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Cercansi alpinisti per il Premio Meroni 2016

Il Premio Meroni è unico nel suo genere: per salire sul podio occorre che i candidati si siano prodigati – con indispensabile discrezione – per la difesa e la promozione della montagna nel campo dell’ambiente, della cultura, dell’alpinismo e della solidarietà. Compito non semplice identificarli per il Comitato promotore che, pur essendo dotato di sensibili antenne, si affida alle candidature “spontanee”. E ciò per sondare al meglio ciò che emerge fra i tanti amici della montagna che compiono gesti importanti stando lontani dai riflettori della cronaca e degli sponsor.

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Né eroine né supermen. Cercansi candidati per il Premio Meroni
Grazie all’ospitalità concessa dal Comune di Milano a Palazzo Marino e all’entusiastica organizzazione della Società Escursionisti Milanesi, il Premio Meroni torna a fare notizia cercando di far conoscere persone/gruppi che hanno fatto disinteressatamente qualcosa di buono per l’ambiente, la cultura, la solidarietà o che si siano distinte nel praticare l’alpinismo per qualche contributo originale o per il complesso dell’attività. “Persone che non sono né eroine né supermen”, è spiegato nella newsletter della SEM, “e forse vi stanno più vicine di quanto pensiate.

Gli interessati possono avere informazioni o proporre candidature, ritenute coerenti con il profilo richiesto, scaricando il “bando”,  il “modulo” e la “scheda del candidato” dal sito www.caisem.org/premiomeroni/ e inviando il tutto, opportunamente compilato, all’indirizzo e-mail: [email protected] entro il 2 ottobre 2016.

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Intitolato alla memoria di Marcello Meroni, il premio è promosso dalla Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Silvio Saglio” della Sezione SEM del CAI con il consenso e il sostegno della famiglia di Marcello che fu un abile alpinista e istruttore e con il patrocinio della Scuola Regionale Lombarda di Alpinismo, del CRUSM dell’Università Statale di Milano, del Comune di Milano e del Consiglio di Zona 1 del Comune di Milano. La consegna dei premi sarà a novembre (data in via di definizione), la cerimonia sarà condotta da Marco Albino Ferrari.

Come si realizza la selezione dei candidati? Alla luce dei premiati succedutisi in questi anni sul palco, va riconosciuto che forse quella degli alpinisti è la categoria in cui è più difficile trovare personalità in sintonia con il bando, presentandosi questa categoria con molte facce: da quella di chi sale per diletto le vette più facili a quella di chi, tecnicamente all’altezza, cerca la via difficile e sconosciuta alla ricerca di emozioni personali come è il caso del “creativo” Ivo Ferrari premiato nell’edizione 2015.

Marcello Meroni
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Ma può anche venire premiato l’alpinismo solidale di personalità come quella, sempre nel 2015, di Annalisa Fioretti, intrepida scalatrice di ottomila che dedica parte della sua attività all’assistenza delle popolazioni bisognose del Nepal. O come Elio Guastalli che nella sua veste d’istruttore di alpinismo e tecnico del Soccorso alpino si adopera per una frequentazione consapevole della montagna. O come il compianto Oliviero Bellinzani che affrontava con tenacia vie classiche di roccia pur essendo amputato di una gamba.

A chi toccherà questa volta? Al veterano che ha portato a termine un suo vecchio sogno aprendo una via su una parete strapiombante senza volutamente cercare linee naturali? O al giovane che onora un famoso club alpinistico con la sua tenacia e creatività? O a un cacciatore di ottomila che non dimentica di diffondere tra i giovani l’amore per la montagna? Il campo è vasto e tutto da sondare. Perché sono tanti gli alpinisti che fanno, in silenzio, a volte molto più di altri che occupano pagine di giornali e blog su internet. Persone che non fanno gli alpinisti. Lo sono.

La giuria
Della giuria del Premio Meroni fanno parte Tiziano Bresciani, Laura Posani, Dolores De Felice, Nicla Diomede, Franco Meroni, Roberto Serafin, Alessandro Gogna, Giacomo Galli e Antonio Colombo. La giuria ha a disposizione quattro premi per le categorie alpinismo, solidarietà, cultura, ambiente, oltre a una menzione speciale facoltativa.

Uno dei premiati del 2015, Elio Guastalli
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Il prestigio del Premio Meroni

Il prestigio del Premio Marcello Meroni

Per la premiazione di un premio prestigioso era necessaria una sede altrettanto di prestigio. E, in occasione dell’VIII edizione del premio Meroni, questa sede si è finalmente trovata: la Sala Galeazzo Alessi di Palazzo Marino, proprio di fronte al Teatro della Scala di Milano.

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In un fine pomeriggio di pura foschia milanese, sabato 14 novembre 2015, sono stati premiati proprio lì i benemeriti della montagna.

Con la regia tecnica di Claudio Bisin, e dopo un introibo di Laura Posani presidente della SEM-CAI (Società escursionisti milanesi), la cerimonia è stata condotta dal sempre brillante Marco Albino Ferrari, scrittore di successo e direttore della rivista Meridiani Montagne.

Ma cosa è il Premio Marcello Meroni? Roberto Serafin lo definisce “una pianticella saldamente innestata nel terreno della solidarietà che in otto anni è cresciuta a dismisura anche e forse soprattutto grazie alla determinazione di Nicla Diomede e di Franco Meroni: lei compagna e lui papà del caro Marcello”.

Marcello Meroni
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Scomparso prematuramente il 14 dicembre 2007, Marcello Meroni era un fisico, laureato all’Università degli Studi di Milano con una tesi su stelle di neutroni, appassionato divulgatore scientifico su tematiche di astrofisica, divenuto coordinatore e progettista della Divisione Telecomunicazioni dell’Ateneo. Con questo ruolo aveva ideato e curato alcuni tra i principali progetti di innovazione dell’area informatico-tecnologica dell’Ateneo, tra cui il Regolamento di sicurezza di Ateneo e il servizio hotspot wireless – oggi in uso all’intera comunità universitaria: personale docente, personale non-docente e studenti.
Ma Marcello Meroni era anche un grande alpinista, in particolare brillante ghiacciatore e cascatista. Istruttore nazionale di Alpinismo, direttore del corso di alpinismo e di cascate della Scuola Silvio Saglio della sezione SEM-CAI di Milano e istruttore della Scuola regionale Lombarda di alpinismo, Marcello è stato un punto di riferimento a livello nazionale per metodologia e carisma.

Per gli istruttori e allievi della Silvio Saglio, Marcello “aveva il fascino, arcano e misterioso, che appartiene alle persone speciali. Quelle con cui stai bene e ti senti sereno, ma non sai spiegarti il perché. Quelle con cui puoi parlare di stelle (il suo pane), di musica o cinema, di fisica o letteratura, di surf o vela (eh sì, la vela!), di informatica (ah… linux!)… senza che abbiano mai ostentato alcunché della loro cultura, intelligenza, genialità”.

 

Quest’anno la giuria era composta da: Nicla Diomede, Massimo Pantani, Tiziano Bresciani, Laura Posani, Dolores De Felice, Franco Meroni, Roberto Serafin, Alessandro Gogna, Antonio Colombo e Giacomo Galli.

Nella sua presentazione, Ferrari coglie perfettamente il significato del premio e la filosofia con cui ha lavorato la giuria. A voce ferma sostiene di essere dell’opinione che la montagna renda “più buoni”. Detto da altri potrebbe sfiorare la retorica, invece lui ci fa pensare che sia come ritornato da poco a questa convinzione, come se mille episodi diversamente positivi, di cui tutti noi abbiamo comunque fatto esperienza, gli (e ci) avessero in passato modificato quell’iniziale ottimismo con cui tutti abbiamo abbracciato la montagna e la sua gente. Ma poi qualcosa lo (ci) avesse fatto tornare sui suoi passi, dopo aver riconosciuto nelle difficoltà che la capacità di commuoversi è la base della solidarietà.

L’ottava edizione del premio Marcello Meroni “riservato a chi, in ambito montano, riesce a essere un esempio positivo” ha premiato Elio Guastalli (categoria Cultura), Annalisa Fioretti (categoria Solidarietà), l’Associazione Ambientalista Mountain Wilderness-Italia (categoria Ambiente), Ivo Ferrari (categoria Alpinismo) e Giuseppe Masera (menzione speciale).

Elio Guastalli
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Elio Guastalli. Montagna sicura? Non illudiamoci, la sicurezza dipende solo da noi. Ne è convinto Elio Guastalli che dal 2000 coordina le giornate Sicuri in montagna organizzando incontri con esperti aperti a tutti gli appassionati e ripetendo implacabilmente le linee guida perché la montagna ci sia possibilmente amica. Guastalli, di professione insegnante, è responsabile del Soccorso alpino di Pavia e dell’Oltrepò, Istruttore di alpinismo e, dal 1994, membro del Centro studi materiali e tecniche del CAI. In queste molteplici vesti diffonde con impegno e convinzione quella cultura alpinistica che, come sostiene Massimo Mila nei suoi “Scritti di montagna”, è una delle forme di conoscenza dove più inestricabilmente si uniscono il conoscere e il fare.

Il progetto Sicuri in montagna è nazionale ed è volto a promuovere la prevenzione in tante attività praticate in montagna: l’alpinismo, l’escursionismo su sentieri, l’arrampicata in falesia, la ricerca di funghi, l’attività sulla neve e le ferrate. Gli incontri in tutta Italia sono sempre ben organizzati e riscuotono grande successo nel pubblico degli appassionati. Sono convinto che bene ha fatto Guastalli a puntualizzare che “Montagna sicura” può essere un’illusione per tanti: ma allora, dico io, perché non ribattezzarla già da subito “montagna più sicura”?

Annalisa Fioretti e Ivo Ferrari. Foto: Roberto Serafin (Mountcity.it)
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Annalisa Fioretti. Nata a Milano nel 1977, medico, mamma di due figli (la bambina, Clara, particolarmente indiavolata) e alpinista non professionista, dal 2003 si divide tra la famiglia, il lavoro e le spedizioni in Himalaya e Karakorum. Nel 2011 mentre scala il Gasherbrum II 8035 m partecipa a due soccorsi a 6200 m, portando in salvo un pakistano colpito da edema polmonare d’alta quota e un inglese caduto in un crepaccio. Nel 2012 in Pakistan per scalare il Gasherbrum I 8068 m e cercare il corpo dell’amico Gerfried Goschl, incontra Greg Mortenson e la piccola Sakina, bimba con una severa cardiopatia, che riesce, grazie a una cordata di solidarietà, a portare in Italia per essere operata. Nel 2013 raggiunge gli 8450 m del Kangchenjunga 8586 m senza ossigeno e riesce a portare salvi al campo base quattro persone in difficoltà sopra i 7500 m. Nel 2015 mentre si trova al CB Everest per scalare il Lhotse 8516 m viene colpita dalla valanga staccatasi dal Pumori a seguito del terremoto di 7.8 gradi della scala Richter. Gestisce per ore assieme a un collega straniero la maxi emergenza al CB. I giorni successivi arriva a Kathmandu dove si ferma assieme a due amici in villaggi sperduti e non ancora raggiunti da alcuna organizzazione umanitaria, visitando centinaia di persone in pochi giorni. Nel corso dell’ultimo anno si è prodigata in innumerevoli iniziative a favore del Nepal: il ricavato delle serate cui viene invitata e del libro Oltre da lei dedicato a questa e altre esperienze, vengono interamente reinvestiti nei progetti pro-Nepal.

 

Mountain Wilderness Italia. In un tempo in cui la montagna viene in gran parte considerate come uno spettacolare fondale in cui esibirsi o fare turismo di cassetta, l’attività di Mountain Wilderness è rivolta a moderare gli impatti negativi derivanti dall’afflusso turistico di massa senza mettere radicalmente in discussione il senso stesso della parola “turismo”. Un compito quanto mai gravoso in questo 2015, in cui si annuncia lo smantellamento del Parco Nazionale dello Stélvio, s’inaugura il mega impianto di Courmayeur-Punta Helbronner, si moltiplicano i comuni montani che ammettono l’eliski e in Marmolada si vuole un altro impianto alla vetta già devastata.

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Il Premio Meroni vuole rappresentare un doveroso sostegno all’opera di questa associazione ambientalista nata nel 1987 che quindi da quasi una trentina d’anni vive e opera grazie al coinvolgimento entusiasta di tanti appassionati in difesa dei grandi spazi della montagna ricorrendo, quando è necessario, anche ad azioni spettacolari e provocatorie.

Carlo Alberto Pinelli, l’attuale presidente, precisa che non si tratta di un club elitario. Per Pinelli, e di certo non solo per lui, la differenza tra alpinisti ed escursionisti è una distinzione artificiosa, valida solo per chi è interessato alle prestazioni. Anche Marco A. Ferrari sottolinea che la parola escursionista, dal latino ex-currere, racchiude in sé anche quell’attività che noi chiamiamo alpinismo.

 

Ivo Ferrari. Alpinista bergamasco di tra i migliori italiani, pratica con discrezione un alpinismo di ricerca nelle nostre montagne. Nato a Treviglio nel 1968, accademico del CAI, ha al suo attivo un notevole numero di prime salite e prime ripetizioni su roccia e su ghiaccio, ma anche parecchie invernali e solitarie. Per lui sono di particolare fascino itinerari storici un po’ trascurati dall’attuale ufficialità alpinistica. E per venire a conoscenza di vere e proprie chicche dimenticate occorre leggere molto, girare parecchio e ascoltare gli altri, tutti quelli che gli possono raccontare delle storie.Per i suoi exploit ha ricevuto il premio Pelmo d’Oro e il Marco Dalla Longa. Per lui non esiste bello o brutto, buono o friabile, ma è tutto bello, perché puoi andare e quello è ciò che conta, quella libertà che ti senti dentro. “Sì, sul friabile ti devi fare leggero, ma è bello, così sul ghiaccio, su qualsiasi terreno. Quando hai voglia e vuoi andare e ti muovi a piacimento in libertà: quello è bello, è la passione che ti senti esplodere dentro”. Ed ora, ci confida Ivo, a tutto questo si è aggiunta una nuova sfida: fare cordata con il figlio Dario.

Il presidente del CAI Milano, Giorgio Zoia (a destra) e Giuseppe Masera. Foto: Roberto Serafin (Mountcity.it)
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Giuseppe Masera. Tra i maggiori esperti mondiali nel campo della leucemia infantile, già Primario del reparto di pediatria e oncologia pediatrica dell’Ospedale S. Gerardo di Monza, da lui diretto sin dalla sua apertura nel 1983, il prof. Masera si è adoperato nella realizzazione del progetto A ciascuno il suo Everest, che da oltre 10 anni prevede l’avvicinamento alla montagna di bambini colpiti da leucemia e curati presso il reparto di onco-ematologia pediatrica del S. Gerardo di Monza. Il progetto prevede l’accompagnamento, con l’aiuto delle Guide Alpine della valle, sulle montagne e nei rifugi dell’alta Valle Camonica dei ragazzi che, guariti o in remissione dalla malattia, possono gioire e meravigliarsi a contatto con la montagna e provare grande soddisfazione nel trovarsi in situazioni che mai avrebbero immaginato nei momenti bui della malattia. La sala viene informata che ormai la battaglia contro la leucemia si vince nell’80% dei casi e che questa lotta è una grande occasione di crescita per l’individuo. Si cita la parola resilienza, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Questo premio speciale, con la proiezione di un breve ma intenso filmato, è stato vissuto dalla sala come un messaggio di speranza per tutti, sottolineato dalla viva voce di uno dei ragazzini protagonisti, dalla barba ieratica di Masera e dalla buia giornata precedente, la strage di Parigi.

Dopo lo spoglio delle schede del pubblico, la cerimonia si conclude, nello scrosciare dei battimani, con la proclamazione del vincitore del premio del Pubblico, quest’anno assegnato proprio a Giuseppe Masera.

Milano, 14 novembre 2015, i premiati del Marcello Meroni. Da sinistra: Carlo Alberto Pinelli e Giancarlo Gazzola (per Mountain Wilderness Italia), Giuseppe Masera, Elio Guastalli, Franco Meroni, Annalisa Fioretti, Ivo Ferrari, Nicla Diomede e Marco Albino Ferrari. Foto: Roberto Serafin (Mountcity.it)
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I bambini del Nepal

 

L’amico Claudio Maneri mi telefona il 4 maggio dopo almeno una decina d’anni che non ci sentivamo. Capisco subito il perché, ricordando la missione della sua vita. Era per il Nepal.

Claudio Maneri
Nepal,-Claudio-ManeriCon l’architetto Maneri la conoscenza è di assai lunga data: anche se purtroppo mai debitamente approfondita, ha generato una forte stima reciproca. Lui è figlio di Renato, amico ancora precedente, che di mestiere era broker assicurativo e che per parecchi anni ebbe cura delle mie svariate polizze.

Poi ci fu la disgrazia di Sybille, la figlia di Claudio. La vita del padre cambiò di colpo, il dolore per la perdita della figlia fece nascere in lui il desiderio di dedicarsi ai bambini bisognosi: un desiderio che è diventato lo scopo della sua vita tramite la Butterfly onlus.

Claudio Maneri: “In Tibet, dove il dominio cinese si fa sentire in tutti i settori della vita, la situazione scolastica per i bambini tibetani è a dir poco tragica; nelle scuole statali di tutto il territorio, salvo che in due istituti scolastici di Lhasa, al limite della legalità, dove è insegnata la lingua tibetana, vengono insegnate esclusivamente la lingua, la storia e la cultura cinese.
Per questi ed altri motivi che ormai sono noti anche in Occidente, è molto alto il numero dei tibetani che scelgono la via dell’esilio anche per garantire ai propri figli migliori condizioni di vita, oltre che per dare loro la possibilità di ricevere un’ istruzione anche in lingua tibetana al fine di preservare la loro cultura che rischia di andare perduta per sempre.
Dato il numero elevato di profughi tibetani in Nepal (circa 10.000-12.000 dei quali oltre mille bambini) è necessario iscrivere i bambini con un anticipo minimo di tre anni e la lista di attesa presso le tre scuole esistenti a Kathmandu. In queste condizioni è veramente elevato il numero dei piccoli che non riescono a ottenere un’istruzione almeno di base
”.

Claudio Maneri presenta la fondazione Butterfly onlus

Proprio su un terreno edificabile di 2300 mq. che si trova nel quartiere tibetano di Boudha, in Milan Tole – Phulbari, Kathmandu, donato da un funzionario dell’ambasciata americana a Tashi Tsering Lama, fuggito con la sua famiglia dal Tibet a seguito dell’invasione cinese del 1959, in segno di ringraziamento per gli insegnamenti ricevuti, la fondazione Butterfly ha costruito la Tashi orphan school dove, oltre ai corsi delle classi elementari e medie, viene insegnata anche la lingua tibetana a circa 160 bambini, e garantito vitto e alloggio a 130 di loro.

La scuola, progettata e finanziata dalla fondazione Butterfly onlus, dotata di dieci aule, cucina e mensa, palestra, laboratorio, servizi, dormitori separati per ragazzi e ragazze, appartamenti per preside, ospiti e professori residenti e tempio per la preghiera e l’insegnamento religioso, è stata ufficialmente inaugurata il 26 marzo del 2005.

La Tashi orphan school, Kathmandu
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Oggi, 20 maggio 2015, a quasi un mese dal terribile sisma del 25 aprile che ha sconvolto il Nepal, il numero totale delle vittime accertate si sta avvicinando a 9.000, con oltre 22.500 feriti.

Chiaro ed evidente come questi dati siano ancora poco attendibili e sottostimati, sia per la mancanza di una vera e propria registrazione anagrafica esistente in Nepal che alla luce dell’ingente numero di villaggi distrutti e difficilmente raggiungibili da parte degli aiuti umanitari, peraltro rimasti bloccati in buona parte all’aeroporto di Kathmandu per parecchi giorni, causa procedure burocratiche di un Governo che non sembra assolutamente in grado di gestire questa emergenza.

Nepalese rescue members and onlookers gather at the collapsed Darahara Tower in Kathmandu on April 25, 2015.  A powerful 7.9 magnitude earthquake struck Nepal, causing massive damage in the capital Kathmandu with strong tremors felt across neighbouring countries.  AFP PHOTO / PRAKASH MATHEMA        (Photo credit should read PRAKASH MATHEMA/AFP/Getty Images)

La Tashi orphan school, costruita in cemento armato, ha retto bene all’impatto devastante di questo terremoto, pur tuttavia evidenziando danni all’ultimo piano. Purtroppo la zona terrazzo della scuola ha subito danni anche rilevanti e la zona tetto è da risistemare; da intervenire anche sui pannelli solari, la cisterna dell’acqua e il generatore di corrente.

Allievi della scuola
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Nella prima settimana la Butterfly onlus ha speso circa 1.800 euro al giorno.
In quel periodo si potevano infatti fare acquisti esclusivamente tramite il mercato nero e i prezzi vergognosi erano quelli dettati dai venditori. Dopo una settimana sono un po’ scesi ma sono rimasti ancora alti (gli alimenti base come riso e lenticchie costavano ancora il triplo della norma, mentre le verdure erano vendute a prezzi esagerati).

Fino al 10 maggio nessun aiuto umanitario internazionale è arrivato nella zona della scuola, il quartiere tibetano di Boudinath.

Un primo serissimo pericolo è rappresentato dalle malattie epidemiche che si stanno diffondendo in tutto il Nepal, specialmente a Kathmandu e nelle città più popolate. La mancanza di acqua comporta inevitabilmente una forzata carenza di igiene personale e sono iniziate a diffondersi malattie come colera (haiza in lingua nepalese) e influenza suina. Data la situazione il rischio di contagio è alto.

Per quanto riguarda i 130 bambini della scuola, viene utilizzata una parte di acqua per permettere loro di rimanere puliti e di prevenire così eventuali genesi di malattie. Inoltre sempre come prevenzione, di giorno i bambini vengono tenuti all’interno della scuola (solo al piano terra) mentre la notte l’unica soluzione è quella di trascorrerla fuori perché il rischio di terremoti non è ancora finito.

Il budget che la nostra fondazione si è prefissata di raggiungere per sostenere questa prima fase di emergenza è pari a 25.000 euro anche se l’impegno a raccogliere fondi da destinare alle necessarie opere di ristrutturazione e al futuro dei bambini non si esaurirà appena raggiunto questo primo obbiettivo.

Tashi orphan school, maggio 2005


Un po’ di storia della fondazione Butterfly onlus
La Fondazione Butterfly onlus nasce nell’anno 2002 e l’intento iniziale è quello di trasformare il dolore per la perdita di una figlia in amore per altri figli, quasi che “quel suo dolore dovesse nel tempo confondersi con quello di tutta quell’umanità che perde i propri figli senza rabbia ma con la necessaria consapevolezza di un distacco solo temporaneo”.

Nascono le prime scuole in Nepal, Mynamar, Madagascar, Etiopia a significare l’importanza dell’istruzione al di là di barriere ideologiche, territoriali o religiose; una missione intesa a portare il proprio contributo in Paesi dove anche un piccolo intervento può creare la differenza per tanti bambini dando loro una possibilità per avere un futuro troppo spesso loro negato.

In alcune zone del pianeta la possibilità di andare a scuola resta tuttavia un lusso rispetto alla reale possibilità di sopravvivenza: senza acqua si muore e molte persone lottano ancora per questo elemento purtroppo non ancora censito tra i diritti essenziali dell’umanità e oggi troppo spesso mercificato in particolar modo da parte delle grandi multinazionali.

Un pozzo di acqua può salvare la vita a tante persone, risparmiare la fatica di ore e ore di cammino spesso molto insidioso, a donne costrette a lasciare a casa i propri figli. Garantire acqua potabile significa ridurre sensibilmente il tasso di mortalità infantile dovuto spesso a un approvvigionamento idrico malsano.

La fondazione Butterfly onlus inizia quindi nel 2003 a realizzare pozzi di acqua in Africa, particolarmente in Etiopia; la sua mission si diversifica quindi tra istruzione e cooperazione internazionale; ottiene la certificazione “onlus” il 22 gennaio 2004.

Il terzo settore d’intervento, quello sanitario, nasce con un importante progetto nel Sud dell’Etiopia che in due anni ha visto la trasformazione di un piccolo presidio sanitario in una clinica con una utenza di oltre 25.000 persone in un contesto particolarmente esposto a mortalità infantile molto elevata ed a malattie endemiche in particolar modo legate alla cronica mancanza di igiene. A completare il quadro delle attività della fondazione, programmi di sostegno a distanza avviati in Paesi dove è presente con i propri progetti per essere in grado di garantire il necessario monitoraggio dei bambini sostenuti. Opera correntemente in Etiopia e Nepal con oltre 400 bambini in sostegno a distanza. Attualmente la fondazione continua la propria attività nei settori dell’approvvigionamento idrico, scolastico e sanitario, in particolar modo in Etiopia.

Nell’anno 2009 viene costituita all’interno della fondazione, la sezione che si occupa di minori tolti dalle proprie famiglie a causa di abusi e affidati ai servizi sociali o stranieri non accompagnati, e realizzate due strutture educative residenziali a Forlì, il ” Podere Serra” e la “ Casa degli aquiloni” trasferite dal 2011 in carico alla Cooperativa Butterfly onlus appositamente costituita il 19 novembre 2010 per occuparsi di tutti i progetti in Italia relativi all’area minori.

Per maggiori dettagli consultare www.coopbutterfly.org.

Riferimenti cui inviare possibili donazioni a supporto dei bambini tibetani della Tashi Orphan School:
Banca Prossima Spa – Fil. 05000 20121 Milano
IBAN: IT48 Q033 5901 6001 0000 0009 863
BIC: BCITITMX

Conto Corrente Postale
IBAN: IT55 S076 0112 9000 0004 4368 223
BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX

Tashi orphan school, dicembre 2013

Claudio Maneri è autore dei libri Ciao papi, una cronaca della intensa comunicazione con la figlia nell’altra dimensione, Scintille di vita, un libro che intende dare risposte a tanti genitori che hanno vissuto la medesima drammatica esperienza di perdere un figlio, e recentemente Ri-nascita, cronaca della sua esperienza tra mondo terreno e spirituale in questi ultimi dodici anni. I libri sono disponibili nelle migliori librerie e presso la fondazione Butterfly onlus dove possono essere ordinati all’indirizzo di posta elettronica : [email protected]

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