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Premiata Funivia Skyway

Premiata Funivia Skyway

Della nuova funivia che dal 2015 collega Courmayeur alla Punta Helbronner molto si è detto e scritto: terreno di scontro tra chi vorrebbe preservare l’alta montagna dall’invasione numerico-aziendale-hightech e chi invece, aperto alle più nuove e mirabolanti sperimentazioni d’ingegneria e architettura, vede la montagna e qualunque altra zona selvaggia come un attraente territorio da colonizzare per quei grandi investimenti cittadini della cui cultura indotta la nostra società è intrisa fino al midollo.

Partenza di Skyway e zone parcheggio in località Pontal d’Entréves (Courmayeur)
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In questo articolo vogliamo occuparci del perché il 23 settembre 2016 la Skyway abbia vinto, nella categoria unexpected location, la prima edizione del prestigioso premio Best Location Awards. Al concorso partecipavano una ventina di spazi e location tra i più interessanti in Italia che si distinguono per la loro particolarità e per la loro natura polivalente.

Di questo premio è stata data notizia trionfante su molti notiziari online. MontagnaTv, per esempio, cita senza alcun commento le parole dell’assessore al Turismo della Valle d’Aosta Aurelio Marguerettaz: “La potenzialità della nuova e avveniristica struttura ubicata tra i ghiacciai era già conosciuta a ADC Group, organizzatore del premio all’interno del programma del Festival italiano degli Eventi e della Live Communication 2016. Il riconoscimento ottenuto dall’impianto funiviario, che è diventato in qualche sorta simbolo della Valle d’Aosta che guarda al futuro, si inserisce in una più vasta politica di promozione della Valle d’Aosta. Una politica che punta a far diventare la regione centro di eccellenza per l’accoglienza in location uniche e simboliche”.

Partenza di Skyway in località Pontal d’Entréves (Courmayeur)
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Il premio BEA – Best Location Awards è un’idea dell’ADC Group, realizzata in collaborazione con la rivista e20 e l’Annual degli Eventi.
Il concorso è stato gestito all’interno del già ben affermato Festival italiano degli Eventi e della Live Communication 2016, una convulsa due giorni interamente dedicata al settore, con workshop, momenti di networking e di formazione.

Nel successo di un evento, il luogo in cui questo si tiene gioca un ruolo fondamentale: per ciò il premio è stato ideato, per celebrare le migliori location e venue (sedi) in Italia a giudizio di una giuria composta dalle più qualificate aziende e agenzie. Il premio vuole illustrare la diversità, l’eccellenza e la natura polivalente delle location, da quelle più classiche a quelle ‘unexpected’, luoghi solitamente destinati ad altro utilizzo ma che hanno aperto le porte agli eventi. E vuole rappresentare un vero e proprio marchio di qualità.

Pavillon du Mt. Fréty, Cave Mont Blanc
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I candidati al BLA devono passare l’esame di ben due giurie: una corporate, formata dai 38 giurati del Bea Italia, e una composta dai 25 rappresentanti delle agenzie candidate allo stesso Bea Italia, per un totale, quest’anno, di 63 giurati.

I giurati hanno espresso il proprio voto sulla base dei seguenti criteri:
– Architettura e design esterno
– Flessibilità e versatilità
– Arredamento e design interno
– Logistica/accessibilità
– Compatibilità ambientale
– Tecnologia e innovazione.

Immaginiamoci la scena, ogni parere espresso su più livelli tecnici, con il linguaggio aziendale dei tecnocrati e dei tecno-comunicatori.

Pavillon, Monte Bianco Store
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Pavillon, terrazza
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Alla fine i BLA – Best Location Awards sono stati premiati venerdì 23 settembre 2016 nel corso della cerimonia BEA, allo Spazio Cavallerizze del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia ‘Leonardo da Vinci’ di Milano.

Ed ecco i vincitori delle cinque categorie (la sesta, Miglior dimora storica, è stata cancellata):

Miglior centro congressi-auditorium:
Palacongressi di Rimini

Miglior location culturale/sportiva (musei/spazi d’arte/spazi teatrali/cinema/parchi a tema/stadi, ecc.):
Blue Note

Pavillon, ristorante
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Pavillon, auditorium
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Miglior location alberghiera per eventi/congressi/incentive:
Grand Hotel Villa Torretta – MGallery by Sofitel

Miglior spazio polifunzionale (ex strutture industriali, laboratori, opifici, ecc.):
Officine del Volo, primo premio
Stazione Leopolda, secondo premio
Superstudio Più
, terzo premio

Unexpected location (spazi e strutture fuori dagli schemi):
Skyway Monte Bianco, primo premio
Cinecittà Studios
, secondo premio
Acquario di Genova
, terzo premio

Il presidente dell’ADC Group Salvatore Sagone conclude la premiazione entusiasticamente con un “Diamo l’appuntamento alla prossima edizione, sicuri che il BLA riesca ad affermarsi di anno in anno. Lunga vita a questo premio!”.

Punta Helbronner, terrazza panoramica a 360°
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Punta Helbronner, Sala Monte Bianco
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Considerazioni
E’ importante chiarire che il premio è stato dato non alla funivia in quanto tale, bensì sostanzialmente alla “Sala conferenze e cinema” costruita alla stazione intermedia del Pavillon. Questa struttura, già di natura inserita a forza in un ambiente così decisamente suggestivo, secondo la giuria è meritevole per come è stata costruita e per tutti gli entertainment ludico-culturali che la circondano (dei quali faremo elenco tra poco).

Per il panorama scenografico unico che offre, Skyway si è autodefinita l’ottava meraviglia del mondo. Su questo si può abbondantemente discutere, ma è indubbio che Skyway sia un gioiello di design e innovazione tecnologica all’avanguardia che offre spazi particolari e molteplici servizi nel rispetto di un ambiente che però dell’originario ha più solo la cornice e dunque è stato fortemente modificato. Sappiamo tutti che in precedenza le strutture ricettive (Pavillon, rifugi Torino vecchio e nuovo, Punta Helbronner) del vecchio impianto erano assai scadenti in termini di rispetto per l’ambiente. La nuova progettazione ha dato un colpo di spugna a una situazione che il famoso “Canalone del Cesso” ben rappresentava. E sappiamo anche quanto il vecchio impianto fosse vetusto e oneroso per la sicurezza. Di queste novità siamo tutti lieti, ma la radicale e irreversibile modifica ambientale che il progetto Skyway ha perpetrato fa superare, almeno nell’opinione di molti, le gioie dell’attuale efficienza ambientale.

Il premio vorrebbe sancire, con precisione, che tutto ciò che è stato creato attorno a Skyway sia la perfetta rappresentazione della “montagna del futuro”. Come le altre entità premiate, dall’Aquario di Genova alla Stazione Leopolda, tanto per citare le più note. Un premio davvero pericoloso per l’esempio che ne deriva e quindi per le possibili imitazioni: per il gioco al massacro della montagna che potrebbe andare avanti per anni fino alla prossima glaciazione, condotto da chi è spinto a superare la concorrenza.

Perché continuiamo a ritenere, e questo premio ci rafforza nella nostra convinzione, che, a dispetto della bravura e buona fede di chi ha ideato Skyway e a dispetto di chi ci lavora credendoci, sia un’esagerazione (che pagheremo cara) l’avervi realizzato attorno una sala conferenze da 150 posti con la solita “vista mozzafiato sul Monte Bianco”, due sale meeting modulabili, due ristoranti a supporto delle sale conferenze, un bistrot presso la stazione di Punta Helbronner, un’invadente (quanto perfetta e ammirevole) terrazza panoramica di 14 metri di diametro con vista a 360° sulle cime più alte delle Alpi; troviamo che la bellissima Cave Mont Blanc, la cantina in cui si lavora il vino con un metodo sperimentale oltre i 2000 metri, sia sprecata lassù dove l’uva non attecchisce e dove tecnicamente c’è altro da fare; riteniamo che lo Skyway Monte Bianco Store, con i suoi piccoli gadget, prodotti gastronomici locali, oggetti in legno, accessori per l’abbigliamento per l’alta quota, creme solari e tanto altro ancora, pur nella sua apparente innocenza sia l’esatta riproduzione in quota (e bonsai) di un qualunque supermercato di periferia industriale, un “non luogo” per eccellenza, guarda caso abbinato all’immancabile parco giochi per i bambini (Skyway For Kids); il teatro rutilante continua con la Sala Monte Bianco, un’immensa vetrata sul massiccio d’Europa, così a sbalzo sul gigante delle Alpi che si è autorizzati a dubitare che sia ancora lui il protagonista, con gli schermi multimediali sulle pareti che intanto narrano la storia dell’alpinismo (ma c’è ancora un alpinismo?).

Operai costruiscono la funivia (1946) inaugurata poi nel 1948
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La Palud, la funivia in servizio dal 1948 al 2014
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E, infine, troviamo megalomane una capacità oraria di trasporto di 800 passeggeri per il primo tronco al Pavillon e di 600 per il secondo a Punta Helbronner: ma che possono fare migliaia di persone ammassate assieme nelle due stazioni? Guardare di fretta, mangiare, comprare. Viene in mente (Amarcord) l’anduma, ciavuma e futuma, bei fieui” della maîtresse piemontese di felliniana memoria. Aggiungerei: paguma. Ma soprattutto: che esperienza potranno mai avere questi turisti curiosi della montagna? Probabilmente quella del gran bazar tecnologico. E non parlo di coloro che, come tante volte è stato detto, si avventurano sul ghiacciaio con equipaggiamento “improprio”.

Peccato, perché la bellissima esposizione permanente di cristalli della sala Hans Marguerettaz e, nei mesi estivi, il Giardino Botanico Saussurea con le sue 900 specie di piante alpine incredibilmente rare, sono due meraviglie: che avrebbero meritato un po’ più di privacy e concentrazione.

Giardino Botanico Saussurea
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Sala Hans Marguerettaz premiatafuniviaskyway-012

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Al luna park della montagna

Al luna park della montagna
(l’irresistibile ascesa del kitsch)
di Giorgio Bertone (da Il Secolo XIX 23 agosto 2015, pag. 31)

Un reality in tv, una cabina sospesa e nel 2016 anche una passeggiata nel vuoto sul Monte Bianco tra Italia e Francia. E poi il museo di un’archistar e altri progetti di installazioni d’arte: ormai anche in vetta tutto è all’insegna dello spettacolo. Un bellissimo esempio di articolo scritto in forma divulgativa per un pubblico non specialistico

Tutto quanto fa spettacolo. E quale spettacolo maggiore della montagna più alta delle Alpi? Libération titola: “Mont Blanc versus Monte Bianco”. L’indubitabile successo della nuovissima funivia SkyWay da Courmayeur a Punta Helbronner 3452 m propiziata dall’inaugurazione del Presidente Renzi, da un reality show che si vedrà a novembre, ed è già contestatissimo, e dal bel tempo (50.000 passaggi) ha fatto rosicare i francesi.

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Prima risposta: Le Pas dans le Vide. Sulla loro cima, l’Aiguille du Midi, servita da funivia, dirimpetto a Punta Helbronner, due sentinelle del Monte Bianco, hanno piazzato una cabina con tutte le pareti trasparenti, sospesa a 3840 metri sopra Chamonix. Uno a uno le migliaia di turisti vi entrano per assaporare il “Passo nel Vuoto”. “100% sensationes fortes”, “100% securité”, promettono.

E vorrei vedere che il vetro del pavimento si aprisse come una trappola. Il box-doccia entro il quale i turisti eseguono selfie delle proprie scarpe, potrebbe essere più dinamico con l’applicazione di un enorme stantuffo tipo luna-park. I francesi hanno pensato di meglio: la Pipe, un anello trasparente tutto intorno alla Guglia, per una passeggiata integrale sul vuoto: 87 tonnellate di acciaio, 400 di cemento. “Epoustouflant”, “breathtaking”, cioè “stordente”, in italiano “vista mozzafiato”. A parte l’immancabile mozzafiato, è la vista che impera. Vetri, vetrate. Spettacolo non deriva da speculum, specchio? La funzione spettacolare pare contempli per definizione solo l’occhio, preferibilmente munito di protesi fotografica. Rileva tutte queste cose il lungo documento di Mountain Wilderness firmato da Carlo Alberto Pinelli (GognaBlog, http://bit.ly/1J8wGKF, da non perdere). Che rivendica il valore di integrità ambientale, naturale, culturale e storica dell’alta montagna, senza le quali non è possibile capire e godere dello “spettacolo”. Tanto varrebbe surrogarlo con un maxiposter panoramico.

Le pas dans le Vide, Aiguille du Midi
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Quando Pinelli, una personalità di spicco nelle montagne del mondo, parla di sottocultura “ludico-consumistica e banalizzante” forse eccede in moralismo, sia pur nobile. Ma quando esamina lo slogan “portare anche le masse dentro l’incontaminata bellezza”, cui viene aggiunto sempre “con il massimo rispetto possibile per l’ambiente” e rileva che si tratta di una contraddizione e di una mistificazione pseudodemocratica che nasconde gli interessi semiocculti di pochi, con investimenti spesso alla lunga insostenibili, a danno anche dei valligiani, ebbene qui tocca il punto più cruciale che andrebbe ben approfondito e non lasciato alla solita magistratura che già indaga. Chi ha voltato le spalle bruscamente a Mountain Wilderness è il più rigoroso e ascetico di tutti: Reinhold Messner, forse il più grande alpinista di tutti i tempi. Ha appena inaugurato il suo sesto museo (esultando: “E’ il mio quindicesimo Ottomila!”; vedi MMM.com). Proprio in vetta a Plan de Corones ha voluto e commissionato alla famosa ed esosa archistar anglo-irachena Zaha Hadid un Museo-vetrata a forma di TV color XXL deformato a rombo, in cui il turista entra per guardare il panorama mozzafiato della valle. Tale e quale, in scala, il Maxxi di Roma e la Biblioteca di Vienna, sempre firmati dalla Hadid, detta anche Archifotocopia. Mentre a volte le funivie sono necessarie all’industria dello sci e del turismo, ciò che colpisce sono le proposte di “spettacolo simbolico”.

La Pipe in costruzione, Aiguille du Midi
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Proprio ora il vicepresidente del FAI (Fondo per l’ambiente italiano: un’attività immensa e di cui essere tutti ammirati e fieri, San Fruttuoso incluso) propone di costruire sempre al Colle del Gigante, dove insistono già i nuovi impianti che assomigliano a una piattaforma petrolifera o spaziale, una grande opera d’arte costituita da tre cerchi: due rappresenterebbero il paradiso naturale e quello artificiale e il terzo, più grande, sarebbe “metafora della convivenza tra natura e tecnologia”. “Un’opera potentissima”. Che idea magnifica, soprattutto originalissima. E perché non metterci accanto un altro monumento al legame tra Francia e Italia (di lì passa il Confine), alla Pace nel Mondo, all’Incontro delle Religioni, agli alpinisti uniti, e a qualsiasi altro tema politicamente correttissimo? Perché non dare spazio anche al Corpo alpini e reduci? Si dice già pronto l’artista: Michelangelo Pistoletto. Non ne dubitavamo. I tre cerchi sono il suo brand. Li ha già piazzati dappertutto, in musei, pareti, cupole, pavimenti, prati, sulle tazzine da caffè Illy, sulle vetrate. Per lui sollevare il proprio marchio fin lassù sarebbe come per la CocaCola portarci la sua insegna, il vero paradiso autopubblicitario. Solo che la CocaCoIa almeno pagherebbe salatissimo. Una rilettura di Walter Benjamin e soci sull’arte contemporanea, o, in carenza, una lettura dell’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, porterebbe almeno a maggiore pietà verso gli umani, l’ambiente e il buon gusto. Eviterebbe pericolosi provincialismi succubi dei Nomi e delle proprie trovate salottiere. Ed eviterebbe che la montagna, già oberata da “spettacoli”, a volte necessari o inevitabili, sia caricata anche del kitsch gratuito proposto dagli stessi ambientalisti, in altre occasioni più che benemeriti.

Messner Mountain Museum, Plan de Corones
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I sogni del FAI

I sogni del FAI
(I tre grandi sogni del FAI per la Valle d’Aosta)

Secondo il giornalista Daniel Quey è “forte” il messaggio lanciato lunedì 10 agosto 2015 dal vicepresidente esecutivo del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) Marco Magnifico, ospite al Jardin de l’Ange di Courmayeur della delegata aostana Glorianda Cipolla, con la moderazione della giornalista Chiara Beria d’Argentine.

Secondo Magnifico, la ricetta per evitare che la montagna valdostana diventi “divertimentificio” passa attraverso tre grandi sogni del FAI per la Valle d’Aosta.
Elenchiamo qui di seguito i tre sogni, “per contribuire a trasformare la montagna in un luogo di cultura e di spiritualità”: creare una rete di sentieri pianeggianti, recuperare un alpeggio e realizzare un’opera d’arte al Colle del Gigante.

Da sinistra, la giornalista Chiara Beria d’Argentine, la delegata FAI di Aosta Glorianda Cipolla e il vicepresidente esecutivo del FAI Marco Magnifico, Courmayeur 10 agosto 2015
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«Il primo sogno è il più semplice da realizzare – spiega il Vicepresidente del FAI che si ritiene un habitué del luogo in quanto fin da bambino vi trascorreva le vacanze – dotare finalmente Courmayeur di una rete di sentieri quasi pianeggianti che siano percorribili agevolmente anche per chi non si arrampica più sulle montagne, in particolare per le persone anziane. I sentieri sono tanti ma sempre in salita. Io oggi ho ospiti in casa i miei genitori, che hanno 90 e 86 anni. Che passeggiate ci sono per loro? Ci sarebbe il sentiero da Pra Sec a Lavachey. Ma chi sta in vacanza due settimane percorre quello tutti i giorni? Oppure ci si riduce a camminare sull’asfalto, un’opzione che per una località come Courmayeur è semplicemente atroce. L’idea, quindi, è quella di creare un grande anello pianeggiante, in Val Ferret o in Val Veny.
Da parte mia non sono mancate in passato le critiche all’operato del Comune quando ho ritenuto che abbiano fatto scelte sbagliale, come nel caso dell’abbattimento di Casa Guedoz nella piazza della chiesa ma questo non significa che non ci sia la massima disponibilità alla collaborazione. Noi non vogliamo limitarci a mettere le idee. Abbiamo intenzione di lanciare un appello e magari una raccolta firme nell’ambito della campagna dei Luoghi del Cuore 2016. Se si mettessero insieme diecimila o ventimila firme, Intesa San Paolo potrebbe investire trenta o quarantamila euro. Al tempo stesso è necessario che Courmayeur si attivi assieme a noi. Noi siamo nati per lavorare insieme».

«Il secondo sogno è più impegnativo e consiste nel ricevere in concessione o in donazione un alpeggio di alta montagna in Valle d’Aosta per poterlo ristrutturare, rimettervi le vacche e farlo diventare il fulcro di un progetto didattico, dove tutti – e in particolare le giovani generazioni – possano arrivare in un’oretta di cammino e scoprire con quale miracolo il latte diventa fontina, assistendo alle varie fasi di trasformazione. Un progetto simile lo stiamo realizzando nelle Alpi Orobie, in Valtellina. Qui in Valle d’Aosta i luoghi adatti non mancano. Penso alle splendide baite risalendo il vallone del Malatrà ma anche a quelle sopra Planaval, nella Valgrisenche».

Come già anticipato, l’ultimo progetto è la creazione di una grande e simbolica opera d’arte al Colle del Gigante, a pochi passi dalla nuovissima funivia SkyWay. «Michelangelo Pistoletto, forse il più grande artista italiano vivente, ha dato la sua disponibilità a realizzare il progetto di un enorme segno di Land Art in quota. Il simbolo dei tre cerchi: due più piccoli – che rappresentano il paradiso naturale e quello artificiale – e uno più grande centrale, il terzo paradiso, metafora della convivenza tra natura e tecnologia. Un’opera potentissima, che sorgerebbe proprio tra due “paradisi”: quello naturale del Monte Bianco e quello artificiale dello SkyWay, quest’ultima una realizzazione magnifica ma che non deve stravolgere la sacralità della montagna (il neretto è nostro, NdR)».

Essendo al confine servirà collaborazione tra le amministrazioni di Courmayeur e Chamonix: «La posa dell’installazione potrebbe essere effettuata insieme dalle guide alpine dei due paesi… sarebbe un’opera unica al mondo realizzata a quella quota, un invito a una presa di responsabilità dell’uomo di fronte alla natura e al creato, uno straordinario suggerimento di riflessione spirituale».

Colle del Gigante, desacralizzato, mondanizzato, circondato e arreso
Monte Bianco, in ciaspole dal Colle del Gigante al Col de Toula, 17 aprile 2012, ritorno. Verso il Dente del Gigante e le Aiguilles Marbrées

Considerazioni
Per quanto riguarda i primi due sogni nulla da eccepire, purché:
– per i sentieri, senza creare nulla e solo quindi recuperando l’esistente, ci si attenga a criteri di adattamento e di segnaletica conformi con la non invasività;
– per l’alpeggio, se ne scelga uno davvero significativo e con una strada di accesso vietata al pubblico.

Per quanto concerne invece il terzo progetto, esprimiamo qui la ferma convinzione che, per l’Ambiente, sia molto meglio che il FAI non si occupi di montagna. Quanto meno, meglio che non se ne occupi il sig. Magnifico, che con il più noto e storico Lorenzo ha in comune solo il nome: se la sua capacità di essere visionario è quella di sognare un altro qualunque manufatto più o meno artistico al Colle del Gigante, meglio che le sue eventuali doti di fundraiser siano al più presto dirottate verso altri progetti più consoni alla sua formazione e ai suoi ambiti.

Dire che la SkyWay “non deve stravolgere la sacralità della montagna” senza neppure sospettare di dire una sciocchezza, in quanto la sacralità al Colle del Gigante è scomparsa da tempo e ancor più con la costruzione della nuova funivia, significa essere pericolosi.

Credo fermamente che il Colle del Gigante dobbiamo tenercelo come è: desacralizzato, mondanizzato, circondato e arreso… ma ancora lì nella sua essenza di neve e di ghiaccio, lungi dai paroloni usati da buona parte degli artisti e dei commercianti per mitigare la totale e salutare immobilità di sentimenti altrui al cospetto delle loro opere, create dai primi, vendute dai secondi.

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Marco Magnifico dal 2010 ha assunto la carica di Vice Presidente Esecutivo del FAI ed è responsabile delle relazioni culturali con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Enti, Associazioni private e pubbliche italiane e straniere, dei restauri e della conservazione degli oggetti mobili e delle collezioni di proprietà della Fondazione, dell’attività editoriale, delle istruttorie per le proposte di acquisizione rivolte alla Fondazione e della comunicazione istituzionale.

 

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Una voce in disaccordo

Una voce in disaccordo
(le mie ragioni per non essere d’accordo con Gogna & C., in ordine sparso su Eliski, Reality, Funivia Skyway)
di Roberto Rossi (dal suo sito http://www.mountain-passion.com/)

Nell’ultimo mese sono usciti alcuni articoli sul Gogna Blog che, a mio avviso, meritano un approfondimento e delle riflessioni serie e coscienziose, senza che finiscano in “caciara” nel giro di pochi commenti e relativi commenti ai commenti, come avviene sui social.

La premessa, dovuta, è che tutti noi Alpinisti, Guide, frequentatori di Montagna, amanti della natura, dei suoi spazi e della sua grandiosità siamo degli ambientalisti; tutti siamo contro il super consumismo, contro l’inquinamento, contro le funivie, contro l’eliski… ma poi c’è una cosa che si chiama “vita di tutti i giorni”.

Roberto Rossi
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1) Eliski. Mi sono arrabbiato molto con te, Alessandro, per il modo con il quale hai espresso la tua opinione contro l’eliski attaccando la posizione dichiarata dal Presidente delle Guide Alpine Italiane Cesare Cesa Bianchi. L’ho definita una meschinità e lo ribadisco.
Ribadisco il fatto che siamo tutti contro l’eliski, ma è molto facile attaccare tale attività, soprattutto per uno con la tua influenza e il tuo carisma senza entrare realmente nel merito…

Ecco qui alcune riflessioni.
In Valle d’Aosta l’eliski è regolamentato da una legge regionale che ne fissa periodo-orari-punti d’atterraggio. In Valgrisenche, il “Canada italiano”, lavorano circa sei-otto Guide per parecchie giornate; lavorano due alberghi con personale che fa la stagione, lavorano i bar e gli esercizi commerciali. Lavorano i piloti e i tecnici. Tutte persone che hanno famiglia, figli e una vita. Idem nelle altre valli. Ben inteso poi che ci sono tante altre attività che le Guide svolgono in inverno; dallo scialpinismo al fuoripista passando per le cascate di ghiaccio e le ciaspolate.

Le ditte di elicotteri si aggiudicano l’appalto per l’eliski nelle differenti valli fornendo al Comune di riferimento una cospicua cifra (migliaia di Euro) o l’equivalente in ore di volo.
Soldi e tempo che vengono reinvestiti sul territorio; in Valgrisenche ad esempio, tutte le falesie (nuove e risistemazione) vengono finanziate con i soldi provenienti dall’eliski; i comuni mettono a disposizione ore-volo per la pulizia e la manutenzione dei bivacchi; o per la sostituzione delle corde fisse sul Cervino, ad esempio. Il Comune di Valtournenche ha stanziato quest’anno 45.000 Euro per l’attività Io in Montagna con le Guide del Cervino, in cui bambini di età compresa dai 6 ai 14 andavano in giro con le Guide ad arrampicare, su ghiacciaio, su vie ferrate, a dormire nei rifugi, a conoscere il proprio territorio, avvicinandosi in maniera consapevole al meraviglioso mondo della Montagna.

In virtù delle cose da me elencate ti inviterei quindi a una riflessione profonda e ad andarci molto cauto nell’essere contro l’eliski in maniera così feroce. Io, pur essendolo in linea di massima, non me la sentirei proprio.

Infine, caro Alessandro, ti ho anche accusato di poca coerenza; deriva dal fatto che se sei contro l’uso degli elicotteri, non presenti un alpinista come Hervé Barmasse durante una serata a Milano o a Cervinia per i 150 anni del Cervino con grandi pacche sulle spalle, tarallucci e vino; perché Hervé, durante l’apertura delle sue improbabili vie sul Cervino, è stato spesso seguito da elicotteri per reportage fotografici. Ma si sa, io sono polemico ed estremista, e purtroppo ho anche tanta memoria!

Ma non è finita! L’attività in questione è paragonabile anche a quella dei gommoni o delle barche che accompagnano i turisti nelle varie calette tra Cala Gonone e Goloritzé, in Sardegna, ad esempio; calette che possono essere raggiunte anche dall’interno, camminando qualche oretta. Attività, però, che fa vivere la gente del posto e che non ho mai sentito criticare aspramente.

Milano Montagna, ottobre 2014: Hervé Barmasse presentato da Alessandro Gogna alla Statale
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2) Reality Monte Bianco. Avendoci partecipato credo di poter dire la mia con cognizione di causa.
Sarà un reality, o meglio un “adventure game”; quindi, per definizione, non una trasmissione a carattere prettamente culturale! Altrimenti sarebbe stato un documentario stile Quark. Non nascondo inoltre che, personalmente, ho tentennato molto prima di firmare il contratto, chiedendo garanzie alla produzione circa la serietà del programma e sui messaggi da esso proposti (garanzie che magari verranno disattese); durante lo svolgimento dello stesso ho criticato aspramente molte delle scelte degli autori e dei produttori, scelte che mi hanno creato imbarazzo personale e di cui probabilmente non andrò particolarmente fiero (ma che non posso qui elencare perchè sotto contratto fino al 31/01/2016).

Ma ecco i paladini della Montagna (Mountain Wilderness, CAI, ecc.) intervenire ergendosi a oracoli e parlando di etica della Montagna, di rispetto per i sentimenti di chi ha fatto, sulle Montagne incontaminate, investimenti affettivi e morali, ecc.

Ma anche se avessimo fatto a gara a chi riusciva a resistere di più nudo sotto la neve o a chi fosse riuscito a pisciare più lontano da una cima… che problema c’è? Di quale cultura e rispetto della Montagna state parlando?

E’ forse cultura quella del CAI in cui un ragazzino appena ventenne (forte arrampicatore di falesia) viene promosso ad aiuto istruttore senza nessuna esperienza di vie in Montagna e, lasciato in balia della stessa, combina un pasticcio durante una corda doppia e causa un incidente (fortunatamente non gravissimo) alla sua “allieva”?

E’ forse cultura di Montagna quella in cui, durante un corso d’alpinismo, tre cordate si trovano in fila indiana sulla Nord del Gran Paradiso, la prima scivola, investendo la seconda che si ferma grazie alla vite da ghiaccio messa dalla terza cordata, formando un estetico grappolo nel bel mezzo di uno scivolo bianco?

E’ forse cultura di Montagna andare sul Breithorn con il casco e i nodi a palla (che poi non sono nodi a palla ma semplici asole…)?
Sono forse cultura di Montagna le gare di scialpinismo dove noi Guide spesso attrezziamo i percorsi scalinando e mettendo corde fisse (con l’aiuto degli elicotteri, ovvio!) oppure i trail che tanto vanno di moda oggigiorno?

Lodovico Marchisio, presidente della Commissione TAM Piemonte e Valle d’Aosta, parla di rispetto dell’ambiente Montano; forse dimentica che sua figlia Stella, campionessa di boulder, ha passato gran parte della sua vita a spazzolare via muschi e licheni dai massi per poi poter arrampicarci sopra; chissà se ha causato più danno lei all’ecosistema distruggendo licheni la cui crescita è spesso di 1mm/anno oppure il sottoscritto a lavarsi in un torrente (senza shampoo, bien sur!) durante un reality! Oppure se il Professor Lovari, ordinario di Scienze Ambientali e Fauna all’Università di Siena (e con il quale iniziai la tesi di laurea) ha infastidito di più i camosci e gli stambecchi che ha seguito, radio-collarandoli, nella sua lunga carriera, piuttosto che le Guide che fanno eliski! (Lovari è uno dei firmatari del documento di Mountain Wilderness contro Skyway e Reality).

Questi esempi beceri e stupidi, che ho volutamente portato per abbassarmi al livello delle vostre critiche, vogliono solamente essere da monito su come sia estremamente facile alzare il ditino e puntarlo contro chicchessia (lungi da me criticare e scagliare la prima pietra); ce n’è per tutti, sempre e comunque.

Ora cerchiamo di vedere le cose positive di questo reality. Per la prima volta non si parla di tragedie ma si vive la montagna in maniera leggera. Sicuramente stupida ma leggera. Magari molta gente, vedendo le immagini mozzafiato che verranno riprodotte, verrà incuriosita dalla Montagna; magari se ne appassionerà; forse inizierà a frequentarla, avendo voglia di conoscerla e scoprirla, con un atteggiamento rispettoso. Magari si iscriverà ad un corso CAI, magari ingaggerà una Guida Alpina per una via ferrata o una semplice passeggiata su ghiacciaio. Nel giro di pochi anni magari diventerà un alpinista provetto. Probabilmente comprerà dell’attrezzatura specifica. Di sicuro acquisterà prodotti tipici… Tutto questo è uguale a turismo ecosostenibile. Starà a noi indirizzarlo nel rispetto dell’ambiente montano e delle sue tradizioni. Vi ricordo che quando Luna Rossa vinceva le gare, tutti in Italia erano diventati velisti… ma nessuno si è mai perso per mare o ha iniziato ad inquinarlo in maniera sistematica!

Roberto Rossi
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3) Skyway, la nuova Funivia di Punta Helbronner, Monte Bianco.
Su questo argomento valgono molte delle considerazioni fatte per il Reality, a cui ne aggiungo altre…

La vecchia funivia era da sostituire, erano oramai scaduti i termini. E’ stata realizzata un’opera grandiosa per la costruzione e all’interno della quale lavorano molte persone, cosa non da poco in questo periodo di crisi. Probabilmente porterà gente e quindi turismo. Chissenefrega se in infradito. Valgono tutte le considerazioni che ho scritto sopra per il reality, non voglio ripetermi.

La Svizzera è il paese che fa i maggiori scempi in Montagna; cime smantellate, ghiacciai modificati, treni che attraversano montagne…. Eppure è portata ad esempio per la bellezza dei suoi paesaggi, per la pulizia, per l’ordine. E’ all’avanguardia per il Turismo e le sue strutture. Possibile che noi in Italia, con le bellezze paesaggistiche che abbiamo (le più belle al mondo), non vogliamo cercare di seguire lo stesso esempio, magari con il nuovo collegamento Cervinia-Ayas che creerebbe il più grande comprensorio sciistico al mondo (e posti di lavoro!)? E magari facendo poi diventare una realtà come Cervinia totalmente pedonale, come fatto a Zermatt… chi lo sa!

A mente fredda e avendoci riflettuto molto, mi stupisce il fatto che tu, Alessandro, voglia proporre all’interno della categoria delle Guide Alpine due referendum circa eliski e collegamento Cervinia-Ayas; mi sembra totalmente fuori luogo! Immagina un po’ se la stessa cosa, (il referendum per il collegamento) venisse proposta all’interno dell’ordine dei Geologi, ad esempio. Che ridere! All’interno del consiglio direttivo del CONAGAI si discuteranno problematiche relative alla professione delle Guide Alpine come ad esempio stipula di assicurazioni, lotta all’abusivismo, nuove figure professionali, aggiornamenti, testi tecnici, comunicazione, esenzione IVA, equiparazione professioni a livello europeo… Ed è per questo che ti ho chiesto (in maniera provocatoria) perché ti sei candidato al Direttivo pur non facendo la Guida! Perché in quella sede si affronteranno questi temi e non quelli legati a una nuova funivia o a un collegamento; argomento su cui ognuno di noi avrà una sua precisa e ben definita idea, espressione del proprio modo di pensare, della propria cultura e del proprio libero arbitrio.

Rispettare l’ambiente non vuol dire non costruire, non evolvere, non ammodernare e/o ingrandire. Vuol dire farlo con un senso logico e di rispetto. E’ un dovere che abbiamo verso noi e verso le generazioni future. Vuol dire anche pensare a creare posti di lavoro e a incrementare un lavoro pulito e consapevole. Vuol dire combattere quotidianamente gli sprechi, non cambiare ogni tre giorni il cellulare, spegnere la luce quando si esce, privilegiare un’auto che consuma poco rispetto a un suv da 180 cavalli, combattere la TAV perché lì sì che c’è vera speculazione… e via discorrendo… Sobrietà, che non è austerità, per citare Mujica.

Caro Alessandro, cari vertici del CAI, cara MW, voi guardate al “macro” ma avete perso di vista il “micro”, il quotidiano; la vostra generazioni di sessanta e settantenni è stata la generazione (magari non voi direttamente, ma la vostra epoca) della Milano da bere, delle speculazioni edilizie, del super consumismo, del grande nero, del “tutti in pensione con 20 anni di contributi”. In una parola siete stati la generazione che ha reso necessaria la cultura del superfluo. Questa è stata la vostra grande responsabilità e colpa. Ed è per questo che io, da voi, non accetto sermoni né prediche; consigli sì, tutti quelli che volete. Ma senza il ditino alzato.