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Un motivo per impedire l’eliski sull’Antelao

Il Comune di Calalzo di Cadore, con Verbale della Giunta Municipale n. 109 del 30 dicembre 2013, ha deliberato di esprimere parere favorevole in ordine alla proposta formulata dalle Guide Alpine Tre Cime di Lavaredo di poter svolgere sul territorio comunale e nelle zone suindicate la pratica dell’eliski.

Ecco i fatti. Il 26 novembre 2013 l’aspirante guida Alex Pivirotto, a nome delle Guide Alpine Tre Cime di Lavaredo, aveva sottoposto all’attenzione dell’Amministrazione la proposta di poter attivare la pratica dell’eliski sui ghiacciai superiore e inferiore dell’Antelao e sul vallone esposto a nord che scende fino ad arrivare in Val d’Oten, zone che interessano esclusivamente il territorio comunale.
Nel frattempo il 23 dicembre 2013 il Collegio Regionale delle Guide Alpine del Veneto aveva espresso parere favorevole, dopo accordi con il Soccorso Alpino e il GR CAI del Veneto.

L’Antelao da Cortina

Cortina d'Ampezzo da frazione Ronco, verso Antelao

La Giunta comunale, convocata dal sindaco Luca De Carlo, si riunisce. “Considerato che la pratica di cui trattasi rappresenta ormai un’esperienza in forte crescita nelle migliori località sciistiche e potrebbe sicuramente implementare l’attrattività turistica del territorio; ritenuto dover pertanto favorire la sua diffusione sul territorio comunale, pur subordinandone l’esercizio a talune limitazioni di sostenibilità” delibera il permesso così vincolato:

1) l’esercizio dell’attività è ammesso fino al termine del mese di aprile ma rimane precluso nelle giornate di sabato e domenica;

2) l’attività è permessa per un massimo di tre giorni a settimana, a scelta della società Guide/Elicottero;

3) l’orario di attività è comunque limitato dalle ore 7.00 alle ore 12.00;

4) il numero massimo consentito è di 12 persone (per non più di n. 3 rotazioni);

5) la società di Elicotteri potrà operare solo con la presenza a bordo di una Guida Alpina;

6) dovranno essere preventivamente comunicate le piazzole di atterraggio dell’elicottero, sulle quali è consentito solo lo scarico delle persone senza sosta;

7) dovranno essere utilizzati elicotteri che riducano il più possibile il rumore e le emissioni inquinanti;

8) la valutazione delle condizioni meteo e della neve rimane rimessa alla esclusiva responsabilità della società Guide;

9) di dare atto che il presente atto di indirizzo non esonera gli operatori dall’acquisizione a loro carico di eventuali ulteriori autorizzazioni necessarie per l’esercizio dell’attività predetta e potrà essere revocato senz’altro e con effetto immediato in caso di inosservanza delle prescrizioni suddette ovvero di motivato reclamo ad opera di terzi.

Solo due anni prima, il 29 novembre 2011, Il Gruppo Regionale CAI Veneto, il Soccorso Alpino Veneto e il Collegio regionale delle Guide alpine, si erano uniti all’appello del presidente generale del CAI: «Ribadiamo la nostra contrarietà al diffondersi di tali pratiche che, oltre ad essere contrastanti con la corretta fruizione della natura e delle bellezze di luoghi ed ambienti assurti a Patrimonio dell’Umanità, possono essere cause prime per ridurre, in modo anche significativo, le norme di sicurezza del singolo e del gruppo. Pertanto auspichiamo la stretta vigilanza da parte delle sezioni del CAI e dei gestori dei rifugi e l’adozione da parte della Regione Veneto di specifiche norme che ne disciplinino l’attività per adeguarsi a quanto già, ad esempio, in atto nelle regioni contermini. Restiamo, infine, a disposizione degli enti locali e della stessa Regione per ogni tipo e forma di collaborazione possibile nello specifico settore e, in genere, in quello della valorizzazione compatibile del territorio montano e della sua promozione in sicurezza».
Il Corriere delle Alpi aveva intitolato ottimisticamente «Basta eliturismo ed eliski sulle nostre montagne», ma evidentemente non aveva letto bene la dichiarazione, che in realtà, professando una vaga “contrarietà alla diffusione”, auspicava non la soppressione dell’eliski bensì la sua regolamentazione.

Quindi ora tutti d’accordo, e il colpo di mano di un gruppetto di guide alpine ha creato un bel precedente, abbiamo l’eliski sull’Antelao, nel cuore cioè del patrimonio mondiale UNESCO. Un cuore ancora selvaggio, lontano dai caroselli dello sci tipici di altre zone più “dolci” delle Dolomiti.

C’è di sicuro chi si sente escluso e beffato: sai quanti se potessero farebbero eliski… Io personalmente invece mi sento ancora una volta deluso, soprattutto tradito da chi dovrebbe avere a cuore il proprio territorio, dagli amministratori in primo luogo ma poi anche dalle guide alpine implicate che soprattutto, meccanizzando l’avventura, banalizzano la loro professione.

E non mi dà particolare consolazione sapere che possiamo presentare reclamo, motivato naturalmente. Perché l’unico reclamo motivato possibile farebbe riferimento all’ingiustizia della delibera quando questa limita il permesso agli sciatori accompagnati da guida alpina, con ciò evidentemente negando in modo manifesto la libertà di chi non lo fa per professione ma ha uguali capacità. Insomma il cavillo sarebbe quello, ancora una volta il fine giustificherebbe i mezzi, ma sai quanto sarebbe squallido riuscire ad avere ragione in quel modo. Impedire l’eliski sostenendo che tutti hanno diritto di farlo!

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