90 euro al minuto per l’elicottero, che è stato impegnato per oltre 45 minuti nel caso specifico, mentre per l’intervento delle squadre del Soccorso alpino il tariffario è di 150 euro per le prime due ore, fino a un massimo di 500 euro. Questo vale per il Veneto, ma nell’intervento sono stati coinvolti anche l’elisoccorso di Trento e una squadra del Soccorso alpino di Canazei: non mi risulta che il Trentino preveda un meccanismo per il rientro dei costi per le operazioni di soccorso, ma non escludo che esista un ticket apposito previsto dalla loro azienda sanitaria».

Nel comunicato stampa, dopo gli auguri di buona pasqua al suo personale, ai volontari del Soccorso alpino della Val Pettorina e a quelli di Canazei, al personale degli impianti di risalita della Marmolada e agli equipaggi degli elisoccorsi di Pieve di Cadore e di Trento, lo stesso Cipolotti aggiunge gli auguri «ai due scialpinisti vicentini che, in una giornata in cui le condizioni meteorologiche erano pessime ed ampiamente previste, in un’epoca in cui non si può più accampare la scusa del “non si era informati o del “non si sapeva”, hanno deciso di proseguire nella loro bizzarra impresa, mettendo a rischio la propria vita e quella di alcune decine di persone che per tutta la giornata, sin oltre le 21, hanno lavorato e rischiato per metterli in salvo. A loro e alle loro famiglie auguro una buona Pasqua di meditazione».

E l’appello di Cipolotti si conclude ricordando a tutti gli appassionati «che prima di affrontare qualsiasi attività in montagna, in estate come in inverno, è sempre meglio accendere il cervello».

Un commento personale: tanto quanto sono per la totalmente libera frequentazione della montagna, altrettanto non respingo la liceità della richiesta di rimborso. Occorre incominciare a pensare che 1) il soccorso non è MAI obbligatorio e che 2) può non essere gratuito. Mi dispiace infierire sui due poveri malcapitati (c’è di sicuro che se ne ride, io no), ma è ora di comprendere che a questo mondo non c’è nulla di gratuito e dovuto, specialmente se preteso con stupidità.

postato il 24 aprile 2014