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Il sogno di un Mezzalama con uso moderato di elicotteri

E’ di poche ore fa la conclusione del XX Trofeo Mezzalama, con la vittoria maschile della squadra italiana di Matteo Eydallin, Michele Boscacci e Damiano Lenzi (5h10’49”) e con quella femminile di Emelie Forsberg (svedese), Axelle Mollaret (francese) e Jennifer Fiechter (svizzera) (6h35’09”).

L’arrivo a Cervinia dei primi classificati Eydallin, Boscacci e Lenzi

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La preparazione di un evento come il Trofeo Mezzalama 2015 appena concluso richiede uno sforzo organizzativo del tutto senza confronti con ciò che era necessario al tempo delle prime edizioni. Anzitutto la spettacolarizzazione dell’evento esige la massima velocità degli atleti, quindi una pista altamente preparata da giorni e giorni di lavoro di guide alpine (e di elicottero). Sempre per la regola dello spettacolo facile e assicurato, giornalisti, fotografi e organizzatori raggiungono i posti di osservazione in elicottero, anzi spesso sostituiscono l’osservazione con il sorvolo; in ultimo, ma non certo meno importante, la sicurezza. I criteri per la sicurezza di atleti e spettatori hanno da tempo innalzato gli standard: per osservarli occorre un grande lavoro, con enorme dispendio di voli nei giorni immediatamente precedenti allo svolgimento della gara.

Molto si è detto e scritto sui disturbi che l’eliski provoca alla fauna, già debilitata dalla lunga stagione invernale, e sul fastidio che lo scialpinista prova nel dividere con altri la «sua» montagna. Ma le decine di migliaia di passeggeri che anche quest’anno hanno usufruito di un passaggio in elicottero per scendere con gli sci non sono dei nemici: sono un pubblico da educare. Le leggi non bastano da sole, anche perché talvolta sono aggirabili. L’eliturismo, su tutte le Alpi e in barba a tutti i divieti di atterraggio, permette il sorvolo di qualunque valle! Sono famosi quei voli di elicottero nella zona dell’Alpe d’Huez (in Francia), per raccogliere sciatori che erano saliti in funivia alle Grandes Rousses e che poi, scesi fuori pista sull’altro versante, avevano appuntamento con l’elicottero. La legge francese infatti proibi­va di portare in alto gli sciatori ma non di riportarli in basso! Oggi un evento pubblicizzato e documentato come il trofeo Mezzalama, il rally di scialpinismo più seguito di tutti, registra in vetta alle montagne del percorso la presenza di centinaia e centinaia di persone. Questa montagna diventa dunque un palcoscenico, uno sfondo teatrale sul quale si mostra lo spettacolo-competizione, con elicotteri che volano nel frastuono in ogni direzione. Sicurezza e ambiente non vanno assolutamente d’accordo, almeno se per sicurezza s’intende la riduzione della montagna a uno sfondo. La sicurezza in montagna è importante, ma ancora più importante è la sicurezza dentro. È la wilderness la miglior guardiana della nostra vera sicurezza. Eliski ed eliturismo sono un vizio.

Ma in montagna l’uso dell’elicottero va ben oltre l’eliski e l’eliturismo. L’elisoccorso ha modificato la pratica alpinistica e in alcuni gruppi montuosi l’ha perfino stravolta. L’avventura è una grande cosa, ma una vita umana salvata è più importante. Però ci sono gli abusi facili: i due elicotteri che intervengono per lo stesso infortunio, dove magari basterebbe un’autoambulanza. Sarebbe importante una regolamentazione. Ecco poi i voli di studio, per la conoscenza scientifica del territorio, come pure quelli per la manutenzione degli impianti radiotelevisivi e telefonici. Siamo abbastanza vigili sulle reali motivazioni di questi voli?

I rifugi alpini sono oggi costruiti, ristrutturati e soprattutto riforniti con l’elicottero, il che incentiva ogni genere di consumo. È vero che il rifugio svolge un servizio turistico, quindi sociale. Ma l’elicottero ne stravolge le funzioni. Si dice: ma la gente vuole un servizio efficiente. Ma più il servizio è efficiente, più la montagna è svenduta.

L’arrivo a Cervinia delle prime classificate femminile Forsberg, Mollaret e Fiechter

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Ci sono fotografi e documentaristi che fanno libri di montagna e film usando l’elicottero. Scorci, panorami vanno a solleticare la curiosità di chi ha visto poco delle montagne e crede di aver già visto tutto. Un panorama aereo di montagna non è immorale in se stesso. È immorale l’uso che se ne fa, il dare a un pubblico grezzo, e a poco prezzo, l’illusione di conoscere di più. Una veduta aerea è cattiva educa­zione. Perché eliminare subito il fascino del mistero di ciò che non si è visto ancora?

Ci sono pescatori che in primavera si fanno portare in elicottero sui laghetti ghiacciati. Per ore buttano le lenze in buchi da loro scavati nel ghiaccio e alla sera si fanno riprendere. Ci sono gestori di rifugi che organizzano voli di elicottero per liete serate in romantica baita alpina; ci sono feste e inaugurazioni di paese in cui le autorità scorrazzano per i ristretti cieli delle valli.

Ci sono stati alpinisti che per le loro imprese hanno usato l’elicottero come un taxi, a ciò incitati da una fetta consistente di pubblico e naturalmente da stampa e televisione. L’elicottero ha permesso riprese in diretta di queste imprese, con ciò trasformando l’alpinismo da leggenda creativa e catalizzatore dell’immaginifico ad attività banal­mente sportiva che si può vedere e vendere minuto per minuto alla moviola. La moviola è più forte. Se la televisione ti addormenta come un coglione, la moviola ti lobotomizza. C’è da dire che ci si può abituare anche alle immagini estreme, alla no limits. Ma il rischio di indigestione o di obesità diventa sempre più sensibile.

Infine, l’uso dell’elicottero più inaccettabile di tutti è quello legato ai film pubblici­tari. I voli sono autorizzati «per il bene della valle», ma chi ne trae vantaggio è solo il prodotto pubblicizzato. Le montagne fanno da sfondo sfolgorante alla tragedia di tutte le tentate vendite televisive.