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Zero the Hero 2

Zero the Hero 2
di Andrea Corradi
(tentativo di interpretazione e commenti, pubblicato su Climbing pills, 6 agosto 2011)

Per l’articolo Zero the Hero di Gian Piero Motti si rimanda alla puntata precedente.

Ma perché Zero the hero, che c’entra? Perché Zero è un viaggiatore stralunato, come ciascuno di coloro che si mettono in cerca, e si affida più alle sensazioni che all’intelletto. E soprattutto perché Zero ha una strana predilezione per trovare eroi nelle persone e va in cerca di essi adorando il Cock pot pixie, senza sospettare che egli stesso, Zero, è l’eroe che va cercando (http://www.planetgong.co.uk/).

Zero the hero è ciascuno di noi, che alla fine della sua ricerca scoprirà che la verità – la sua verità, quella maledetta pagina bianca che all’inizio appare come un inspiegabile interrogativo – sta dentro di sé.

Fonti
Larghe parti della descrizione di Gian Piero Motti sono prese dal bel ritratto che gli ha scritto Carlo Caccia su Intraisass: http://www.intraisass.it/ritratto02.htm
Domando perdono fin d’ora all’autore per avere lavorato di taglia e cuci il suo pezzo.

Gian Piero Motti – I Falliti (e altri scritti) – Vivalda editore (collana I licheni)

Per la parte musicale:
http://it.wikipedia.org/wiki/Gong_%28gruppo_musicale%29
http://it.wikipedia.org/wiki/Mitologia_Gong
http://www.ondarock.it/rockedintorni/gong.htm
http://www.planetgong.co.uk/

Commenti
Roberto
(buzz | 06/08/2011)
Stranamente, anche a me che ho vissuto gli anni dei Gong e della loro teiera volante, è venuto in mente immediatamente uno scrittore di fantascienza, ma è Robert Sheckley.
Leggere parti di suoi libri con la musica dei Gong è diciamo… un po’ fuori dai normali canoni sensoriali: era una delle attività preferite, mia e di un gruppo di amici, di un certo periodo della mia vita. In particolare mi ricordo il romanzo Options.. in cui l’astronauta (di cui non ricordo il nome) partiva per cercare qualcosa di preciso e quindi si perdeva in un mondo irreale, incontrava strane creature… ricordo un’amica che insisteva per vedere in alcune parti di questo libro proprio dei riferimenti alla flying teapot…
Ma nel merito… penso che la tua chiave di lettura sia giusta. Fa parte del percorso di molti in quel periodo, cercare la propria strada, una sorta di espansione senza limiti prefissati; così come la delusione successiva, quando i limiti divennero evidenti, i nostri, prima di tutto.
L’alpinismo, perché quello era ciò che Motti faceva, ma poteva essere qualsiasi altra cosa, è un’attività umana e in quanto tale è grande e meschina nello stesso tempo, quanto possono esserlo gli uomini.
Abbandonare la casa che brucia senza farsi domande, ovvero non chiedersi dove si sta andando, ma lasciare semplicemente quello che sentiamo non appartenerci, per poi ritrovarsi nuovamente in una casa che brucia… questo può essere insopportabile.

 

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