Posted on Lascia un commento

I Sentieri di Selvaggio Blu

I Sentieri di Selvaggio Blu

A 51 m sul livello del mare, in una piazzetta senza nome della parte alta del paese di Santa Maria Navarrese, precisamente vicino al ristorante il Pozzo, è stato apposto un cartello segnalatore (vedi figura 1) che si comprende subito essere parte di un sistema segnaletico da pochi mesi esposto in tutta la provincia sarda dell’Ogliastra.

Dalla grafica accattivante, il cartello incuriosisce anche chi non intende muoversi da lì: per chi invece si sta accingendo a un’escursione esso diventa immediatamente oggetto di studio.

Mario Verin e Alessandro Gogna perplessi al cospetto del cartello. Foto: Giulia Castelli
SentieriSelvaggioBlu-u-20160709_SentieriSelvaggioBlu-u-201256

Mario Verin, Giulia Castelli ed io non facciamo parte di queste due categorie: in realtà riteniamo di conoscere a sufficienza il bellissimo territorio circostante Santa Maria, il sentiero per Pedra Longa nonché i sentieri di Cima di Pittaine 450 m c., Monte Scoine 647 m e Monte Oro 667 m. Dunque, osservando con attenzione il cartello, vorremmo ritrovare almeno alcune di quelle che sono le nostre certe conoscenze.

Anzitutto l’intestazione: BA003. Una sigla che, senza allegato elenco BA001, BA002, BA004, non significa nulla. Si presuppone che quello cui BA003 si riferisce sia il ben visibile titolo BAUNEI │Baunei Locorbu – Pedra Longa.

Ma a questo punto l’osservatore si preoccupa e medita: “Ma io sono qui a Santa Maria… come si pone Santa Maria in questo titolo/cartello?”.

Una risposta sembra essere data al fondo del cartello: un asterisco rosso indica il fatidico “Voi siete qui”. Qui, dove? Lo so io che sono a Santa Maria, il cartello non me lo dice. Se invece che questo cartello, posto in un paese, si prendesse in osservazione per esempio quello anch’esso relativo al BA003 (vedi figura 2) si vedrebbe che il cartello nella sezione inferiore è uguale identico a quello della figura 1 con la sola differenza dell’asterisco rosso, posto effettivamente in un altro punto.

Ora, siamo noi a sapere che il cartello della figura 2 è posto al Passo di Uttolo, sulla carrozzabile Baunei-Pedra Longa: il cartello non ce lo dice affatto. E un viandante, con a disposizione solo il cartello, non potrebbe mai saperlo. Inevitabile la sensazione d’essersi perso…

Ma proseguiamo l’analisi. Sotto al titolo è una breve descrizione dell’itinerario. Veniamo a sapere che l’itinerario BA003 inizia nella parte alta del borgo turistico di Santa Maria Navarrese. Ah, dunque siamo a Santa Maria! Finalmente sappiamo dove siamo. Al termine di una breve ma precisa descrizione dei primi minuti di itinerario “il sentiero conduce rapidamente sulla Cima di Pittaine a c. 500 m sul livello del mare (non è più di 450 m)”. tanto rapidamente non può essere, visto che si tratta di almeno 400 m di dislivello…

Figura 1
SentieriSelvaggioBlu-u-20160709_200918

Proseguendo si raggiunge Coile Locorbu, che si caratterizza per un punto di vista panoramico dal quale la vista spazia sull’intero promontorio di Capo Bellavista”. Citare Coile Locorbu senza dire che questo è anche un valico, tra Monte Oro e Monte Scoine, significa non avere idea di quanto si sta scrivendo. Citare Capo Bellavista (che è quello della lontana Arbatax) significa che sta scrivendo non ha a cuore le esigenze di chi dovrebbe leggere e almeno capire qualcosa.

Ma la descrizione continua: “Terminato il periplo di Monte Siccone (quando l’abbiamo iniziato? Sarà giusto pensare che “Siccone” stia per “Scoine”?), che tocca i 647 metri (allora sì, Siccone è Scoine), si può osservare il centro del paese di Baunei, per poi concludere il percorso in località Genna Intermontes”.

Figura 2
SentieriSelvaggioBlu-u-20160716_081559

La descrizione, che ci dice che stiamo vedendo Baunei, indica che siamo nel punto più a nord-ovest dell’intero periplo: come mai un attimo dopo si “conclude” a Genna Intramontes (che abbiamo già oltrepassato in salita, all’inizio della “strada panoramica” di Santa Maria, nel punto più a sud-est del periplo, 174 m, ma queste sono tutte informazioni che stiamo dando noi ora). Come si congiungono i due punti secondo il cartello? Mistero.

Il Monte Oro e il Monte Scoine dal Passo di Uttolo
SentieriSelvaggioBlu1-u-4632-u-monte_oro

Inizia ora l’esame della sezione centrale del cartello, quella con i disegnini dell’omino che cammina e soprattutto con il simbolo della mountain bike. Viene indicata una “pendenza massima” dell’87%. Che tradotto in gradi si approssima molto ai 45°! Questo è probabilmente corretto, ma allora non si spiega come lo stesso cartello valuti “media” la difficoltà cicloviaria! Viene poi indicata ina “pendenza laterale”, che possiamo presumere essere quella di una strada/sentiero inclinata, non orizzontale. Altri misteri.

Il Monte Scoine dalla vetta del Monte Oro. In primo piano la Sella Locorbu.
SentieriSelvaggioBlu-u-13150964_943063115801620_754109295_n

Ma ora però arrivano i misteri più agghiaccianti: i segni bianco-rossi indicano un orario di 1h40’ per la Pedra Longa (nominata solo nel titolo) e di 4h40’ per il Coile Duspiggius, mai nominato in descrizione!

A questo punto è la rinuncia a capire da parte di qualunque volonteroso. La terza sezione del cartello, quella inferiore, riporta un disegnino schematico, a tratti di vario colore, con dei numeri qua e là. Ci sono, sulla destra, altri numeri (anch’essi in colore diverso) che dovrebbero essere delle quote. Nella confusione totale di questo cartello, le quote sono numeri con la virgola, come se davvero ci interessasse sapere che si tratta di una quota di 276,7 m o un’altra di 553,5 m. Viva la precisione dove non serve a nulla!

Ma la cosa più incredibile è che si comprende subito che i numeri accanto al tracciato non sono quote: e non si capisce cosa siano!

A questo punto notiamo una dizione su fondo verde, a metà tra la sezione centrale e quella inferiore, che ci dice di “scaricare le app degli itinerari su www.percorrendologliastra.it”.

Dunque l’Ogliastra bisogna girarla con lo smartphone, altrimenti a casa o in spiaggia! Allora scarichiamo l’app, con logiche imprecazioni.

Finalmente appare l’elenco degli itinerari BA (che sta per Baunei): sono sette. Con la ricerca dell’itinerario BA003 appare la schermata http://www.percorrendologliastra.it/itinerari/baunei-baunei-locorbu-pedra-longa/, dove finalmente capiamo che i numeri accanto al tracciato sono i “punti d’interesse”. Cliccando sul numero una breve audioguida in tre lingue ci vorrebbe spiegare cosa stiamo vedendo, ma le poche parole che si ascoltano non danno sostanzialmente alcuna informazione, soprattutto sul dove siamo.

Con l’aiuto dunque dell’app, alcuni misteri si chiariscono, che ne richiamano però altri. E i misteri di base s’infittiscono:
1) Cosa sono quelle quote in metri con virgola?
2) Se l’itinerario parte da Santa Maria, come mai il titolo è BAUNEI │Baunei Locorbu – Pedra Longa?
3) Che c’azzecca Coile Duspiggius?

SentieriSelvaggioBlu-u-0001

Questo incubo ha una fine solo se si rifiuta di indagare oltre. Chi volesse percorrere i sentieri del Supramonte di Baunei acquisti senza paura la Guida ai Sentieri di Selvaggio Blu, di Mario Verin, Giulia Castelli e Antonio Cabras. Sono 24 euro ben spesi, che ci fanno dimenticare le tristezze dei cartelli dell’Ogliastra. Vi sono descritti 41 itinerari e 2 trekking, con mappe 1:15.000.

Le descrizioni sono perfette, nel limite del possibile. Perché la grande difficoltà degli autori, ma di chiunque si accinga a colossali lavori del genere, è di esprimere in parole il senso di vera e propria navigazione che è necessario in questi luoghi, senza alcun punto di riferimento visibile e soprattutto logico nell’arco di chilometri o, se volete, di ore. Navigare istintualmente nella macchia, o al fondo di valloncelli dei quali a volte non si comprende la direzione (la bussola schizza di qua e di là a volte in poche decine di metri), il senso di salita o discesa e neppure la situazione topografica tra i rilievi. Perdersi è praticamente da mettere in conto e non una volta sola. Un aiuto fondamentale lo dà il GPS, strumento qui indispensabile se si vuole almeno avere la speranza di non perdersi completamente (in un terreno che molto spesso non è coperto dal segnale telefonico e che richiederebbe l’uso del telefono satellitare).

La lettura attenta delle descrizioni degli itinerari della guida, unitamente all’uso del GPS, riducono il pericolo di dover chiedere aiuto a gran voce. Il consiglio, per chi vuole andare a questo genere di avventura, è di non sottovalutare alcunché e di iniziare dai sentieri meno complessi per farsi un’idea.

Mario Verin nella discesa del bacu Esone, uno degli itinerari più impegnativi della Guida ai Sentieri di Selvaggio Blu (il n° 40)
Sardegna, Supramonte di Baunei,  discesa del Bacu Esone, canyoning,

Posted on Lascia un commento

Senderos “luminosos”

 Senderos “luminosos”
di Giorgio Bertone

In apertura della Rivista della Sezione Ligure (marzo 2015) leggo due interventi, per diverse ragioni assai interessanti. Uno di Giancarlo Cuni (Sott. Arenzano), l’altro del Presidente Paolo Ceccarelli. A loro il mio grazie.

Cuni lamenta l’infinità di bollini di vernice rosa sul sentiero della sacra (ai genovesi) Punta Martin (da Acquasanta), spruzzati dagli organizzatori della corsa “3Vertical”. E per prima cosa con molta calma ne fa partecipe il CAI Ligure. Un atteggiamento così civile e così compreso di far parte di un sodalizio, commuove. (Non lo conosco e non mi ha pagato un cappuccino per dirlo).

L’editoriale del Presidente risponde con precisi rinvii alle leggi attuali e all’utilizzazione dei sentieri e al loro valore “economico” e “turistico”, con tanto di dati statistici (“eco calcolatori”, “soggiorno medio”, ecc.) da serio professionista. Ringrazio anche lui: mi dà spunto per una riflessione più generale, alla buona.

In salita alla Punta Martin 1001 m (Appennino Genovese)
Senderos-Martin-20121020222335Se rifletto sulle motivazioni culturali del fondatore del CAI (Quintino Sella) e su quelle di un personaggio come Benedetto Croce (socio CAI Napoli) alla sua primissima legge sulla tutela del Paesaggio (1921; era Ministro della Pubblica Istruzione), mi viene da pensare che il socio CAI è un alpinista, un escursionista, uno scialpinista, uno speleologo, un osservatore del paesaggio montano, quel che volete. Non è un turista. Non solo. Sceglie sentieri, terrestri e mentali, differenti da quelli del turista. Non solo. E’ persino dubbio che debba, oltre un certo limite, preoccuparsi del turismo in quanto tale.

Sto teorizzando l’“alterità” e la “superiorità” del socio CAI? Sì. Non per razza, non per boria, non per bollino sulla tessera. Ma per tradizione attiva e aggiornata. Quella tradizione che ho appena citato, inclusa la più autentica tradizione contemporanea di coloro che, grandi alpinisti (un esempio? Alessandro Gogna) o semplici camminatori, sono consapevoli di appartenere, tutti insieme, a una cultura diversa da quella di chi consuma il mondo con i pacchetti-vacanze o con i record di cronoscalata del Cervino, pur ammirando questi ultimi.

Il Santuario di Acquasanta, punta di partenza per la Punta Martin
Senderos-Acquasanta-mrt01La Casa dei ranger e il Parco delle Torri del Paine (Cile) sono una meraviglia mondiale donata da Guido Monzino, che ne era proprietario insieme con tutto il territorio limitrofo (ora Patrimonio dell’Unesco, per quel che conta) allo Stato cileno; in ogni angolo c’è una targa di ringraziamento all’italiano Monzino. Entrarono una ventina di italiani caciaroni vestiti da spiaggia, appena scesi da un bus. Il ranger, con cui stavo conversando, li cacciò via. Gli spiegai che non appartenevano al CAI, ma a una associazione turistica che tende a ridurre il pianeta in una immensa Copacabana. In quel momento ero meno fiero di essere italiano che di appartenere al Club.

Per i percorsi di trekking paragonabili alle Torri (Zanskar, Quebrada Santa Cruz, FitzRoy ecc.) è chiaro che il criterio è quello della massima conservazione, visto anche l’enorme afflusso, turisti compresi. Non ci sono bollini o segnacci sulle rocce. O almeno così dovrebbe essere, per mantenere quei luoghi intatti per ragioni storiche e naturalistiche; e ciò vale per molte zone italiane. Come è altrettanto chiaro che per le stesse ragioni nel Tour du Mont Blanc ci sono e ci saranno segnali che andranno mantenuti. Con criterio però. Inutile aggiungere i cartelli (ormai distrutti dalle slavine) o i segnacoli dell’Espace Mont Blanc (il più grande fallimento della storia mondiale dei Parchi e delle aree protette; e nessuno dice beh).

Quello che è successo al sentiero della Punta Martin è abbastanza diffuso, come le strisce di plastica bianche e rosse da cantiere edile annodate sui rami dei larici e lasciate lì per la prossima edizione della gara del Tour du Grand Paradis, in pieno Parco, sotto gli occhi dei guardiaparco. Invece il superambientalista Ultratrail M.B. sarà pure un business spaventoso, ma non permette che si lasci sul sentiero un solo picciolo di mela.

Probabile che a Punta Martin l’organizzazione della corsa verticale abbia risparmiato anche sulle bandierine, costose e faticose da raccogliere. E così avranno imbrattato le rocce per tagliar corto.

Sul sentiero che parte dal Colle del Gran S. Bernardo e conduce nella Val Ferret svizzera, non ci sono più segni di vernice. Osservando bene si vede che qualcuno (il CAS? Il sindaco elvetico? Questi svizzeri, che idee!) li ha cancellati con una vernice mimetica. Il che non vuol dire che questa sia la soluzione. Che fare?

“Portare avanti il dibattito e il dialogo” da noi vuol dire rimandare le cose all’infinito attraverso le chiacchiere. E le cerimonie ufficiali. Ed è quello che sta succedendo per mille argomenti e in mille occasioni. Con associazioni come gli imbrattamontagne e i motocrossisti, credo persino che sia vano. Ha ragione il Presidente a ricordare le leggi locali. C’è pure la Sovrintendenza ai Beni paesaggistici e altre autorità. Prendo sempre questo piccolo esempio della Punta Martin come pretesto per dire che mi pare dubbio che il CAI, a parte le eventuali “denunce da cittadino onesto e indignato”, si debba occupare (a parole; altra cosa è la manutenzione dei sentieri di cui giustamente parla il Presidente Ceccarelli) di tutto, dalle funivie alle strade al turismo, infilando l’universo mondo dell’ambientalismo “politicamente corretto” e debitamente tradotto in termini tecnico-burocratici, in Convegni, Decaloghi, Dodecaloghi, Memoranda, Pubblicazioni.

Poi però alla recente manifestazione contro l’eliski, c’erano 58 persone, mentre in Francia a forza di proteste l’eliski è stato proibito completamente. Tutto ciò, ovviamente, è l’opinione di uno che non conta nulla (socio semplice) e che, dopo i saluti e i ringraziamenti, qui si firma

Giorgio Bertone.
Senderos-G.Bertone_full

Posted on Lascia un commento

Volontariato sui sentieri del Pizzo di Gino

Settimana di volontariato sui sentieri attorno al Pizzo di Gino
di Andrea Savonitto

Lunedì 1: Arrivo dei primi partecipanti (Livia,Paolo… e Chiara con suspense! Stendiamo un velo pietoso!) Nel pomeriggio realizzazione cartellonistica/segnaletica auto prodotta (con la collaborazione di Loredana, di passaggio) e… lavori di segreteria per organizzazione delle giornate e dell’arrivo p.v. dei numerosi VOLONTARI. La macchina foto oggi non c’era per cui niente immagini… lavorate di fantasia.

Volontariato-10629796_863945603637066_6328235642206630561_nMartedì 2: Splendida giornata ventosa all’inizio che ci ha consentito di effettuare un molto soddisfacente intervento di ripasso, completo, della segnaletica sul Sentiero delle Trincee; di completare col Bianco la segnaletica fino alla Bocchetta di Sench lungo il Sentiero dei Gauni in collegamento all’Alta Via del Làrio; di tracciare ex novo a bolli rossi la traccia escursionistica da nord al Picio di Gino e alla Spalla Occidentale del Gino, segnalando completamente la via normale da nord al Pizzo di Gino.Con Livia Baroni, Chiara Mura e Paolo. Oggi arriveranno anche Seba e Cristina Palmieri. E Magut!… Domani arriva anche Filippo Colombo… e vai col liscio!

Mercoledì 3: Oggi siamo scesi a Tecchio per segnalare meglio e disegnare la sede calpestabile del nuovo sentiero nel bosco, pensato per evitare agli escursionisti quel chilometro e mezzo di asfalto che, in salita o discesa, o sotto il sole battente sul bitume mi è sempre stato antipatico. Non solo a me.
Abbiamo fatto un lavoro accurato e, penso, decisamente appropriato. Il nuovo percorso è molto suggestivo in pineta e per radure… tutto ci guadagna in bellezza. Hanno partecipato: Seba, Giacomo, Livia e Barbara Baroni, Paolo, Cristina Palmieri, Chiara Mura, Filippo Colombo e il sottoscritto Gigante. Risaliti abbiamo reincontrato i simpatici esponenti di una comitiva di Teppisti che si sono curati di fare visita al rifugio in nostra assenza… ma ciò è ben descritto in altra NOTA. Al rifugio abbiamo poi scalato, scritto, realizzato nuova cartellonistica per domani mentre Filippo e Giacomo hanno tentato di salire alle Pianchette, ripassando la segnaletica a vernice già presente, ma sono stati ricacciati indietro per nuove avvisaglie di maltempo. TUTTO BENE… PACE E BENE!!

Giovedì 4: Altra giornata proficua. Il programma era ambizioso ma abbiamo deciso di modificarlo vista la solita meteo rompicoglioni che non garantiva asciutto per tutto il giorno. Così siamo partiti in fila (Seba, Giacomo, Cristina, Chiara, Filippo, io… Macchia e Fox.) sul Sentiero dei Gauni verso est. Abbiamo ripassato la segnaletica e posizionato alcuni pali. Fatto il Bianco fino a Sebol. Poi invece di continuare verso Aigua, complici due o tre gocce, abbiamo pensato di risalire alla Bocchetta di Sebol lasciando qualche bollino anche sulla linea più logica di risalita. Abbiamo poi completato la segnaletica fino alla Cima del Tabor. Poi siamo rientrati dallo “stradone”, rinfrescando la segnaletica da me realizzata oramai 5 anni or sono… Merendona al Rifugio e saluti ai masculi che sono tornati a casa lasciandomi solo padrone del campo con due splendide ragazze!!! Rodetevi e sbavate l’invidia!!!

OLYMPUS DIGITAL CAMERAVenerdì 5: Siamo rimasti in tre ma due sono sono belle ragazze. E’ già un buon inizio. Quindi scendiamo a Coren per la diretta risegnandola e da lì a Darni per il sentiero che sbuca alla vecchia latteria del Rus di Vora, segnandolo ex novo a vernice e qualche cartellino.
Qui Cristina ci saluta e parte per il Quattro Valli, sola, d’un botto fino a Menaggio… gran scammellata.
Noi entriamo nella Vecchia latteria aperta e abbandonata. Un vero peccato lasciare che questi manufatti vadano in malora… ma così è.
Poi ci portiamo al Rus e riprendiamo le segnaletiche da San Bartolomeo. Per un tratto lungo il Quattro Valli poi tracciamo un raccordo per il Sass di Cavrin con le sue belle incisioni rupestri alcune sicuramente preistoriche ed altre, cruciformi, segni di “cristianizzazione” medioevale.
Continuiamo per il fondovalle recuperando una traccia in disuso tra il Quattro Valli, sotto, ed il sentiero basso da Coren al Sass. Un “nuovo” percorso molto suggestivo e un poco incasinato per l’abbandono che però ci porta al limitare occidentale della Pineta di Caldera dove è un sassone con splendide incisioni rupestri, fino ad oggi ancora sconosciute. Bisognerà dargli la ripulita che si merita. Riconsegnando un patrimonio storico a chi interessa. Poi siamo dovuti rientrare, sotto la pioggia, nella nebbia, tra le felci… salvati da Giorgio Visconti in arrivo a dar manforte, con la Jeep poco sopra a Tecchio e su di nuovo al campo base, il rifugio Croce di Campo, per una meritata cena.

Sabato 6: Sono di servizio al rifugio (Haute Cusine&Public relations) per cui spedisco il volenteroso Visconti con la Chiara (“se vuoi la via Chiara chiama la Chiara!”) a rinfrescare e “perfezionare” la segnaletica sulla traversata Pianchette-Gino: la più gettonata escursione impegnativa della zona. Doveroso mantenerla al massimo decoro!! Mattinata splendida, pomeriggio un po’ meno. Qualche goccia verso le 14 e un mega scroscio alle 18. Tanto per non smentirsi MAI la meteo anche oggi ha detto la sua. E’ arrivata Monica Maria Butti Monica, una nuova amica, e anche mia sorella Monica con i Gimelli su per il sentiero nuovo del bosco da Tecchio già molto gettonato da tutti quelli saliti oggi al Rifugio. E’ arrivata anche la mia amata mogliettina Elena, il Franci e Nicolò. E domani è l’ultimo giorno… di questa splendida avventura.

Volontariato-10670270_866415883390038_457517988492412036_nDomenica 7: Elena mi esonera da qualsiasi impegno di “capanat”… si occuperà lei del servizio oggi. Colazione alle 7,30 e appuntamento con Glauco Bianchi per le 9.00 al Sass. Anche lui oggi vuole essere dei nostri!! Con Monica Maria e Chiara scendiamo rapidamente per i prati. Vogliamo completare il bellissimo sentiero della Val Caldera e presto intercettiamo il Glauco, puntuale come un canturino/varesotto. Troviamo subito la soluzione al cruccio che mi rodeva da un paio di giorni, da quando salendo con la Chiara l’altro ieri avevamo interrotto per la nebbia la tracciatura di questo nuovo/antico percorso. In breve siamo al grande masso istoriato di croci e coppelle al limite della foresta. Incarico Monica e Chiara, brave massaie, della doverosa pulizia (… e troveranno splendide nuove coppellone e incisioni a TAG, ripetute: “il più bel monumento preistorico in alta Val Cavargna”!!). Io e Glauco percorriamo a ritroso il sentiero nella foresta, attraversiamo i rii e sistemiamo tutto quanto integrando la segnaletica, disboscando dove serve… tutto a puntino. Splendido itinerario: il più bel percorso di accesso al Rifugio Croce Di Campo partendo da San Bartolomeo Val Cavargna,via Rus di Vora.
Da Coren poi rientriamo al colletto del Sasso per il Sentiero Basso ora perfettamente segnalato. Glauco ci saluta e scende. Noi invece risaliamo al rifugio integrando ancora la segnaletica sulla strada….Vernice FINITA !! Come questa indimenticabile settimana in amicizia. GRAZIE A TUTTI!!

   Volontariato-10384298_864962336868726_7090237754278681090_n

Che dire… è stata una splendida esperienza di condivisione di un obiettivo di salvaguardia e tutela di un patrimonio, quello della sentieristica e della fruibilità turistica delle nostre montagne, utile alla collettività allargata, al turismo montano che per vivere ha bisogno di servizi essenziali.
Come abbiamo voluto dimostrare, questi interventi si possono organizzare a basso costo, non servono MEGA PROGETTI dove molti poi vogliono solo “mungere”, speculare e “attaccarsi medaglie”. Basta solo organizzare l’impegno partecipe di chi ama la natura e i territori. Di chi ama se stesso e vuole che altri godano tranquillamente di un patrimonio collettivo indivisibile e non riproducibile se abbandonato e lasciato andare a ramengo.

Volontariato-10593116_865925610105732_5603975374467314519_n
Noi ci abbiamo provato e la risposta, la partecipazione è stata entusiasta, libera e sincera. Una vacanza attiva che ha generato nuove amicizie e rafforzato le vecchie.
E’ una esperienza sicuramente replicabile. Molto c’è da fare in ogni vallata e su ogni cresta… Questo è un modo nuovo di difendere la “nostra” Montagna e se in futuro qualche Ente vorrà coadiuvare o patrocinare queste iniziative sarà, come già detto in partenza, il benvenuto… tutto si può fare meglio con qualche risorsa ma queste e la loro “mancanza” non devono essere l’alibi per non agire e stare a guardare inani il lento e irreversibile declino dei nostri territori alpini.
I Professionisti della Montagna possono sicuramente coordinare queste iniziative mettendo a disposizione il proprio “Know how”, la propria esperienza e la conoscenza sistematica dei territori.
Il sasso è stato lanciato. Noi il prossimo anno replichiamo: cominciate a pensarci!! C’è ancora molto da fare!!

Volontariato-10646999_866416003390026_3773087945108149929_n

 

Posted on Lascia un commento

Le verniciature della famiglia Beltrame

Provate a immaginare uno dei posti più selvaggi delle Dolomiti, dove la natura è forte, dove esprime la grande capacità che ha di commuoverci. E provate a immaginarla deturpata dalla vernice.

La val dei Cantoni è una via d’accesso alla Cima dei Preti, bellissima vetta del gruppo Preti-Duranno (Dolomiti d’Oltrepiave): se, in seguito al prossimo scioglimento delle nevi andrete a percorrerla, vi accorgerete del danno fatto.

Paolo Beltrame (di Maniago) ha materialmente eseguito la prima verniciatura, ormai 5-6 anni fa, allo scopo di rendere fruibile un angolo incontaminato delle Dolomiti tramite una sistematica e oscena segnaletica, visivamente invasiva e onnipresente, nonché rozzamente realizzata.

Un gruppetto di appassionati, abitanti di Cimolais e dintorni, si sono subito attivati per “cancellare” quell’obbrobrio: in quell’occasione è stato rispolverato il termine bocciardare. La “bocciarda” è infatti una specie di mazzetta a testa zigrinata con la quale e con molta pazienza è possibile ripristinare il colore originale della roccia deturpata. 

Val dei Cantoni – Cima dei Preti
Verniciature-image
Ma già nella stessa stagione il Beltrame provvedeva a ri-verniciare lo stesso percorso, peraltro descritto nel bel libro Preti-Duranno dello stesso Paolo Beltrame, uscito nel 2006 e primo di una collana fortunata dal nome 101% Vera Montagna. E nel frattempo, in altre zone delle Dolomiti Orientali, succedeva che il nostro soggetto si adoprava nella verniciatura sistematica di vie di salita puramente alpinistiche alle vette anche remote, dei valloni selvaggi e degli antichi viaz dei cacciatori. Apponendo sulla roccia enormi bolli, frecce e scritte, oltre il limite del vandalismo.
Gli stessi dunque che avevano già bocciardato l’itinerario la prima volta tornarono a rifarlo, ma questa volta non si limitarono alla resistenza passiva.

L’11 ottobre 2009 sul blog FuoriVia apparve, a firma di Luca Visentini, un post di una lucidità cristallina, dal titolo Io accuso, del quale riportiamo un brano significativo: “… (gli autori del misfatto hanno disatteso) il Bidecalogo o Documento programmatico per la protezione della natura alpina votato all’Assemblea dei delegati di Brescia nel 1981, le finalità della Commissione centrale per la tutela dell’ambiente montano costituitasi nel 1984, le speranze per un riscatto ecologico dell’alta quota sorte con la fondazione a Biella nel 1986 di Mountain Wilderness da parte del Club Alpino Accademico Italiano e dei migliori alpinisti internazionali, gli stessi intenti della Charta di Verona approvata al termine del Congresso nazionale nel 1990, le Tavole di Courmayeur o Norme di autoregolamentazione del CAI per la protezione dell’ecosistema alpino promulgate nel 1995, le disposizioni limitative contenute nel più recente manuale   “Sentieri – Pianificazione segnaletica e manutenzione, vol. 1” e soprattutto il buon senso.
Val dei Cantoni – Cima dei Preti
Verniciature-3
Dopo aver promesso la bocciardatura a oltranza dell’opera di Beltrame, segue la conclusione: “Ma rimane per i gruppi più a nord una mina vagante e quindi un pericolo per le ultime macchie bianche nella topografia del nostro Paese, già brutalmente antropizzato. Imbratta ogni cima, lo ripeto, è seriale. Uccide l’avventura. Compromette la scoperta. Riduce l’autonomia. Si nasconde dietro al falso alibi che così facendo donerebbe a molti l’opportunità di non perdersi. Mentre invece contano il suo ego smisurato e lo zelo pseudomissionario e duro a morire dei suoi compari associati.
Nell’era nuova delle Dolomiti Patrimonio Naturale dell’Unesco io continuo a pensarla come sempre. Del mio passaggio sui monti cerco di lasciare meno tracce possibili”.

Segue un periodo di infocate discussioni, in cui appare chiaro che la filosofia verniciatoria è in netta minoranza. Paolo Beltrame è costretto a furore di popolo a chiedere pubblicamente scusa, impegnandosi a non reiterare azioni del genere.

L’attività però è continuata. La casa editrice del figlio Michele continua a promuovere i propri itinerari, premasticati (a questo punto non si sa da chi) con la vernice, nella brama di darli in pasto a tutti, anche ai meno preparati: gente che senza quelle segnalazioni mai potrebbe affrontare percorsi del genere (e forse neppure con quelle!).

Val dei Cantoni – Cima dei Preti
Verniciature-7
Anche la via normale della Cima dei Preti, quella che sale da Forcella Compol, è verniciata con enormi bolli viola: e così cadono anche la Cima Laste e l’intero anello alpinistico del Duranno, solo per rimanere in questo gruppo e senza mettere il naso in Marmarole e Sorapiss, dove vengono segnalati altri disastri.
Viene anche il momento del versante nord-est della Cima delle Ciazze Alte, nel territorio del comune di Cimolais e del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane.

Val dei Cantoni – Cima dei Preti
Verniciature-Ciazze Alte-7_pressi-placconata
E’ la goccia che fa traboccare il vaso: il 21 novembre 2012 è stilata denuncia contro ignoti. Nella denuncia viene descritto il danno: “…Tale versante è stato vistosamente verniciato in rosso lungo una via alpinistica con difficoltà di I e II grado, segnalandone il percorso al di fuori di ogni controllo e responsabilità per la sicurezza, nonché modificando e pregiudicando il valore paesaggistico di una zona posta sotto tutela ambientale sia in ambito regionale che nazionale.
La “mano” appare la stessa che da qualche anno imbratta anonimamente e sistematicamente le rocce in particolare nel gruppo montuoso della Cima dei Preti e del Duranno… (le segnaletiche), che risultano oltretutto applicate con metodi improvvisati da sconosciuti senza autorizzazioni e non identificabili… al di là degli aspetti etici ed estetici pur necessari in montagna, possono indurre persone inesperte a seguirle, ignare che ciò può procurare grave pericolo a loro stesse qualora si trovassero di fronte a difficoltà per cui è richiesta una buona conoscenza della montagna e, per certi tratti, delle tecniche di progressione in sicurezza…”.

La denuncia è firmata da Antonio Zambon, presidente GR-CAI – FVG; Franco Polo, presidente CAI di Cimolais; Carlo Martini, presidente CAI di Claut; Pizzut Alleris, presidente CAI di Pordenone; Giacomo Giordani, capo stazione CNSAS Val Cellina; Luciano Giuseppe Pezzin, presidente del Parco Naturale Regionale delle Dolomiti Friulane; Fabio Borsatti, sindaco del Comune di Cimolais.

Forse anche per ripicca, la Val dei Cantoni e la successiva salita alla Cima dei Preti viene verniciata per la terza volta!

Cima delle Ciazze Alte
Verniciature-Ciazze Alte-2_tra-i-mughi
Nessuno vuole firmare questa serie di devastazioni, anche se il sospetto che i Beltrame siano i “mandanti” è venuto a ben più di un osservatore: vuoi perché su Facebook (e altrove) Michele Beltrame continua a difendere la necessità della segnaletica anche anonima, vuoi perché è più naturale pensare che, spontaneamente, non possano esserci altri fanatici così pervicaci e compulsivamente ossessivi.

Solo per la Val dei Cantoni, al momento siamo a tre verniciature e a due cancellazioni: non si è proceduto oltre con la bocciardatura proprio per non eliminare il “corpo del reato” in Valle dei Cantoni, in attesa dell’esito delle indagini o che qualcuno si tradisca.

La propaganda dell’editore Michele Beltrame intanto continua a gettare fumo negli occhi, in quanto sostiene che la montagna, anche quella più selvaggia, deve essere per tutti e le solite falsità, tipo che i ripulitori “cancellano i sentieri”, quando in realtà si tratta di vie normali alpinistiche, mai tracciate e con qualche difficoltà tecnica (I, II e a volte anche III grado).

Cima delle Ciazze Alte
Verniciature-Ciazze Alte-1_attacco-via-normale
E’ molto preciso il punto di vista, sempre preso a prestito dal blog FuoriVia, di tal Bu Hzz: “Trovo che il proliferare dei segni di vernice in montagna sia veramente deprecabile. Segno di un’urbanizzazione che apre il passo a facilitazioni di ogni sorta, dalle ferrate alle funivie, dalle strade ai rifugi-albergo. Questa mania di facilitare, nel nome di una sicurezza che uccide il vero rapporto con la natura è non solo un obbrobrio per la vista, per chiunque ami veramente la montagna per quello che è, e non come terreno di conquista su cui allungare l’ombra del proprio ego, ma è anche ciò che porta la gente a dimenticare la necessità, (e quella è la vera sicurezza) di comprendere realmente il territorio che si attraversa, le sue caratteristiche, la sua conformazione.
Seguire un sentiero appena segnato qua e là da qualche ometto ti porta a mettere il cervello in quello che stai facendo, a salire, anche se è una passeggiata, concentrato, e quindi a goderti metro per metro quello che stai facendo (anche). Seguire invece un’autostrada ultrasegnalata, chiacchierando del più o del meno e magari facendo casino, come spesso accade, ti porta ad attraversare quel territorio come se fossi in un tunnel.
E’ ovvio, che in questa società in cui conta il risultato, la tacca nel proprio curriculum, la giornata persa inseguendo un sentiero è insopportabile.
Allora si pretende o si propende alle segnalazioni chiare… e ci si incazza pure se per caso ci si perde. Ma che ci andiamo a fare in montagna, se non per perdersi, nel senso più ampio del termine, per poi ritrovarsi? Perché trasformare la montagna in qualcosa di simile alle nostre città, con miriadi di segnali in ogni dove? Ma allora restiamocene in città, no? oppure andiamo a goderci l’aria fresca in macchina… perché urbanizzare anche dove è rimasta qualche briciola di wilderness? Quando tutto sarà segnalato, cosa rimarrà all’avventura?
L’idea che passa invece, veicolata dal concetto della sicurezza, è quella populistica e demagogica, a facile presa, che l’ambiente è di tutti e che tutti abbiano diritto di usufruirne. In sicurezza.
E che chiunque la pensi diversamente sia un elitario che vuole tenere la massa fuori.
E’ terribile, questa logica. Micidiale.
E’ quella che ha provocato la distruzione ambientale, ovunque, a qualsiasi livello.
L’incapacità di fare un passo indietro, di fermarsi, ma anzi l’affermazione del diritto di poter fare quello che si vuole, egoisticamente.
Il che, vale per uno, ma ovviamente per estensione vale per tutti.
La sicurezza vera è nel conoscere il territorio in cui ti muovi, è nel fare il passo secondo la propria gamba. E non nel costruire dei corridoi di vernice”.

Cima delle Ciazze Alte

Verniciature-Ciazze Alte-6_dimensioni-frecce

 7 febbraio 2014