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Vuoto a perdere

Rocca Busambra… Vuoto a perdere: meglio tardi che mai!
di Massimo Flaccavento e Giorgio Iurato

14-10-1981
Basandoci su questa semplice data, non è stato difficile fare due conti. Ebbene trentacinque anni fa, io e Giorgio avevamo rispettivamente due e sei anni, e mentre la nostra vita era ancora agli inizi, incerta sul cammino da compiere, il grande Alessandro Gogna in compagnia del suo amico Marco Marantonio, ci regalavano Vuoto a perdere, la prima vera via di roccia nel Massiccio di Rocca Busambra. Spesso abbiamo immaginato che a suggerire loro quel nome fosse stato l’immenso panorama che si estende in ogni direzione quando ci si trova su questa montagna, eppure qualcosa ci sfuggiva, bisognava andare a toccare con mano.

Il versante settentrionale di Rocca Busambra (Sicilia): sulla sinistra lo sperone di Vuoto a perdere
Rocca Busambra versante nord, zona orientale

La foto del loro pulmino parcheggiato nei pressi di Portella del Vento equivale ad un piccolo salto nel passato, un salto in quel mezzogiorno di pietra che fu, ed è ancora. E in effetti a pensarci bene in quei luoghi forse non è cambiato molto, probabilmente le persone, quelle sì che cambiano, ma la bellezza aspra della montagna fortunatamente qui è ancora intatta.

Per noi che a Rocca Busambra ci sentiamo di casa dopo aver aperto un bel po’ di vie nuove, fare la prima ripetizione di Vuoto a perdere era una sorta di passaggio obbligato. Un dovere troppe volte rimandato e che adesso doveva essere assolto a tutti i costi.

Lo sperone nord-est di Rocca Busambra con il tracciato di Vuoto a perdere
vuotoaperdere

21-05-2016
Arriviamo a Ficuzza sotto una leggera pioggia accompagnata da un vento fortissimo, ma la paura di aver fatto un viaggio a vuoto non ci sfiora nemmeno. Le nuvole martoriate che corrono all’impazzata, di tanto in tanto liberano uno squarcio di cielo mostrandoci le stelle. Inutile quindi pensare al domani, molto meglio vivere il momento.

Rocca Busambra, Marco Marantonio sulla sesta lunghezza di Vuoto a Perdere, 1a ascensione
Rocca Busambra, Marco Marantonio, sesta lunghezza di Vuoto a Perdere, 1a ascensione

Al mattino una splendida alba ci dà il buongiorno, ma purtroppo il vento non ha cessato di soffiare, decidiamo comunque di fare un tentativo, anche solo per dare un’occhiata.

I racconti poco incoraggianti di un amico di Palermo circa la risalita del Canale di Cucco, ci avevano consigliato un approccio diverso alla via. Invece di raggiungere l’attacco dal basso, avevamo deciso quindi di calarci dall’alto dallo sbocco del canale stesso. Una soluzione forse più ingegnosa, ma che doveva evitarci di rimanere intrappolati tra rovi e fitta vegetazione. Ad ogni modo una volta raggiunto il punto di calata, faticavamo a stare in piedi. Folate di vento fortissimo sferzavano la loro rabbia ovunque, e saggiamente, anche se con dispiacere, di comune accordo abbiamo rimandato la salita al giorno seguente, questa volta però tentando dal basso.

Rocca Busambra, Alessandro Gogna sulla settima lunghezza di Vuoto a perdere
Rocca Busambra, A. Gogna sulla 7a lunghezza di Vuoto a perdere

Le giornate di attesa forzata sono tremende, il tempo sembra fermarsi, e con esso ogni cosa rimane paralizzata in un limbo mentale che trova il suo posto tra l’oggi e il domani che verrà.

22-05-2016
La sveglia alle 05.30 non fa nemmeno in tempo a suonare, la luna piena ha illuminato a giorno per l’intera notte la nostra tenda, e il vento, forse stanco di tormentarci, ha deciso di sfogare la sua ira altrove. E’ un’alba bellissima, l’aria è carica di colori, e giustamente siamo impazienti di andare a scalare.

Il tempo di fare colazione e ci incamminiamo alla volta del bosco, superato il quale ci si apriranno le porte sul versante est della montagna.

La risalita del canale si dimostra essere un classico avvicinamento di montagna, selvaggio e bellissimo, ma nulla di nemmeno paragonabile ad una selva impenetrabile. Alle 07.30 in punto attacchiamo, era ora!

Le prime quattro lunghezze non sono difficili, ma l’esperienza ci consiglia di non fare passi falsi nemmeno sul facile e di scalare sempre con attenzione. Raggiungiamo così la base della cuspide finale nel pieno di una tempesta di luce. Il meteo è splendido, e del vento furioso del giorno prima è rimasto ormai soltanto un vago ricordo.

Dopo una breve pausa attacchiamo gli ultimi tiri, e fin da subito la scalata cambia carattere. Fessure e diedri strapiombanti sono la chiave per uscire dalla parete.

La penultima lunghezza mi impegna a fondo, non c’è nessun tipo di materiale in parete a suggerire la direzione giusta. Bisogna soltanto entrare nella montagna, cercando il facile nel difficile, ed ecco che ben presto arriva la sezione da fare in artificiale. Un distacco avvenuto sicuramente non molto tempo fa, ha modificato la parte finale del tiro. Mi ritrovo così in equilibrio su fragili lamette di roccia, aiutato dall’incitamento del buon Torello, a lottare nella ricerca di una fessurina salva vita. La trovo in alto per fortuna, dove la placca respinge ogni tentativo di farmi passare in libera e senza protezione. Un ultimo passaggio al cardiopalma aggrappandomi ad un lastrone instabile, e finalmente raggiungo un possibile punto di sosta, un minuscolo gradino disperso nella verticalità della parete. I chiodi finiti lungo il tiro complicano la situazione, ma con un po’ di ingegno la sosta prende vita grazie ad una mitica invenzione, i nut!

Naturalmente raccomando a Giorgio di scalare con attenzione, cercando di farsi il più leggero possibile. La risposta è lapidaria: ma è buona la sosta??? La rinforzeremo a dovere al suo arrivo!

L’ultima lunghezza è impegnativa, ma non come la precedente, e la roccia salvo qualche tratto, è davvero bella. Quando esco dalla parete vengo improvvisamente rapito da un senso di sollievo e soddisfazione, e a Giorgino che aspetta mie notizie urlo: è fattaaaaaa!!! Evvai, la sua risposta!

Massimo Flaccavento alla base della cuspide finale
VuotoPerdere-Massimo Flaccavento alla base della cuspide finale

Vuoto a perdere.Flaccavento-cuspidefinale

Appena mi raggiunge non possiamo che essere felicissimi, ci abbracciamo, e come dei matti iniziamo a gridare. Una vittoria semplice, una salita mitica, una storia lunga trentacinque anni.

La montagna regala sempre grandi emozioni, grazie alla sua bellezza e alle persone che la animano.

Festeggeremo la salita a Ficuzza, con birra e patatine in compagnia di Ignazio e Alice, due carissimi amici di Palermo che si trovavano in zona per un trekking e che ci hanno atteso per salutarci. Non capita spesso di concludere in modo così gioioso una scalata.

La strada verso Ragusa sarà come sempre lunga, ma piena di felicità per l’esperienza appena vissuta.

Massimo Flaccavento e Giorgio Iurato sulla penultima lunghezza di Vuoto a perdere. Foto: S. Cuffaro
VuotoPerdere-G.Iurato-M.Flaccavento-penultimaLunghezza-FotoS.Cuffaro

Ad Alessando Gogna e Marco Marantonio i nostri più vivi complimenti per aver aperto al tempo questa via. Ancora oggi una grande arrampicata, e che richiede un serio impegno alpinistico. E sempre a loro un grazie di cuore per averci regalato questa via, indicandoci così una strada in più da seguire.

Giorgio Iurato e Massimo Flaccavento in vetta alla Rocca Busambra
VuotoPerdere-Foto di vetta immancabile

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La Pietra dei Sogni

Trentatré anni dopo la serie di viaggi al Sud che mi permise di scrivere Mezzogiorno di Pietra, sono finalmente riuscito a mettere mano ai ricordi di quegli anni e di quelli successivi, con l’idea di inserirli nello scorrere del tempo.

PdS-copertinaMdP

PdSDa protagonista con i miei compagni, il nostro gruppo tenne la scena per un certo periodo, poi altri se ne appropriarono con energia, portando avanti la ricerca con uguale dedizione e la stessa possibilità di errori.

Luigi CutiettaPalermo, tavola rotonda di Alp, 4.11.06, Luigi CutiettaCi furono anni di ricerca, di miglioramento sportivo, di discussioni sul come e con quali mezzi, ancora oggi di certo non risolte.

Lorenzo Nadali e Lucia CeronLorenzo Nadali e Lucia Ceron in sosta a m.te Oddeu, Dorgali, giugno 98Intanto ci lasciavano Roby Manfrè, Gabriele Beuchod, Ornella Antonioli, Oskar Brambilla e Lorenzo Castaldi, cui voglio dedicare questa fatica.

Francesco del FrancoUn protagonista di Capri, Francesco del Franco in calata dalla Steger (foto L. Ferranti, 2010)La vastità del territorio, la quantità di lustri e l’iperbolico aumento degli appassionati hanno creato un terreno di gioco tra mare e montagna per un grande numero di giocatori, giovani e meno giovani, seguire le partite dei quali è stato laborioso quanto entusiasmante.

Oskar Brambilla ed Elena Gogna, 19971997.05 Cala Fuili OskarBrambilla ed Elena , A. GognaNell’illusione, talvolta così forte da essere quasi reale, che l’occuparmi delle avventure altrui e lo scavare nei piccoli misteri fosse l’unico modo valido per non poltrire nei ricordi personali. Prendendomi la libertà di dare il giusto peso a imprese ben note e di bandiera, riequilibrandolo con quello delle dimenticate o quasi ignote, senza inchinarsi ad alcuna moda.

Un’illusione che porta a credere, maliziosa tentazione, che anche per noi “anziani” il sogno non sia ancora finito: e che la Pietra dei Sogni sia come quella filosofale.

Lorenzo Castaldi sulla sesta e ultima lunghezza di Eco sospeso (1a ascensione) alla Torre Attesu (Bruncu Nieddu, Lanaitto)L. Castaldi sulla 6a e ultima L di Eco Sospeso (1a asc), via di salita all'inviolataTorre Attesu di Fruncu Nieddu (Lanaitto). 31.03.2002

 

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Venti anni fa, Roby. E trenta

Venti anni fa, Roby. E trenta
di Fabrizio Antonioli

A pag 271 della guida CAI‐Touring “Sicilia”:  “… Monte Cofano, parete sud, via a Vela, Fabrizio Antonioli, Roby
Manfré Scuderi a c.a., utili dadi e chiodi. Sviluppo 210 metri, difficoltà V+, 4 maggio 1984. Sale uno sperone
rossastro di bella roccia…“.
Roby, classe 1961, l’ho conosciuto nel 1980 a Palermo dopo una corrispondenza intrattenuta con Marco
Bonamini, ai tempi lavoravo in Calabria ed ero molto curioso delle pareti selvagge ed odorose che svettano
sulle coste NW della Sicilia.

Roberto “Roby” Manfré a Monte Cofano, 1a asc. Pilastro a Vela, 4 maggio 1984
a roby-2_Pagina_02aFaraglione di Monte Monaco, Roberto Manfré sulla 1a lunghezza di Pace di Chiostro, 1a asc., 12 ottobre 1981
Faraglione di Monte Monaco, Roberto Manfré sulla 1a lunghezza di Pace di Chiostro, 1a asc.

Giorgio Mallucci e Roberto Manfré sulla 6a lunghezza del Canto del Gallo, 1a asc., 9 ottobre 1981
Giorgio Mallucci e Roberto Manfré sulla 6a lunghezza del Canto del Gallo, 1a asc.Marco Bonamini e Roberto Manfré su Pace di Chiostro, 1a asc., 12 ottobre 1981
Marco Bonamini e Roberto Manfré, prima ascensione di Pace di Chiostro al Pizzo MonacoRoby Manfré, assicurato da Francesca “Chicca” Colesanti sulla 1a lunghezza di Quattro passi nell’acqua (Capo Calavà), 1a asc., 28 dicembre 1988
a roby-2_Pagina_07aRoby Manfré su Forzaottanta, Gaeta
a roby-2_Pagina_09aValdesi, dopo la Luffa… Arrivederci, Roby!
a roby-2_Pagina_14aGiunto a Palermo con la mia AMI 8 arancione fui accolto con amicizia ed ospitalità. Roby aveva 19 anni ed era
già l’arrampicatore piu’ elegante e del gruppo. Marco, Giuseppe, Alessandro, Maurizio i suoi amici e compagni
di cordata avevano una forte stima e formavano un gruppo formidabile e compatto. Fu subito amicizia, spesso
passavo qualche giorno a Palermo a casa di Roby, in un clima di familiarità con sua madre, i suoi fratelli
Gabriele (compagno di molte salite con Roby) e Perla. Di solito mi portava a salire qualche via da lui aperta o
riscoperta.
Negli anni successivi fu una condivisione totale, il raduno di Hellzapoppin al Circeo, la discesa di Alessandro
Gogna, lo Sballo di San Vito e il Canto del Gallo, la grande crescita di Roby come alpinista e arrampicatore di
punta, le sue imprese (centinaia di nuovi itinerari aperti in una Sicilia selvaggia, tra tutte: Fata Morgana, Gioco
d’Ombre, Ombra silenziosa, Ho sentito le Sirene Cantare aperta in solitaria) il suo grande desiderio di imporsi
nel panorama alpinistico Nazionale, il corso INAL, il suo ingresso nella Scuola Centrale del CAI. Ho visto Roby
“crescere” e farsi spazio con serietà e dedizione. Roby voleva vivere di alpinismo, e si sentiva di riuscire a farlo.
Eravamo molto legati, lui era molto bravo ma non lo faceva pesare, ci capivamo al volo, senza parlare, con lui ci
si intendeva subito, su tutto.
La sua morte mi ha colto impreparato. Roby e’ immortale, non puo’ succedergli nulla… La sua bicicletta rimasta
ai bordi della Favorita a testimonianza che Lui stava lì… Giuseppe mi telefona per chiedermi se era venuto a
Roma, non si trovava…

Sede del CAI Palermo. La mamma di Roby con Chicca Colesanti, 4 novembre 2006
Palermo, tavola rotonda di Alp, 4.11.06, Francesca Chicca Colesanti e mamma di Roby Manfré Palermo, tavola rotonda di Alp, 4.11.06, Francesca Chicca Colesanti e mamma di Roby ManfréIl suo stile di arrampicata, unico, elegante, mai di forza era un esempio per tutti noi, le sue vie nuove, geniali, la
sua grande sicurezza, la sua curiosità e grande apertura al mondo, i suoi espressivi silenzi, il suo sorriso.
Un grande masso staccato dallo via a Giulio del monte Pellegrino, proprio quando lo accarezzava, da solo e
sciolto, ha interrotto una vita di passione per le pareti, era il 18 giugno del 1994.
Trent’anni fa il Pilastro a Vela, in una giornata gioiosa, calda e ventosissima, una via bella e non impegnativa,
avevo trentun’anni, ventitre ne aveva Roby ed eravamo spensierati, la vita era da vivere, la Sicilia ancora piena
di pareti mai salite, profumate e piene di clessidre…
Fabrizio Antonioli

per notizie su Fabrizio Antonioli

postato il 4 maggio 2014