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Storia d’una foto

Storia d’una foto
di Roberto Serafin
(già apparso su Mountcity.it il 18 maggio 2016, per gentile concessione)

La foto del nostro arrivo al rifugio dopo la bella scalata alla Walker, sorridenti e dallo sguardo un poco sbarazzino, è una delle più care e che custodisco gelosamente. Eravamo giovani, pieni di ardore e di entusiasmo: nessuno e niente ci poteva fermare!”. Quell’immagine è diventata un’icona dell’alpinismo moderno. Riccardo Cassin, Ugo Tizzoni e Gino Esposito che vi appaiono sono ora i protagonisti a Lecco della mostra itinerante All’ombra della leggenda: Esposito e Tizzoni al fianco di Cassin allestita in Piazza Garibaldi, nel cuore della città, nell’ambito della rassegna “Monti Sorgenti” (inaugurata il 17 maggio, chiusa il 1 giugno 2016, NdR). Tre sono le grandi salite al centro di questa mostra, compiute dai tre alpinisti a volte uniti dalla stessa cordata come nel caso della Punta Walker alle Grandes Jorasses, altre volte agendo singolarmente con Cassin, come in occasione della nord-est al Pizzo Badile per Esposito e alla nord dell’Aiguille de Leschaux per Tizzoni. Tre imprese titaniche, che da sole meriterebbero lo spazio di una mostra specifica, ma che guardate nella loro interezza restituiscono bene l’immagine di forza, coesione e amicizia che c’era fra questi tre uomini.

Riccardo Cassin, Ugo Tizzoni e Gino Esposito raggiungono il rifugio Boccalatte dopo la storica impresa sulla Punta Walker delle Grandes Jorasses. Foto: Guido Tonella/Fondazione Cassin
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In occasione della morte di Esposito e Tizzoni, avvenuta per entrambi nel 1994 a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro, Cassin ha ricordato i due amici che tante volte hanno arrampicato assieme a lui, citando questa fotografia come perenne testimonianza del loro invidiabile affiatamento. Ma chi ha ritratto in modo tanto significativo i tre al ritorno dagli strapazzi della Walker? Considerato tra i maggiori cronisti dell’alpinismo classico, il fotografo si chiamava Guido Tonella, un torinese che è stato a lungo corrispondente della Stampa e poi del Corriere della Sera da Ginevra e ha lasciato importanti scritti di alpinismo. Tra i suoi libri “50 anni di alpinismo senza frontiere: la storia dell’UIAA, unione internazionale delle associazioni di alpinismo”. Tonella, un omone dall’aria imponente, sapeva cavarsela in roccia e fino all’ultimo, negli anni Ottanta ebbe il coraggio di battersi con gli sci di fondo delle lunghe distanze, Marcialonga e Marciagranparadiso comprese. Convintissimo che lo sci di fondo allunga la vita o, perlomeno, tiene sgombre le arterie (sarà…).

Cassin, Esposito e Tizzoni in abiti borghesi negli anni Cinquanta
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Le scalate importanti negli anni Trenta erano seguite il più delle volte nelle pagine del Corriere della Sera anche da giornalisti di rango come Dino Buzzati, Cesco Tomaselli, Ciro Verratti: il Corriere era uno dei pochi quotidiani che poteva permettersi il lusso di mandare degli inviati speciali al seguito degli alpinisti. Nel 1938 alle Grandes Jorasses toccò a Tonella il compito non solo di raccontare, ma di documentare fotograficamente la grande impresa compiuta da Cassin, Esposito e Tizzoni lungo la parete inviolata dalla punta Walker. Ed ecco che in discesa i lecchesi incontrano, secondo il racconto di Cassin, “uno strano tipo che cammina sulla neve con le sole calze”, e che “tiene in una mano la macchina fotografica e nell’altra una bottiglia di spumante”. E’ Tonella. E la foto che Tonella scatta a quei tre giovani abbronzati e felici è tra le più celebri della storia dell’alpinismo che all’epoca festeggiava gli eroi con le bollicine come oggi è di norma negli autodromi al termine dei gran premi.

Il nome di Tonella è legato anche a un’esperienza drammatica dell’alpinismo lecchese: il recupero di Claudio Corti negli anni Cinquanta alla Nord dell’Eiger dopo la morte del suo compagno di scalata Stefano Longhi e di due tedeschi. Purtroppo non si possono sottovalutare le responsabilità del giornalista nel pubblico linciaggio di Corti ingiustamente ritenuto responsabile della tragedia (Cassin stesso definì il povero Corti in un impeto d’ira “la vergogna dell’alpinismo lecchese” come racconta Jack Olsen in Arrampicarsi all’inferno). Ma sarebbe sbagliato trascurare il ruolo svolto dall’establishment alpinistico italiano che permise che ciò accadesse. Mentre i Ragni fecero quadrato intorno a Corti, l’apparato del CAI lo abbandonò al suo destino e fece un timido tentativo di revisione solo dopo il ritrovamento dei corpi di Nothdurft e Mayer e dopo che Toni Hiebeler (uno dei membri della squadra della prima salita invernale dell’Eiger nel 1961, e direttore della rivista Alpinismus) scrisse un articolo in difesa di Corti. Già sentita questa storia?

Guido Tonella
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La mostra
(a cura di Gognablog)

Una cordata che ha fatto la storia dell’alpinismo moderno. Ma soprattutto la storia di un’amicizia profonda. Riccardo Cassin, Ugo Tizzoni Gino Esposito sono stati i protagonisti della mostra itinerante “All’ombra della leggenda: Esposito e Tizzoni al fianco di Cassin” allestita in Piazza Garibaldi, nel cuore della città di Lecco, nell’ambito della rassegna di Monti Sorgenti. Inaugurata il 17 maggio 2016 alle 18 è rimasta aperta fino al 1 giugno 2016.Tre le grandi salite al centro di questa mostra, compiute dagli alpinisti a volte uniti dalla stessa cordata come nel caso della Punta Walker alle Grandes Jorasses, altre volte agendo singolarmente con Cassin, come in occasione della Nord-est al Pizzo Badile per Esposito e alla Nord dell’Aiguille de Leschaux per Tizzoni. Tre imprese titaniche, che da sole meriterebbero lo spazio di una mostra specifica, ma che guardate nella loro interezza restituiscono bene l’immagine di forza, coesione e amicizia che c’era fra questi tre uomini.

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La mostra, che già durante la fase di allestimento ha attirato sguardi incuriositi e interessati di molti passanti, è stata presentata da Alberto Pirovano, Presidente del CAI Lecco, che ha sottolineato come “la mostra storica itinerante, ogni anno dedicata a personaggi diversi dell’alpinismo lecchese, è una delle più storiche iniziative di Monti Sorgenti. Molto apprezzata, viene allestita in piazza, all’aperto, per raggiungere più persone possibile e ricordare a tutti la storia alpinistica della nostra città”.

All’inaugurazione era presente il vicesindaco Francesca Bonacina che ha ribadito l’importanza del turismo (di cui ha la delega) per la città di Lecco, e del prezioso ruolo rivestito in questo senso da Monti Sorgenti con i suoi eventi nel portare la montagna in città, alla portata di tutti. Presenti anche le figlie di Tizzoni ed Esposito, che hanno apprezzato testi e immagini, alcune sconosciute perfino a loro, e la nipote di Cassin, Marta Cassin.

Matteo Manente, curatore della mostra, spiega che “non è facile riassumere in poche righe la storia e le gesta di Gino Esposito e Ugo Tizzoni, due dei più validi e importanti rocciatori lecchesi, due che hanno legato indissolubilmente il proprio nome a quello di Riccardo Cassin, a sua volta leggenda dell’alpinismo, capocordata di tante ascensioni e voce narrante dei molti aneddoti riportati nei pannelli di questa mostra. La narrazione procede quindi per fotogrammi, piccole istantanee che il tempo non cancella, come in un racconto per immagini nel quale focalizzare l’attenzione sugli eventi principali che hanno caratterizzato la vita alpinistica di Gino Esposito e Ugo Tizzoni”.
Esposito e Tizzoni hanno arrampicato all’ombra della leggenda di Cassin, riflettendo della sua luce, ma allo stesso tempo contribuendo a far brillare ancora di più la sua stella – dice ancora Manente – i tre alpinisti sono stati una cordata che non solo ha scritto pagine importantissime dell’alpinismo moderno, ma soprattutto un gruppo di amici legati anche nella vita quotidiana da quel senso di lealtà e rispetto reciproco che alimentava la loro comune passione per la montagna”.

Gino Esposito (1907-1994) nelle parole di Cassin: “Rivedo l’impeto del suo passo giovanile, ritrovo il suo sorriso spesso solo abbozzato e un poco sarcastico. Di umore difficile, si abbandona alle volte a vivaci borbottamenti che ne puntualizzano così in modo un poco stravagante il carattere. Ma nel suo animo, fondamentalmente buono, spesso trova posto l’emozione alla vista di un delicato fiore sbocciato sulla roccia o al cospetto delle luci di un’alba sulle vette”. Gino Esposito era nato a Gorla Primo il 23 giugno 1907, ma a partire dal 1915 si è trasferito a Lecco. Nella città manzoniana alterna fin da subito lavoro e uscite in montagna, prima con passeggiate o escursioni con gli amici, poi ripetendo vie e itinerari sempre più difficili sulle cime di casa.

Ugo Tizzoni (1914-1994) nelle parole di Cassin: “Sotto il suo aspetto bonario e alle volte semplicione, possiede una grande ricchezza interiore: sa cogliere il giusto senso della vita nella sua profonda realtà e riesce ad infondere e trasmettere questa serenità a chi ha il privilegio di conoscerlo e frequentarlo”. Nato a Lecco il 23 agosto 1914, Ugo Tizzoni inizia giovanissimo ad andare in montagna, dimostrando da subito volontà e potenza fisica. Come per molti altri in quegli anni, la Grigna diventa la sua palestra ideale, dove formarsi, imparare e migliorare la propria tecnica di arrampicata.

Gino Esposito, Riccardo Cassin e Ugo Tizzoni
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