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Alcuni temi di scuola – 2

Alcuni temi di scuola – 2 (2-4)

Le gallerie di sabbia
(quinta elementare)
Avevo sei anni circa. Un giorno di sole andai al mare con la mamma. Decisi di costruire una bella galleria con la sabbia. Mi misi a scavare e mi divertivo un mondo, quando capitò un ragazzetto biondo, con la faccia da birichino, che vedendomi si avvicinò. Per un po’ stette a guardarmi, poi chiese: – Che cosa fai, bambino?
Io feci il sordo.

Genova, bagni Monumento, 5 agosto 1948, con mamma Fiammetta
Genova, bagni Monumento, 5 agosto 1948, A. Gogna con mamma Fiammetta
Ma quello ancora: – Bambino, che fai?
Allora io risposi: – E non lo vedi? Costruisco una galleria.
– Posso aiutarti?
– Ma certo! Tu scava da quella parte…
Ricominciai a lavorare alacremente, e così fece lui. Lavorando, mi chiese: – Come ti chiami?
– Alessandro. E tu?
– Gilberto.

Scuola elementare Brignole Sale, Genova, anno 1956-1957. Mi si vede in prima fila, secondo da destra, tra Gian Filippo Dughera (a destra con lavagna) e Alberto Martinelli (a sinistra)
A. Gogna, 5aC, scuola elementare Brignole Sale, Genova
Gilberto lavorava con troppa fretta: chissà quante volte, per un pelo, non riuscì a distruggere tutto!
Io lo ammonivo continuamente: – Non scavare così in fretta, Gilberto!
Macché, testardo, voleva fare come la pensava lui e le mie parole erano gettate al vento. Finalmente le nostre mani s’incontrarono: per fare il tunnel più largo, Gilberto scavò ancora in fretta e… patatrack! La galleria franò.
Allora io con i denti stretti: – Te lo avevo o non te lo avevo detto di scavare più adagio?
– Certo!
– E allora perché non mi hai dato retta?
– Io?
– Sì, tu!
– Cosa vuoi dire, che sono stato io a rompere la galleria?
– Certo non sono stato io…
– Invece sì, proprio tu!
– Che bugiardo – dissi.
– Sei tu un bugiardo!
– Senti, via di qui! Non voglio vederti più, sciò! – e portai l’indice alla mia destra.
Gilberto se ne andò rattristato.
Questo è un episodio di quattro anni fa e, come volli, Gilberto non lo vidi più. Quanto alle gallerie non ci penso più, però allora erano guai se me ne toccavano una.

Scuola media Giovanni Pascoli, Genova, anno 1957-1958. Gli alunni della 1a “I” con la professoressa Goffis. In prima fila, io sono il primo a sinistra.
A. Gogna, 1a I, scuola media G. Pascoli

Scuola media Giovanni Pascoli, Genova, anno 1958-1959. Gli alunni della 2a “I” con la professoressa Goffis. Io sono in prima fila, terzo da destra.
A. Gogna, 2a I, scuola media G. Pascoli


Accadde…
(quinta elementare)
Dovete sapere che Borgomaro, il paese di mia nonna, è bagnato da un torrente che si chiama Impero. Sovente vado là a pescare. Parto con l’intenzione di mangiare i pesci che piglio, ma poi li do invece tutti al gatto. La maggior parte dei pesci di quel torrente sono barbi.

Era una tiepida giornata di settembre e io partii alla volta del torrente munito di un secchiello, una canna da pesca, l’esca (mollica di pane e farina annacquata) e un salario (quello che in italiano è il retino, NdR). Saltando tra gli scogli giunsi in un punto dov’erano molti pesci. Deposi da parte la canna, indi presi un pezzettino d’esca e gli feci prendere la forma di una pallina. Afferrai l’amo e lo ficcai nella pallina, poi risolutamente cacciai la lenza in acqua.

Il torrente Impero a Borgomaro
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Dopo un quarto d’ora sentii tirare. Con uno strattone violento tirai su tutto e vidi un grosso barbo che stava appeso all’amo. Lo afferrai e lo misi nel secchiello pieno d’acqua. Lanciai di nuovo in acqua la lenza e aspettai. Dopo un po’ sentii un bel… pluff!

Mi voltai dicendo: – Sbaglierò… ma credo di no!
E infatti nel secchiello c’era più solo l’acqua.
– Maledizione – ruggii – è scappato!
E ci voleva pazienza. Peccato che ne avevo poca!

Lanciai ancora la lenza, ma in un’altra mezz’ora non riuscii a prendere niente. Spazientito scagliai sull’altra riva la canna e afferrai il salario, deciso a catturare anche pesciolini grandi come la metà di un dito mignolo di neonato: dopo un quarto d’ora avevo già riempito il secchiello.

Mi alzai e mi diressi verso casa, ma a quel punto il destino mi giocò un tiro birbone: misi un piede in fallo e naturalmente… giù in acqua bello vestito. E i pesci presi? Più felici di loro… Mentre io, un po’ infreddolito, tornavo a casa tra le risate dei miei amici per farmi scaldare dal battipanni materno.

 

Ascoltando la radio…
Quinta elementare o prima media)

La radio è un apparecchio abbastanza recentemente inventato da Guglielmo Marconi. Alla mattina la mamma l’apre (a Genova “accendere la luce” si dice “aprire la luce”, NdR) e si gode una quantità di canzoni. Quando arrivo da scuola la trovo quasi sempre aperta; papà però non la vuole mai sentire se non quando c’è il giornale-radio; allora afferro la manopola e giro. Sento voci francesi, tedesche, inglesi e finalmente l’taliana…

Così tutta la famiglia si riunisce attorno alla radio. La nostra non è certo bellissima, però ha sempre funzionato e io le sono affezionato, perché è da un bel po’ di tempo che l’abbiamo. E’ una Marelli. Quando l’apro cerco sempre la stazione che mi diverte di più e cioè la trasmissione per i ragazzi, con fiabe e racconti, sport, barzellette e Tutti per uno. Ma la mamma cambia sintonia e cerca con sicurezza quella dove trasmettono canzoni. Oh, come sarebbe bello se per ogni passione ci fosse una radio! E’ per questo che essa non piò accontentare tutti nello stesso momento. Io l’ascolto però solo quando piove, così mi si calma il nervoso che ho quando non posso uscire e andare a giocare ai giardini, dove la radio è completamente dimenticata.

Scuola media Giovanni Pascoli, Genova, anno 1959-1960. Gli alunni della 3a “I” con la professoressa Goffis. Sempre in prima fila, primo a sinistra.
A. Gogna, 3a I, scuola media G. Pascoli

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